Principi, metodi e limiti della lotta biologica

Parte 2 200 Agroambiente, Produzioni vegetali e Difesa delle colture rincipi, metodi e limiti P della lotta biologica La lotta biologica si ispira ai seguenti due principi: preservazione delle specie di viventi, presenti nell agrosistema, che svolgono la funzione di limitare le popolazioni delle specie dannose; introduzione di antagonisti degli organismi nocivi quando i primi non siano presenti, o siano insufficienti, o comunque come mezzo per controllare i secondi. Nel primo caso la salvaguardia degli organismi utili si attua rimuovendo o riducendo tutti quei fattori che incidono negativamente sulla biodiversità (in primo luogo gli interventi indiscriminati con mezzi chimici) e promuovendo misure atte a ricostituire nicchie in cui tale biodiversità possa conservarsi, come le siepi, oppure mettendo temporaneamente al riparo gli organismi utili (ad esempio rametti con cocciniglie parassitizzate) prima di un trattamento con prodotti fitosanitari. La seconda strategia di lotta biologica si realizza attraverso l impiego di antagonisti da immettere in campo, o in serra, con il preciso scopo di controllare determinate popolazioni di organismi nocivi. Questa modalità di azione equivale a un intervento fitoiatrico diretto: se gli organismi nocivi sono specie esotiche, si può progettare l introduzione di un antagonista naturale proveniente dall ambiente di origine della specie dannosa, con lo scopo di ottenere un controllo permanente; viceversa, se si tratta di parassiti normalmente presenti nell area, il lancio di antagonisti sarà diretto ad abbattere la sovrapopolazione di tali parassiti. Operativamente la lotta biologica si attua attraverso i seguenti metodi: inoculativo; propagativo; protettivo; inondativo. Il metodo inoculativo si realizza con misure di preservazione e consera vazione delle specie utili, quali la raccolta di fitofagi parassitizzati prima dei trattamenti, l introduzione di materiali vegetali contenenti organismi nocivi parassitizzati o predatori da applicare ad arte sulle colture (es. frutteti dove gli antagonisti sono scarsi). possibile anche servirsi di ausiliari allevati da immettere precocemente e in piccole quantità (specie nelle colture protette), purché essi abbiano la caratteristica di sopravvivere alimentandosi di prede diverse dal fitofago bersaglio o con dieta complementare vegetale e a condizione di non portare danni sensibili alle colture, allo scopo di insediare e stabilizzare il loro numero a un livello utile per controllare fin dall inizio potenziali infestazioni dell organismo nocivo bersaglio. Ancora, in serra si può attuare il cosiddetto banker plants per il controllo di afidi dannosi 0140.Parte2_Cap_05.indd 200 alle colture: il metodo consiste nell introduzione di piante erbacee spontanee, ma che non sono piante ospiti dei parassiti della coltura da proteggere (generalmente si tratta di graminacee, allevate in vaso, infestate da afidi di specie non dannose per la coltura ma fatte parassitizzare funzione esca da altri insetti attivi anche contro quelle specie che usualmente attaccano le piante in produzione). Il metodo protettivo consiste in una gestione complessiva dell agroecosistema, idonea a ricostituire e mantenere un equilibrio delle popolazioni utili e dannose. Rientrano in questo metodo l impianto di siepi e boschetti, la protezione di fontanili, l applicazione su rami di fruttiferi e tralci di vite di fascette di tela che forniscono un buon rifugio per lo svernamento delle femmine di acari predatori di quelli fitofagi. Il metodo propagativo è una tecnica di controllo che attiene alla seconda strategia di lotta biologica ed è finalizzata all introduzione e propagazione di antagonisti di specie dannose accidentalmente importate. Questo metodo, storicamente importante, si sviluppa in due fasi: la prima è relativa alla ricerca nell ambiente di origine del fitofago esotico dei suoi antagonisti naturali e della scelta di quello/i più efficace/i; la seconda è relativa all importazione, acclimatazione e lancio di questi ultimi. Anche il metodo inondativo si inserisce nella linea strategica appena descritta ed è quello oggi più comune e semplice in quanto si avvale di ausiliari allevati, confezionati e acquistabili da ditte specializzate nel settore. Richiede comunque alcune competenze tecniche in ordine all identificazione degli organismi nocivi da combattere e alla conoscenza della loro biologia, al loro monitoraggio e all individuazione delle soglie di intervento (allo scopo di determinare per tempo l inizio dell infestazione b 50 (a) Esempio di volantinaggio informativo per la difesa biologica contro le cavallette (Calliptamus italicus) attuata con la distribuzione agli agricoltori, per l utilizzo su vasta scala territoriale, di pulcini di galline faraone. (b) Pioppo ospitante il nido del picchio, un uccello. 14/04/21 10:46

Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture
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