Oleaginose: Girasole

Peronospora ( Sunflower downy mildew)

Agente causale
Plasmopara helianthi
Classificazione
div. Oomycota
fam. Peronosporaceae

Sintomatologia
Nelle giovani piante maggiormente infette compare nanismo e i capolini risultano rimpiccioliti ed eretti a causa dell’accorciamento degli ultimi internodi del fusto. Sulle pagine superiori delle foglie si hanno macchie di forma angolare, mentre in quella inferiore il patogeno evade producendo una muffetta bianca.
Piante ospiti e distribuzione
La malattia è tipica del girasole, è presente in Italia dal 1949 e si è dimostrata piuttosto dannosa nei successivi anni ’70 (in seguito è regredita grazie all’introduzione di varietà resistenti di girasole).

Diagnostica
La diagnosi è visiva. L’isolamento in coltura è impossibile essendo specie strettamente parassita. L’esame microscopico a fresco permette di osservare zoosporangiofori e zoosporangi.
Biologia ed epidemiologia
Il patogeno si conserva con le oospore nei tessuti infetti e come micelio nei semi. Le oospore sono diffuse nel suolo con l’acqua corrente e germinano producendo zoosporangi. Le zoospore che si originano dagli zoosporangi sono mobili, germinano a loro volta nelle vicinanze dei peli radicali o dell’ipocotile penetrando all’interno e colonizzando i tessuti parenchimatici; il micelio che si sviluppa segue l’accrescimento della pianta fino a raggiungere il seme. Dopo circa due settimane dalla fioritura il patogeno è già presente nell’achenio dei fiori sopravvissuti all’infezione e rappresenta l’inoculo primario. Gli zoosporangi presenti sulle radici rilasciano nuove zoospore. Le infezioni secondarie sono dovute alle zoospore che, trasportate dal vento, penetrano attraverso gli stomi delle foglie.
Danni
In caso di infezione precoce si ha la morte delle piante, mentre gli attacchi più tardivi provocano stentato sviluppo con atrofia e caduta dei capolini.
Difesa
La difesa si imposta sull’impiego di seme conciato con antiperonosporici (metalaxil, cimoxanil) e sull’introduzione di varietà resistenti, adottando rotazioni colturali.

GIRASOLE - ALTRE AVVERSITÀ

IDENTIFICAZIONE - Marciume carbonioso (Charcoal rot) Sclerotium bataticola div. e fam. Incertae sedis
Note S. bataticola si conserva nei semi e nel suolo tramite gli sclerozi o come micelio nei tessuti infetti. Il micelio penetra nelle radici delle giovani piante colonizzando la porzione più bassa del fusto. Gli sclerozi vengono prodotti dal fungo alla fine del ciclo colturale della pianta ospite. L’infezione si realizza se l’ospite è in situazione di stress e quando le condizioni ambientali sono favorevoli al patogeno (es. temperature relativamente alte).
Danni Questo patogeno si sviluppa nella zona basale del fusto dove si osservano aree grigie portando alla disgregazione dei tessuti infetti su formazioni di microsclerozi scuri visibili allo stereo microscopio.
Difesa La malattia può essere contenuta attraverso corrette pratiche colturali (idonea irrigazione ed equilibrato apporto di nutrienti).

IDENTIFICAZIONE - Muffa grigia (Grey mould) Botrytis cinerea div. Ascomycota fam. Sclerotiniaceae
Danni Sono molto dannose le infezioni sulla calatide, che può marcire e cadere. Le infezioni sono favorite da eccessi di azoto e da stagioni piovose. { Vedi anche Capitolo 5 - Vite.

IDENTIFICAZIONE - Cercospora ( Cercospora helianthicola) div. Ascomycota fam. Mycosphaerellaceae
Difesa Sul lembo fogliare compaiono piccole macchie bruno-rossastre che evolvono in necrosi. Si previene impiegando varietà resistenti.

Oleaginose: Colza

Meligeti ( Pollen beetle) ( Blossom beetle)

Fitofago
Meligethe saeneus, M. viridescens
Classificazione
ord. Coleoptera
fam. Nitidulidae

Descrizione
(M. aeneus) Adulto: piccoli coleotteri di colore verde-bluastro con riflessi metallici e punteggiatura dorsale (in M. viridescens è molto più marcata), dimensioni circa 2 mm. Larva: di colore bianco-latte con zampe scure, con netta segmentazione, lunghezza a maturità circa 4 mm. Uovo: ovale, liscio, all’inizio semi-trasparente.
Piante ospiti e distribuzione
I meligeti vivono su crucifere spontanee e coltivate. Sono presenti in quasi tutta la fascia temperata settentrionale del mondo.

Biologia
Le due specie hanno biologia similare. Svernano allo stadio di adulto in ripari tra la vegetazione, generalmente ai bordi dei campi, talora leggermente interrati, e riprendono l’attività trofi ca con temperatura del terreno non inferiore a 8-10 °C, nutrendosi del polline di varie specie vegetali. Con temperatura leggermente più alta si portano sui campi coltivati di crucifere. La femmina fecondata deposita le proprie uova entro i bottoni fiorali, preferendo quelli di piccolo diametro, sugli stami o sul pistillo. Le larve neonate si nutrono degli stami e, raggiunta la maturità, nel giro di circa 4 settimane si impupano superficialmente nel terreno. La prima generazione compare in estate ed è quella destinata normalmente a svernare, ma non si esclude che possa seguirne un’altra ancora.
Danni
I meligeti si nutrono del polline ma, quando i fiori sono ancora chiusi, scavano nei bottoni per penetrare al loro interno con conseguente distruzione e perdita di seme. Delle due specie, quella più dannosa risulta M. aeneus, in quanto è la prima a comparire.
Difesa
La lotta si basa su accorgimenti agronomici atti ad anticipare la crescita primaverile delle colture. Qualora si renda necessario intervenire chimicamente, il trattamento (es. con cipermetrina) andrà eseguito con infiorescenze ancora ben chiuse (soglia: 3 individui per pianta).

COLZA - ALTRE AVVERSITÀ

IDENTIFICAZIONE - Grossa altica ( Cabbage stem flea beetle) Psylliodes chrysocephala ord. Coleoptera fam. Chrysomelidae
Note Piccolo coleottero (3,5-5 mm), con capo rossiccio e corpo blu scuro. Dalle uova, deposte al colletto delle giovani piante, nascono larve che minano i piccioli e accecano la gemma apicale. Gli adulti perforano le foglie, rodono silique verdi e apici del fusto.
Danni Sono arrecati sia dagli adulti (soprattutto sulle foglie) sia dalle larve (fusto e picciolo fogliare).
Difesa Le infestazioni possono essere combattute con trattamenti insetticidi (es. cipermetrina) se allo stadio di 4-6 foglie è colpito il 30% delle piante da adulti e/o il 70% da larve. Per la salvaguardia dei pronubi non si deve trattare in fioritura.
IDENTIFICAZIONE - Punteruoli ( Rape winter stem weevil), Ceuthorrhynchus picitarsis ( Stem-mining weevils) C. quadridens, C. napi ( Cabbage seedpod weevil) C. assimilis ord. Coleoptera fam. Curculionidae
Note I punteruoli delle crucifere sono piccoli coleotteri curculionidi (2,5-3,7 mm) che colpiscono silique, apici vegetativi, fusto. Svernano allo stadio di adulto per comparire in primavera (tra i primi quelli di C. napi) e riprodursi poco dopo. Le larve si interrano per compiere la metamorfosi e dare luogo a una nuova generazione destinata a svernare. C. picitarsis è detto punteruolo nero d’inverno perché trascorre i mesi più caldi in diapausa per poi ricomparire nell’ultima decade di ottobre quando si riproduce (le larve compaiono a inizio novembre, minano i piccioli fiorali e lo stelo fino a raggiungere il colletto delle piante, terminano lo sviluppo a marzo e si impupano nel terreno).
Danni Le larve compiono erosioni nei tessuti dello stelo, minano i piccioli fogliari, danneggiano le silique (C. assimilis penetra nelle silique nutrendosi dei semi).
Difesa Gli attacchi possono essere contenuti installando a 20 cm da terra, allo stadio di 4 foglie, trappole costituite da bacinelle gialle contenenti acqua e bagnante; intervenire a 10 giorni dalle prime catture con insetticidi (es. cipermetrina).

Barbabietola da zucchero

Cercospora ( Sugarbeet leaf-spot)

Agente causale
Cercospora beticola
Classificazione
div. Ascomycota
fam. Mycosphaerellaceae

Sintomatologia
L’infezione determina piccole macchie fogliari (4-5 mm di diametro) di colore grigio-necrotico al centro e contornate da un alone bruno-rossastro. Le macchie possono allargarsi e confluire causando disseccamenti della lamina. I sintomi possono comparire anche sugli scapi fiorali e sui piccioli.
Piante ospiti e distribuzione
Attacca essenzialmente la barbabietola (Beta vulgaris), ma anche altre specie del gen. Beta; segnalata su Chenopodiacee e Amaranthus, è presente in tutto il mondo.

Diagnostica
La diagnosi è visiva. Al microscopio ottico si possono osservare le fruttificazioni conidiche. I conidiofori sono cilindrici, senza setti trasversali, scuri, portanti alla sommità o lateralmente conidi isolati; i conidi sono ialini, aghiformi, muniti di 8-15 setti, di dimensioni variabili (lunghezza mediamente 70-120 μm). I sintomi possono essere confusi con quelli causati da Ramularia beticola (peraltro poco presente in Italia), fungo che produce anch’esso macchie fogliari ma, rispetto a quelle causate dalla cercospora, un po’ più grandi, più chiare al centro e più scure ai bordi.
Biologia ed epidemiologia
La cercospora della barbabietola è un patogeno policiclico. Il micelio del fungo si mantiene vitale anche dopo la morte dei tessuti colpiti e può rimanere quiescente superando in tal modo condizioni ambientali sfavorevoli e formando l’inoculo in grado di ripristinare l’infezione da un anno all’altro. La diffusione della malattia in campo è affidata agli elementi conidici che sono diffusi principalmente dalla pioggia (che li rimuove) e dal vento, e anche dall’attività di insetti. I conidi, giunti a contatto con la superficie fogliare, germinano (condizioni minime: U.R. 85%, temperatura 5 °C) originando in prossimità degli stomi le ife di inoculazione che penetrano nella camera ipostomatica. La penetrazione è favorita da stimoli idrotropici ed è facilitata dalla bagnatura notturna delle foglie, mentre viene inibita dalla luce solare diretta. Al termine del periodo di incubazione, che è influenzato soprattutto dalla temperatura (a temperature tra i 10 e i 15 °C dura da 10 a 14 giorni), il patogeno evade in forma di fasci serrati di conidiofori, solitamente attraverso gli stomi, innescando infezioni secondarie. La malattia è favorita da temperature comprese fra 25 e 30 °C e da un’umidità relativa almeno del 95%.
Danni
La cercosporiosi è la malattia chiave della barbabietola da zucchero. I disseccamenti fogliari possono devastare progressivamente il fogliame dell’intera coltivazione (in condizioni favorevoli all’epidemia ciò si può verificare già a inizio agosto), con perdite importanti della produzione e della qualità dello zucchero.
Difesa
La difesa da questo importante patogeno si avvale di tecniche agronomiche atte a diminuire l’inoculo (rotazione colturale, rimozione o interramento profondo dei residui), dell’impiego di varietà resistenti e di interventi con fungicidi. Circa la resistenza verso la malattia, esistono varietà di bietola provviste di geni che frenano la progressione di C. beticola, influendo sulla sua capacità infettiva, sul tasso di sviluppo all’interno dei tessuti, sulla durata del suo periodo di incubazione e sulla sua efficienza riproduttiva. Tali geni mostrano un comportamento sommativo, per cui la resistenza si presenta stabile e continua, ossia con varietà più o meno sensibili: essa può essere anche molto alta e dunque la ricerca e l’introduzione di varietà resistenti rientrano nella strategia di lotta promettente. Tradizionalmente la lotta chimica è impostata con trattamenti fungicidi a calendario, con turni di 18-20 giorni, che hanno inizio non appena compaiono i primi sintomi. Attualmente i trattamenti possono essere razionalizzati e ottimizzati utilizzando modelli previsionali (in Emila-Romagna sono adottati due modelli, chiamati CERCOPRI e CERCODEP, i quali hanno come input dati meteo-rilevabili mediante centraline e come output forniscono la previsione della comparsa dei sintomi in campo e dell’evoluzione dell’epidemia). I fungicidi impiegati appartengono: al gruppo degli IBE (inibitori della biosintesi degli ergosteroli: triazoli e morfoline) e dei QoI (inibitori del sito Qo del complesso enzimatico del citocromo bc1 della cellula fungina: strobilurine) ad azione citotropicosistemica, e agli anticrittogamici di copertura (clorotalonil, prodotti rameici). Tuttavia, i fungicidi dei primi due gruppi sono di tipo monosito, cioè a rischio di insorgenza del fenomeno della resistenza nelle popolazioni del patogeno: per questo è decisamente opportuno adottare strategie anti-resistenza (rotazione delle sostanze attive, abbinamento di un fungicida mono- oppure oligosito con un altro multisito).

Cleono ( Beet weevil)

Fitofago
Conorhynchus mendicus
Classificazione
ord. Coleoptera
fam. Curculionidae

Descrizione
Adulto: corpo ricoperto di squame di colore grigiastro chiaro, dimensioni 11-17,5 mm (femmina più grande del maschio). Larva: apoda, di colore latteo, ricurva a “C”, con capo nero e una doppia fila di tubercoli posti sui lati, lunghezza 13-17 mm. Uovo: sferoidale, liscio, di colore giallo vivo, dimensioni 1-1,5 mm.
Piante ospiti e distribuzione
C. mendicus attacca la barbabietola da zucchero, quella da foraggio, da seme e anche le chenopodiacee spontanee. Questa specie è diffusa in gran parte del bacino mediterraneo.

Antagonisti
Parassitoidi: Rondania cucullata, Zeuxia cinerea ( Ditteri Tachinidi); Neoaplectana menozzi ( nematode entomopatogeno). Predatori: Pterostichus melas ( Coleottero Carabide); Cerceris tubercolata ( Imenottero Sfecide); Tapinoma spp. ( Imenotteri Formicidi).
Biologia
Il cleono sverna come adulto nel terreno di coltivazione. L’attività riprende a pieno ritmo in primavera e prosegue fino a tutto luglio. Gli adulti sono buoni camminatori, sono in grado di spostarsi agevolmente verso nuovi bietolai e anche di superare in volo distanze di qualche centinaio di metri. Dopo l’accoppiamento le femmine depongono diverse decine di uova nell’arco di non più di un mese. Le larve, che nascono a 8-10 giorni di distanza dall’ovideposizione, raggiungono la maturità in capo a un mese e mezzo circa e si impupano costruendosi una piccola cella terrosa aderente al fittone su cui si sono sviluppate. La metamorfosi dura una quindicina di giorni, ma i nuovi adulti rimangono solitamente nascosti, salvo fuoriuscire nelle giornate più soleggiate.
Danni
Questo insetto è il fitofago più pericoloso per la barbabietola: allo stadio di adulto compie erosioni fogliari che possono risultare anche gravi se la pianta è giovane (solitamente gli attacchi più evidenti sono osservabili ai bordi dei campi coltivati, da dove inizia l’infestazione); quando è allo stadio di larva scava gallerie nel fittone compromettendo lo sviluppo della pianta ed esponendola a marciumi. Le infestazioni di cleono sono favorite da mancati o troppo ravvicinati avvicendamenti oppure dalla presenza di terreni argillosi che facilitano l’impupamento del parassita.
Difesa
Nella lotta contro il cleono della barbabietola occorre integrare i criteri agronomici con i mezzi chimici. Infatti i livelli delle popolazioni possono essere contenuti con ampi avvicendamenti colturali, e in caso di forti infestazioni in atto, è opportuno effettuare trattamenti insetticidi piretroidi (cipermetrina, deltametrina) contro gli adulti. Al fi ne di individuare il momento migliore per il trattamento, è utile effettuare un monitoraggio con trappole costituite da vasetti di 15 cm di diametro interrati, da piazzare sulle capezzagne e in particolare sul lato dove si presume che i cleoni possano arrivare. In alternativa è bene eseguire trattamenti localizzati alla semina con insetticidi granulari (teflutrin) o, ancora, conciare il seme con sostanze attive sistemiche (imidacloprid).

BARBABIETOLA DA ZUCCHERO - ALTRE AVVERSITÀ

IDENTIFICAZIONE - Rizomania BNYVV ( Beet necrotic yellow vein virus) gen. Benyvirus
Danni Si manifesta sul fittone con un’anomala e abbondante produzione di radici secondarie che necrotizzano originando una barba scura avvolgente il fittone atrofico. Le foglie sono clorotiche e tendono ad appassire.
Difesa Lunghe rotazioni colturali e impiego di varietà tolleranti.

IDENTIFICAZIONE - Marciume dei fittoni (Crown and root rots) Phoma betae, Rhizoctonia violacea e solani, Sclerotium rolfsii
Note Si tratta di patogeni, agenti di marciumi, che sopravvivono nel terreno (alcuni sono dotati di elevata polifagia come Rhizoctonia solani).
Danni Consistono in disfacimento e necrosi dei fittoni con comparsa di micelio e sclerozi.
Difesa Si affida a misure agronomiche e prevede: ampie rotazioni colturali escludendo dall’avvicendamento i prati di leguminose; accorgimenti atti a favorire lo sgrondo delle acque e a gestire correttamente le irrigazioni evitando i ristagni.

IDENTIFICAZIONE - Peronospora ( Sugarbeet downy mildew) Peronospora schachtii div. Oomycota fam. Peronosporaceae
Danni Le foglie colpite assumono una consistenza carnosa con aspetto clorotico, bolloso accartocciato. Compare una muffa grigiastra, segue la necrosi dell’apparato fogliare. È particolarmente colpita la rosetta centrale.
Difesa La malattia è poco frequente e ben controllata attraverso i trattamenti contro la cercospora.

IDENTIFICAZIONE - Mal bianco ( Sugarbeet powdery mildew) Erysiphe betae div. Ascomycota fam. Erysiphaceae
Danni Iniziale clorosi fogliare con irregolare sviluppo del lembo fogliare, comparsa di efflorescenza polverulenta bianca e disseccamento dei tessuti.
Difesa Il controllo della malattia può essere realizzato trattando con antioidici (es. zolfo) alla comparsa dei primi sintomi (stadio a stella).

IDENTIFICAZIONE - Nematode a cisti ( Beet cyst nematode) Heterodera schachtii div. Nematoda fam. Heteroderidae
Note Femmine ovoidali limoniformi, biancastre (0,5 mm), infisse sull’apparato radicale; dopo la fecondazione si trasformano in piccole cisti scure tondeggianti. Maschi vermiformi (1-1,5 mm) liberi nel suolo.
Danni Le piante attaccate producono un gran numero di radici secondarie e il fittone rimane piccolo e povero di zuccheri.
Difesa Comprende i seguenti provvedimenti: nel caso di infestazioni con 4 o più cisti vitali con 100 uova/larve per 100 g di terreno essiccato all’aria, evitare la coltivazione; rotazioni quadriennali con cereali, soia, liliacee; attuare colture di piante esca-resistenti (es. rafano cv Nemex, senape bianca cv Emergo) da trinciare e interrare prima che disseminino (40-50 gg dalla semina).

IDENTIFICAZIONE - Altiche ( Sugarbeet flea beetle) Chaetocnema tibialis, Longitarsus spp. ( Barley fl ea beetle) Phyllotreta vittula ord. Coleoptera fam. Chrysomelidae
Note Le altiche sono coleotteri crisomelidi con adulti (1,5-3 mm) saltatori che erodono le foglie scavando fossette circolari. Svernano come adulti nel terreno per ricomparire in primavera. Compiono una o due generazioni all’anno (Longitarsus sp. solo una).
Danni I danni sono arrecati dalle larve che vivono a spese delle radici oppure minano i piccioli e le nervature delle foglie.
Difesa Il controllo può essere realizzato conciando le sementi con imidacloprid, intervenendo in geodisinfestazione con teflutrin o al superamento delle soglie con piretroidi. Soglie di intervento: presenza di fori sulle foglie cotiledonari; 2 fori/foglia su piante di due foglie; 4 fori/foglia su piante con 4 foglie.

IDENTIFICAZIONE - Atomaria ( Pygmy mangold beetle) Atomaria linearis ord. Coleoptera fam. Cryptophagidae
Note Adulto (1,5 mm) giallo bruno: erode i semi in germinazione e tutte le parti della pianta.
Danni Insetto pericoloso in caso di risemine.
Difesa Il controllo è realizzato con la distribuzione di seme conciato, come per le altiche, oppure con impiego di geodisinfestanti (es. teflutrin).

IDENTIFICAZIONE - Punteruolo ( Black weevil) Lixus junci ord. Coleoptera fam. Curculionidae
Note Coleottero curculionide nero, dal corpo slanciato (9-15 mm): larva apoda bianca.
Danni e difesa Come per il cleono.

IDENTIFICAZIONE - Elateridi (Wireworms) Agriotes spp. ord. Coleoptera fam. Elateridae
Difesa Concia delle sementi con imidacloprid, geodisinfestanti (benfuracarb); trattamenti in campo con soglia di intervento di 15 larve/m2. Non far succedere la coltura al prato o all’erba medica per almeno due anni ({ Capitolo 3 - Ortive).

IDENTIFICAZIONE - Nottue ( Cutworms) Agrotis segetum, Agrotis ipsilon ord. Lepidotera fam. Noctuidae
Difesa La soglia di intervento è data da 1-2 larve di terza o quarta età o 1-2 piante danneggiate per m2 fino allo stadio di 8-10 foglie (si impiegano piretroidi) ({ Capitolo 3 - Ortive).

IDENTIFICAZIONE - Mosca della bietola ( Mangold fly) Pegomyia betae ord. Diptera fam. Anthomyiidae
Danni Piccolo dittero (5-6 mm), le cui millimetriche larve giallo-verdastre vivono nel mesofillo generando marciumi fogliari e disseccamenti.
Difesa La lotta contro questa mosca può essere realizzata con trattamenti insetticidi (es. dimetoato) al superamento della soglia (4 uova per pianta su piante di 3-4 foglie, 20 uova per pianta per piante con più di 6-7 foglie).

Difesa delle colture
Difesa delle colture
PARTE APPLICATIVA