Introduzione

Anche l’olivo [ 1 ], così come la vite, è una pianta tipica dell’area mediterranea [ 2 ], poi estesa o esportata anche in altre aree e continenti del globo; la sua coltivazione non presenta problematiche fitosanitarie complesse e la maggior parte delle potenziali avversità è controllabile semplicemente con l’attuazione di corrette pratiche di gestione agronomica. Tuttavia, almeno tre di esse, il cicloconio o occhio di pavone (di natura fungina), la tignola (un lepidottero dannoso allo stadio di larva) e soprattutto la mosca olearia, richiedono molta attenzione e quasi sempre l’adozione di strategie di difesa con impiego di mezzi chimici e/o biotecnologici. Tali problematiche sono praticamente presenti in tutte le aree di coltivazione dell’olivo, sia pure con incidenza più o meno accentuata. Sta attualmente destando crescente preoccupazione, specie in alcune regioni, la verticilliosi, provocata da un fungo, che si manifesta soprattutto sugli olivi di impianti giovani. Tra le avversità di secondo piano, segnalate in generale in tutta Italia, ci sono la rogna, dovuta a un battere, diverse specie di cocciniglie, tra le quali in particolare quella conosciuta come mezzo grano di pepe, la margaronia (un altro lepidottero dannoso come larva). La cercosporiosi, o piombatura, e la lebbra sono malattie fungine non particolarmente pericolose ma abbastanza frequenti, specie in certe aree caratterizzate da favorevoli condizioni pedoclimatiche per il loro sviluppo. In questo contesto introduttivo accenniamo solo alla fumaggine, che non è una vera e propria malattia, ma un’avversità dovuta a funghi saprofiti che si instaurano sulle foglie, coprendole con una patina nerastra e interferendo in tal modo con la loro attività funzionale (tutto ciò è provocato da attacchi di parassiti dotati di apparato boccale pungente-succhiante e sull’olivo, in particolare, da infestazioni di cocciniglie). La carie, o lupa, è una malattia fungina che tende a insediarsi nelle piante vecchie provocando il lento ma progressivo disfacimento del legno; contro di essa non sono possibili provvedimenti specifici di lotta, ma può essere contenuta con la slupatura, un intervento di dendrochirurgia (accenneremo a questa tecnica e alle malattie del legno nella sezione dedicata al Verde paesaggistico e alla Selvicoltura).


1 Portamento alberato cespitoso di olivo selvatico (a) ( Olea oleaster fam. Oleaceae), che è il precursore della pianta coltivata ( Olea sativa) in tutte le sue diversificazioni varietali, da olio e da mensa. Tronco e corteccia (b) (oleaster) caratteristici di giovane esemplare; negli esemplari secolari (c) (Olea sativa) il tronco, con l’età, diventa bitorzoluto e col passare del tempo si spacca e si fessura. I fiori sono ermafroditi, bianchi e piccoli (d) (oleaster), e sono composti da cinque petali bianchi e cinque stami con antere gialle (e) (sativa). Il frutto è una bacca, ovale, (f) (oleaster) inizialmente verde poi, in seguito alla maturazione, vira dal marrone chiaro al blu violaceo-nerastro. La resa in olio, per le varietà coltivate, si aggira indicativamente intorno al 20% del suo peso.

Difesa delle colture
Difesa delle colture
PARTE APPLICATIVA