BIOLOGIA APPLICATA E BIOTECNOLOGIE AGRARIE


La confusione sessuale per il controllo dei fìtofagi in frutticoltura

Tra le tecniche di controllo dei fìtofagi dei fruttiferi, in particolare dei lepidotteri con larva carpofaga, hanno avuto successo e sono in costante crescita applicativa (in termini di ettari di frutteto interessati, anche in Italia) quelle basate sulla manipolazione dei rapporti intraspecifìci: poiché lo stadio dannoso dei succitati fìtofagi è rappresentato dalla larva, la manipolazione è diretta verso i meccanismi di precopula mediante impiego ad arte dei feromoni sessuali allo scopo di interferire e impedire il più possibile l’accoppiamento e dunque la conseguente deposizione di uova.
I feromoni sono molecole volatili che possono essere percepite anche a grandi distanze e si inquadrano più in generale nei segnali semiochimici, ossia sostanze che fungono da messaggeri del linguaggio intraspecifìco olfattivo degli insetti. Tali potenti segnali hanno interazioni complesse e multiple: quelli che regolano la ricerca del partner sono denominati feromoni sessuali e in generale sono rilasciati dalla femmina.


Schema teorico delle tattiche di interferenza nei meccanismi di accoppiamento e tecniche applicative (da S. Maini, ridisegnato). L’orientamento lontano dalla coltura con feromone sessuale è fattibile solo se i maschi sfarfallano prima delle femmine (fenomeno detto proterandria), ma il metodo non ha avuto seguito concreto. Il mass trapping e l’attract and kill sono tecniche ben collaudate, ma nella pratica fi toiatrica sono per lo più realizzate in combinazione (o solo) con attrattivi di tipo diverso da quello sessuale.

Complessivamente la strategia della manipolazione dei meccanismi di accoppiamento può essere realizzata mediante:
- tattiche di disorientamento non competitivo;
-  tattiche di orientamento evasivo facendo dirigere gli insetti lontano dalla coltura oppure catturandoli 0 sterilizzandoli in massa 0 ancora orientandoli verso falsi partner.


Nella confusione non competitiva i maschi vengono in pratica inondati di feromone tanto da renderli inabili a cogliere e rispondere a quello realmente emesso dalle femmine vergini, fino all’esaurimento della capacità di ricerca. Nella confusione competitiva invece il maschio viene continuamente distratto da falsi richiami che rendono statisticamente ben poco probàbile l’intercettazione della vera traccia (fonte : prof. Larry A. Hull Penn State University).

In frutticoltura le modalità applicative dei feromoni sessuali sono:
- la confusione sessuale, in inglese matìng disruption, che si fonda sul criterio di mascherare la presenza della femmina mediante saturazione dell’ambiente con feromone femminile;
- la distrazione (disorientamento) sessuale, in inglese false trail following, tende a creare una moltitudine di sorgenti di richiamo sessuale, in pratica di false femmine, in modo che il maschio sia disorientato da una esagerata quantità di segnali artificiali e quindi intercetterà solo casualmente quello effettivamente emesso da una vera femmina.

La confusione sessuale classica viene realizzata diffondendo molto feromone per mezzo di dispenser (fino a 1000 per ettaro). I feromoni sessuali dei lepidotteri sono generalmente molecole di 1218 atomi di carbonio appartenenti alle famiglie chimiche di aldeidi, esteri e alcoli: quelli di sintesi si sono dimostrati per certi aspetti anche più validi di quelli naturali. I feromoni sintetici sono contenuti in diffusori con carica e tempi di rilascio normalmente sufficienti per una stagione: quelli in commercio hanno fogge varie. Il metodo della confusione sessuale funziona bene se la pressione del litofago non è molto alta, se è applicato a superfìci non inferiori a 23 ettari e se l’appezzamento ha forma tendenzialmente squadrata ed è posto in piano. I diffusori vanno collocati nel frutteto prima delhinizio dei voli del litofago. È importante monitorare la presenza del litofago sia per mezzo di trappole al feromone (le trappole non devono catturare) sia con controlli diretti atti a verificare segni di attacco tenendo presente che i movimenti dei lepidotteri litofagi avvengono tendenzialmente nella direzione dei venti dominanti.



(a) Diffusore in forma di blister ad ampolle Basf RAK 3. (b) Erogatore a membrana Suterra/Agrisense CHECKMATE). (c) Diffusore “puffer”, una nuova tecnologia costituita da un dispositivo elettro meccanico programmabile usato per l’applicazione di feromone in formulazione aerosol contenuto in bomboletta. (d) Diffusore ShinEtsu mod. ISONET formato da due microcapillari, contenenti il feromone, con un’asola tra le due parti che consente di inforcarlo sui rametti.



I movimenti della carpocapsa possono avvenire in tutte le direzioni, ma preferibilmente a favore del vento. La maggior parte delle femmine che infesteranno il frutteto si trova, in generale, a distanze inferiori ai 30 metri e solo poche si muovono da più lontano. Se il fitofago non è già presente all’interno del frutteto, le prime piante soggette all’attacco sono quelle limitrofe a eventuali sorgenti di infestazione.

Si può avere un effettobordo, ossia zone maggiormente soggette ad attacco, per cui è consigliabile integrare la difesa con trattamenti insetticidi sulle piante di perimetro e anche sulla vegetazione circostante alla superfìcie coltivata, oppure aumentare il numero degli erogatori all'interno del frutteto. La distrazione (o disorientamento sessuale) è definito come disorientamento competitivo nel senso che vengono immesse nell'ambiente false superfemmine in forma di diffusori del feromone sessuale femminile per competere con le vere femmine nell'allettamento odoroso nei confronti dei maschi. Questa tecnica è applicabile in appezzamenti anche di un solo ettaro, posti in zone orograficamente diffìcili. Il numero dei dispenser necessari è molto più alto (20004000 per ettaro), ma con emissione più ridotta rispetto alla tecnica della confusione classica in quanto si tratta di creare una grande moltitudine di femmine artificiali sparse in tutto il frutteto. I diffusori in commercio hanno una durata variabile, ma comunque si esauriscono entro 4060 giorni, per cui può essere necessario sostituirli nel corso della stagione. Anche in questa tecnica, per verificare l'efficacia del sistema, si piazzano trappole di monitoraggio che non devono catturare; a causa del limitato periodo di erogazione dei diffusori di disorientamento, questo tipo di controllo è importante al fine di sostituirli quando le trappole di monitoraggio incominciano a catturare (cioè gli erogatori di disorientamento si stanno esaurendo).
Il disorientamento sessuale si presta bene a essere inserito in una strategia di difesa integrata che prevede, ma riduce, l'impiego di insetticidi a una o due applicazioni allo scopo di abbattere la popolazione iniziale del fìtofago. Il disorientamento può essere effettuato, oltre che con i dispenser, con feromoni microincapsulati da distribuire in soluzione acquosa come i tradizionali agrofarmaci, ma limitando l'irrorazione a una parte della vegetazione (es. criterio ARM = Alternate Row Middle, col significato di passare nel mezzo delle file in modo alternato, tecnica cioè che prevede l'irrorazione di un solo lato delle file).


Modelli ECODIAN della Sumitomo: sono fatti di materiale rigido biodegradabile, a forma di manico di ombrello per poter essere appesi (l'astina dritta è un microcapillare contenente un feromone); il different ecolore serve per riferimento per il feromone relativo alla specie di insetto da controllare.



Schema che mette a confronto, evidenziando il percorso della macchina irroratrice, la differenza fra l'irrorazione sull'intera chioma degli alberi da frutta (usuale nei trattamenti antiparassitari) e la tecnica ARM.

Biotecnologie nella difesa del verde urbano

La difesa delle alberate e del verde urbano richiede un approccio assai diverso da quello necessario per le colture agricole, per l'immediata evidenza che:
-  si opera in ambiente pubblico, con conseguenti problematiche di ordine sanitario e di fattibilità pratica;
-  non si opera su una coltura omogenea, ma spesso su singoli o un limitato numero di esempla
generalmente ampie;
-  frequentemente le specie vegetali che necessitano di provvedimenti sono alberi anche di grandi dimensioni, con tutte le difficoltà che questo fatto comporta per gli interventi fìtosanitari.
Va inoltre considerato che:
-  l’ambiente urbano ha un proprio microclima ed è soggetto a emissioni di gas di scarico, polveri e altri inquinanti, soprattutto atmosferici;
-  le piante vengono abitualmente potate e le aree verdi sottoposte a svariati interventi manutentivi;
-  gli eventuali parassiti presenti sono da valutarsi anche in rapporto al fastidio per la popolazione;
-  patogeni e litofagi stabiliscono equilibri particolari in rapporto alla peculiarità dell’ambiente.
Gli interventi fìtosanitari in ambito urbano sono in generale disciplinati da Regolamenti Comunali, che tengono anche conto di decreti ministeriali di lotta obbligatoria (es. cancro colorato del platano) e tendono a:
-    privilegiare criteri di tipo preventivo;
-    introdurre forme di lotta biologica;
-    impiegare prodotti a bassanulla tossicità per l’uomo, la fauna e la flora;
-    suggerire tecniche che comportino una ridotta dispersione di prodotti fìtosanitari come l’endoterapia;
-    richiedere l’uso di attrezzatura adeguata allo specifico ambiente urbano.


Nel rispetto delle norme ministeriali di lotta obbligatoria (e del Regolamento del Verde Pubblico e Privato della Città di Torino dove è stata scattata questa foto), l’abbattimento di platani affetti da cancro colorato ha richiesto l’individuazione del periodo più adatto, la chiusura del traffico, la copertura del manto stradale con teli per raccogliere e asportare la segatura per l’opportuno smaltimento in sicurezza, l’impiego di specifici fungicidi per impedire la diffusione dell’infezione (cortesia SFRPiemonte).


L’immagine mostra la differenza tra un ippocastano trattato in endoterapia contro la cameraria, a titolo dimostrativo, e altri non protetti. L’iniezione di insetticida fu fatta all’inizio di giugno, poco prima della fioritura, e la foto fu scattata verso la fine di agosto.

In sintesi, quindi, l’orientamento consolidato è di ricorrere a una pluralità di metodologie che complessivamente si inquadrino nella strategia IMP (Integrateci Pest Management = controllo integrato degli organismi dannosi).
Ora, da tale punto di vista, un caso emblematico è costituito dalla lotta al punteruolo rosso delle palme, un insetto balzato purtroppo agli onori della cronaca a causa della sua devastante e al momento inarrestabile dannosità, sul quale sono stati effettuati studi, ricerche e sperimentazioni in parecchie direzioni, e parallelamente sono state condotte prove di lotta e di diagnosi precoce anche con mezzi e/o metodi innovativi e d’avanguardia.
L’esame di questo caso ci consente perciò di fare una rassegna completa di ogni possibile strategia di controllo, nonché delle tecniche frtoiatriche applicabili nei confronti di litofagi in ambiente urbano.


Immagine emblematica del passaggio del punteruolo rosso: quello che resta di una palma distrutta dal rincoforo (capitozzata poi per ragioni fitosanitarie) è un trespolo per cornacchie.

L’insetto, il cui nome scientifico è Rhynchophorus fenugineus (in inglese il nome comune è Red Palm Weevil = RPW), è un curculionide originario dell’Asia SudOrientale, già segnalato all’inizio del '900 per i gravi danni arrecati alle palme da frutto nelle regioni del subcontinente indiano; poi, a partire dagli anni OttantaNovanta del secolo scorso, si è diffuso in direzione ovest verso la Penisola Arabica, l’Africa Settentrionale, i Paesi del Mediterraneo (in Italia dal 2005) e recentemente è comparso anche in California.


Mappa di distribuzione di R. ferrugineus aggiornata al 2012 (tratta dal sito della EPPO). Legenda: segnalazione nazionale; segnalazione subnazionale; segnalazione transitoria.

Esso è in grado di vivere su diversi generi di palme (fam. Aracaceaé) e tra i possibili ospiti figurano anche piante di altre famiglie, ma nei Paesi mediterranei dove le palme sono piantumate a scopo ornamentale la specie decisamente più attaccata (che è anche quella probabilmente più presente) è la Phoenix canaiiensis.
L’adulto misura mediamente poco più di 30 mm (i maschi sono leggermente più piccoli delle femmine e sono riconoscibili in particolare dalla presenza di una peluria sul rostro), ha una colorazione rossoferruginoso con macchie nere sul pronoto (prevalente la tipologia a 7 macchie) ed è in grado di spostarsi in volo nel raggio di almeno un chilometro, ma preferisce camminare e rimanere a nutrirsi sulla palma finché questa sopravvive. La larva è apoda, allargata e segmentata, biancogiallastra, lunga 5 centimetri a fine ciclo; si impupa alla base delle foglie in una camera pupale, fatta con fibre della palma, da cui poi fuoriesce l’adulto.


Rhynchophorus ferrugineus: (a) adulto; (b) larva allevata in laboratorio; (c) camera pupale appena estratta da una foglia; (d) pupa prelevata dalla camera pupale (inizialmente il colore della pupa è simile a quello della larva, poi diventa marrone).

La biologia di questo rincoforo con ogni probabilità subisce adattamenti in rapporto alle nuove zone di invasione. Studi eseguiti in laboratorio in Italia su larve alimentate con porzioni di palma hanno mostrato che le larve subiscono 5 mute in poco più di 100 giorni, quindi si impupano per circa 4 settimane; i maschi adulti sono vissuti fino a 210 gg. e le femmine fino a 188 gg., e queste ultime hanno deposto in media 170 uova di cui la metà è giunta a maturazione generando dopo pochi giorni delle larve. Sempre in laboratorio, con esemplari alimentati con mele o banane, sono stati osservati tre cicli completi in due anni. Il punteruolo rosso colonizza le palme insediandosi principalmente sulla corona, alla base delle foglie.
I maschi emettono un feromone di aggregazione che richiama su una stessa palma adulti di entrambi i sessi. Gli insetti adulti possono erodere le foglie, ma l’attacco principale è dato dalle larve che dapprima si nutrono dei tessuti teneri alla base delle foglie e quindi penetrano nello stipite della palma alimentandosi, grazie a potenti mandibole, dei tessuti succulenti scendendo all’interno fino a un metro di profondità. Sulle palme infestate è possibile ritrovare il rincoforo in tutti e tre gli stadi, e il numero delle forme presenti su una stessa palma, specialmente di larve, può essere altissimo (in un caso sono state contate 700 unità). La palma infestata inizialmente non evidenzia sintomi appariscenti, ma a causa dell’attività trofica inarrestabile del parassita, prima mostra solitamente modificazioni della simmetria delle foglie, poi giunge al collasso quando viene distrutto l’apice vegetativo: solitamente dalla infestazione iniziale alla morte passano 48 mesi.


L’aspetto disordinato della chioma fa presumere l’attacco del punteruolo rosso. In effetti questa palma è risultata fortemente infestata ed è stata abbattuta poche settimane dopo il giorno in cui fu scattata la foto.

Contro questo organismo dannoso di origine esotica, talmente distruttivo da compromettere l’aspetto storicopaesaggistico di città e litorali in Italia (dati ufficiali del 2010 indicano in oltre 40.000 le palme distrutte), è stato emesso un decreto di lotta obbligatoria a livello nazionale (il primo nel 2007), poi reiterato e perfezionato, che prevede l’elencazione delle specie botaniche sensibili all’attacco del punteruolo, la definizione di aree soggette a misure di monitoraggio e contenimento, l’abbattimento in date condizioni delle piante colpite, l’adozione di norme restrittive circa la movimentazione di palme, l’autorizzazione all’impiego di insetticidi chimici.
Le misure legislative sono state affrancate da finanziamenti per avviare specifici programmi di studio e ricerca al fine ultimo di individuare criteri, tecniche e mezzi per contenere, e possibilmente fermare, l’attività distruttiva del punteruolo.
Una tecnica di lotta, inizialmente apparsa promettente e adatta all’ambiente urbano dove si trovano le palme per scopi ornamentali (Italia e altri Paesi del Mediterraneo) è rappresentata dall’endoterapia.
L'iniezione di insetticidi al tronco è una tecnica ampiamente collaudata e molto efficace per controllare infestazioni di insetti quali il tingide del platano e la cameraria dell’ippocastano; in seguito si è provato a trasferirla sulle palme con opportuni adattamenti in quanto le palme, diversamente dagli alberi veri e propri, sono monocotiledoni e hanno una struttura del fusto, detta atactostelica, cioè non presenta accrescimento secondario e vasi xilematici distribuiti in zone circolari concentriche, ma ha fasci cribrovascolari dispersi nella sezione del cilindro centrale. Mentre nell’iniezione di latifoglie o conifere è sufficiente un piccolo foro che raggiunga i vasi legnosi sotto il tessuto corticale, affinché la soluzione fìtoiatrica possa essere assorbita e traslocata con la corrente linfatica, nelle palme la tecnica seguita consiste nel praticare fori di diametro e profondità ben maggiori per far penetrare la soluzione il più possibile in profondità nei tessuti del corpo della palma; inoltre, mentre negli alberi che hanno capacità di generare tessuto cicatriziale il foro viene poi compartimentato (in buona sostanza chiuso), nelle palme il foro resta e perciò deve essere protetto in qualche modo.


(a) Sezione di fusto di albero trattato in endoterapia: il foro a suo tempo praticato è rimasto incluso entro il nuovo legno formato successivamente dalla pianta (la zona scura è la corteccia).


(b) Ecco un possibile accorgimento per tappare il foro di iniezione (chiodini di mais) adottato da una ditta specializzata in trattamenti endoterapici.

Per l’iniezione vera e propria sono stati impiegati sia i metodi e le apparecchiature già in uso, sia altri appositamente studiati, come quello proposto dalla spagnola Fertinyect.


Le foto mostrano in sequenza il metodo di iniezione a bassa pressione della Fertinyect in una operazione effettuata a scopo dimostrativo durante un convegno: in questo caso è stata iniettata semplice acqua (quindi senza particolari precauzioni) e il foro è stato praticato per comodità ad altezza d’uomo (in realtà il metodo prevede più fori, regolarmente distanziati lungo la circonferenza, più in alto a circa 1 m dalla corona di foglie). Il liquido è stato assorbito in pochi minuti, sussistendo evidentemente in quel momento un’ottima condizione di aspirazione/ traslocazione. Come si può osservare, il sistema è basato su una sorta di palloncino già confezionato e contenente la soluzione insetticida, un’estremità del quale viene aperta e collegata a un tubicino preventivamente inserito nella palma su un foro piuttosto profondo praticato col trapano; il palloncino resta poi appeso fin tanto che tutto il liquido non viene assorbito.

Il risanamento delle palme attaccate dal punteruolo rosso mediante endoterapia in Italia è stato oggetto di prove di semicampo, e anche di campo, che purtroppo hanno fornito risultati poco incoraggianti rispetto a tutte le molecole testate.


La breve sequenza fotografica documenta sinteticamente alcune prove di lotta endoterapiche effettuate dal CRAFSO di Sanremo in collaborazione con il Centro Studi Palme della stessa città. Le prove sono state condotte su giovani palme in vaso, infestate artificialmente con un prestabilito numero di larve del rincoforo (allevate in laboratorio), trattate successivamente con iniezione di varie molecole insetticide e infine opportunamente segate alla ricerca delle larve per la conta vivi/morti: gli insetticidi impiegati hanno fornito esiti diversificati, ma nessuno ha dato risultati apprezzabili in termini di mortalità come esemplifica l’ultima immagine (una delle larve pienamente vitali rinvenute dopo la dissezione delle palme) (cortesia CRAFSO Sanremo).

Un metodo di risanamento di tipo meccanico tuttora praticato è la cosiddetta (impropriamente) dendrochirurgia. Si tratta di un intervento che trae spunto da una pratica un tempo in uso alle Canarie per estrarre il guaranà o miele delle palme: nel caso del punteruolo la potatura è radicale, con eliminazione di tutte le foglie, preservando l’apice vegetativo che sta al centro della corona, appena sotto i primi strati di tessuto (è necessaria dunque competenza in quanto il danneggiamento dell’unico polo di crescita della palma ne comprometterebbe la sopravvivenza); si procede quindi alla pulizia, rimozione e distruzione del rincoforo in tutti gli stadi ritrovati e solitamente si conclude con l’aspersione di insetticida e la copertura con mastice delle parti rimaste esposte. Tale intervento può risultare utile se l’infestazione non è avanzata, ma anche qualora si riuscisse a ripulire completamente la palma dal punteruolo e dunque a eliminare il rischio di una reinfestazione generata da individui rimasti al suo interno, resterebbe sempre il rischio di nuovi attacchi provenienti dall’esterno. La ricerca di soluzioni per arginare l’avanzata del punteruolo rosso ha indotto privati e ricercatori a esplorare e provare davvero ogni possibile mezzo di difesa di tipo chimico, meccanico, fìsico, biocida a base di sostanze di origine naturale, biologica e biotecnologica.


La sequenza fotografica mostra la storia di una palma attaccata dal punteruolo rosso: (a) ritrovamento del punteruolo nel mese di novembre, (b) aspetto della palma a fine inverno dopo dendrochirurgia (accompagnata da trattamento endoterapico), (c) incoraggianti segni di ripresa in primavera, (d) collasso per reinfestazione (probabilmente da individui sopravvissuti all’interno) avvenuta in autunno, quindi dopo un anno dall’attacco iniziale (ultima foto cortesia Centro Studi Palme Sanremo).

Dei mezzi chimici abbiamo già in parte parlato a proposito dell’endoterapia. L’impiego tradizionale degli insetticidi chimici è l’irrorazione e anche per le palme è possibile ricorrere a questa soluzione, però sostanzialmente solo a scopo preventivo in quanto l’insetticida anche se sistemico non è in grado, somministrato per via fogliare, di colpire le larve che si sviluppano all’interno dello stipite; alcune sostanze attive hanno la proprietà di essere assorbite dall’apparato radicale e quindi possono essere somministrare per irrigazione. Pertanto bisogna supporre, sempre che esse riescano a raggiungere in quantità sufficienti le larve, che possano esercitare anche una qualche azione curativa. I trattamenti tradizionali con insetticidi chimici a scopo preventivo si prestano a un impiego soprattutto in vivaio. Attualmente sono ammesse le seguenti sostanze attive: imidacloprid + ciflutrin, clorpirifos metile, clothianidin, abamectina, da somministrasi per aspersione alla chioma e/o per irrigazione al terreno e/o per endoterapia secondo l’etichetta del prodotto commerciale.
Tra i mezzi meccanici, oltre alla descritta dendrochirurgia, si è sperimentato l’impiego delle reti anti-insetto, metodo che tuttavia è stato praticamente abbandonato sia a causa della sua scarsa affidabilità sia per inconvenienti e danni rilevati circa il buono stato di conservazione della chioma.


Reti protettive antiinsetto.
Tra i mezzi fìsici è apparso interessante un sistema di risanamento basato sull'irraggiamento di microonde. Una ditta privata ha realizzato una apparecchiatura chiamata Ecopalm, studiata appositamente per poter cingere la zona del capitello, dove generalmente si concentra la popolazione del rincoforo, e quindi emettere le microonde. L’irraggiamento sviluppa calore che in pratica “cuoce il rincoforo (ovviamente si impiegano dosaggi calibrati per non arrecare danno alla palma); il sistema si presta anche per la bonifica e lo smaltimento in sicurezza di palme infestate e abbattute (in questo caso le dosi di irraggiamento potranno essere molto alte per non lasciare scampo all’insetto). Questo metodo ha destato l’attenzione dei ricercatori che ne hanno testato l’efficacia in modo scientificamente controllato, con risultati preliminari apparsi incoraggianti per proseguire la sperimentazione, con la messa a punto di protocolli accurati per stabilire, per ogni tipologia di palma, tempi di esposizioni e potenza irradiata. Similmente a quanto detto per la dendrochirurgia, anche qualora con un trattamento si distruggessero tutti i rincofori presenti su una palma infestata (in effetti la mortalità che generalmente si ottiene con l’impiego delle microonde è vicina o uguale al 100%), questa resterebbe nel futuro sempre esposta al rischio di nuovi attacchi.


Nell’impiego pratico l’apparecchiatura è montata su un braccio meccanico, asservito a un trattore, in grado di posizionare l’anello con gli erogatori di microonde attorno al capitello della palma (cortesia Ecopalm).

Col proposito di verificare l’efficacia di sostanze insetticide di origine naturale, i cosiddetti pesticidi ecosostenibili (in inglese green pestiddes), cioè sostanze perfettamente adatte all’impiego in ambiente urbano, sono state effettuate prove preliminari di laboratorio con biocidi ecologici quali l'escina (ottenuta dall’ippocastano e appartenente al gruppo chimico delle saponine, sostanze che si ritiene vengano utilizzate dalle piante come difesa contro organismi patogeni) e un’altra saponina che si estrae dalla corteccia della Quillaja saponaria (albero sempreverde esotico, di origine sudamericana, conosciuto anche come “albero del sapone). I risultati hanno mostrato che solo alcune delle larve trattate sono morte e, per di più, in tempi ritenuti eccessivamente lunghi, per cui l’applicazione pratica di tali sostanze di contro il punteruolo rosso è stata giudicata improponibile.
I mezzi biologici, intesi come agenti biocidi impiegabili per il controllo degli insetti dannosi, sono molteplici (virus, batteri, funghi e nematodi entomopatogeni) e nel caso del punteruolo rosso l’interesse si è concentrato in particolare su funghi (.Beauveria bassiana e Metarhizium anisopliae) e nematodi (Steinernema sp. e Heterorhabditis sp.).
In quanto ai funghi entomopatogeni, sono stati individuati ceppi che in ambito sperimentale hanno prodotto valori di mortalità fino al 90100%; tuttavia il loro limite tecnico è dato dalla sostanziale incapacità di penetrare all’interno delle palme, ossia di raggiungere le larve. Anche per ovviare a tale aspetto, si è pensato a una strategia di lotta microbiologica, attualmente in fase di studio, con trappole aperte contaminanti, cioè trappole attrattive provviste di grano e riso inoculati con isolati di ceppi fungini entomopatogeni, in modo che gli adulti del rincoforo, passando attraverso la trappola, ne escano infettati.


Adulti di R. ferrugineus infettati sperimentalmente con un ceppo di M. anisopliae (foto cortesia dott.ssa Valeria Francardi, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Centro di Ricerca per l’AgroBiologia e Pedologia (CRAABP) Firenze).

L’impiego dei nematodi entomopatogeni, fin dalle prime esperienze effettuate in laboratorio e nelle prove di semicampo (in questo caso solitamente vengono associati a una soluzione contenente chitosano, sostanza di origine naturale che si ritiene incrementi l’efficacia del trattamento), è apparso molto promettente, in quanto questi organismi sono potenzialmente in grado di provocare una forte percentuale di mortalità nelle popolazioni del rincoforo; tuttavia nell’impiego in campo gli esiti sono stati alterni. Peraltro è stato appurato che i nematodi non sono in grado di riprodursi nel corpo delle larve e ciò significa che viene a mancare l’effetto sperato di propagazione spontanea dell’infezione entro le popolazioni del punteruolo rosso.


(a) Confronto tra una larva uccisa dai nematodi e una sana.



(b) La dissezione di un corpo di un esemplare di adulto morto per l’infezione da S. carpocapsae ha messo in evidenza come il suo corpo sia stato invaso dai nematodi (cortesia IntrachemBio).

Infine per quel che concerne i mezzi biotecnici, si può citare l’uso di trappole per la cattura di massa (.masstrapping). Le trappole vengono normalmente impiegate per monitorare presenza e voli del punteruolo sul territorio: l’innesco è costituito dal feromone di aggregazione (chiamato comunemente ferrugineolo) potenziato da ulteriori attrattivi olfattivoalimentari (melassa, acetato di etile); anche il colore e la forma della trappola contribuiscono alla sua attrattività o efficacia.


(a) Inizialmente le trappole commercialmente disponibili in Italia erano di colore rosso (ritenuto generalmente adatto per i coleotteri) e venivano collocate direttamente sulle palme: attualmente si sa invece che vanno piazzate a terra (nei modelli a secchio anche semiinterrate).


(b) Ripetute ricerche hanno evidenziato che il colore più attrattivo è il nero e anche la forma può migliorare l’efficacia della trappola (nell’immagine il modello Picusan).

Ai fini del mass trappingle trappole devono essere dispiegate in gran numero sull’area prescelta (indicativamente 1 trap/2.500 m2, 1/100200 m su viali); in Italia sono stati avviati progetti di cattura di massa con l’idea di poterli in un prossimo futuro inserirli, quando fossero disponibili sostanze repellenti per il punteruolo (sono in corso ricerche in questa direzione), in una strategia di push and pulì, consistente nell’abbinare all’effetto attrattivo delle trappole l’azione repulsiva della sostanze repellenti da irrorare sulle palme. In Sicilia sono state effettuate prove di cattura di massa a Marsala e a Palermo imi ma per il momento il mass trapping è da ritenersi, nei confronti di R. ferrugineus e nei nostri ambienti, solo di utilità accessoria.


(a) Rappresentazione schematica di come potrebbe essere applicata la strategia push and pull nella lotta al punteruolo rosso.


(b) Slide dell’ubicazione delle trappole nel Comune di Palermo tratta dalla presentazione del progetto “Adotta una trappola”.

Un aspetto centrale delle strategie di lotta è costituito dalla diagnosi precoce, sia per tentare un risanamento sia per eliminare il focolaio di infestazione con l’abbattimento della palma (misura di eradicazione prevista dal decreto di lotta obbligatoria). L'ispezione visiva delle foglie e del capitello è assai complicata e costosa, dovendosi generalmente impiegare appositi elevatori o far ricorso a specialisti del treeclimbing.
Si è provato a ovviare mediante microcamere wireless munite di un’asta telescopica e collegate a un computer portatile, ma le prove non sono risultate soddisfacenti, così come il tentativo di esplorare in qualche modo l’interno dello stipite mediante indagine endoscopica (tecnica tra l’altro invasiva in quanto richiede di aprire un foro per introdurre la fibra ottica). Inoltre sono state sperimentate tecniche diagnostiche termometriche, utilizzando cioè termocamere all’infrarosso in grado di rilevare le variazioni della temperatura interna della palma, nella supposizione che le piante attaccate mostrino parametri diversi da quelle sane a causa dei processi di fermentazione innescati dall’attività trofica delle larve, che portano a un aumento della temperatura; tuttavia, anche se tale tecnica è apparsa suscettibile di sviluppo, i risultati fin qui ottenuti sono stati giudicati solo parzialmente indicativi dell’effettiva presenza del rincoforo. Sempre nel campo della rilevazione termografìca, sono state avviate ricerche per valutare la possibilità di una diagnosi remota mediante fotografìa da terra, e aerea, con camere all’infrarosso: si tratta di un metodo alquanto complesso, specialmente nell’analisi e nell’interpretazione dei dati rilevati, e attualmente gli esiti delle prove condotte sono da approfondire e verificare. Come considerazione generica si può dire che le palme fortemente infestate mostrano gradienti di temperatura più elevati nella parte centrale della chioma per effetto della forma modificata della chioma stessa, che tende a disporsi a ombrello, e in parte a causa delle fermentazioni alla base della corona causate dall’attività del rincoforo.
Un altro sistema di diagnosi precoce preso in considerazione parte dal presupposto che le piante colpite emettano sostanze volatili odorose identifìcative dello stato di attacco. In effetti in altri Paesi, e anche da noi, si è provato a sfruttare i cani (nei cani c.d. dal fiuto molecolare il naso può contenere fino a 320 milioni di recettori olfattivi contro i 56 dell’uomo) con riscontri positivi che ne suggeriscono un possibile impiego, soprattutto in vivaio e in fase di ispezione su palme in movimentazione.


Fase di addestramento con una femmina di labrador: il cane, come segnale positivo al riscontro olfattivo delle sostanze odorose emesse da tessuti di palma attaccata dal punteruolo, si mette nella posizione di seduto (cortesia M. Di Salvo).
Sotto il profilo più specificatamente scientifico, si sta studiando la fattibilità di una diagnosi precoce basata sulle molecole volatili emesse dalla palma sotto attacco attraverso due sistemi di diagnosi. Il primo consiste nella discriminazione delle molecole volatili fogliari rilasciate dalla palma attaccata dal punteruolo mediante un naso elettronico portatile: in pratica si preleva aria nella zona delle foglie, quindi la si sottopone all’apparecchiatura per ranalisi; l’apparecchio è in grado di “fiutare’’, identificare e memorizzare gli odori, e dunque in pratica riconoscere le emissioni di odori caratteristici. Il secondo sistema è basato sul rilevamento di particolari sostanze presenti nelle foglie di palma sana e su quelle di palma colpita dal punteruolo, attraverso estrazione rapida e analisi cromatografica dei metaboliti fogliari, più precisamente Sngerprint dei composti fendici. Il termine Sngerprint vuol dire “impronta digitale e indica le tecniche analitiche idonee a raccogliere, sotto forma di spettro, la composizione di un dato materiale o di suoi particolari componenti al fine di definirlo e caratterizzarlo (è una tecnica impiegata ad esempio per determinare l’autenticità degli alimenti). L’obiettivo finale di tali studi è individuare una molecola marker, cioè inequivocabilmente caratterizzante, sintetizzata dalla pianta sotto attacco. A tutt’oggi per R. fermgineus è ancora vuoto il capitolo relativo alla lotta biologica: come generalmente accade per gli insetti esotici importati da altri ambienti, il punteruolo rosso non ha trovato nei Paesi del Mediterraneo limitatori naturali e questo fatto ne ha favorito ovviamente l’espansione. La mortalità naturale e l’incidenza di fattori biotid di limitazione sono basse; in Italia sono stati osservati frequenti casi di presenza, quasi esclusivamente su adulti, di un acaro parassita, Centrouropoda almerodaì, che però è in grado solo di ridurre la durata della vita del punteruolo rosso. Del resto anche i funghi entomopatogeni, pur essendo assai diffusi nei nostri ambienti, non appaiono in grado di contenere le popolazioni del rincoforo.


Modello di analizzatore sensoriale PEN 3 (Portable Electronic Nose) simile a quello sperimentato in Italia per le palme. L’apparecchio è dotato di un “naso” e di una intelligenza artificiale che simulano il processo mentale di riconoscimento degli odori, in modo da rendere oggettiva una misura di odore, classificarla e riconoscerla successivamente.

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Domande a risposta aperta
Rispondi alle seguenti domande
1.    Cosa si intende con i termini diagnosi e identificazione?
2.  Cosa sono le fisiopatie?
3.    Qual è l’aspetto sintomatologico delle malattie conosciute col nome di carboni?
4.    Cosa sono i fillominatori e da cosa si può riconoscere il loro attacco?
5.    Cosa sono gli xilofagi e in quale stadio questi insetti possono arrecare il danno?
6.    Cosa sono gli ambrosia beetles?
7.    A quale scopo alcuni insetti arrotolano le foglie?
8.    In quali categorie, rispetto al tipo di azione/ danno arrecato, possono essere suddivisi i nematodi nocivi alle piante?
9.  Cosa prevede la Direttiva europea 2009/128/ CE?
10.   Come può essere inserito e utilizzato un modello previsionale in una strategia di difesa integrata delle colture?
11.   Quali sono le fasi del ciclo infettivo della fusariosi del frumento?
12.   Quali caratteristiche possiedono, generalmente, gli ausiliari utilizzati nel metodo del lancio inoculativo? E in quali casi tale metodo è consigliabile?
13.   In quali situazioni è raccomandabile il metodo del lancio preventivo?
14.   In quale contesto colturale e topografico la confusione sessuale classica funziona meglio?
15.  Quali tipi di prodotti (e relative modalità di applicazione) sono disponibili per il metodo del disorientamento sessuale?
16.  Quali sono le considerazioni da tenere presenti per un corretto approccio alla difesa del verde urbano?
17.  A quali criteri devono ispirarsi gli interventi fìtosanitari in ambiente urbano?
18.  Descrivi sinteticamente il ciclo biologico del punteruolo rosso delle palme.
19.  Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della tecnica di risanamento usualmente chiamata dendrochirurgia, nella lotta al punteruolo rosso delle palme?
20.  Riassumi sinteticamente le diverse possibili tecniche di diagnosi precoce nella lotta al punteruolo rosso delle palme.

Scegli la risposta esatta
1.    Le fisiopatie sono
- malattie di natura fisiologica - malattie di natura virale
- malattie che inducono sintomi a distribuzione tipicamente asimmetrica
2.    La presenza di patine e muffette è tipica di malattie
- batteriche
- fungine 
- virali
3.    I fìtomizi sono organismi che arrecano danno per effetto di
- erosioni
- punture di suzione
- escavazione di gallerie (mine)
4.    I cosiddetti ragnetti (acari tetranichidi) hanno un ordine di dimensione approssimativo 
- di alcuni millimetri
- sono microscopici
- di alcuni decimi di millimetro
5.    I nematodi cisticoli sono nematodi 
- fogliari
- che vivono liberi nel terreno
- endoparassiti radicicoli
6.    I modelli previsionali utilizzati per la difesa delle piante hanno come punto di partenza 
- l'analisi delle condizioni ambientali
- l'analisi del ciclo biologico dell'organismo dannoso
- la scelta di un sistema di equazioni rappresentativo delle fasi di sviluppo della coltura
7.    I modelli di simulazione in uso in ambito agrario sono rappresentazioni semplificate e finalizzate di un sistema in quanto
- prendono in considerazione solo quei componenti del sistema che servono allo scopo pratico per il quale il modello viene costruito 
- sono una rappresentazione fìsica in scala ridotta del sistema basata sui suoi elementi più significativi
- sono una rappresentazione grafica del sistema che evidenzia il tipo di interazioni tra sistema stesso e ambiente
8.    Nel banker plants la piantabanca
- non deve essere una pianta ospite per i fìtofagi della coltura da proteggere 
- deve essere una pianta ospite per i fìtofagi della coltura da proteggere 
- deve essere una pianta a ciclo almeno biennale per consentire la sopravvivenza dell'ausiliare da un anno all'altro
9.    Con la tecnica del lancio inondativo si ottiene
- un controllo duraturo dell'organismo dannoso
- un controllo temporaneo dell'organismo dannoso 
- un controllo preventivo dell'organismo dannoso
10.    Il disorientamento sessuale si presta
- a essere combinato in una strategia di pusch and pulì
- a essere inserito in una strategia di lotta integrata che prevede l'impiego di retiantinsetto
- a essere inserito in una strategia di lotta integrata che prevede un uso limitato di trattamenti insetticidi
11.    La tecnica di iniezione di insetticidi al tronco richiede, nella lotta al punteruolo rosso delle palme, adattamenti nelle modalità di applicazione rispetto agli alberi propriamente detti in quanto
- le larve dell'insetto tendono a scavare soprattutto all'interno dello stipite
- funziona solo se effettuata in via preventiva 
- le palme hanno una struttura del fusto di tipo atactostelico e non cicatrizzano
12. Tra i mezzi di lotta che hanno mostrato, anche in prove controllate, valori di mortalità elevati nei confronti del punteruolo rosso delle palme figurano
- l'irraggiamento con microonde
- l'endoterapia
- le sostanze insetticide di origine naturale {green pesticides)

Rispondi con Vero/Falso
1. Per un dato organismo dannoso la gamma di piante ospiti
può ridursi a pochissime o anche una sola specie vegetale...................V F
2. Il tumore è una lesione necrotica che rimane aperta......................V F
3. Le carie dei cereali sono disfacimenti dei tessuti
legnosi del fusto...........................................................V F
4. L’emissione di gomme è sintomo esclusivo di disordini
di natura fisiologica.......................................................V F
5. Gli insetti carpofagi sono quelli che danneggiano i frutti...............V F
6. Gli eriofi di sono una gruppo tassonomico di acari.......................V F
7. Gli insetti xilofagi compiono tutta, o una parte, del loro
ciclo vitale a spese delle strutture legnose delle piante...................V F
8. Gli ambrosia beetles sono insetti xilofagi che si portano
appresso un fungo simbionte essenziale per la loro alimentazione............V F
9. Il cecidio è una particolare proliferazione dei tessuti
della pianta indotta da agenti virali.......................................V F
10. Alcune specie di nematodi possono trasmettere virosi....................V F
11. I modelli previsionali, in uso in ambito agrario,
sono una rappresentazione in scala ridotta della realtà.....................V F
12. Il metodo inoculativo consiste nell’immissione
massiva dell’antagonista....................................................V F
13. Il banker plants consiste in una associazione
precoce tra parassitoide e un ospite alternativo
rispetto al bersaglio principale............................................V F
14. La distrazione sessuale è una tattica di disorientamento
non competitivo.............................................................V F
15. La dendrochirurgia rientra tra i mezzi di lotta
di tipo biologico...........................................................V F
16. La strategia del push and pull si basa sull’impiego di
trappole per la cattura di massa............................................V F
17. La tecnica della confusione è adatta a piccoli appezzamenti.............V F
18. La tecnica della confusione sessuale consiste nel
saturare l’ambiente di feromoni sessuali....................................V F
19. Nella distrazione sessuale si mette un numero inferiore
di erogatori rispetto alla confusione classica..............................V F
20. Il monitoraggio serve per conoscere la consistenza della
popolazione dei fitofagi....................................................V F
21. Quando la grande quantità di feromoni copre l’emissione naturale
delle femmine si attua il disorientamento...................................V F

BIOLOGIA APPLICATA E BIOTECNOLOGIE AGRARIE
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GENETICA, TRASFORMAZIONI, AGROAMBIENTE