1.4 Attivo e passivo di bilancio

1.4 • Attivo e passivo di bilancio


Metodologia di calcolo per la ricerca dell’attivo del bilancio

Il calcolo della produzione aziendale, che costituisce l’attivo del bilancio, è detta Produzione lorda vendibile (Plv), da non confondere con la Produzione lorda totale (Plt) data dalla somma delle produzioni di tutte le attività aziendali. Per ottenere la Plv si detraggono dalla Plt i reimpieghi, ovvero la quantità di prodotti che viene destinata all’attivazione di altri processi produttivi aziendali, come i foraggi che non potranno essere venduti perché destinati all’alimentazione del bestiame o le sementi destinate alle semine dell’anno successivo.


È il caso di ricordare che la produzione agraria presenta molti fattori limitanti in quanto opera su esseri viventi, ha un andamento stagionale, ha bisogno di uno spazio territoriale, ha processi produttivi lunghi (legati al rispetto dei cicli biologici dei vegetali) e può avere interdipendenza con altre produzioni da svolgere nella stessa azienda.
I processi produttivi agrari si svolgono in una azienda che ha sede in un contesto ambientale rappresentato dal mercato di acquisto dei fattori produttivi (capitali, materie prime, personale, servizi, ecc.) e dal mercato di vendita dei prodotti finiti (grandi magazzini, grossisti, negozi al dettaglio, altre industrie, ecc.).
L'azienda può essere considerata un insieme di agroecosistemi (ad esempio, agroecosistema meleto, oliveto, vigneto, serra, prato, seminativo), integrati con le loro necessità pedologiche e climatiche, che instaurano relazioni con tutti gli altri elementi della biocenosi.
Gli agroecosistemi danno luogo agli ordinamenti colturali dell'annata agraria (che ha inizio l'11 di novembre e termina il 10 di novembre dell'anno successivo), sono attivati dall'imprenditore che sceglie le colture in modo tale che la SAU sia praticamente occupata tutto l'anno. 
Tutte le operazioni gestionali nascono dal processo produttivo agrario e riguardano la trasformazione dei beni strumentali (fattori produttivi o risorse) in beni destinati alla vendita o beni intermedi destinati ad altri processi produttivi. Tutto ciò avviene in un certo spazio (la superficie aziendale, la stalla o altre strutture fondiarie) e in un dato periodo di tempo (dall'impianto della coltura alla sua raccolta nelle colture annuali o dalla ripresa vegetativa alla raccolta) e si parla di trasformazione biologica
L'imprenditore, per ottenere la produzione, deve lasciare spazio alla natura, in quanto sono i fenomeni fisiologici che daranno il risultato finale; dopo aver realizzato l'impianto suolo-pianta-atmosfera-bionti, può cioè solo controllare e assecondare l'aspetto biologico, ma non può determinarlo con le operazioni colturali, e deve aspettare la raccolta finale per concludere il processo di produzione e smobilitare l'impianto. 

Figura 6 • Il processo produttivo del mais con le sue fasi e i relativi fabbisogni.

Il processo produttivo dei campi è pertanto divisibile in tre sottoprocessi, o fasi fondamentali, ognuna delle quali comprende una serie di operazioni: 
1. impianto (della coltura o dell'allevamento); 
2. esercizio (di regolazione e cura della coltura o dell'allevamento); 
3. raccolta e smobilitazione.
Per quanto detto, la durata dei processi produttivi in agricoltura richiede tempi lunghi. Se, ad esempio, prendiamo in considerazione il processo produttivo del mais, ed effettuiamo un'analisi dettagliata delle fasi e sottofasi, otterremo lo schema di figura 6 che considera anche le possibili destinazioni dei prodotti finali. 
Anche il processo produttivo per ottenere la granella di soia, in coltivazione convenzionale, è di circa 5-6 mesi, in cui la fase di impianto presenta 4 operazioni (aratura, concimazione chimica di fondo, affinamento terreno, semina e inoculo), mentre la fase di esercizio prevede 5 operazioni (diserbo, trattamenti fitosanitari, sarchiatura, concimazione chimica, irrigazione) e 2 operazioni nella fase di raccolta (raccolta, trasporto carico/scarico). 
Ogni operazione, a sua volta, ha bisogno di ore di lavoro e materie prime. 
Quanto finora esposto è applicabile perfettamente anche alle produzioni di stalla, dove la produzione è data dall’insieme definito dall’ambiente esterno + ricovero + animale. Il processo produttivo di stalla è divisibile in tre fasi:
1. impianto, ad esempio l’acquisto di 18 vitelli di 4 mesi;
2. esercizio, ad esempio pulizia e alimentazione;
3. raccolta dei prodotti e smobilitazione dell’impianto (vendita vitelli).
Costituire un impianto zootecnico significa stabilire il tipo di produzione (latte, carne, uova, ecc.) che si vuole ottenere, determinare il numero di animali allevabili all’interno della struttura e mantenere, attraverso la rimonta, un capitale bestiame efficiente ovvero che possa dare una costante produzione annua.

APPROFONDIMENTO - Il significato di “ECOBILANCIO”

Il processo di produzione agraria è realizzato con tecniche e risorse capaci di trasformare l'energia ambientale (terra, acqua, sole, ecc.) e l'energia di processo (impianti, fabbricati, fertilizzanti, fitofarmaci, sementi, mangimi, ma anche lavoro umano e macchine) in energia nutritiva (gli alimenti). Se l'energia ambientale è da considerarsi illimitata e quindi gratuita, l'energia di processo è data da beni limitati e dunque il loro utilizzo comporta costi energetici unitari propri dei beni impiegati nel processo. I flussi energetici sono dati da: 
• energia di ingresso (Ei), comprensiva dell'energia ambientale (Ea); 
• energia di processo (Ep); 
• valore energetico intrinseco del bene trasformato (Eu); 
• quantità dell'autoconsumo energetico (F); 
• prodotti secondari del processo non utilizzati (S). 
Tra i diversi tipi di energia si possono ricavare rapporti che forniscono interessanti informazioni: ad esempio il rapporto fra Ep/Ei evidenzia la quantità di energia per unità di energia da trasformare, è anche detto rapporto di investimento energetico; oppure il rapporto Eu/Ep rappresenta la produttività dell'energia investita in un processo; anche il rapporto Eu/Ei si dimostra molto importante in quanto esprime la quantità di energia ottenuta per ogni unità di energia da trasformare. Possiamo poi eseguire il rapporto Ep/SAU (superficie agraria utile in ettari) che fornisce il valore dell'investimento energetico per unità di superficie, indicando di fatto il tipo di tecnica utilizzata per portare a termine il processo. Infine il rapporto Eu/SAU esprime la produzione in termini di energia. 
Questi rapporti sono utili anche per confrontare processi che producono lo stesso bene (ad esempio la produzione di pomodoro da industria) nell’ottica del risparmio delle risorse. Quanto detto serve a ribadire che oggi è doveroso inserire anche gli aspetti ambientali nelle scelte di pianificazione aziendale, attraverso il governo delle energie esterne e interne alla struttura produttiva, al fine di raggiungere obiettivi ecologici, non solo come elemento di marketing, ma anche come un nuovo modello di sviluppo nell’ottica del risparmio energetico e di conseguenza della diminuzione dei costi di produzione. Questi ultimi poi devono essere rivisti con un approccio ai consumi energetici più evoluto e più attento al rispetto del rapporto di compatibilità fra agricoltura e ambiente. L’agricoltura influenza gli ecosistemi naturali perché consuma risorse energetiche con la catena alimentare, per questo si sono sviluppate aziende che operano sulla base di flussi energetici controllabili, non più cioè solo con i bilanci contabili, ma con un bilancio energetico, o ecobilancio, basato sull’analisi energetica di tipo input/output, che permette di rappresentare, da un lato, tutte le risorse (energie) consumate nel processo di produzione agrario (input) e, dall’altro, i prodotti ottenuti, sempre in termini energetici (output), ovvero viene eseguita l’analisi quantitativa sulle energie utilizzate. In questo indirizzo gli strumenti contabili assumono grande importanza in quanto permettono di evidenziare le quantità dei mezzi necessari ai processi aziendali e i relativi risultati, da cui determinare le singole energie utilizzate e le loro tipologie. Non è il caso, in questa sede, di analizzare in dettaglio il calcolo delle singole energie, ma si riportano due tabelle di ecobilancio del processo produttivo mais, sia in coltivazione convenzionale che in no tillage.



Tabella 6 • Ecobilancio del processo produttivo di mais Classe FAO 300 in coltivazione convenzionale. 


Tabella 7 • Ecobilancio del processo produttivo di mais Classe FAO 300 in coltivazione no tillage.

ECONOMIA E AGROSISTEMI
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VOLUME 1