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 Melanzana

MELANZANA - EGG-PLANT, AUBERGINE
INQUADRAMENTO BOTANICO
Divisione
Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Solanales
Famiglia Solanacee
Genere Solanum
Specie Solanum melongena

La melanzana (Solanum melongena) è una solanacea di origine asiatica che presenta 3 varietà botaniche: var. esculentum; var. insanum; var. ovigerum.
La varietà esculentum è quella di maggiore importanza in orticoltura.

     

 Caratteri morfologici e botanici


Presenta un apparato radicale fittonante, con varie radici laterali, più o meno superficiali. Il fusto è erbaceo o semilegnoso. Le foglie sono semplici, ovate o allungate, con i margini sinuati e le nervature evidenti. I fiori della melanzana possono essere solitari o riuniti in gruppi di 2-3, grandi e penduli.
La corolla è gamopetala, costituita da 6-8 petali di colore violaceo.
La fioritura si presenta scalare e la fecondazione è prevalentemente autogama. Il calice è persistente e avvolge la base del frutto a maturità.
Il frutto è rappresentato da una bacca carnosa, la cui forma può essere allungata, ovale, tondeggiante, di colore variabile dal violaceo al biancastro (4.34).

     

 Esigenze ambientali


È una specie macroterma. La temperatura minima biologica (o minima cardinale) è di 10-12 °C. La germinazione si compie in una decina di giorni alla temperatura ottimale di 20-25 °C. La temperatura ottimale diurna per la crescita è di circa 25 °C, con umidità relativa del 75%, mentre quella notturna di circa 18 °C. Temperature più elevate, superiori a 32°C, determinano l’arresto della crescita, la cascola dei fiori, nonché la deformazione dei frutti in accrescimento. Per le colture in serra si consiglia di mantenere l’umidita relativa entro il 70-75% quando la temperatura supera i 26 °C.
La melanzana, dal punto di vista fotoperiodico, è a giorno indifferente, mentre risulta assai esigente in termini di intensità luminosa.
Il ciclo colturale in pieno campo è, di norma, quello primaverileestivo, ma in coltura protetta è possibile la coltivazione anche nel periodo invernale.
Nelle fasi di allegagione, formazione e accrescimento delle bacche, anche le situazioni di deficit idrico possono compromettere il successo della coltura.
Per questo motivo, se il terreno di pieno campo è secco, è indispensabile effettuare, subito dopo il trapianto, un buon intervento irriguo, sia per favorire il pronto attecchimento delle piantine, sia per costituire scorte idriche profonde che, successivamente, risaliranno per capillarità verso gli apparati radicali in espansione.
I terreni più favorevoli alla coltivazione della melanzana sono quelli di medio impasto, ottimamente drenati, a reazione neutra o subacida.

     

 Scelta varietale


La scelta della cultivar costituisce un fondamentale aspetto per la buona riuscita della coltura, considerato che è necessario soddisfare sia le esigenze di coltivazione sia quelle di mercato.
I criteri di scelta delle cultivar sono:
produzioni elevate, costanti negli anni e in diverse situazioni pedologiche;
prodotto con buone caratteristiche qualitative in termini di aspetto esteriore (forma, pezzatura) e di proprietà organolettiche (assenza di sapore amaro e di piccantezza);
polpa consistente e bianca, che rimanga tale anche dopo il taglio (resistenza all’ossidazione);
ridotta presenza di semi o totale assenza (cultivar partenocarpiche, soprattutto per la coltura in serra);
calice verde e carnoso, possibilmente privo di spine;
resistenza alle malattie, quali per esempio virus del mosaico del cetriolo (CMV = Cucumber Mosaic Virus) e del pomodoro (TMV = Tomato Mosaic Virus). Allo stato attuale non vi è disponibilità di cultivar resistenti alle tracheomicosi (Fusarium e Verticillium): l’unico rimedio è rappresentato dall’innesto della melanzana su cultivar di pomodoro resistente;
lunghezza del ciclo definita.
In commercio sono disponibili sia varietà standard (ottenute per libera impollinazione) sia ibridi F1. Gli ibridi dimostrano, rispetto alle varietà standard, maggiore potenzialità produttiva dal punto di vista quantitativo e qualitativo, maggiore uniformità e superiore resistenza alle malattie.
In base al Regolamento (CEE) n. 1292/1981 e successive modifiche (Reg. CEE n. 1076/1989, Reg. CE n. 888/1997, Reg. CE n. 1135/2001, Reg. CE n. 46/2003), le melanzane sono distinte in:
melanzane lunghe;
melanzane globose.
Per quanto riguarda le melanzane a frutto allungato si ricordano le seguenti varietà:
Claudia F1: lunga, viola scuro, ciclo precocissimo, ottima consistenza e resistenza all’ossidazione.
Vigoria contenuta. Produttività elevata. Adatta sia alla coltivazione in serra sia a quella in campo.
Fabina F1: mediamente alta, con portamento aperto che consente una buona circolazione dell’aria nelle colture sotto serra; adatta sia in coltura protetta (per produzioni precoci) sia in pieno campo.
Galaxy F1: precoce; idonea in serra/tunnel e in pieno campo.
Nilo F1: Pianta alta, dal portamento eretto ma con internodi corti. Buon vigore. Calice senza spine. Frutto scuro, brillante. Buona consistenza e conservabilità dopo la raccolta.
Tango F1: di media altezza, a ciclo precoce; adatta per tutti i tipi di coltivazione.
Pandea F1: a ciclo precoce, di medio vigore, con internodi ravvicinati; idonea sia per il mercato fresco, sia per l’industria.
Parthenope F1: a media vigoria, ciclo precoce; adatta per tutti i trapianti in serra e pieno campo.
Vortice F1: a media vigoria, con internodi medio-corti, precoce; adatta per coltivazioni in serra/tunnel e in pieno campo.
Per le melanzane a frutto globoso tondo-ovale si citano le seguenti varietà:
Black Bell F1: a ciclo medio; adatta alle coltivazioni in serra per le raccolte invernali e primaverili.
Dalia F1: pianta di medio vigore, estremamente produttiva e precoce. Di grande adattabilità, ideale sia per produzioni in campo aperto che in serra primaverile. Frutto a tipologia ovale, di colore nero brillante e calice verde medio. Frutti molto versatili sia per il mercato fresco che per l’industria.
Danka F1: vigorosa, ottima capacità di allegagione anche in presenza di alte temperature, portamento eretto e abbondante vegetazione che protegge le bacche dalle scottature. Ottima consistenza e resistenza all’ossidazione. Particolarmente resistente alle manipolazioni e ottima tenuta in post-raccolta. Ciclo medio. Tonda-ovale, nero-viola.
Da serra e pieno campo.
Galine F1: a ciclo precoce; adatta per la coltivazione in tunnel e in pieno campo.
Primato F1: tonda-ovale, viola scuro, molto produttiva e di medio vigore. Pianta da serra e pieno campo. Ciclo precoce. Buona consistenza e resistenza all’ossidazione.
Buona la conservabilità dopo la maturazione e la resistenza alla manipolazione.
Renoir F1: a medio vigore; adatta per trapianti in serra/tunnel e in pieno campo al Centro-nord Italia e per coltivazioni autunno-vernine in serra, in Sicilia.
Virginia F1: a ciclo precoce; adatta per tutti i trapianti in serra e in pieno campo sia nel Centro-nord che nel Sud Italia.
Per le varietà a frutto globoso tondo si richiamano le seguenti:
Birgah F1: molto precoce, media vigoria, adatta sia alla coltivazione in serra, che a quella di pieno campo.
Fantastic F1: pianta con internodi corti. Varietà precoce, con ottima allegagione.
Calice verde brillante, senza spine; frutto medio-grande di colore nero brillante, regolare nella forma, consistente.
Leire F1: pianta di buon vigore. Portamento arieggiato (cioè con chioma espansa) e internodi ravvicinati. Ottima allegagione. Calice coprente, senza spine. Ottime caratteristiche organolettiche. Frutto consistente e lento a ossidare dopo il taglio. Colore brillante.
Sabelle F1: pianta di buon vigore. Portamento arieggiato e internodi ravvicinati.
Pianta produttiva con ottima allegagione. Frutti molto uniformi e dal colore brillante.
Ottima consistenza, lenta ossidazione del frutto dopo il taglio, elevate qualità organolettiche.
Top Bell: ibrido con pianta robusta, di buon vigore e buona precocità, particolarmente adatto alla coltivazione in pieno campo. La pianta mantiene a lungo buoni livelli di produttività e uniformità. I frutti sono di colore nero lucente e di buona consistenza.
L’uniformità, il buon livello di sostanza secca e la tolleranza all’ossidazione ne fanno un ibrido adatto alla trasformazione industriale.

ATLANTE APPLICATIVO

     

 Tecnica colturale


La preparazione del terreno va eseguita con un’aratura a media profondità (30-40 cm), associata a ripuntatura a 50-60 cm, seguita da lavorazioni più superficiali con erpici rotanti. La sistemazione idraulica dei campi è importante perché la melanzana soffre i ristagni idrici che causano patologie radicali. Sotto tunnel o serra l’aratura può essere sostituita da vangatura. La coltura in pieno campo si pratica nel periodo primaverile-estivo-autunnale quando la temperatura dell’aria si è stabilizzata sui valori minimi di riferimento pari a 10-12 °C di notte e 18-20 °C di giorno.
La coltura forzata viene eseguita con trapianto da febbraio a ottobre. Per il trapianto sono utilizzate piantine di almeno 50 giorni di vita, poste a dimora con pane di terra, uniformemente sviluppate, con altezza di 15-20 cm, sane e robuste, con il palco fiorale già abbozzato. Prima del trapianto può essere conveniente immergere il contenitore alveolato in acqua, per imbibire il substrato torboso e consentire un ottimale attecchimento delle piantine in pieno campo.
La densità della coltura varia in funzione della tipologia di impianto (a fila semplice o binata) e della cultivar.
Il trapianto può essere effettuato:
1. a pieno campo: distanza tra le file 80-100 cm, distanza sulla fila 40-60 cm, 16.000-31.000 piante/ha;
2. in serra (allevamento monofusto): distanza tra le file 100 cm, distanza sulla fila 30-40 cm, 25.000-35.000 piante/ha;
3. in serra (allevamento ad alberello): distanza tra le file 100 cm, distanza sulla fila 80-100 cm, 10.000-12.000 piante/ha.
Dopo il trapianto, la fase di pieno campo è di circa 110-150 giorni, in base alla cultivar, all’epoca d’impianto e alla tecnica colturale.
Le cure colturali, quali diserbo, concimazioni in copertura, rottura della crosta superficiale del suolo, trattamenti antiparassitari, richiedono estrema attenzione e notevole perizia.
Per quanto riguarda la concimazione, al fine di garantire produzioni di elevata qualità e in quantità economicamente sostenibili, è necessario apportare 150-250 kg/ha di N, 130-180 kg/ha di P2O5 e 150-250 kg/ha di K2O in funzione delle caratteristiche del terreno e delle esigenze della coltura. Gli apporti di azoto devono essere frazionati: circa il 20% in pre-trapianto e la restante parte in copertura.
L’irrigazione è un fattore importante per l’aspetto quali-quantitativo delle produzioni.
Se le condizioni di carenza idrica determinano ridotta crescita delle piante, colatura dei fiori, cascola e deformazione dei frutti (nonché esaltazione del sapore amaro e della piccantezza delle bacche), anche l’eccesso idrico è dannoso perché provoca fenomeni i asfissia radicale, rendendo la pianta più suscettibile agli attacchi parassitari. Occorre precisare che lunghi periodi asciutti alternati ad esagerate irrigazioni potrebbero causare scottature e anche spaccature delle bacche.
La raccolta inizia dopo circa 70 giorni e può durare anche 1 mese, a causa della scalarità di maturazione. In pieno campo inizia a fine giugno e termina in ottobre. Le quantità prodotte si aggirano sulle 60 t/ha e in coltura protetta si possono raggiungere le 100 t/ha.

SCHEDA TECNICA
MELANZANA

Lavorazione del suolo
ripuntatura-aratura, erpicature, sarchiature, rincalzature
Densità investimento
• serra (allevamento ad alberello): 10.000-12.000 piante/ha
• serra (allevamento monofusto): 25.000-33.000 piante/ha
• pieno campo: 16.000-31.000 piante/ha
Concimazione
(in serra, produzione
65-95 t/ha)
• N: 150-250 kg/ha
• P2O5: 130-180 kg/ha
• K2O: 150-250 kg/ha
Irrigazione 3.000-4.000 m3/ha
Raccolta
• Sud: giugno-luglio
• Centro: agosto
• Nord: settembre-ottobre
Produzione
• 40-50 t/ha in pieno campo
• 65-95 t/ha sotto serra
Cultivar Vedi elenco cultivar a pagina 213
Difesa Vedi Schema di riepilogo e note a pagina 255

APPROFONDIMENTO
     
Coltivazioni delle liliacee orticole (Cipolla, Aglio, Asparago)

Cipolla (Allium cepa) Viene coltivata in quasi tutti i Paesi del mondo.
ESIGENZE CLIMATICHE E PEDOLOGICHE. La temperatura ottimale è di 20-25 °C. Preferisce terreni di medio-impasto, ben drenati, ricchi di sostanza organica, con pH 6-7. Non tollera quelli salini.
BOTANICA E CULTIVAR. Appartiene alla famiglia delle Liliaceae.
La fecondazione è allogama. Esistono cultivar a libera impollinazione e ibride. Le cultivar in commercio si classificano in base alla forma del bulbo, al colore delle tuniche esterne, al fotoperiodo, alla destinazione del prodotto, al periodo di coltivazione e all’epoca di consumo (4.41a). Le cultivar a libera impollinazione più note sono Dorata di Parma, Rossa di Firenze, Borettana, Ramata di Milano, Rossa di Tropea, Bianca di Barletta e di Pompei, Bianca di Maggio e di Giugno, Agostana. Le cultivar ibride presentano una maggiore uniformità del calibro dei bulbi, una maggiore produzione e, a volte, una maggiore precocità, un più elevato contenuto di sostanza secca e di resistenza al marciume rosa delle radici e alla fusariosi.
TECNICA COLTURALE. È coltivata in successione a cereali vernini, lattuga e carota. L’aratura principale si effettua a 30-40 cm di profondità. Richiede 100-150 kg/ha di N, 80-150 kg/ha di P2O5 e 100-150 kg/ha di K2O. L’impianto si può effettuare a semina diretta (per le cipolline sottaceto 60-120 kg/ha di seme), per bulbi da serbo e produzione da seme (3-10 kg/ha di seme), con il trapianto e il piantamento di bulbetti da ingrossare fino a 10-25 mm di diametro. La cipollina sottaceto si semina a spaglio o a file distanti circa 10 cm e 4 cm sulla fila, mentre per le cipolle da serbo le distanze, dopo il diradamento, sono di 15-25 cm tra le file e 8-15 cm sulla fila (4.41b). Gli erbicidi consentiti in pre-trapianto sono glifosate e glufosinate ammonio; in post-emergenza/trapianto sono oxifluorfen, fluazif-pbutile, cicloxidin, propaquizofop.
L’irrigazione è necessaria per le colture effettuate in primavera-estate. È stato approvato l’impiego dell’idrazide maleica come antigermogliante durante la conservazione.
L’estirpo dei bulbi si effettua con apposite macchine, quando la quasi totalità delle piante presenta le foglie ingiallite e reclinate a terra. Le cipolle vengono lasciate sul campo per una settimana per l’essiccazione.
PRODUZIONE, COMPOSIZIONE E CONSERVAZIONE. La produzione di bulbi varia da 30 a 70 t/ha; per i cipollotti aumenta con la dimensione dei bulbi al piantamento e varia da 50 a 80 t/ha; per le cipolline da sottaceto si aggira sulle 25 t/ha. Per la commercializzazione dei bulbi allo stato secco il diametro minimo è di 10 mm. Per la conservazione a medio e lungo termine, le tuniche esterne, al momento dell’immagazzinamento, devono essere molto secche; se la stagionatura non è avvenuta in campo (4.41c) si effettua in magazzini dotati di impianto di ventilazione, per 7-14 giorni a 25-35 °C e a umidità relativa inferiore al 75%. La conservazione per un lungo periodo ha luogo in celle frigorifere a 0°C e al 70-75% di UR.
Aglio (Allium sativum) L’Italia da Paese esportatore si è trasformato in importatore.
CARATTERI BOTANICI, BIOLOGIA E MIGLIORAMENTO. Appartiene alla famiglia delle Liliaceae. È distinto in base all’epoca di piantamento (primaverile e autunnale) e al colore della tunica esterna dei bulbilli (4.42a), che può essere bianca (nel Bianco piacentino), rosa (nel Rosa napoletano e Rosa d’Auvergne) e rossa (nel Rosso di Sulmona e Rosso maremmano). Per il miglioramento genetico si ricorre alla coltura in vitro.
TECNICA COLTURALE. Segue una coltura da rinnovo. È da evitare la successione con la cipolla. La temperatura ottimale di crescita è di 18-23 °C. Preferisce un terreno limososabbioso o limoso-argilloso, ben drenato e ben dotato di sostanza organica, a reazione neutra o leggermente alcalina.
Non necessita di lavorazioni profonde. Richiede 100-150 kg/ha di N, 60-100 di P2O5 e 100-200 di K2O. La coltura si impianta mediante i bulbilli (0,8-1,2 t/ha) disposti con l’apice verso l’alto, su file distanti 25-60 cm e 8-15 cm sulla fila, a mano o con macchine piantatrici pneumatiche, o agevolatrici con distributori disposti a ruota o a sviluppo triangolare (4.42b). Gli erbicidi impiegati sono il glifosate, pendimethalin, oxyfluorfen, pendimethalin, propaquizofop. L’irrigazione è necessaria per ottenere buone produzioni.
RACCOLTA E COMMERCIALIZZAZIONE. La raccolta per il consumo fresco inizia in aprile-maggio, mentre quella dell’aglio secco da giugno ad agosto; si può effettuare anche a macchina. La produzione varia da 10 a 20 t/ha. L’aglio secco si conserva per 6-7 mesi a 0 °C e al 70% di U.R. Si impiega idrazide maleica in campo quale antigermogliante in magazzino.
Per l’esportazione, il diametro minimo dei bulbi per la categoria extra è di 45 mm, per la categoria I e II, di 30 mm.
Asparago (Asparagus officinalis) In Europa l’asparago è prodotto principalmente in Spagna, Germania, Italia, Francia, Grecia, Olanda, Ungheria, Polonia, Regno Unito. La produzione di turioni bianchi è concentrata in Germania, Olanda, Francia, Polonia, Spagna settentrionale, Italia Nordorientale, Austria, Svizzera, Belgio, Danimarca. Negli altri Paesi europei e nel resto del mondo si consumano quasi esclusivamente turioni verdi.
ESIGENZE CLIMATICHE E PEDOLOGICHE. È adatto ai climi temperati. La pianta alterna un periodo vegetativo a uno di riposo. Le condizioni ottimali del terreno sono: pH compreso tra 6 e 7,5; elevate permeabilità e aerazione; strato arabile non inferiore a 80 cm; conducibilità elettrica della soluzione circolante fino a 5,8 mho/cm.
CARATTERI BOTANICI E BIOLOGIA. L’asparago coltivato è una specie diploide, raramente tetraploide, perennante, dioica, della famiglia delle Liliaceae (Cronquist) o Asparagaceae (AGP). La parte sotterranea della piante è detta “zampa”.
Le gemme che si sviluppano sul rizoma danno origine ai germogli detti “turioni”.
VARIETÀ. Le vecchie varietà a libera impollinazione sono state ormai quasi del tutto sostituite da ibridi, da scegliere in funzione dell’adattabilità all’ambiente pedoclimatico e alla qualità del turione.
TECNICA COLTURALE. La potenzialità produttiva dipende dall’efficienza degli organi di riserva sotterranei e della fronda durante il periodo vegetativo.
AVVICENDAMENTO. Evitare precessioni colturali con carota, barbabietola, medica, trifoglio e patata, che possono ospitare infezioni di Rhizoctonia violacea. Il ritorno della coltura sullo stesso terreno può avvenire dopo almeno 5 anni.
SISTEMAZIONE E PREPARAZIONE DEL TERRENO. Il drenaggio profondo e la baulatura sono indispensabili per il buon esito della coltura. La profondità di aratura influisce in modo positivo sulla durata economica della coltura. Dopo una grossolana erpicatura si aprono i solchi, sul fondo dei quali vanno collocate le zampe o le piantine. La distanza tra le file è di 130-150 cm per la produzione di turioni verdi e 200-220 cm per quella di turioni bianchi.
CONCIMAZIONE. Nell’anno di impianto, le asportazioni di elementi nutritivi sono molto contenute; in seguito diventano proporzionali alla biomassa prodotta. Una coltura che produce circa 7 t/ha di turioni asporta dal terreno 140 kg/ha di N; 50 kg/ha di P205; 190 kg/ha di K2O e 140 kg/ha di calcio (CaO). Mentre la sostanza organica, il fosforo e il potassio sono apportati in inverno e interrati con la lavorazione meccanica del terreno, i concimi azotati a pronto-medio effetto devono essere distribuiti in 2-3 soluzioni al termine della raccolta a fine luglio.
IMPIANTO. Per l’impianto possono essere utilizzate zampe di un anno, oppure piantine di 60-70 giorni, coltivate in contenitori alveolati. Le zampe sono collocate manualmente nei solchi e ricoperte con uno strato di terra non superiore a 5 cm. Le piantine possono anche essere trapiantate meccanicamente, ma in solchi profondi al massimo 10 cm.
Tra le zampe o le piantine nel solco, la distanza consigliata è di 33-35 cm.
LOTTA ALLE MALERBE. È raccomandata nei primi due anni di coltivazione.
IRRIGAZIONE. La coltura dell’asparago fornisce elevate e stabili produzioni solo con l’ausilio dell’irrigazione.
OPERAZIONI COLTURALI ANNUALI. Prima del risveglio vegetativo, per la produzione di turioni bianchi vanno realizzati cumuli di terra sulla fila, in modo che le gemme del rizoma si trovino ad almeno 25 cm di profondità. I cumuli di terra vanno poi ricoperti con film plastico nero, dello spessore di 0,15 mm.
PRODUZIONE. Al termine del riposo invernale il risveglio vegetativo è indotto dalla temperatura che deve rimanere per alcuni giorni oltre i 10 °C. In pieno campo ciò si verifica all’inizio di aprile in Pianura Padana, a metà marzo al Centro-Sud e a inizio marzo in Sicilia e Sardegna. La coltura sotto tunnel non riscaldato permette una anticipazione in media di 20-25 giorni. La prima raccolta avviene due anni dopo l’impianto, le rese sono intorno a 2-4 t/ha; dall’anno successivo la resa varia da 2-3 a 8-10 t/ha. Il periodo di raccolta non dovrebbe mai superare i 65 giorni in pieno campo e i 50 giorni in coltura protetta. Nella raccolta di turioni verdi è utilizzata una macchina semovente sulla quale l’operatore regola la velocità di avanzamento e la frenata tramite pedali.
CONSERVAZIONE DEL PRODOTTO. Dopo la raccolta i turioni sono trasportati in cella refrigerata a 3 °C con aria forzata e il 95% di umidità. Possono essere conservati per 5-7 giorni.

PRODUZIONI VEGETALI 
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Volume A - Erbacee