Mezzi di lotta chimici

177 Agricoltura, fitoiatria e sostenibilità Ad esempio si è stimato che nella ruggine nera del grano ogni giorno si possono generare, in un ettaro coltivato, 100.000 mutanti. In effetti uno dei fattori che sicuramente incide nella velocità di costituzione di nuovi biotipi del patogeno è l estensione delle superfici messe a coltura. Per le malattie dei cereali è noto un fenomeno a carattere ciclico, detto boom and bust, che consiste in una fase di espansione della coltura resistente (in termini di superficie investita complessivamente dagli agricoltori) grazie all introduzione di varietà resistenti che rendono altamente produttiva la coltivazione della pianta; tuttavia nel tempo si selezionano nel patogeno nuove linee virulente fino al raggiungimento di un punto critico, di collasso delle coltivazioni. Da qui il progressivo abbandono della varietà a vantaggio di nuove varietà resistenti [ 23 ]. Per ottenere un buon esito nella difesa dai patogeni con mezzi genetici, si consiglia di evitare l impiego, contrariamente a quello che spontaneamente si tenderebbe a fare, delle varietà resistenti in aree a forte pressione del patogeno, allo scopo di preservare il più a lungo possibile tale attitudine, per le ragioni sopra descritte. Occorre considerare che il lavoro di miglioramento genetico è assai lungo e costoso e che il serbatoio di germoplasma con geni di resistenza, utilizzabile per le specie coltivate, non è infinito; inoltre la creazione ex novo di nuovi geni o forme di resistenza è una via appena aperta. Tra le idee più interessanti vi è quella di introdurre geni esogeni, prelevati da organismi produttori di tossine contro dati microrganismi fitopatogeni, idonei a conferire alla pianta la capacità di produrre da sé sostanze antiparassitarie. Mezzi di lotta chimici I mezzi chimici sono da oltre un secolo, e in particolare dal secondo dopoguerra, lo strumento più diffuso nella lotta contro gli organismi dannosi. Capitolo 5 I prodotti chimici per la lotta agli organismi dannosi sono inclusi nei prodotti fitosanitari. Questo termine, introdotto a seguito delle direttive europee e recepito nella legislazione attualmente in vigore, è sostanzialmente equivalente a quelli precedentemente in uso di fitofamaco e poi agrofarmaco (quest ultimo, che rende in modo intuitivo la destinazione d uso agrario, fu prescelto per evitare confusione con i preparati curativi per uso umano di origine vegetale). Anche il termine antiparassitario non è più idoneo in quanto indica un ambito di impiego generico. Il termine pesticida , di derivazione inglese, è poco adatto alla nostra lingua (la traduzione sarebbe: che uccide la peste , quando invece in inglese pest è l organismo nocivo); tuttavia il suo uso è ormai invalso nel linguaggio corrente e anche in quello della divulgazione scientifica. Produzione, vendita e impiego dei prodotti fitosanitari sono regolati da una doppia disciplina giuridica: una a livello comunitario che si esprime con Direttive e Decisioni, un altra a livello nazionale dove tali indicazioni sono recepite e tradotte, con eventuali adattamenti, in Leggi e Decreti. L iter di revisione normativa sui prodotti fitosanitari (vedi anche a pag. 180) è iniziato in Italia con il DPR n. 290 del 23/04/2001 che già conteneva l espressione prodotti fitosanitari la quale faceva riferimento a quei preparati contenenti una o più sostanze attive destinati a: 1. proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o a prevenirne gli effetti; 2. favorire o regolare i processi vitali dei vegetali, con esclusione dei fertilizzanti; 3. conservare i prodotti vegetali, con esclusione di quelli disciplinati da particolari disposizioni; 4. eliminare le piante indesiderate infestanti; 5. eliminare gli elementi di diffusione dei vegetali, frenare o evitare un loro indesiderato insediamento. Anni di picco Controllo efficace della malattia, aumenta l'uso di geni R specifici Selezione di gene R Durata del ciclo (8-12 anni) di controllo di un fitopatogeno La pressione selettiva sulla popolazione del patogeno aumenta stabilmente Prevalgono nuove razze in cui il corrispondente gene Avr viene perso o mutato in un allele non funzionale Perdita di controllo della malattia, diminuisce l'uso di geni R specifici Elevato Indice di resistenza Introduzione di nuovo gene R Basso R3 R2 R1 0 10 anni 23 L introduzione di un nuovo gene per la resistenza (R) in una varietà coltivata comporta inizialmente un controllo efficace della malattia e ciò induce gli agricoltori a preferire questa varietà: in tal modo però aumenta anche la pressione selettiva sul patogeno, il cui risultato sarà la differenziazione di nuove razze o varietà patologiche del parassita in cui il gene dell avirulenza (Avr) viene in qualche modo perduto o reso non più funzionale. La nuova stirpe si mostrerà virulenta e la varietà inizialmente resistente tenderà a soccombere alle infezioni di questi nuovi ceppi patogeni. Tutto ciò porta alla ricerca di nuovi geni di resistenza (R1, R2, R3). Nel grafico di destra è rappresentato come certi geni di resistenza possono mostrare un periodo temporale di efficacia più lungo rispetto ad altri. 0140.Parte2_Cap_05.indd 177 14/04/21 10:45

Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture
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