Olivo: batteriosi

Complesso del disseccamento rapido dell’olivo

Agente causale
Xylella fastidiosa
Classificazione
div. Proteobacteria
fam. Xanthomonadaceae

Sintomatologia
I primi sintomi della malattia consistono nella c.d. bruscatura fogliare, cioè disseccamenti dell’apice e dei margini delle foglie, riscontrabili inizialmente in singoli rami [ 3a ], poi distribuiti più o meno estesamente su tutta la fillosfera [ 3b ]; i rami delle parti colpite mostrano in sezione un imbrunimento dei tessuti legnosi [ 3c ]. Il quadro sintomatologico della malattia del complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) è dovuto al concorso di più agenti: oltre a X. fastidiosa sono implicati il rodilegno giallo e diversi funghi lignicoli vascolari. 
Piante ospiti e distribuzione
L’agente causale è presente in quattro sub-specie che mostrano spesso una specificità verso l’ospite: in California su olivo è stata riscontata la sub-specie multiplex, mentre in Puglia la pauca; il ceppo di tale sottospecie è stato ritrovato in Costarica da dove si suppone sia stata trasferita in Europa attraverso l’importazione di piante sensibili. Complessivamente, questo tipo di avversità interessa più di 150 specie botaniche in ampie aree, soprattutto del continente americano [ 4 ], e parecchie piante di interesse agrario oltre all’olivo, come la vite, gli agrumi, il pesco, il mandorlo, il caffè. In Italia la malattia è stata segnalata nel 2013 in provincia di Lecce. X. fastidiosa è incluso tra gli organismi da quarantena nella lista da A1 della EPPO.


4 Mappa della distribuzione di X. fastidiosa, aggiornata al 2013, tratta dal sito della EPPO.

Biologia ed epidemiologia
Il patogeno è un batterio aerobico che si moltiplica all’interno dei vasi xilematici. Si ha motivo di supporre che esso abbia il suo massimo sviluppo a una temperatura compresa tra 25 °C e 32 °C, mentre la malattia si arresta sotto i 15 °C circa e sopra i 32 °C. La colonizzazione e l’ostruzione dei vasi conduttori sarebbero in parte responsabili della comparsa dei sintomi. X. fastidiosa è in grado di muoversi anche verso il basso, e in effetti è stato trovato anche nelle radici delle piante ospiti. La diffusione del patogeno può avvenire con il materiale vegetale di propagazione, ma in natura è veicolato da insetti che si nutrono della linfa dei vasi xilematici, in particolare da insetti dell’ordine dei Rincoti delle famiglie Cicadellidae e Aphrophoridae (comunemente chiamate, rispettivamente, “cicaline” e “sputacchine”) [ 5 ]; si tratta di una trasmissione di tipo persistente, ma rapida in quanto non c’è nell’insetto vettore un periodo di latenza; con la muta gli insetti perdono la capacita di trasmettere l’infezione. La malattia ha un periodo di incubazione molto lungo e può rimanere anche asintomatica. 
Danni
Il complesso del disseccamento rapido dell’olivo è malattia di per se stessa pericolosa in quanto può portare a morte la pianta affetta in un breve lasso di tempo, ma ad aggravare il quadro della situazione concorrono il fatto che l’olivicoltura ricopre in Italia una vastissima area [ 6 ] e la considerazione che avvengono numerosi scambi di materiali di propagazione tra i coltivatori; inoltre esiste un concreto pericolo che nel lungo termine la malattia possa insediarsi su specie spontanee e da qui trasferirsi sulle colture agrarie (si segnala che la subspecie X. fastidiosa subsp. fastidiosa è responsabile della malattia del Pierce della vite). La particolare virulenza della malattia riscontrata nel salentino è da mettere in relazione a un concorso di fattori favorenti: minori attenzioni agronomiche dovute alla frammentarietà degli impianti non di rado in stato di semi-abbandono, andamento climatico che, unitamente al ridotto impiego di insetticidi, ha incrementato le popolazioni di insetti vettori del batterio. 
Difesa
Il controllo della malattia si basa su: misure di eradicazione nelle aree infettate e monitoraggio delle specie spontanee che possono fungere da ospiti del patogeno; provvedimenti di natura agronomica tendenti a ottenere piante in buon stato vegetativo, evitando in particolare che vadano incontro a stress idrico; contenimento delle popolazioni degli insetti vettori per mezzo di trattamenti con insetticidi chimici (soprattutto sistemici quali i neonicotinoidi) o molecole di origine naturali oppure con sostanze repellenti quali il caolino.

5 Cicadella viridis (a) è una delle cicaline che possono trasmettere il batterio. In Puglia sono state identificate come vettori, in particolare, Philaenus spumarius (b), anche Neophilaenus campestris ed Euscelis lineolatus. (c) “Sputacchina” dovuta all’attività di Philaenus spumarius.


6 Un appezzamento di olivi con i segni del CoDiRO: questa immagine è emblematica della grande pericolosità della malattia.

Rogna dell’olivo (Olive knot)

Agente causale
Pseudomonas syringae subsp. savastanoi
Classificazione
div. Proteobacteria
fam. Pseudomonadaceae

Sintomatologia
I sintomi di questa batteriosi sono dati da escrescenze che si sviluppano generalmente sui rami, raramente su foglie e peduncoli, frutti o radici; all’inizio sono piccole, lisce e grigio-verdastre, poi si accrescono diventando grosse quanto una noce, prendono un colore marrone chiaro e infine si screpolano. Sui frutti il battere provoca tacche scure attorno alle lenticelle di 0,5-2,5 mm di diametro. 
Piante ospiti e distribuzione
Infetta altre specie legnose, tra cui l’oleandro che appartiene alla stessa famiglia botanica dell’olivo. È presente in quasi tutte le aree olivicole italiane.

Diagnostica
La diagnosi è visiva. I batteri si trovano essenzialmente all’interno delle formazioni tumorali: all’osservazione microscopica essi hanno forma di bastoncelli muniti di flagelli polari. 
Biologia ed epidemiologia
Il microrganismo penetra nella piante attraverso ferite e lesioni (ad es. provocate da grandine, gelate, fitofagi e pratiche colturali quali l’abbacchiatura e la potatura): esso tuttavia ha necessità di presenza di acqua come mezzo liquido in cui muoversi. Una volta entrato, è in grado di spostarsi all’interno della pianta con la corrente linfatica diffondendosi così sistemicamente e generando tumori lontani dal punto di ingresso. L’attività patogenetica del battere è dovuta a metaboliti analoghi agli ormoni vegetali (auxine e citochinine) che inducono la trasformazione tumorale delle cellule della zona del cambio. Il periodo di incubazione di questa malattia è molto variabile in rapporto alle condizioni ambientali (l’optimum è dato da elevata umidità e temperatura attorno ai 25-30 °C) e può richiedere anche mesi. 
Danni
I rami fortemente coperti da tumori diventano deboli o finiscono per disseccare. L’infezione, se grave, indebolisce e fa deperire la pianta, con conseguenti effetti negativi sulla fioritura e sulla maturazione delle olive. La rogna è più frequente negli ambienti soggetti a freddi intensi, che provocano microferite, e negli uliveti dove si raccoglie con la battitura dei rami.
Difesa
La batteriosi non è curabile, una volta che si è instaurata sulla pianta; occorre pertanto mettere in atto le misure necessarie per prevenire l’infezione. Sono utili tutti gli accorgimenti diretti a ridurre l’inoculo (asportazione e bruciatura delle parti colpite) e ad evitare la diffusione accidentale del patogeno (disinfezione con sali di ammonio quaternario o ipoclorito di sodio degli attrezzi di potatura, quanto meno nel passaggio da una pianta ammalata a una sana). Il rame, pur non essendo un battericida, svolge un’azione batteriostatica e di contenimento dell’infezione; pertanto sono opportuni trattamenti con rameici dopo grandinate e abbacchiatura (ove non si disponga di altri sistemi di raccolta).

Olivo: malattie fungine

Cicloconio o occhio di pavone ( Peacock leaf spot)

Agente causale
Spilocaea oleaginea
Classificazione
div. Ascomycota
fam. Venturiaceae

N.B. Spilocaea oleaginea è in forma anamorfica, ma attribuibile a una indeterminata specie di ascomicete del gen. Venturia. La classificazione precedente fra i Funghi Mitosporici (ex Cycloconium oleaginum cl. Deuteromycetes ord. Hyphales fam. Dematiaceae) è stata rivista grazie ad analisi comparative, basate sulle sequenze di acidi nucleici, che hanno consentito di determinare l’appartenenza del fungo agli Ascomycota cl. Dothideomycetes gen. Venturia.

Sintomatologia
I sintomi appaiono principalmente sulla pagina superiore delle foglie, sotto forma di macchie che inizialmente sono brune e tondeggianti, poi si allargano: in questo stadio hanno una parte interna clorotica e un alone di colore generalmente scuro di tonalità cangiante dal giallastro al verde scuro fino al rosso-violaceo, assumendo così un aspetto che ricorda i disegni a occhio della coda del pavone (per questo motivo la malattia è anche denominata “occhio di pavone”). Possono comparire maculature sui rametti e sulla nervatura centrale nella pagina inferiore della foglia, anche se meno visibili. Sulle drupe difficilmente compaiono sintomi, che nel caso consistono in piccole macchie irregolari leggermente infossate, mentre sui peduncoli è possibile riscontrare più facilmente macchie brune, talora avvolgenti il peduncolo stesso. 
Piante ospiti e distribuzione
Spilocaea oleaginea è patogeno biotrofo obbligato dell’olivo; possono essere infettate altre specie del genere Olea. Forme speciali del patogeno sono state segnalate su un paio di altre piante (es. leccio). Questa fitopatia è presente in tutte le aree olivicole italiane, con minor incidenza nelle regioni meridionali.

Diagnostica
La diagnosi del cicloconio è macroscopica e assai agevole per la caratteristica sintomatologia fogliare. È possibile una diagnosi precoce in assenza di sintomi manifesti immergendo le foglie in una soluzione di NaOH o di KOH al 5% per 2-3 minuti (a temperatura ambiente se foglioline giovani, a 50-60 °C se foglie di un anno): in trasparenza si evidenziano piccole macchie scure. Esaminando al microscopio le fruttifi cazioni del fungo che si differenziano sulla pagina superiore della foglia, si osservano conidi piriformi, bruni, provvisti di un setto trasversale, misuranti 14-27 x 9-15 μm.
Biologia ed epidemiologia
Il rapporto tra fungo e ospite è di tipo epifi tico in quanto il micelio del patogeno forma colonie sullo strato esterno dell’epidermide fogliare appena sotto la cuticola, utilizzando le cere e la cutina presenti appunto sullo strato superfi ciale delle foglie. Dal micelio si originano conidiofori liberi che erompono sopra la cuticola liberando conidi bicellulari. Presenta di norma due cicli infettivi legati a condizioni di tempo mite e umido, quali si hanno tipicamente in autunno e in primavera. In condizioni favorevoli il periodo di incubazione è di 2-3 settimane. L’intervallo termico di sviluppo dell’infezione è compreso tra 5-10 °C e 35 °C; per la germinazione dei conidi occorre forte umidità e un elevato numero di ore di bagnatura delle foglie, e la loro disseminazione è favorita essenzialmente dalle piogge. Il patogeno può mantenersi vitale nel corso di tutto l’anno sugli olivi stessi e inoltre si conserva sulle foglie cadute. 
Danni
Il patogeno si manifesta con più intensità nei sesti di impianto troppo fitti, nelle parti basse della pianta e in ulivi con chiome folte che trattengono umidità. La malattia interferisce con l’attività fotosintetica e spesso porta alla caduta delle foglie: se ciò avviene prima della differenziazione delle gemme a fiore si può avere una sensibile riduzione della produzione. La defogliazione è intensa soprattutto in estate, quando la pianta fisiologicamente tende già a eliminare le foglie più vecchie. 
Difesa
Per il controllo del patogeno ci si avvale degli accorgimenti agronomici atti a ridurre le condizioni favorevoli all’insediarsi della malattia (sesti di impianto adeguati, potatura annuale in modo da mantenere sempre arieggiata la chioma, evitare il ricorso a irrigazione sovrachioma). La difesa chimica si basa elettivamente su anticrittogamici rameici (in alternativa: dodina). Per effetto del rame infatti si ha caduta selettiva delle foglie infette che tuttavia non conservano un inoculo efficace: si ritiene che la filloptosi sia dovuta a un’azione fitotossica del rame stesso che penetra all’interno delle foglie attraverso le lesioni prodotte dall’attività di sporificazione del fungo. Il posizionamento più efficace del trattamento con rameici è comunque alla ripresa vegetativa allo scopo di eradicare, per quanto possibile, l’inoculo e prevenire l’infezione; nel corso dell’estate è utile monitorare l’andamento della malattia nelle aree a rischio mediante la diagnosi precoce e, laddove siano state evidenziate infezioni latenti, è consigliabile un secondo trattamento a fine estate alla comparsa delle primissime macchie, specie se le condizioni climatiche siano favorevoli allo sviluppo della malattia.

Cercosporiosi o piombatura dell’olivo ( Olive cercosporiosis)

Agente causale
Mycocentrospora cladosporioides (anamorfo)
Classificazione
div. Ascomycota
fam. Incertae sedis

N.B. Mycocentrospora cladosporioides (anamorfo). La classificazione precedente fra i funghi Funghi Mitosporici (ex Cercospora cladosporioides cl. Deuteromycetes ord. Hyphales fam. Scolecosporaceae) è stata rivista grazie a studi basati sulla sequenza del DNA e su aspetti di biologia molecolare che hanno evidenziato l’affinità filogenetica di questo genere di funghi anamorfici al genere Mycosphaerella degli Ascomycota (corrispettivo del teleomorfo).

Diagnostica
La diagnosi macroscopica della cercosporiosi è normalmente sufficiente. L’esame microscopico delle fruttificazioni fungine che erompono dal di sotto della foglia mette in evidenza conidi di forma allungata, misuranti 50 x 4,5 μm, provvisti di 2-7 setti. 
Biologia ed epidemiologia
Il patogeno si conserva per molto tempo sia sulle foglie pendenti (quando esse cadono il fungo ha già originato nuovi elementi di diffusione) sia come saprofita su quelle cadute; produce, inoltre, nei periodi climatici sfavorevoli alla propria attività, propaguli di resistenza in forma di sclerozi. La diffusione dell’infezione si realizza tramite i conidi che, trasportati da vento e pioggia, penetrano nelle foglie attraverso gli stomi e originano ife che invadono il tessuto lacunoso; il patogeno evade poi con fascetti di conidiofori sulla stessa pagina inferiore della foglia. Il periodo più favorevole allo sviluppo della malattia è il tardo autunno. 
Danni
Le foglie colpite finiscono per cadere. Il danno diretto è dato dalla compromissione della funzionalità delle foglie e, specie se ciò è accompagnato da intensa defogliazione, si hanno ripercussioni su sviluppo e produttività. 
Difesa
Per il controllo di questa fitopatia valgono i criteri indicati per il cicloconio; i trattamenti con rameici effettuati per prevenire tale malattia valgono anche come misura profilattica contro la cercosporiosi.

Verticilliosi dell’olivo ( Verticillium wilt)

Agente causale
Verticillium dahliae
Classificazione
div. Ascomycota
fam. Plectosphaerellaceae

Sintomatologia
Sulle piante adulte la malattia provoca parziale deperimento e disseccamento della chioma, partendo dalle parti più alte o esterne, accompagnati talvolta da filloptosi. Sulle giovani piante i sintomi si manifestano a inizio primavera con ingiallimenti e disseccamenti di rametti, poi l’evoluzione della malattia può provocare un deperimento delle branche con emissione di polloni in giugno-luglio. Le foglie dei getti apicali assumono una colorazione bronzea e tendono a ripiegarsi a doccia; inoltre, in rapporto a fattori ambientali che condizionano l’attività del patogeno, possono seccare quasi di colpo restando però attaccate. Nei rami interessati dall’infezione, specie se questa è in fase avanzata, è possibile osservare imbrunimenti sottocorticali. 
Piante ospiti e distribuzione
I funghi fitopatogeni del genere Verticillium, tra cui V. dahliae, sono agenti di tracheomicosi e parassiti polifagi anche su altre specie vegetali. In Italia la malattia è stata segnalata per la prima volta nel 1946. Nelle regioni meridionali è la prima causa di morte delle piante nei giovani impianti olivicoli.

Diagnostica
La conferma della presenza del patogeno della verticilliosi può essere effettuata con esami di laboratorio mediante isolamento da campioni (il patogeno cresce molto bene in coltura artificiale). 
Biologia ed epidemiologia
Il fungo è in grado di sopravvivere nel terreno anche per 10-15 anni. Penetra nelle radici della pianta attraverso lesioni (provocate meccanicamente oppure da insetti o nematodi); si ritiene possibile anche una penetrazione attraverso i tagli di potatura. L’infezione può decorrere in modo acuto (nel qual caso si produce la sintomatologia descritta sopra per le giovani piante) oppure in modo cronico (nel qual caso i sintomi sono meno appariscenti e gli ingiallimenti e i disseccamenti sono progressivi nel tempo). Lo sviluppo della malattia è favorito da temperature relativamente miti e si arresta a temperature sopra ai 29-30 °C, per cui nel corso dell’estate essa regredisce per poi riprendere nella primavera successiva. 
Danni
Nelle piante giovani la malattia compromette l’intero sistema di impalcatura della pianta a causa della perdita dell’estremità delle branche in formazione, fi no alla morte dell’olivo stesso che avviene nel giro di 1-3 anni. Le piante più vecchie resistono meglio, sia pure con disseccamenti parziali e riduzione dello sviluppo vegetativo. 
Difesa
Il controllo della malattia viene realizzato impiegando materiale sano (esistono peraltro disposizioni legislative a tutela della commercializzazione dei materiali di moltiplicazione sani), evitando consociazioni con coltivazioni che possono fungere da ospite del patogeno (es. ortive quali pomodoro, patata, peperone, melanzana), cercando di bonificare il terreno prima di reimpianti (es. tramite la solarizzazione). Le piante ammalate possono essere in parte curate mediante asportazione delle parti infette seguita da disinfezione con anticrittogamici autorizzati; possono essere utili anche interventi di disinfestazione (fumigazioni) e solarizzazione del terreno di impianto. Sono stati sperimentati anche interventi in endoterapia [ 14 ]. Sono state effettuate inoltre prove di lotta chimica con fungicidi attivatori delle difese naturali della pianta (fosetil-Al), che producono qualche risultato nei giovani impianti, ma comportano alti costi; un ulteriore settore di ricerche, che sta fornendo indicazioni interessanti per il contenimento del patogeno, riguarda l’impiego di compost repressivi.

14 Nelle esperienze di interventi fitoiatrici in endoterapia contro la verticilliosi dell’olivo (a, b, c) viene impiegata la tecnica di iniezione alle branche per assorbimento fisiologico con impiego di siringhe di uso veterinario (fonte: Atti convegno COM. SI. OL. 2008).

Lebbra delle olive ( Olive anthracnose)

Agente causale
Colletotrichum gloeosporioides (forma anamorfica di Glomerella cingulata)
Classificazione
div. Ascomycota
fam. Glomerellaceae

Sintomatologia
I primi sintomi sono rappresentati da macchie tonde, molli e approfondite sui frutti. Le lesioni possono poi allargarsi fino a 50 mm di diametro, assumendo una colorazione mattone. Si manifesta solitamente in autunno, in occasione delle piogge stagionali. Colpisce soprattutto i frutti in fase di maturazione con cascola precoce e problematiche alla trasformazione, acidità e torpidità dell’olio. Possono essere interessate anche le foglie, con macchie giallastre che evolvono verso il marrone. 
Piante ospiti e distribuzione 
Infetta un’ampia varietà di ospiti, tra cui agrumi e piante da frutto tropicali come l’avocado e la papaya. È un patogeno cosmopolita.

Diagnostica
La diagnosi della lebbra è visiva. Sulle parti colpite si possono differenziare le fruttificazioni conidiche del patogeno: i conidi sono unicellulari, ialini, di forma ovoidale/oblunga, leggermente incurvati, misuranti 15-24 x 4-6 μm. 
Biologia ed epidemiologia
Il fungo è un parassita facoltativo, in grado di infettare i frutticini ancora verdi e intatti: i suoi conidi, infatti, germinando producono appressori tramite i quali il patogeno si fissa sulla superficie del frutto, penetra nella cuticola per azione enzimatica e quindi origina ife che rimangono quiescenti nella zona sottocuticolare; quando la drupa ma tura, per ragioni non ancora note, il fungo riprende a crescere con manifestazione dei sintomi. Pro duce masse di conidi di color rosa salmone organizzati in acervuli e agglutinati in una massa viscosa. Le condizioni favorenti lo sviluppo della malattia sono temperatura relativamente alta (intervallo 18-25 °C) ed elevata umidità, mentre per la germinazione dei conidi occorre un’umidità relativa non inferiore al 97%. La diffusione si realizza tramite il vento e la pioggia.
Danni
Consistono nella perdita per cascola dei frutti, incommerciabilità o cattiva qualità delle drupe, in quanto l’olio che si ricava da partite di olive colpite dalla lebbra presenta problemi di acidità e torbidità. Il patogeno può anche attaccare i rametti che seccano e perdono le foglie. 
Difesa
Non sono normalmente programmati trattamenti con agrofarmaci. In caso di condizioni favorevoli alla malattia si può intervenire con un paio di trattamenti con rameici, il primo dei quali posizionato alla fase fenologica della invaiatura. Sono utili tutti quegli accorgimenti agronomici atti a evitare ristagni di umidità e accumulo dell’inoculo (sfoltimenti della chioma, drenaggio, eliminazione delle drupe e parti infette).

Difesa delle colture
Difesa delle colture
PARTE APPLICATIVA