Vitigni resistenti a malattie

Parte 1 140 Agroambiente, Sostenibilità e Produzioni Per la vite, come per diverse altre specie coltivate o allevate, l attivazione di scambi commerciali e l entrata in funzione di mezzi di trasporto sempre più rapidi, portò allo sconvolgimento degli antichi equilibri, impegnando le intelligenze in un opera di studio e sperimentazione che ha per obiettivo il raggiungimento di nuovi e stabili equilibri biologici [ 71 ]. In alternativa a prodotti anticrittogamici e insetticidi, fin dai primi tempi dell arrivo in Europa dei tre flagelli (fillossera, oidio, peronospora) si pensò e si sperò di trovare tra le viti americane piante resistenti e capaci di produrre uva buona. Non trovando in natura le piante ideali, si iniziò un lavoro di ibridazione artificiale che (particolarmente in Francia) diede origine a un gran numero di ibridi produttori non tutti di pregio. La tecnica dell ibridazione consiste nella fecondazione di specie di vite diverse, ma geneticamente affini, con lo scopo di ottenere piante con le qualità organolettiche della vite europea ma resistenti ai funghi come le specie americane. Nei primi anni del 1900 gli ibridi si diffusero (il più noto è l Uva fragola) e con essi si riversarono sul mercato quantità di vini scadenti e poco serbevoli. Ne scaturì una serie di provvedimenti legislativi intesi a proibire o a disciplinare la coltivazione di questi vitigni. In Italia venne emanata la Legge n. 376/1931 poi modificata nel 1935 e portata a testo unico con il R.D. n. 1634/1936. Con questi provvedimenti veniva proibita la coltivazione degli ibridi produttori diretti salvo che per studio e sperimentazione. Ci fu molta discussione sul problema e la legge non fu mai applicata rigidamente. In Italia la vicenda degli ibridi produttori diretti passò per la stazione sperimentale di Viticoltura di Conegliano (TV) grazie al professor Giovanni Dalmasso con lo studio 71 Principali organismi parassiti da gestire e controllare nella coltivazione della vite. e la pubblicazione nel 1927 di un libro Gli ibridi produttori diretti a Conegliano risultato di un triennio di osservazioni. Durante la Seconda guerra mondiale lo studio degli ibridi ebbe un nuovo impulso in Europa a causa della carenza di rame per la lotta chimica alla peronospora. Il rame, infatti, è un componente della poltiglia bordolese, un miscuglio di solfato di rame, a pH acido, e di idrossido di calcio, a pH alcalino, molto utilizzato in agricoltura come anticrittogamico. Vitigni resistenti a malattie Un importante lavoro di incrocio e selezione è stato realizzato negli ultimi 40 anni nei paesi di lingua tedesca dove è nata una organizzazione per promuovere l utilizzo dei vitigni PIWI (acronimo di Pilzwiderstandsf higen = resistenti ai funghi) [ 72 ]. In Francia tali vitigni sono denominati Resdur (Résistances Durables). Ultimi 12 vitigni PIWI registrati in Italia: 1) F22P09 (N) 2) F22P10(N) 3) F23P65(B) 4) F26P92(B) 5) Pinot Regina (N) 6) Cabernet blanc (B) 7) Cabertin (N) 8) Pinotin (N) 9) Pinot Iskra (B) 10) Kersus (B) 11) Pinot Kors (N) 12) Volturnis (N) 72 Logo dei vitigni resistenti PIWI. Bostrichi Virus Tignole della vite Tumore batterico Fillossera Cicaline Peronospora Acariosi, erinosi Oidio o mal bianco Mal dell esca 0110.Parte1_Cap_04.indd 140 Botrite o muffa grigia 14/04/21 10:40

Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture
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