Capitolo 11 Le avversità: riconoscimento e controllo

Capitolo 11 Le avversità:
riconoscimento
e controllo




Traccia dei contenuti
1 Guida alle avversità e al loro riconoscimento
- Malattie e danni non parassitari
- Malattie parassitane
- Fitofagi agenti di danno
- Altri animali dannosi
2 Difesa delle piante: strategie e moderne tecniche
- I modelli previsionali nelle colture cerealicole
- La lotta biologica in serra nelle colture ortoflorovivaistiche
- La confusione sessuale per il controllo dei fitofagi in frutticoltura
- Biotecnologie nella difesa del verde urbano

In sintesi
Di seguito sono sintetizzati i criteri pratici per un primo approccio al riconoscimento delle avversità delle piante. Vengono proposte alcune indicazioni basilari per distinguere le malattie da agenti abiotici da quelle prodotte da fattori biotici; per quelle virali vengono sottolineati i sintomi più distintivi e ricorrenti; per quelle fungine e batteriche è proposta una suddivisione sintomatologica (simile a quella dei “tipi di malattia” della patologia vegetale). I fitofagi sono considerati in rapporto al tipo di danno prodotto, e/o alla parte di pianta attaccata. Il tutto è accompagnato da specifiche immagini e informazioni inerenti le malattie e i fitofagi. La parte relativa alla difesa presenta, in chiave didattica, le più evolute tecniche e metodologie di lotta: i modelli previsionali; i metodi di confusione sessuale; la lotta biologica in ambienti protetti (serre eco.); il controllo integrato (IPM= integrated pest management).

Abstract
Chapter 11 - Adversities: recognition and control
Here follows thè summary of thè practical principles for thè first approach to plant adversities recognition. Some basic information is suggested in order to distinguisii abiotic from biotic disease agents; thè most recurrent and distinctive symptoms of viral diseases are underlined; a symptomatic classification for funga! and bacterial diseases is suggested (similar to thè “types of disease” in vegetal pathology). Pests are considered according to thè type of damage produced and/or thè part of thè plant affected. Everything is accompanied by specific images and information related to diseases and pests. The section concerning thè plant defense introduces thè most advanced techniques and methodologies of control: forecasting models; methods of sexual confusion biological control in protected environments (greenhouses, etc.), integrated pest management (IPM).

1 Guida alle avversità e al loro riconoscimento

Nei capitoli precedenti abbiamo introdotto sia i concetti di malattia e di danno, sia le nozioni di base della fìtopatologia prendendo in considerazione gli aspetti generali dei gruppi di organismi (entro i quali vi sono quelli nocivi alle piante) e inquadrando anche i mezzi e i criteri di difesa delle colture. Vediamo ora come ci si può orientare per il riconoscimento delle principali avversità delle piante e come vengono applicate in concreto alcune tra le più moderne strategie di lotta.
L’individuazione di ciò che ha causato l’avversità prende il nome di diagnosi per le malattie propriamente dette, sia quelle di natura infettiva (cioè causate da un organismo patogeno) sia quelle di natura abiotica, mentre è di uso corrente il termine identificazione quando si tratta di stabilire la specie di un litofago, cioè di un artropode che vive a spese delle piante. È fondamentale fare una considerazione di ordine generale prima di procedere: un importante aiuto nel riconoscimento delle avversità di natura biotica è rappresentato dal fatto che la stragrande maggioranza di specie, sia di patogeni sia di litofagi, ha una propria gamma di ospiti e in certi casi la specializzazione si riduce a pochissimi, o a un solo ospite (es. la fillossera della vite che è strettamente legata alla vite); perciò nel ragionamento diagnostico o identificativo in primo luogo si concentrerà l’attenzione (aiutandosi ovviamente con un manuale utile a questo scopo) solo sugli agenti di malattia/danno compresi tra quelli della matrice vegetale in esame.
Intanto, come prima regola, è sempre bene avere una chiara idea dell’aspetto di una pianta sana prima prendere in esame la nonsana (l’ottimale sarebbe il confronto in campo); inoltre è importante avere informazioni circa la modalità di comparsa, evoluzione dei sintomi e la gestione della pianta/coltura. In seguito, in base ai segni esteriori di alterazione che quest’ultima manifesta all’occhio, sia nudo sia armato di una semplice lente di ingrandimento, è possibile distinguere nella maggioranza dei casi più comuni, grazie anche all’esperienza e allo studio:
-  un danno provocato da un agente meteorico;
-  un danno provocato da agente chimico;
-  una fìsiopatia, cioè una malattia abiotica dove la sofferenza è causata da disordini fisiologi conseguenti a squilibri o stress di vario tipo;
-  una malattia provocata da virus (e da microrganismi virussimili);
-  una malattia provocata da crittogama (batteri e funghi);
-  un danno provocato da fìtofago.
Qui di seguito cercheremo di fornire i criteri guida per operare possibilmente una prima discriminazione nel riconoscimento dei sintomi.

Malattie e danni non parassitari 

Agenti meteorici
I danni da agente meteorico violento, come grandine, fulmine, vento, grosse nevicate, provocano traumi solitamente molto rilevanti come lacerazioni fogliari, lesioni diffuse, squarci, spaccature e stroncamenti: dunque in genere è la imponenza del quadro sintomatologico, sulla singola pianta e/o sul complesso della coltura in campo (es. in caso di grandine), a orientare la diagnosi.
I danni da avversità meteoriche non traumatiche, come l’eccesso di pioggia, possono condurre sia ad alterazioni piuttosto marcate, come spacchi e screpolature in conseguenza di una stato di asfissia radicale, sia a sintomi assimilabili a quelli delle fìsiopatie più avanti riportate (come conseguenza ad esempio del dilavamento del terreno).
I danni da eccessi di luce/calore presentano una sintomatologia non necessariamente comune, in qualche caso assolutamente caratteristica, come la vitrescenza delle mele, in altri ascrivibile alle fìsiopatie, come la melata non parassitaria; nei colpi di sole sui frutti i sintomi compaiono tipicamente sul lato di maggior esposizione solare.

Agenti chimici
Gli inquinanti atmosferici o del terreno provocano sintomi anche molto vari, non di rado con una quadro raffrontabile per diversi aspetti a quello delle fìsiopatie; quindi non è possibile fornire una chiave discriminatoria. Quelli causati da prodotti fìtosanitari, segnatamente da insetticidi e fungicidi per eccesso di dosaggio, variazione delle condizioni ambientali, sensibilità della pianta, ecc., presentano manifestazioni patologiche molto evidenti che spesso insorgono a distanza di poco tempo dal trattamento sotto forma di ustioni e maculature fogliari, scabrosità sulla superfìcie dei frutti, flussi gommosi dai rami; dunque, volendo creare un criterio anche per questa categoria, dovremmo dire diagnosi per esclusione su sintomatologia appariscente.
Invece i diserbanti generalmente agiscono sul metabolismo della pianta, provocando anche alterazioni morfologiche abnormi e quindi il rilevamento di sintomi siffatti può servire da guida diagnostica.

Fisiopatie
Le sofferenze dovute a disordini fisiologici, dunque di natura abiotica, che in patologia vegetale sono definite fisiopatie, hanno quadri alquanto diversificati in dipendenza da ciò che ha provocato la situazione di stress o di disfunzione e quindi non si prestano a essere inquadrate in un profilo diagnostico comune. Comunque un criterio di guida che può risultare utile è osservare la distribuzione dei sintomi sulla pianta. Ora un buon numero di fisiopatie, ad esempio quelle dovute a insufficienza idrica, alla carenza di luce, a sfavorevoli condizioni nutrizionali e/o fìsiche del terreno oppure al freddo, porta a una distribuzione simmetrica (cioè rispettando assi o piani o poli di simmetria della pianta o di sue parti come i frutti) e tendenzialmente totale (cioè sull’intera pianta) dei sintomi sulla pianta. Se si osservano afflosciamenti o avvizzimenti, allessature delle parti verdi (cioè come se fossero state scottate nell’acqua bollente, lessate), eccessi di succulenza degli organi erbacei, generici gigantismi, ipertrofìe lenticellari, marciumi apicali, depigmentazioni o alterazioni del colore a distribuzione appunto simmetrica sulla singola foglia ed estese a tutta o buona parte del fogliame, si penserà in prima ipotesi a una fìsiopatia.

Malattie parassitane

Malattie virali e virus simili
Nel tracciare un profilo sintomatologico delle malattie virali occorre considerare che:
-  i virus sono parassiti obbligati, il che significa che la loro sopravvivenza è legata a quella della pianta ospite e che quindi si è stabilito per via evolutiva un rapporto tale che raramente l’infezione portala pianta alla morte e pertanto non si avranno alterazioni devastanti né la progressione dei sintomi sarà rapida;
-  l’attività virale si esplica all’interno delle cellule delle piante con interferenza dei suoi meccanismi metabolici, perciò le espressioni sintonia tologiche si esprimeranno sostanzialmente come modificazioni nello sviluppo e alterazioni a livello istologico.
I sintomi associati ai virus vegetali si manifestano sia sulla parte aerea sia sulla parte sotterranea della pianta. L’infezione solitamente rallenta o modifica la crescita della pianta, per cui sono frequenti sintomi quali: rachitismo o nanismo, accorciamento degli internodi, ridotte dimensioni di fiori e frutti, deformazioni e malformazioni come arricciamenti ed escrescenze. Le alterazioni a livello tissutale provocano alterazioni di colore in forma di mosaico, maculature, anulature, striature fino ad arrivare a sintomi di necrosi.
Le malattie provocate da patogeni virussimili (viroidi, fìtoplasmi) hanno manifestazioni sintonia tologiche analoghe a quelle dei fìtovirus.

Malattie batteriche e fungine
Per le malattie crittogamiche (batteri, funghi), data la vastità e varietà di patogeni e di manifestazioni sintomatologiche o di danno, è possibile proporre solo un inquadramento diagnostico per categorie. Al riguardo si può prendere spunto dal modo in cui vengono chiamate comunemente le malattie, soprattutto in lingua inglese: nel nome, espresso in modo sintetico (non di rado ridotto a un semplice acronimo a uso della comunità scientifica), c’è sempre il riferimento al sintomo/danno più facile da riconoscere visivamente, assieme (quando risultino evidenti) ad altri elementi significativi come l’organo interessato. Per comodità didattica possiamo raggruppare le suddette manifestazioni sintomatiche nelle categorie esposte di seguito.
1.  Macchie su foglie e organi aerei. La distribuzione dei sintomi può essere più o meno generalizzata ma, a differenza dalle fisiopatie, non è simmetrica. Usualmente si impiegano termini diversi per differenziare i tipi di macchia (es. macchiettature se piccole, maculature se relativamente grandi e dal contorno irregolare), talvolta con un lessico di uso antico (es. ticchiolatura, derivato dal vernacolo toscano teccola o tecca affine a tacca col significato di macchia); gli anglosassoni sono meno letterari e più pragmatici: ad esempio, se la macchia è piccola e tondeggiante, dicono spot, se più grande e di forma irregolare blotch, se crostosa o in rilievo scab, se simile a bruciature scorch. Possono causare macchie sia i batteri sia i funghi.
2.  Patine e muffette. Si tratta di malattie a eziologia fungina. Ci sono patogeni che restano all’esterno parassitizzando il vegetale mediante speciali formazioni, come quelli del mal bianco o oidio che hanno un aspetto farinoso (in inglese infatti l’oidio è detto powdery mildew = muffa farinosa); altri invece sono associati alle maculature, che rappresentano l’area parassitizzata, in quanto le muffette coincidono con la fase di evasione del fungo dai tessuti invasi, sono cioè gli organi di fruttificazione del patogeno che fuoriescono dall’ospite per liberare nell’ambiente le spore, come le peronospore (in inglese downy mildew = muffa soffice, lanuginosa). Un patina vera e propria, nel senso che ricopre estesamente la superfìcie fogliare, è la cosiddetta fumaggine (perché simile di aspetto alla fuliggine), formata però non da effettivi patogeni, ma da funghi saprofìti che si sviluppano sulla melata che si forma sulla pianta, ad esempio a seguito di attacco di fìtofagi succhiatori; la fumaggine può essere inclusa nelle malattie in quanto, oscurando le foglie, interferisce con la funzione clorofilliana.
3. Necrosi estese, disseccamenti. Tali alterazioni hanno un’evoluzione sintomatologica più o meno diversificata di parti più o meno ampie della pianta (in rapporto a tutto ciò in inglese si ricorre a più termini: blight, dieback, wilt). Se il patogeno ha colpito direttamente le parti epigee, la distribuzione dei sintomi è generalmente irregolare fino a essere marcatamente settoriale. Ci sono malattie sostenute da patogeni fortemente aggressivi, come le peronospore, che nella fase iniziale presentano una sintomatologia a macchia per poi evolvere anche rapidamente in avvizzimenti della vegetazione.
4. Cancri. In patologia vegetale per cancro (in inglese canker) si intende una lesione di tipo necrotico che rimane aperta per la presenza attiva dell’agente di malattia. Certi patogeni, come le fìtoftore (Phytophthom spp.), provocano lesioni cancerose dalle quali fuoriescono essudati di varia consistenza e colore, talora così caratteristici da assumerli a nome della malattia (es. mal dell’inchiostro del castagno).
5. Tumori. Essi sono proliferazioni di masse tissutali generalmente informi (quelle indotte dal battere Agrobacterium rhizogenes assomigliano a radici). In inglese, in particolare, se hanno forma sferica, vengono anche chiamati gali = galla.
6. Carboni e carie dei cereali. I carboni sono così chiamati in quanto dal tessuto invaso e intumefatto della pianta (nel mais si formano vistose masse tumorali di aspetto vescicoloso e dalla superfìcie liscia e chiara) si liberano i propaguli del patogeno in forma di materia nerastra, polverulenta e untuosa.

Approfondimenti
Riconoscimento dei sintomi
Di seguito si riportano in sequenza una serie di immagini relative ai sintomi di malattie descritti nel testo; le immagini sono disposte in modo casuale rispetto all’elencazione del testo in modo da consentire una eventuale esercitazione diagnostica: in tal caso, ovviamente, la lettura della didascalia dove sono riportati sia il nome della malattia (unitamente al fatto che essa sia o meno di natura biotica) sia il patogeno responsabile ha valore di autoverifica delle proprie capacità di indagine.>













Dall’alto a sinistra verso il basso a destra e in sequenza: ticchiolatura del melo (macchie su parti aeree da malattia fungina Verriuria inaequalis); clorosi internervale dell’ortensia (fisiopatia); ruggine del pioppo (malattia fungina Melampsora laricipopulina); virus del mosaico del fico (acronimo FMV, appartenente al gruppo dei Potyvirus); danni da diserbante su vite (caratteristica alterazione della foglia detta “prezzemolatura del lembo fogliare”); danni da grandine su grappolo d’uva; mal bianco del melo (malattia fungina Podosphaera leucothricha); brusone del riso (macchie fogliari da malattia fungina  Pyiiculaiia giisea); muffa grigia su frutto di fragola (marciume da malattia fungina Botiytis cinerea); rogna dell’olivo (tumori da malattia batterica Pseudomonas savastanoi); marciume apicale del pomodoro (fisiopatia da squilibri idrici); cancro del castagno (malattia fungina Cryphonectria parasitica) ; fusariosi su crisantemo (disseccamenti da malattia fungina Fusarium sp., foto su cortese permesso DiSAFA Università di Torino); carbone del mais (malattia fungina Ustilago maydis); carie del legno su platano (malattia fungina Ganoderma sp.); anulature brunastre su frutto di pomodoro da virus del gen. llarvirus; emissione di gomme dal frutto di pesco (e macchie necrotiche fogliari) causata da corineo (malattia detta anche gommosi parassitarla o vaiolatura o impallinatura) (malattia fungina Coryneum beijerinckii); peronospora della patata (macchie fogliari e muffetta da malattia fungina Phytophthora infestans).

Anche nella carie dei cereali entro le cariossidi infette si formano materiali analoghi, emananti un cattivo odore (in inglese la carie del grano è chiamata anche stinking smut = fuliggine puzzolente); il termine “carie del grano usato in italiano si riferisce all’aspetto appunto delle cariossidi colpite, ma la malattia veniva anche chiamata “golpe del grano” per l’aspetto delle spighe attaccate che richiama quello di una coda spelacchiata di volpe (“golpe" è parola del toscano antico per “volpe"). Carboni e carie dei cereali sono malattie causate da funghi appartenenti a una medesima famiglia tassonomica.
7. Ruggini. Sono riconoscibili piuttosto facilmente in quanto sugli organi colpiti i funghi responsabili della malattia producono numerose pustole, di colore tipicamente rugginoso (da cui il nome analogo inglese rust).
8. Carie del legno. Sono disfacimenti dei tessuti legnosi (in inglese si dice in modo più descrittivo wood decay = decadimento del legno). Gli agenti della carie del legno sono funghi appartenenti quasi tutti ai basidiomiceti e si sviluppano all’interno del fusto degli alberi; quindi le piante colpite nelle fasi iniziali non mostrano evidenti segni esteriori di malattia, poi gli esiti dell’attività patogenetica si concretizzano in deperimento generale della pianta e formazioni di cavità; inoltre quando il fungo è pronto a riprodursi compaiono sul fusto gli organi di fruttificazione.
9. Marciumi epigei. I marciumi rappresentano una categoria sintomatologica riconoscibile anche da un profano. Le muffe che compaiono sulle marcescenze sono costituite dalle ife e dagli organi di fruttificazione del patogeno fungino e hanno vario aspetto, colore e consistenza (in inglese hanno nomi diversificati quali: brown rot = marciume marrone riferito ai marciumi da monilia, grey rot o grey mould = marciume grigio o muffa grigia). Gli organi della pianta più soggetti ad attacco sono quelli molli come i fiori e i frutti; tuttavia certi patogeni agenti di marciumi, come Monilia sp., possono colpire anche parti verdi quali germogli e rametti con sintomi di avvizzimento.
10. Marciumi radicali. Sono rappresentati da disfacimenti della parte ipogea (in inglese root rot = marciume radicale). I sintomi esteriori dell’attacco sono rappresentati da un generico stato di sofferenza della pianta colpita. Come procedura diagnostica si suggerisce, in caso appunto di deperimento aspecifìco, per le piante erbacee di sradicare qualche piantina sofferente ed esaminare l’apparato radicale, per le piante arboree di scavare con attenzione un po’ attorno al piede per mettere a nudo e visionare qualche porzione del colletto e delle prime radici. I marciumi radicali possono avere diversa consistenza. I patogeni possono essere funghi superiori come ArmiUaria mellea (conosciuto dai fungaroli come chiodini o famigliola buona) che provoca un marciume fibroso, ma molti sono pseudofunghi oomiceti, in particolare del genere Phytophthora.
11. Emissione di gomme ed essudati. Si tratta di sintomi molto generici che possono avere una origine fisiologica, abiotica e biotica; in quest’ultimo caso sono provocati sia da agenti di malattia di natura crittogamica (associati ad altri sintomi) sia da animali. In assenza di altri sintomi più significativi/ caratteristici, come primo passo diagnostico si ricercano eventuali fori e, se le gomme o resine compaiono su frutti o rametti, se ne disseziona qualcuno per vedere se dentro c’è presenza di litofagi.

Fitofagi agenti di danno

Nei danni provocati da artropodi spesso il responsabile è immediatamente visibile, ma alcuni di essi, quali gli acari, non sempre o diffìcilmente sono percepibili a occhio nudo.


Ecco come si presenta l’attacco dell’eriofide rugginoso del pomodoro ( Aculops lycopersici): (a) alterazioni rugginose sul fusto, talora accompagnate da fessurazioni, accartocciamenti dei bordi e deformazioni delle foglie che assumono una colorazione bronzea. Se non si ha esperienza è difficile orientarsi verso un organismo animale di cui apparentemente non c’è traccia: in effetti l’eriofide non è percepibile a occhio nudo, ma solo tramite strumento di ingrandimento (b): l’adulto ha una lunghezza massima che non supera 0,2 mm

Inoltre il fitofago può non essere presente sulla pianta al momento dell’osservazione del danno stesso; per contro, il rinvenimento di un insetto su una pianta o su un organo danneggiato non deve necessariamente far concludere che sia proprio quello la causa del danno.


Trovando in una siepe di lauroceraso foglie smangiucchiate (a), chi conosce gli abituali nemici del giardino e di questa pianta probabilmente riconoscerà il responsabile solo dal tipo di “mangiata”, ma per cogliere sul fatto l’oziorrinco ( Otiorrhynchus sp.) (b) dovrà fare qualche appostamento notturno.


Quando su una pianta danneggiata si vedono insetti, di uno stesso o di più tipi, non bisogna concludere affrettatamente che siano essi la causa del danno. Per esempio, dopo una osservazione molto superficiale di questa foglia di pesco danneggiata si potrebbe pensare che il responsabile sia o siano gli organismi più appariscenti (a), cioè i due animaletti vermiformi in alto ai lati della nervatura centrale e/o l’insettino scuro con macchie rosse in basso a sinistra sul bordo della lamina fogliare ; non è così, anzi... guardando meglio, si possono infatti osservare colonie di piccoli insetti di colore azzurrino, che si vedono meglio con l’aiuto di una lente (b) : si tratta di afidi (afide farinoso del pesco); ce ne sono un paio in basso sotto la larva mentre più sotto si intravede la colonia. Inoltre se si osserva cosa fanno gli altri organismi si scopre che predano gli afidi stessi (rinsettino nero è una larva di coccinella predatrice di afidi, gli animaletti vermiformi sono larve di sirfidi, anch’esse ottime cacciatrici e divoratrici di afidi).

Analogamente a quanto abbiamo fatto con le malattie, anche per gli artropodi dannosi per le piante (acari e insetti) possiamo proporre un criterio empirico per avviare l’identificazione dei frtofagi: la cosa più semplice è considerare il tipo di attività trofica nei confronti della pianta, cioè il modo attraverso il quale traggono nutrimento dai vegetali (da cui deriva la conseguente tipologia di danno).
Da questo punto di vista è possibile raggruppare tali organismi nocivi nei tipi descritti di seguito:
-  artropodi fitomizi; col termine “frtomizo (etimologicamente significa “succhiatore di vegetali) si indicano acari o piccoli insetti che si nutrono di succhi cellulari o di linfa elaborata ricca di zuccheri, se dotati di apparato boccale pungentesucchiante in grado di perforare e raggiungere i vasi cribrosi;
-  insetti fillominatori, che scavano mine (gallerie) nello spessore delle foglie (a volte anche di altri organi);
-  insetti carpofagi, che danneggiano il frutto;
-  insetti antofagi, che danneggiano i fiori;
-  artropodi galligeni (acari e insetti), la cui attività determina la formazione di galle;
-  insetti sigarai e che arrotolano le foglie, la cui azione provoca deformazioni generalmente caratteristiche (es. appunto a forma di sigaro) delle foglie;
-  insetti radicicoli, che danneggiano la parte ipogea (radici, colletto) delle piante; comprendiamo empiricamente in questa categoria gli insetti dannosi anche a organi sotterranei (bulbi, tuberi, fittomi);
-  insetti fillofagi, che erodono genericamente le parti verdi, i quali costituiscono il gruppo più eterogeneo e diversificato di insetti che siano dotati, almeno in uno stadio del loro sviluppo, di apparato boccale masticatore;
-  insetti parassiti delle derrate alimentari, cioè che vivono su prodotti immagazzinati e trasformati (sementi, farine, pasta, biscotti, ecc.).
Visivamente i vari tipi sono proposti nel quadro riepilogativo che segue..










Quadro riassuntivo dei fitofagi riuniti empiricamente in gruppi in base al tipo di attività trofica che essi svolgono sulle piante. Nella tabella sono presenti: tipologia dell’attività del fitofago, immagine di un insetto esemplificativo del gruppo, nome dell’insetto rappresentato, danno che tale specifico insetto arreca.

BIOLOGIA APPLICATA E BIOTECNOLOGIE AGRARIE
BIOLOGIA APPLICATA E BIOTECNOLOGIE AGRARIE
GENETICA, TRASFORMAZIONI, AGROAMBIENTE