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 La pianta e la genetica

Le coltivazioni hanno come scopo quello di ottenere materie prime nella maggior quantità e di buona qualità. Le materie prime sono rappresentate da frutti, semi, fusti, radici e foglie. Per ottimizzare le rese e migliorare la qualità dei prodotti occorre perfezionare sia le tecniche colturali sia i soggetti da coltivare, cioè le piante.
Il miglioramento genetico permette di ottenere risultati positivi in quanto le colture sono dotate di grande variabilità dal punto di vista genetico. Su tale variabilità è possibile agire isolando gli individui migliori, riproducendoli (selezione) e incrociando linee selezionate per ottenere nuovi tipi o nuove cultivar (incrocio).
Le piante si moltiplicano per via vegetativa (agamica) e per via sessuata (gamica).
La moltiplicazione per via agamica consente di ottenere individui del tutto simili alla pianta madre. Può esservi moltiplicazione per:
gemma di rami (talea, innesto, propaggine, margotta, polloni);
gemme di fusti modificati (tuberi, rizomi, bulbi);
apici vegetativi (propagazione meristematica).

(e) La particolare esposizione e conformazione delle Cinque Terre in Liguria, determina condizioni climatiche che permettono la coltivazione
terrazzata di vite e olivo con produzioni di alta qualità.

(f) In questa serra multipla posizionata sul litorale Sanremese, le particolari condizioni climatiche locali favoriscono le produzioni floricole ad alto reddito.

(g) In questo vigneto posizionato in zona ventosa, le reti di protezione hanno come principale scopo quello di mitigare gli effetti negativi dovuti all’eccessiva evapotraspirazione, favorendo un microclima ideale a livello della vegetazione.

(h) Il concetto di terroir, simboleggiato in questa immagine della zona del Chianti, definisce l’insieme di fattori (varietà, tecniche colturali, terreno, vitigno, ecc.) legati tra loro grazie alle particolarità climatiche che si esprimono nel sapore e nel profumo delle produzioni che raggiungono la nostra tavola.

La riproduzione per via sessuata, cioè attraverso gli organi fiorali, può avvenire mediante semi ottenuti dagli organi maschili e femminili della stessa pianta, o di piante diverse, ma appartenenti alla stessa specie (incrocio intraspecifico), oppure per incrocio tra specie diverse (incroci interspecifici).
Le piante che producono semi a partire da ovuli e polline dello stesso soggetto si dicono autogame, le altre eterogame o allogame.
Nelle piante autogame la variabilità tende a ridursi e aumenta il fenomeno dell’omozigosi, con omogeneità di patrimonio genetico.
Nelle piante allogame tende ad aumentare l’eterozigosi. Per poterle migliorare occorre procedere ad autofecondazioni, riducendo l’eterozigosi e creando “linee pure”, che manifestano di solito ridotto vigore vegetativo, ma si prestano per ottenere incroci, i cui risultati mostrano la vigoria degli ibridi dovuta all’eterosi.
Molti miglioramenti, in passato, furono ottenuti mediante selezioni di popolazioni mutanti: per esempio il famoso grano Senatore Cappelli (isolato da una popolazione di una varietà nordafricana) e il Jean Retifah; parimenti da originali popolazioni di bietole sono state selezionate le prime cultivar. Oggi, si punta sulla selezione di mutazioni naturali o indotte, per esempio dalla colchicina o da radiazioni ionizzanti (per esempio X, gamma);
ma molti successi derivano da incroci, sia intraspecifici sia interspecifici, e da successive selezioni sul materiale ibrido ottenuto.

     

 Biotecnologie vegetali

 
La manipolazione del corredo genetico delle specie viventi, animali e vegetali, è una tecnica in uso già da tempo.
Le innovazioni, cui è seguito il termine “biotecnologie”, sono state offerte dallo sviluppo della biologia molecolare, i cui successi hanno consentito il trasferimento diretto di singoli geni, cioè di molecole di DNA (acido desossiribonucleico), da un organismo a un altro.
Tali metodi, indicati anche con il termine “ingegneria genetica”, hanno inoltre reso possibile il superamento di barriere di incompatibilità, consentendo ibridazioni e quindi genesi di nuovi organismi partendo da specie molto diverse e sistematicamente distanti.
Lo sviluppo dei metodi di miglioramento e di creazione di nuove combinazioni di geni è avvenuto nel tempo con fasi distinte:
nella prima, assai antica, tramite la selezione e gli incroci naturali si sono ottenute razze, varietà e ibridi molto numerosi e a volte con caratteri del tutto nuovi, “scegliendo” fra ciò che la natura offriva oppure orientando le ibridazioni;
in una seconda fase si è proceduto a modificare, con interventi artificiali, i patrimoni genetici degli individui: con sostanze chimiche mutagene, capaci cioè di modificare il corredo cromosomico, oppure con interventi fisici quali le diverse radiazioni (UV, X, gamma) in grado di trasformare alcuni particolari della sostanza ereditaria;
nella terza fase, quella delle moderne biotecnologie, attraverso metodologie a elevata specificità (quali l’uso di enzimi di restrizione, enzimi di ricongiunzione, enzimi che trasformano radicalmente gli acidi nucleici), si è riusciti a ottenere ricombinazioni geniche che danno luogo a organismi nuovi e programmati.
In effetti (i geni che con siffatte tecniche vengono “trapiantati” in un nuovo organismo) sono sottoposti a svariate modificazioni che consentono la loro trascrizione nell’organismo che li riceve, in modo che poi possano essere “tradotti”, vale a dire inseriti in una struttura capace di realizzarne le potenzialità genetiche.
Il gene, in termini semplificati, costituisce una entità capace di codificare (realizzare) una proteina. Le altre microstrutture necessarie per controllare l’espressione del gene sono contenute nel DNA trasportatore, entro il quale il nuovo gene viene inserito.
Tali modalità di operare sui patrimoni genetici esistenti rappresentano perciò una rivoluzione nei metodi di costituzione di piante e animali. Gli individui che contengono geni derivanti da un’altra specie vengono indicati come transgenici.
Per quanto riguarda le coltivazioni vegetali, gli scopi che si vogliono realizzare con tali tecniche consistono non solo nel miglioramento quantitativo delle rese, ma anche nella maggiore resistenza ai parassiti e agli erbicidi, nell’aumento delle qualità nutrizionali dei prodotti e delle loro capacità di adattamento (I.20).
Isolando geni in grado di codificare la resistenza ai parassiti, si cerca di influire indirettamente sulle tecniche di difesa, con diminuzione dell’uso di agrofarmaci (I.21).
Sono state così costituite linee di soia resistenti a insetti; linee di mais resistenti alla piralide; linee di pomodoro, melone, riso, patata, tabacco resistenti a virus specifici; linee di pomodoro che rallentano i processi di maturazione e aumentano la conservabilità del prodotto grazie alla riduzione del livello dell’enzima poligalatturonasi.
Nel campo agroindustriale sono stati ottenuti lieviti e batteri con particolari caratteristiche - resistenti alle basse temperature, capaci di metabolizzare determinati composti, di produrre sostanze aromatiche - e anche enzimi quali la chimosina (simile alla rennina animale), in grado di influenzare notevolmente le tecniche casearie consentendo procedimenti continui in sostituzione di quelli attuali, discontinui e quindi più onerosi.
Tra le nuove tecniche biotecnologiche, per le quali vi è un notevole interesse, vi sono la cisgenesi e il genome editing.
La cisgenesi si basa sul trasferimento, all’interno del genotipo che si intende migliorare, dei soli geni e delle sequenze regolatrici derivate da altri genotipi della stessa specie o di altre specie sessualmente compatibili. La cisgenesi è stata impiegata per migliorare la resistenza a patogeni in melo e patata; modificare la forma e la crescita nel pioppo; migliorare la qualità delle proteine nel grano duro e diminuire il contenuto di acido fitico nell’orzo.
Il genome editing (I.22) consiste nell’insieme delle tecniche che permettono di modificare, eliminare, sostituire e/o inserire sequenze genomiche.
Le tecniche di cisgenesi e genome editing permettono di indurre precisi cambiamenti nel genoma aggiungendo, rimuovendo o sostituendo brevi tratti di DNA (una o poche basi) in specifici siti. Si tratta di tecniche poco invasive e senza effetti collaterali, poiché non causano mutazioni off-target sconosciute e indesiderate all’interno del genoma.

Normativa UE La prima direttiva europea atta a uniformare l’approccio degli Stati membri riguardo agli organismi geneticamente modificati (OGM) risale al 1990 (Direttiva n. 90/220/CEE).
Secondo le procedure riportate in questa Direttiva sono stati autorizzati al rilascio deliberato nell’ambiente, per scopi sperimentali e non, 17 organismi diversi, tra cui 14 piante (per esempio diverse varietà di mais, colza e soia) e due vaccini (quello per la rabbia e quello per la malattia di Aujeszky, a uso veterinario).
Successivamente, la Commissione Europea, secondo quanto stabilito dal Libro Bianco 2000, ha concluso nel 2003 la predisposizione del quadro normativo che regola il settore delle biotecnologie.
Tale settore è direttamente correlato al quadro più generale relativo alla sicurezza alimentare comunitaria, le cui procedure di base sono descritte nel Regolamento n. 178/2002 che “stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel relativo campo”.
Il quadro normativo comunitario è stato completato dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativo a ”Alimenti e mangimi geneticamente modificati”, e dal Regolamento (CE) n. 1830/2003 del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente “la tracciabilità e l’etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da OGM nonché la modifica della Direttiva n. 2001/18/CE”.
Tali regolamenti si sono aggiunti alla normativa comunitaria pre-esistente, ovvero la Direttiva n. 2001/18/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa a ”Emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati” che abroga la Direttiva n. 1990/220/CE, riguardante le procedure di autorizzazione a fini sperimentali e di commercializzazione delle colture transgeniche.
Attualmente, chiunque voglia immettere in commercio un OGM, o prodotti ottenuti da OGM, destinati all’alimentazione umana e/o animale, può presentare una richiesta di autorizzazione in base al Regolamento (CE) n. 1829/2003, all’Autorità Nazionale Competente di uno Stato membro che, a differenza di quanto accadeva per le richieste presentate in base alla Direttiva n. 2001/18/CE, informa l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority - EFSA, istituita con il Regolamento (CE) n. 178/2002) e le fornisce tutta la documentazione.
L’EFSA è tenuta a informare immediatamente la Commissione Europea e gli altri Stati membri della domanda, mettendo a loro disposizione i documenti relativi. Una sintesi della notifica è pubblicata sul sito dell’EFSA. Inoltre, l’EFSA fornisce alla Commissione Europea e agli Stati membri il parere tecnico-scientifico sulla notifica, sul quale poi si baserà la decisione in merito all’autorizzazione.
L’entrata in vigore del Regolamento (CE) n. 1829/2003 ha suscitato la perplessità di diversi Stati membri per l’evidente sovrapposizione normativa di tale Regolamento con la Direttiva n. 2001/18/CE.
In particolare, per gli OGM sarebbe stato logico che la norma relativa al settore degli alimenti e dei mangimi si occupasse solo di tali prodotti e non, come proposto dalla Commissione Europea, anche del rilascio ambientale degli OGM destinati a diventare direttamente o indirettamente alimenti o mangimi; gli OGM in quanto tali dovevano essere trattati nella Direttiva n. 2001/18/CE, mentre il Regolamento doveva occuparsi esclusivamente dei prodotti derivati da OGM, costituiti e/o contenenti OGM per uso alimentare.
L’apporto positivo offerto dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 alla normativa per l’immissione in commercio dimostra una maggiore e specifica attenzione alla sicurezza alimentare di questi prodotti. Viene infatti espressamente richiesta, tra le altre informazioni, un’analisi supportata da dati scientifici adeguati che provi la sostanziale equivalenza delle caratteristiche dell’alimento rispetto a quelle dell’alimento tradizionale “tenuto conto dei limiti accettati e delle variazioni naturali di tali caratteristiche” (art. 5 comma 3.f).
È opportuno ricordare che, se pur modificato attraverso l’abrogazione di alcuni articoli, il Regolamento n. 258/1997 relativo a “Nuovi prodotti e nuovi ingredienti alimentari”, è tuttora in vigore.
Tuttavia, la procedura di notifica sugli alimenti geneticamente modificati, basata sul principio di equivalenza sostanziale, è stata abbandonata a favore del nuovo approccio del Regolamento (CE) n. 1829/2003 legato a un processo di valutazione che garantisca chiarezza, trasparenza e un contesto armonizzato ai fini autorizzativi. Per rendere più completo l’impianto normativo del settore, la Commissione UE ha ema nato nel 2003 la Raccomandazione n. 2003/556/CE recante “Orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza fra agricoltura convenzionale, agricoltura con metodo biologico e colture geneticamente modificate” e nel 2004 due regolamenti: il Reg. (CE) n. 65/2004 della Commissione, che “stabilisce un sistema per la determinazione e l’assegnazione di indicatori unici per gli organismi GM”, e il Reg. (CE) n. 641/2004 della Commissione, che reca “norme attuative del Reg. (CE) n. 1829/2003 sulla domanda di autorizzazione di nuovi alimenti e mangimi GM, la notifica dei pre-esistenti e la presenza accidentale di materiale GM oggetto di una valutazione favorevole del rischio” (I.24). La Commissione Europea ha adottato il 13/7/2010 nuove proposte per consentire agli Stati membri una politica autonoma sulla coltivazione di OGM sul proprio territorio, nonostante la forte opposizione da parte del settore e di alcuni Paesi europei.
Attualmente i vegetali transgenici importati nell’Unione Europea sono: soia, mais, colza, tabacco e radicchio.
Per quel che riguarda i rischi derivanti dall’uso di tali prodotti, vi sono opinioni diverse.
Tuttavia allo stato attuale “non vi è evidenza che piante modificate presentino rischi peculiari, cioè in quanto transgeniche”. I rischi sono dello stesso tipo di quelli dovuti a piante modificate con altri metodi.
La Direttiva (UE) n. 412/2015, che modifica la Direttiva n. 2001/18/CE, prevede un meccanismo in due fasi che consente agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di un OGM sul proprio territorio dopo l’autorizzazione dell’Unione Europea. La Direttiva
(UE) n. 412/2015 prevede anche delle misure transitorie, tramite le quali dal 2 aprile al 3 ottobre 2015, è stato possibile per gli Stati membri richiedere l’esclusione dal loro ambito geografico di un’autorizzazione alla coltivazione presentata o concessa, ai sensi della Direttiva n. 2001/18/CE o del Regolamento (CE) n.1829/2003, prima del 2 aprile 2015.
Diciannove Stati membri, tra cui l’Italia, hanno richiesto e ottenuto tale esclusione per la coltivazione di sei varietà di mais geneticamente modificato.
Il 5 marzo del 2016 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE la decisione di Esecuzione (UE) n. 321/2016 della Commissione che modifica l’ambito geografico dell’autorizzazione alla coltivazione del granoturco geneticamente modificato (Zea mays L.) MON 810.
In Italia, la Direttiva (UE) n. 412/2015 è stata recepita attraverso:
la Legge n. 114/2015 (Legge di delegazione europea 2014) che affida al Governo l’adozione del decreto legislativo di attuazione della direttiva;
la Legge n. 115/2015 (Legge europea 2014) che ha dato attuazione alle misure transitorie della direttiva.
In applicazione della Legge n. 114/2015 è stato emanato il Decreto legislativo n. 227/2016 di attuazione della Direttiva (UE) n. 412/2015, che modifica la Direttiva n. 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio.
In applicazione della Legge n. 115/2015, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro della salute, dopo il parere positivo della Conferenza Stato-Regioni, ha trasmesso alla Commissione Europea le richieste di esclusione dall’ambito geografico delle domande di autorizzazione già concesse o in via di concessione per sei tipologie di mais geneticamente modificati. Le richieste di esclusione sono

     

Politica Agricola Comunitaria (al 2020 e obiettivi oltre il 2020)

La PAC 2015-2020 si propone tre obiettivi strategici:
1. produzione alimentare sostenibile, attraverso l’aumento della competitività del settore agricolo e la redditività delle produzioni;
2. gestione sostenibile delle risorse, per garantire la produzione di beni pubblici e il contrasto agli effetti del cambiamento climatico;
3. sviluppo territoriale equilibrato, per valorizzare la differenziazione delle agricolture e delle aree rurali.
Dal punto di vista dell’economia si tratta di nuovi orientamenti in termini di sicurezza alimentare, variabilità dei prezzi e crisi economica, mentre per quanto concerne gli aspetti ambientali vengono presi in considerazione le emissioni di gas serra, il degrado dei terreni, la qualità dell’acqua e dell’aria, gli habitat e la biodiversità.
Relativamente agli aiuti monetari, in Italia dal 2015 sono disponibili cinque tipologie di pagamento:
a) pagamento di base (al quale è destinato il 58% del massimale nazionale);
b) pagamento per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente “greening” (30%);
c) pagamento per i giovani agricoltori (1%);
d) pagamento accoppiato (11%);
e) pagamento per i piccoli agricoltori.
L’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA) ha assegnato a ogni agricoltore i “nuovi” diritti all’aiuto sulla base delle domande PAC presentate entro il 15 giugno 2015: essi serviranno all’agricoltore per richiedere il sostegno della PAC negli anni 2015-2020, mediante Domanda unica annuale presentata all’Organismo Pagatore territorialmente competente.
Il numero dei nuovi diritti all’aiuto è pari al numero di ettari ammissibili che ogni agricoltore ha indicato nella domanda PAC 2015, mentre il loro valore è fissato sulla base dei pagamenti percepiti dall’agricoltore nel 2014.
Dopo la prima assegnazione nel 2015, negli anni successivi l’agricoltore avrà diritto all’aiuto attraverso l’assegnazione dalla riserva nazionale oppure per trasferimento (affitto o compravendita dei diritti all’aiuto).
Il sostegno nell’ambito del regime di pagamento di base è corrisposto agli agricoltori che ottengono diritti all’aiuto, mediante la prima assegnazione sulla base di una Domanda unica, a patto che soddisfino i requisiti per essere considerati agricoltori in attività. Con il termine di agricoltori attivi si intendono quegli imprenditori per i quali l’agricoltura è una parte rilevante della propria attività lavorativa. I criteri per dimostrare tale rilevanza sono:
- iscrizione all’INPS come coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale (IAP);
- possesso di partita IVA attiva in campo agricolo (con dichiarazione annuale IVA al 2016). Solo per zone svantaggiate e/o di montagna non è richiesto il possesso di partita IVA in campo agricolo;
- importo dei pagamenti diretti pari al 5% dei proventi totali da attività non agricole;
- proventi agricoli pari a 1/3 dei proventi totali.
In alcuni casi specifici, è concesso di accedere ai regimi di sostegno senza essere agricoltori attivi:
- quando i pagamenti sono inferiori a 5.000 euro in zone svantaggiate e/o di montagna;
- quando i pagamenti sono inferiori a 1.250 euro in altre zone.
Una delle principali novità della PAC 2015-2020 è la componente ambientale dei pagamenti diretti, il cosiddetto pagamento ecologico o greening, la cui erogazione per ettaro è vincolata al rispetto di pratiche agricole favorevoli al clima e all’ambiente. Il greening prevede l’applicazione, sulla superficie ammissibile ai pagamenti diretti, di tre tipi di pratiche agricole: diversificazione delle colture; mantenimento o introduzione di Aree di Interesse Ecologico; mantenimento dei prati permanenti.
L’applicazione del “greening” è in funzione della superficie a seminativo, come indicato in tabella (I.25).
Sono escluse dall’obbligo di diversificazione:
1. le superfici di colture sommerse (riso);
2. le aziende che hanno seminativi con più del 75% a foraggio e/o maggese, con colture a seminativo ≤ 30 ha;
3. le aziende che hanno superfici agricole con più del 75% a prato permanente, foraggio, riso a condizione che i seminativi non coperti da questi usi siano ≤ 30 ha;
4. le aziende che hanno i seminativi coltivati nell’anno precedente con una coltura diversa, se tali seminativi non sono stati dichiarati per più del 50% nella stessa domanda di aiuti nell’anno precedente.
Con la PAC 2015-2020 è stato introdotto un sostegno diretto per i giovani agricoltori di età inferiore ai 40 anni insediati per la prima volta a capo di un’impresa agricola ovvero nei cinque anni che precedono la prima presentazione di una domanda.
Il pagamento accoppiato è destinato, in base alle scelte nazionali, a 10 settori produttivi e a 17 misure di intervento. La maggior parte delle risorse è destinata alla zootecnia e distribuita tra i seguenti settori: vacche da latte, bufale, vacche nutrici, bovini macellati a 12-24 mesi, e ovicaprini.

 I.25 Gli strumenti della nuova PAC 2015-2020.

 I.26 Tipologie dei pagamenti diretti.

Il sostegno ai seminativi riguarda sette colture: riso, barbabietola, pomodoro da industria, grano duro (Centro-sud), soia (Nord), proteaginose (Centro), leguminose da granella (Sud).
All’olivicoltura è destinato il 16,4% delle risorse. Allo scopo di rendere i pagamenti diretti più facilmente accessibili alle piccole aziende agricole, per ridurre i costi amministrativi relativi alla gestione del sostegno diretto, è stato istituito uno specifico regime semplificato che consiste in un pagamento annuale forfettario che sostituisce tutti i pagamenti diretti.
Gli agricoltori che partecipano al regime semplificato hanno una serie di vantaggi:
a. sono esonerati dalle pratiche agricole del greening;
b. la domanda di accesso al sostegno è più semplice;
c. la condizionalità e i controlli sono semplificati.

Il futuro della PAC oltre il 2020
La Commissione Europea ha già iniziato il dibattito sul futuro della PAC dopo il 2020. Le principali caratteristiche delle proposte avanzate dalla Commissione sono :
1. Un nuovo metodo di lavoro. Gli Stati membri godranno di una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei finanziamenti loro assegnati e potranno progettare programmi su misura.
Potranno trasferire fino al 15% dei propri finanziamenti dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa. Saranno inoltre assicurate condizioni di parità tra gli Stati membri.
2. Una politica più equa con un sostegno più mirato.
I pagamenti diretti rimarranno una componente essenziale, assicurandone la stabilità e la prevedibilità per gli agricoltori.
Sarà data priorità al sostegno di aziende agricole di piccole e medie dimensioni e agli aiuti ai giovani agricoltori. I pagamenti diretti saranno ridotti a partire da 60.000 € e limitati a 100.000 € per azienda agricola. Si terrà debitamente conto del costo del lavoro.
3. Obiettivi più elevati in materia di ambiente e clima.
Il sostegno al reddito degli agricoltori dipende già dall’attuazione di pratiche rispettose dell’ambiente e del clima, ma la nuova PAC richiederà agli agricoltori di conseguire obiettivi ancora più ambiziosi grazie a misure obbligatorie e basate su incentivi.
4. Maggiore utilizzo di conoscenze e innovazioni. L’obiettivo è il raggiungimento di una PAC ancora più evoluta, in grado di avvalersi di tecnologie e innovazioni sofisticate e di fornire un aiuto sul campo agli agricoltori e alle pubbliche amministrazioni.
Lo scenario in cui si svolge tale dibattito sul futuro della PAC presenta molti fattori nuovi rispetto al passato. In primo luogo, la politica europea vive una situazione nuova e grave: la Brexit, i movimenti anti-europeisti e populisti, i flussi migratori.
In secondo luogo, l’attuale PAC è considerata da tutti complessa e inadeguata alle esigenze degli agricoltori (il greening è giudicato quasi unanimemente un fallimento). In terzo luogo, è diversa anche la situazione socio-economica attuale: volatilità dei prezzi, crescente ruolo del cibo salutistico, cambiamenti climatici, occupazione, emigrazione. Lo scenario attuale mostra quindi molte più incognite e non sarà facile trovare un accordo tra i 27 Paesi membri.

PRODUZIONI VEGETALI 
PRODUZIONI VEGETALI 
Volume A - Erbacee