Olivo: fitofagi

Cotonello ( Olive psyllid)

Fitofago 
Euphyllura olivina
Classificazione
ord. Hemiptera
fam. Psyllidae

Descrizione
Adulto: lungo 2,5-3 mm, di colore nocciola-verdastro; salta prima di mettersi in volo. Neanidi e ninfe: verdognole con occhi rossi, ricoperte di secrezione candida e cerosa. Uova: sub-ovali, giallognole, misuranti 0,4 x 0,2 mm.
Piante ospiti e distribuzione
E. olivina vive solo su olivo e olivastro; è diffuso in tutte le aree olivicole del Mediterraneo.

Biologia
Sverna riparato sotto i rametti, nell’ascella di gemme e piccioli e nelle screpolature della corteccia. Riprende l’attività con l’inizio della primavera accoppiandosi. Le femmine sono molto prolifiche e ovidepongono sui nuovi germogli, sulla pagina inferiore delle foglioline e successivamente sulle infiorescenze. L’adulto vive due o tre mesi e nel corso della stagione dà origine a una seconda generazione, che infesta le infiorescenze e i frutticini, e a una terza (talvolta anche più di tre) destinata a superare l’inverno; si ritiene che la prima generazione sia in grado di estivare: nel qual caso si ridurrebbe il numero di generazioni. 
Danni
Questa psilla (in particolare gli individui della seconda generazione) si nutre pungendo infiorescenze, frutticini e gemme, e provoca aborti fiorali, avvizzimento e cascola dei frutticini, e infine disseccamenti dei giovani germogli; come conseguenza della produzione di melata, che segue le punture dell’insetto, si possono formare fumaggini. Le infestazioni si localizzano dove la chioma è meno arieggiata e soleggiata. 
Difesa
Non sono normalmente necessari provvedimenti di lotta chimica (in caso di forte infestazione il bersaglio del trattamento insetticida sono le nenanidi di prima o seconda generazione). Per il controllo del cotonello dell’olivo sono sufficienti potature che consentano una buona circolazione di aria e luminosità all’interno della chioma; inoltre le popolazioni del fitofago sono piuttosto ben contenute dall’attività dei suoi nemici naturali.
Antagonisti
Parassitoidi: l’Imenottero Encirtide Psyllaephagus euphyllurae, l’Imenottero Carapide Alloxysta eleaphila. Predatori: il Dittero Sirfide Syrphus auricollis; gli Emitteri Autocoridi e Miridi Anthocoris nemoralis e Deraeocoris sp.


17 (a) Esemplare adulto di E. olivina. (b) Secrezione cerosa su una infiorescenza ed esemplare di forma prealata del cotonello (ninfa) che stava all’interno del batuffolo.

Cocciniglia mezzo grano di pepe ( Black scale)

Fitofago
Saissetia oleae
Classificazione
ord. Hemiptera
fam. Coccidae

Descrizione
Adulto: forma sub-ovale, convesso, colore che va dal grigio-nocciola al marrone-nero con l’età, con carenatura dorsale a forma di “H”, dimensione 2,5-5,5; 1,5-4 mm. Neanidi: simili agli adulti, di colore più chiaro, con dimensioni variabili da 0,3 mm alla nascita a 1,5 mm in III età. Uova: ellittiche, biancastro-rosate, lunghe circa 0,3 mm [ 20 ].
Piante ospiti e distribuzione
S. oleae è un parassita polifago e risulta dannoso anche nei confronti degli agrumi; si può trovare su parecchie specie di piante, sia arboree che erbacee, e negli ambienti mediterranei (ad esempio su ornamentali quali oleandro, pittosporo, palme, cycas, mirto e altre). In Italia è molto diffusa nelle Regioni meridionali e costiere, ma è presente anche nel Centro- Settentrione dove si può trovare nelle serre.

Biologia
La cocciniglia mezzo grano di pepe è specie partenogenetica che sverna come neanide di I o II età, raggiunge l’età adulta a inizio maggio e inizia a riprodursi per un periodo di 2-4 settimane durante il quale ciascuna femmina può produrre da 150 a oltre 2500 uova. Le prime forme giovanili compaiono solitamente verso giugno, ma la massima natalità si ha a luglio e a inizio agosto; inizialmente esse sono mobili e cercano sulla pagina inferiore della foglia un punto su cui fissarsi. S. oleae compie di regola una sola generazione all’anno, ma parte della popolazione può farne due.
Danni
Questa cocciniglia può infestare foglie, rami e rametti provocando, a causa della suzione, elaborati deperimenti vegetativi, disseccamenti di rametti e riduzione della produzione; inoltre, l’emissione di melata favorisce un forte sviluppo di fumaggini, per cui si aggiungono danni sia per minor efficienza della funzione clorofilliana (a causa della patina nerastra della fumaggine che ricopre le foglie) sia per imbrattamenti sulle drupe.
Difesa
S. oleae ha molti nemici naturali. Questa evenienza, unita a una buona gestione agronomica dell’oliveto (razionale potatura ed equilibrata concimazione), aiuta a contenerne le popolazioni; tuttavia, in caso di forte infestazione, è necessario intervenire con insetticidi. Il trattamento viene diretto contro le neanidi nel momento di massima schiusura delle uova; la soglia di intervento è indicativamente di 5-10 individui per foglia (campionamento di 100 foglie sul 5-10% di piante); gli agrofarmaci più idonei sono olio minerale oppure un IGR (insetticida regolatore di crescita) quale il buprofezin. Antagonisti Predatori: di uova e neanidi, come i Coleotteri Coccinellidi Chilocorus bipustulatus ed Exochomus quadripustulatus o le larve di alcuni Imenotteri Calcidoidei. Parassitoidi: diversi altri Imenotteri Calcidoidei e anche il fungo entomopatogeno Verticillium lecanii.



La melata e le fumaggini

Gli insetti responsabili della produzione di melata sono in maggior parte i Rincoti (o Emitteri). Sono caratterizzati da apparato boccale di tipo pungente-succhiatore composto da: labbro superiore e inferiore che internamente portano gli stiletti mascellari e mandibolari. Questi ultimi, delimitano i canali di suzione (alimento) e il canale di emissione (saliva) e hanno il compito di incidere e penetrare i tessuti vegetali raggiungendo le zone di alimentazione (cellule parenchimatiche, floema o xilema). La linfa vegetale ingerita attraversa le tre parti del canale alimentare (stomodeo, mesentero e proctodeo). Nella maggior parte dei Rincoti l’evoluzione ha comportato la formazione di camere filtranti che concentrano e trattengono gli amminoacidi presenti nella linfa ed eliminano direttamente (previo passaggio nel proctodeo) acqua e carboidrati. È da questa escrezione che deriva la melata, molto diversa a seconda dalla linfa da cui deriva. I maggiori produttori di melata sono: Metcalfa pruinosa (sezione Auchenorrhyncha, superfamiglia Fulgoroidea), che nello stadio giovanile si localizza sulla pagina inferiore delle foglie per poi spostarsi sui rametti; psille (Psylloidea), aleurodidi (Aleyrodoidea), afidi (Aphidoidea) e coccidi (Coccoidea), tutte superfamiglie della sezione Sternorrhyncha. È curioso sottolineare che Rincoti diversi, partendo dalla stessa linfa, producono melate con caratteristiche molto differenti. Le fumaggini si sviluppano appunto dalla melata e derivano dal proliferare di funghi che trovano su questo substrato condizioni ottimali al loro sviluppo. Le micoparticelle possono essere aspecifiche, di varia natura, e vi arrivano con la deposizione atmosferica. Le micoparticelle specifiche, che tipicamente si sviluppano su questo substrato, si dividono in vari gruppi: consumatori di polline come i Fusarium; entomofili, trasportati dagli insetti, come Monilia fructigena. Questi funghi, nel caso delle fumaggini, sono epifiti, cioè si sviluppano sulla superficie senza penetrare i tessuti e danneggiano la pianta ospite schermando l’attività fotosintetica e gli scambi gassosi con l’atmosfera. Le loro spore sono riscontrabili anche nel miele prodotto.



Tignola dell’olivo ( Olive kernel borer)

Fitofago
Prays oleae
Classificazione
ord. Lepidoptera
fam. Yponomeutidae

Descrizione
Adulto: lungo 6-8 mm, con ali posteriori di colore grigio, con tonalità argentate e qualche piccola macchia scura, ali anteriori uniformemente grigie con margini frangiati; sul torace si evidenzia un piccola macchia bruna. Larva: generalmente grigia con variazioni tonali dal nocciola al paglierino con due sottili fasce per lato (una gialla e l’altra verdastra) e due sub-mediane color oliva, capo bruno; lunga a maturità 7-8 mm, larga 1,5 mm. Crisalide: color bruno-nerastro, lunga 5-6 mm, entro un bozzolo sericeo biancastro. Uovo: sub-ovali, lunghe 0,5 mm; subito dopo la deposizione sono biancastre, poi prendono colore tendendo al rossastro.
Piante ospiti e distribuzione
Olivo, Phillyrea spp., Ligustrum spp., gelsomino. La tignola è presente in tutta l’area mediterranea.

Biologia
La tignola dell’olivo trascorre l’inverno come larva minatrice all’interno delle foglie. Presenta tre generazioni all’anno, associate allo stadio larvale a tre diverse parti dell’ospite. Gli adulti hanno abitudini crepuscolari e le femmine, subito dopo essere fecondate, iniziano a ovideporre; l’ovideposizione dura alcuni giorni e complessivamente possono essere deposte da 100 uova fino a più di 250. Il primo sfarfallamento, proveniente dalle crisalidi della terza generazione annuale svernante, avviene intorno ad aprile in coincidenza con la fase fenologica della mignolatura (formazione delle infiorescenze): in prima generazione il luogo di ovideposizione sono i calicetti dei bottoni fiorali che poi le larve, nate in capo a una settimana, legano con fili sericei e di cui si nutrono durante la crescita finché dopo quattro mute si incrisalidano sui fiori distrutti. Il secondo volo si verifica tra maggio e giugno e questa volta l’ovideposizione avviene sui calicetti dei frutticini che nel frattempo si sono formati; le larve neonate si sviluppano all’interno delle drupe, da cui a maturità fuoriescono per incrisalidarsi e dar luogo, a fine estate, a un terzo volo da cui prende origine la generazione di larve fillofaghe. Queste, infine, si incrisalidano formando un bozzoletto fuori dalla mina fogliare, costruito e protetto intessendo fili sericei tra foglie e anfrattuosità della corteccia. 
Danni
Le larve della generazione antofaga distruggono i fiori o ne causano l’aborto (mediamente 10-20 per larva). Le larve della successiva generazione carpofaga penetrano all’interno della drupa raggiungendo attraverso i vasi vascolari l’interno del nòcciolo: prima si nutrono dell’endocarpo ancora tenero, poi con l’inizio della lignificazione del nòcciolo mangiano il seme [ 22 a ], infine escono fuori dall’oliva nella zona peduncolare. Le olive colpite sono soggette a cascola. Le larve di 3a generazione (fillofaghe) inizialmente producono sottili mine di pochi centimetri [ 22 b ], poi accrescendosi compiono erosioni prima a forma di “C” sulla pagina inferiore della foglia e, con l’ulteriore sviluppo, in forma di chiazze sempre più ampie, e infine a maturità arrivano anche a distruggere i germogli. 
Difesa
La tignola ha diversi nemici antagonisti naturali, tra cui le larve di Chrysopa sp. (Neurottero crisopide) [22c]: pertanto la decisione di intervenire con insetticidi va ponderata e collocata in una logica di lotta integrata. Il Disciplinare di Produzione Integrata della Regione Puglia ammette, ad esempio, un solo trattamento all’anno contro la generazione carpofaga, con un 10-15% di olivine in fase di penetrazione (la soglia per le olive da mensa è del 5-7%). Sono disponibili trappole a feromone per il monitoraggio. Il trattamento viene di solito posizionato tra fine giugno e inizio luglio, comunque prima dell’indurimento del nòcciolo; abitualmente sono impiegati gli stessi agrofarmaci usati contro la mosca (dimetoato). Negli ambienti in cui si verificano attacchi ripetuti è ammissibile un trattamento preventivo contro la generazione antofaga con Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki (o subsp. aizawai), allo scopo di ridurre il livello della successiva popolazione. Per il monitoraggio sono disponibili trappole a feromone. Antagonisti Predatori: gli Imenotteri Ageniaspis fuscicollis var. praysincola, Apanteles spp., Chelonus elaeaphilus, Elasmus steffani, il Dittero Sirfide Xanthandrus comtus e larve di Chrysopa sp.

Margaronia ( Jasmine moth)

Fitofago
Palpita unionalis
Classificazione
ord. Lepidoptera
fam. Crambidae

Descrizione
Adulto: farfallina con figura triangolare in riposo, di colore bianco satinato con tonalità madreperlacea, ali semitrasparenti, finemente frangiate ai margini esterni e risaltate dal color nocciola chiaro del margine costale di quelle anteriori, apertura alare di 25-30 mm. Larva: inizialmente di colore giallo pallido, poi a maturità verde chiaro con tre paia di piccole setole situate lateralmente su ogni segmento, capo giallastro. Crisalide: di colore marrone, cono anale (cremaster) provvisto di otto setole arricciate, lunga 12-16 mm. Uovo: ellissoidale, appiattito, bianco giallastro-aranciato, misuranti circa 1 x 0,6 mm. 
Piante ospiti e distribuzione
Nell’ambiente naturale vive su olivastro e corbezzolo e, in riferimento alle piante coltivate, oltre all’olivo va su gelsomino, ligustro, frassino e altre, sia arbustive che erbacee. P. unionalis è un lepidottero presente in tutto il bacino mediterraneo. In Italia è stata segnalata una massiccia presenza in Toscana negli anni successivi alla gelata del 1985, in quanto le piante furono fatte ricrescere da polloni (più suscettibili all’infestazione) e alcuni impianti furono rinnovati.

Biologia
I primi adulti compaiono all’inizio della primavera. Sono attivi di notte, mentre di giorno riposano sulla pagina inferiore delle foglie. Già dal giorno successivo a quello dello sfarfallamento si accoppiano e le femmine subito dopo iniziano a deporre le uova per un periodo che va da una a poche settimane a seconda dell’andamento stagionale. La schiusa avviene in capo ad alcuni giorni in rapporto alla temperatura (limite minino 9 °C), mentre il completamento dello sviluppo larvale richiede 2-3 settimane. Prima dell’incrisalidamento la larva si costruisce un riparo ammassando con fili sericei alcune foglie. Nel corso della stagione si susseguono più generazioni (Toscana e Meridione fino a 5); supera l’inverno soprattutto come larva di II o III età. 
Danni
Le larve erodono le foglioline dei germogli e i fiori e, a partire dalla seconda generazione, anche le drupe. Vanno soprattutto sui polloni e sui succhioni delle piante adulte. Generalmente i danni sono economicamente trascurabili. 
Difesa
Non sono previsti trattamenti con insetticidi, salvo nel caso di forti infestazioni su piante in vivaio; in questo caso gli interventi vanno posizionati contro le larve che compaiono in piena estate impiegando insetticidi attivi per contatto e ingestione oppure Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki (o subsp. aizawai).

Mosca olearia ( Olive fruit fly)

Fitofago
Bactrocera oleae
Classificazione
ord. Diptera
fam. Tephritidae

Descrizione
Adulto: piccola mosca con capo giallastro e globoso e occhi verdi iridescenti, ali trasparenti con leggere sfumature nere alle estremità e una macchiolina nera all’apice, protorace nerastro con tre bande longitudinali più scure, scutello giallastro, addome castano con un numero variabile di macchie brune trasversali, ovidepositore telescopico ben visibile nella femmina, lunghezza 4-5 mm. Larva: biancastra (violacea nelle olive nere), apoda, allungata a cono verso il capo, lunghezza 6-7 mm a maturità. Pupa: ellissoidale, pupario bianco-giallastro, dimensioni 3,5-4,5 x 1,5-2 mm. Uovo: bianco, opaco, a forma di fuso, lunghezza 0,8 mm.
Piante ospiti e distribuzione
La mosca olearia è legata a olivo, oleastro e Phylliria. Diffusa in tutte le zone olivicole, costituisce il fitofago chiave per la coltivazione dell’olivo. Diffusione e capacità riproduttive variano in relazione a molteplici fattori e ai fini dell’olivicoltura vengono distinte aree adacee, dove non si riproduce, merodacee, dove si riproduce per alcuni periodi, pandacee, dove può riprodursi continuamente. È uno degli insetti più studiati.

Biologia
L’adulto, capace di vivere più di sei mesi, fa la sua comparsa verso giugno e in certe zone anche prima; è attivo nelle ore più calde e soleggiate e si nutre degli essudati dei fiori e di quelli che escono dalle punture di ovideposizione sulle drupe, della eventuale melata prodotta dal cotonello dell’olivo e dalla cocciniglia mezzo grano pepe. L’accoppiamento avviene dopo circa una settimana e le femmine iniziano a ovideporre per una decina di giorni nelle olive grandi almeno quanto un cece; il numero di uova deposte raggiunge i livelli massimi, dell’ordine delle parecchie centinaia, nelle generazioni estivo-autunnali. Per deporre la femmina piega l’addome e infigge l’ovidepositore nell’oliva provocando una ferita profonda circa 0,5 mm; depone in linea di massima un uovo per frutto (ciò alla scopo di evitare una competizione tra le larve neonate), sul quale si produce una lesione superficiale a forma di “V” [ 25 a ]. L’incubazione dura 2-3 giorni o più, se la temperatura è poco favorevole (autunno), e anche la durata del periodo larvale oscilla, sempre in rapporto alla temperatura, fra due settimane e tre mesi. L’impupamento avviene all’interno dell’oliva se questa è ancora verde [ 25 b ], mentre se è ormai matura, una volta che il frutto è caduto a terra, la larva esce praticando un foro per poi impuparsi nel terreno a qualche cm di profondità. Il numero di generazioni varia da 2-3(5) nelle regioni del Centro Italia (aree merodacee) a 5-6 in Liguria occidentale e a 6-7 nel Meridione (aree pandacee): la mosca infatti è in grado adattarsi ai vari ambienti regolando il numero delle generazioni in base alla temperatura, senza aver necessità di diapausa e mantenendo in tal modo un lungo rapporto con l’ospite. L’optimum termico per lo sviluppo di B. oleae è di 22-30 °C, con limiti a 6 °C e a 35 °C. Sono stati studiati in modo approfondito aspetti collegati all’alimentazione della mosca: in particolare risulta indispensabile il rapporto che essa stabilisce con la flora batterica e si sa che entra in simbiosi con microrganismi del genere Pseudomonas, grazie ai quali riesce a sintetizzare alcuni aminoacidi essenziali per il suo ciclo biologico. I fattori climatico-ambientali giocano un ruolo importante nel determinare i livelli delle popolazioni: estati calde e secche o inverni rigidi limitano la presenza della mosca, la quale, al contrario, trae vantaggio da estati piovose. Invece i limitatori naturali (imenotteri calcidoidei ectofagi Eupelmus urozonus, Pnigalio mediterraneus, Eurytoma martellii e l’imenottero braconide endofago Opius concolor) incidono generalmente poco sulle dinamiche di popolazione.
Danni
Per gli oliveti da olio si possono distinguere essenzialmente tre tipi di danni: cascola dei frutti attaccati; perdita di una parte della polpa mangiata dalle larve; aumento del tasso di acidità e altre alterazioni nell’olio derivanti da partite di olive infestate (la soglia di compatibilità, per avere un olio commestibile, in linea di massima non deve superare il 2% di olive colpite; per le olive da tavola o da mettere in salamoia non sono accettabili frutti toccati).
Difesa
La lotta alla mosca, specie nelle zone dove c’è forte pressione del fitofago, è centrale per ottenere una buona produzione di olive. Il miglioramento delle conoscenze della biologia di B. oleae e l’approntamento di nuovi mezzi biotecnologici consentono di adottare strategie diversificate e commisurate alla consistenza del problema. Rimanendo nella logica della difesa integrata, è possibile avvalersi di tre linee di intervento: lotta adulticida, cattura massale (attract & kill), lotta larvicida.
Lotta adulticida
Lo scopo è di tenere sotto controllo i livelli delle popolazioni adulte. Considerata l’alta prolificità delle femmine e la loro selettività nel cercare drupe sane su cui deporre, le soglie individuate per far scattare il trattamento sono piuttosto basse (indicativamente 1-2% di olive con uova o larve giovani = infestazione attiva; oppure due catture di femmine a settimana con trappole cromotropiche gialle). Un metodo che dà soddisfacenti risultati, se applicato correttamente e in modo sufficientemente esteso e uniforme (non bisogna dimenticare che la mosca è capace di migrare alla ricerca di nuove fonti di nutrimento), prevede l’impiego di una miscela di insetticida + sostanza attrattivo- alimentare da irrorare sulla porzione medio-alta della chioma con funzione di esca tossica (mezzo litro di soluzione per pianta). È sufficiente trattare solo 1/3 della vegetazione, preferendo la parte della chioma rivolta a sud dove le mosche tendono ad addensarsi maggiormente (oppure metà dose a sud e l’altra metà a nord): la sostanza attrattiva è data da proteine idrolizzate e la molecola insetticida che può essere il dimetoato oppure lo spinosad (proteine e insetticida devono avere però un analogo periodo di persistenza). L’apertura dell’ugello di barre o atomizzatori deve essere regolata in modo da non avere dispersione. 
Cattura massale
(masstrapping). Il metodo si avvale di trappole in grado di esercitare un’attrazione sia verso le femmine sia verso i maschi uccidendoli quando si posino sulle trappole stesse. I modelli più semplici sono costituiti da fogli di plastica collati di colore giallo (colore che attira le mosche, ma anche altri insetti): la superficie cosparsa di vischio entomologico fa sì che l’insetto vi rimanga incollato non appena si posi sopra. Questo tipo di trappole è oggi disponibile in versioni molto migliorate grazie all’aggiunta di un erogatore di feromone sessuale per i maschi e di una sostanza ammoniacale che funge da ulteriore attrattivo di tipo olfattivo-alimentare che richiama entrambi i sessi. Un secondo modello di trappola efficace per la cattura di massa è costituito da una sorta di sacchetto innescato sempre con feromone sessuale e contenente all’interno una soluzione di attrattivo ammoniacale, ma imbevuto in superficie di insetticida. I limiti di questo sistema di lotta sono rappresentati dai costi (si mette generalmente una trappola per una o due piante) e dalla necessità di coprire aree molto estese, possibilmente a livello di interi comprensori, poiché, come si è già sottolineato, la mosca si sposta facilmente. 
Lotta larvicida
La finalità è uccidere le larve, possibilmente nel momento in cui sgusciano dall’uovo. Occorre evidentemente un insetticida ad azione citotropica, in grado di penetrare quanto basta nei frutti, e un posizionamento del trattamento il più preciso possibile: per quest’ultima scelta oggi l’olivicoltore è aiutato dai servizi di agrometeorologia delle strutture tecniche di supporto che, attraverso i moderni canali di comunicazione, allertano sui voli e sul conseguente rischio di infestazioni. L’insetticida di elezione è il dimetoato perché ha un’azione citotropica e larvicida e perché è idrosolubile e non liposolubile: quindi i residui possono essere allontanati durante la lavorazione dell’olio. Recentemente è stato proposto l’utilizzo di imidacloprid formulato in dispersione in olio vegetale (0.TEQ). Il trattamento è effettuato al superamento di una soglia indicativamente stabilita nel 10% di drupe attaccate campionate sul 5-10% degli olivi dell’appezzamento. Un’incoraggiante linea di sviluppo nelle strategie di lotta è rappresentata dalla ricerca di varietà con un sufficiente grado di resistenza: le indagini hanno dimostrato che un fattore molto importante di resistenza è la quantità di una sostanza prodotta dalla pianta stessa e presente nella drupa, chiamata oleuropeina, la quale eserciterebbe una inibizione sul normale sviluppo dell’uovo. Accenniamo infine ad alternative nel settore della produzione biologica, dove peraltro è ammesso il metodo della cattura massale. A prescindere dall’uso di insetticidi di origine naturale autorizzati, come piretrine, azadiractina (i primi hanno scarsissima persistenza, il secondo si è rivelato ben poco efficace contro la mosca), si stanno sperimentando e valutando la lotta biologica con antagonisti (Imenotteri braconidi Opius concolor, Fopius arisanus), l’impiego di sostanze repellenti o che ostacolino l’ovideposizione (silicato di sodio, lecitina, caolino [ 27 ]) e trattamenti con rameici allo scopo di interferire nei rapporti simbiotici tra mosca e flora batterica. L’effettiva efficacia di tali metodi, tuttavia, non è ancora ben conosciuta così come il reale impatto ambientale dei prodotti alternativi agli insetticidi tradizionali. 
Antagonisti
Predatori: Prolasioptera berlesiana, Dittero Cecidomide. Parassitoidi: Imenotteri - Eupelmus urozonus, Eurytoma martellii, Opius concolor, Pnigalio agraules.

Fleotribo (Olive bark beetle)

Fitofago
Phloeotribus scarabaeoides
Classificazione
ord. Coleoptera
fam. Scolytidae

Descrizione
Adulto: piccolo, ellittico, nerastro, ma con elitre più chiare nella seconda metà e lievemente striate, corpo munito di setole e antenne coperte di fine peluria, lunghezza 2-2,5 mm. Larva: apoda, giallastra, lunghezza 3,5 mm. Pupa: bianco-giallastra di 2-3 mm, chiusa in una camera pupale all’interno di un rametto. Uovo: ovoidale, color avorio, dimensioni 0,8 x 0,5 mm.
Piante ospiti e distribuzione
Questo scolitide vive sull’olivo e su altre oleacee. È diffuso in tutte le aree olivicole.

Biologia
Gli adulti superano l’inverno all’interno di piccoli fori prodotti nel legno. In primavera lasciano i ricoveri alla ricerca di nuovi siti (rami deperiti, residui di potatura) e le femmine, aiutate dal compagno nel lavoro di smaltimento della rosura, scavano gallerie a due bracci sottocorticali di prolificazione, in cui depongono le uova e da cui si dipartono successivamente gallerie meno profonde scavate dalle larve. La nuova generazione di adulti appare tra maggio e giugno e si insedia in gallerie di nutrizione (covacci) all’ascella delle foglie di rami di 1-3 anni o alla biforcazione dei rametti. Segue la formazione di nuove gallerie di prolificazione; la seconda generazione, che emerge in agosto, si comporta come la precedente. La terza e ultima generazione produce i cunicoli di svernamento; a volte, in condizioni favorevoli, si hanno fino a 4 generazioni. 
Danni
I danni più consistenti sono quelli dovuti alle escavazioni prodotte dagli adulti per nutrirsi, in conseguenza delle quali può verificarsi il disseccamento di rami fruttiferi, con conseguente minore produzione di olive. 
Difesa
La lotta al fleotribo si basa su semplici accorgimenti di tipo agronomico, che consistono nell’eliminazione delle parti colpite in cui l’insetto è presente, nella predisposizione a fine inverno di fascine di residui di potatura (una sorta di esca per attirare il maggior numero di coppie) che saranno bruciate entro la metà di maggio, prima cioè che fuoriesca la nuova generazione di adulti.

OLIVO - ALTRE AVVERSITÀ

IDENTIFICAZIONE - Carie dell’olivo ( Wood decay) div. Basidiomycota fam. Polyporaceae, Fomes spp., Coriolus spp., Polyporus spp.; fam. Stereaceae Stereum spp. 
Note I carpofori di Fomes igniarius sono scuri, legnosi, hanno forma a zoccolo di cavallo, dimensioni di 10-20 cm, sono perenni e ad accrescimento continuo; quelli di Fomes fulvus sono più piccoli, ovali, color grigio-nocciola, sporgenti lungo le branche o nella parte alta del tronco; quelli di Stereum hirsutum sono di pochi cm di grandezza, di forma semicircolare, zonati, sottili, ma coriacei, di colore tra il grigio e il giallo con bordo tendente al rossiccio. 
Difesa Proteggere i tagli di potatura e le ferite con mastici cicatrizzanti contenenti fungicidi a largo spettro d’azione. Disinfettare le ferite con prodotti rameici. Nel caso in cui la carie sia già penetrata nella pianta occorre effettuare slupature, cioè asportazioni del legno cariato, sino a raggiungere i tessuti sani, trattandoli con mastici cicatrizzanti.

IDENTIFICAZIONE - Micosi delle olive ( Olive fruit rot) Camarosporium dalmaticum div. Ascomycota fam. Incertae sedis 
Note La micosi delle olive è causata da un fungo frequentemente associato alla Cecidomia, Prolasioptera berlesiana, parassita oofago della mosca delle olive. Infatti la femmina di questo dittero cecidomide deposita le proprie uova nei fori in cui è avvenuta la ovideposizione di quelle di Bactrocera oleae trasmettendo nel contempo anche l’inoculo di Camarosporium dalmaticum: la larva, che sguscia dopo un solo giorno di incubazione ed è piccola ma ben visibile per il vivo colore aranciato, prima si nutre dell’uovo della mosca olearia, poi del micelio del fungo che si è nel frattempo sviluppato. Il patogeno fungino tuttavia può infettare le drupe anche non veicolato dalla cecidomia, potendo penetrare attraverso lesioni di continuità della superficie dei frutti. Il sintomo esterno della micosi è una tacca depressa su cui si formano piccoli punti neri che sono i picnidi del fungo e da cui vengono liberati i conidi che diffondono l’infezione. Prolasioptera berlesiana compare a giugno e nel corso della stagione si susseguono diverse generazioni. 
Difesa Le drupe colpite perdono valore commerciale o si perdono per cascola. La lotta alla mosca contiene indirettamente anche le infestazioni della cecidomia. 

IDENTIFICAZIONE - Pidocchio nero delle olivee ( Olive thrips) Liothrips oleae ord. Thysanoptera fam. Phloeothripidae 
Note Il liotripide compie tre generazioni all’anno. Passa l’inverno come adulto sull’olivo, rifugiato nelle anfrattuosità della corteccia o in ripari occasionali (es. follicoli svuotati della cocciniglia mezzo grano di pepe, gallerie scavate dal fleotribo), per poi fare la sua sortita in primavera quando si riproduce. Le ovature sono disposte di solito lungo la nervatura mediana delle foglie oppure negli stessi luoghi che sono serviti da svernamento. 
Danni Questo fitomizo attacca i vari organi della fillosfera. Le punture sui fiori ne provocano la colatura, quelle sulle drupe tacche necrotiche con cascola, se i frutti sono giovani, oppure deformazioni, se sono più sviluppati; infine quelle sulle foglie provocano arresto di sviluppo con caratteristiche deformazioni. I danni possono risultare apprezzabili in caso di forte infestazione, consistendo in perdita di prodotto e compromissione dello sviluppo dei germogli. 
Difesa Non sono normalmente previsti interventi diretti di lotta (in caso di necessità si può trattare con insetticida all’inizio della primavera o subito dopo l’allegagione).

IDENTIFICAZIONE - Cocciniglia cotonosa carenata Filippia follicularis, ord. Hemiptera fam. Coccidae
Note Questa cocciniglia sverna come neanide di III età (le neanidi femminili sulla pagina inferiore delle foglie, quelle maschili per lo più nelle screpolature del tronco o anche in altri ripari vicino agli olivi). Con la ripresa vegetativa le neanidi femminili si portano sui rametti dove completano lo sviluppo entro maggio, mentre quelle maschili si costruiscono un follicolo ceroso dove attraversano gli stadi pre-alati per poi sfarfallare a cavallo tra aprile e maggio e andare ad accoppiarsi con le femmine. Dopo un periodo di maturazione di circa 20 giorni, ogni femmina depone mediamente quasi duemila uova nella pagina inferiore delle foglie, soprattutto di quelle nuove. Le neanidi di prima generazione nascono in linea di massima tra metà giugno e la prima decade di luglio; le successive fasi di sviluppo avvengono nel corso dell’estate in modo scalare, ma verso l’ultima decade di ottobre si trovano tutte alla III età e pronte a superare l’inverno.
Danni La cocciniglia cotonosa carenata ha come pianta ospite solo l’olivo. Attacca tendenzialmente piante in condizioni di scarsa illuminazione e areazione.
Difesa I danni arrecati sono generalmente modesti, per cui di norma non vengono adottati provvedimenti di lotta.

IDENTIFICAZIONE - Parlatoria dell’olivo e fruttiferi ( Olive scale) Parlatoria oleae ord. Hemiptera fam. Diaspididae
Note Sverna generalmente come femmina adulta e nel corso della stagione compie 2-3 generazioni con schiusura delle uova in aprile-maggio e luglio. È una specie polifaga che attacca i fruttiferi, la vite e diverse piante ornamentali.
Danni Sull’olivo attacca foglie, rametti e frutti; sulle drupe il punto di insediamento è facilmente riconoscibile dalla presenza di un alone rossastro.
Difesa In caso di forte infestazione si può intervenire contro la generazione estiva impiegando un insetticida chitino-inibitore (buprofezin).

IDENTIFICAZIONE - Cocciniglia tubercoliforme Pollinia pollini ord. Hemiptera fam. Asterolecaniidae
Note Compie una sola generazione nel corso della stagione, che si completa tuttavia nell’anno successivo, ma in alcuni areali e in condizioni ambientali favorevoli può invece svolgerne due. Le femmine, che sono ovovipare, si insediano soprattutto in screpolature e lesioni cicatrizzate della corteccia (i maschi invece vanno su foglioline o germogli) dove depongono, in modo anche intermittente, 30-70 uova a partire dalla primavera per un periodo che può prolungarsi fino a due mesi. Le neanidi sono mobili e migrano alla ricerca di un punto adatto su cui fissarsi, superare l’inverno e completare lo sviluppo l’anno dopo.
Danno Questa cocciniglia, in rapporto alla sua biologia, risulta più presente su oliveti di areali soggetti a eventi meteorici (grandinate, gelate) in grado di provocare lesioni alle piante.
Difesa I danni consistono in sottrazione di elementi nutritivi, disseccamenti rameali, imbrattamenti da melata e fumaggini. La difesa consiste nell’eliminazione dei rami infestati (è preferibile successivamente trattare con rameici per impedire l’insorgenza di malattie crittogamiche); la lotta diretta va indirizzata contro le neanidi impiegando olio minerale.

IDENTIFICAZIONE - Ecofillembio dell’olivo ( Small olive leaf miner) Metriochroa latifoliella ord. Lepidoptera fam. Gracillariidae
Note L’ecofillembio compie due generazioni all’anno. Gli adulti compaiono in primavera-estate con un massimo di presenze tra aprile e maggio al sud e tra giugno e luglio al nord. Le femmine fecondate depongono le uova isolatamente sulla pagina inferiore delle foglie. L’incubazione dura 10-12 giorni e la larva neonata scava una galleria nel mesofillo diretta verso l’apice della foglia per poi tornare indietro; infine si incrisalida quasi completamente fuori dall’epidermide. Sulle larve dell’ecofillembio si sviluppa l’Imenottero Eulofide Pnigalio agraules, un efficace parassitoide della mosca olearia nell’area mediterranea.
Danni e difesa I danni, consistenti in mine fogliari, sono molto limitati per cui non sono giustificati provvedimenti di lotta.

IDENTIFICAZIONE - Rinchite o punteruolo dell’olivo Rhynchites cribripennis ord. Coleoptera fam. Attelabidae
Note Sverna come adulto in diapausa nella sua cella pupale da cui fuoriesce in primavera. Il rinchite è presente sull’olivo per tutta la primavera fino a tutto luglio. Si alimenta sforacchiando le foglie e i bottoni fiorali. Dopo l’accoppiamento le femmine producono un foro sulle drupe fino al nòcciolo e vi introducono un uovo dal quale nasce una larva che si nutrirà della mandorla. La larva abbondona l’oliva dopo che essa è caduta al suolo per interrarsi a qualche cm di profondità e impuparsi.
Danni Il fitofago è presente soprattutto nella parte peninsulare dell’Italia. I danni sono generalmente limitati. Le olive colpite, se giovani, si raggrinzano e poi cadono al suolo; se più mature rimangono invece attaccate alla pianta.
Difesa Non sono previsti normalmente interventi di lotta; l’eventuale trattamento insetticida contro la tignola vale anche per contenere il rinchite.

IDENTIFICAZIONE - Ilesino dell’olivo ( Bark beetle) Hylesinus oleiperda ord. Coleoptera fam. Scolytidae
Note In Italia svolge una sola generazione all’anno. Gli adulti compaiono tra fine aprile e prima metà di maggio e, dopo aver svernato come larve all’interno delle gallerie prodotte entro i rami, iniziano a scavare gallerie di nutrizione nel legno partendo dall’ascella di rami e foglie. Le femmine fecondate scavano nei rami una galleria a due bracci, ognuno lungo un paio di cm, da cui si diramano gallerie larvali molto più lunghe e sottili che terminano con una cella pupale.
Note Le gallerie di prolificazione minano l’alburno e quelle pupali anche il legno.
Difesa La difesa consiste essenzialmente nell’asportazione e nella bruciatura dei rami infestati.

IDENTIFICAZIONE - Oziorrinco ( Olive weevil) Otiorrhynchus cribricollis ord. Coleoptera fam. Curculionidae
Note Cap. 8 - Agrumi
Danni e difesa Un buon sistema di lotta, impiegato in particolare in produzione biologica, consiste nell’applicazione di colla o fasce collate sul tronco in modo da impedire la risalita dell’insetto; attualmente sono disponibili anche fasce di fibra sintetica che sono una evoluzione di quelle cosparse di colla e risultano più pratiche ed efficaci.

Difesa delle colture
Difesa delle colture
PARTE APPLICATIVA