9   Produzioni integrate e biologiche

L’obiettivo fondamentale dell’attività produttiva umana, anche nel settore agricolo, è produrre la maggior quantità di beni impegnando i minimi costi energetici, ecologici, sociali e monetari
Nei sistemi tradizionalmente gestiti, dove il valore dei beni è determinato dall’equilibrio tra domanda e offerta dei prodotti, l’imprenditore è normalmente portato a tener conto dei soli costi monetari. 
Tra le diverse tecniche di produzione e di difesa delle piante dalle avversità egli tende a scegliere quelle che consentono l’ottimizzazione dei costi, e questo anche a discapito delle problematiche di riflesso, quelle agroambientali innanzi tutto.
I costi sociali, ecologici e anche energetici possono essere valutati e gestiti non dal singolo imprenditore, ma da chi ha una visione complessiva dei problemi socio-economici: dagli organismi politici nazionali e sovranazionali (Regioni, Stati, Unione Europea). Inoltre la gran parte dei prodotti, frutto dell’attività agricola, soffre dell’inconveniente di non poter vedere incrementare la propria domanda oltre un certo limite. Ognuno di noi infatti può comprare due o tre orologi e cambiare il telefonino frequentemente, ma non può certo raddoppiare il proprio consumo di pasta, frutta o carne. 
Chi gestisce attività produttive non agricole può dunque speculare e avvantaggiarsi degli incrementi di prezzo generati dall’aumento della domanda e, di conseguenza, grazie ad adeguate campagne pubblicitarie, incrementare notevolmente le vendite. Chi invece gestisce attività agricole di produzione non può godere di questa favorevole condizione. 
Gli organismi nazionali e sovranazionali, che hanno il compito di stimolare la produzione di ricchezza e al contempo favorirne un’equa distribuzione, devono promuovere procedure mirate a compensare le difficoltà intrinseche al sistema produttivo agricolo. 
Lasciar agire da solo, senza controlli, il meccanismo di domanda e di offerta favorisce: 
• la scelta di tecniche produttive e di difesa poco rispettose per i consumatori e gli ecosistemi; 
• l’insorgere di un’alternanza di periodi di sovrapproduzione, accompagnati da un crollo dei prezzi, e momenti di carenze produttive, caratterizzati da prezzi alti e carenze di generi alimentari nei paesi in via di sviluppo. 
Per ovviare a queste evenienze, a partire dal 1980, grazie alle azioni di programmazione e di finanziamento messe in atto da Regioni, Stati, UE e all’accresciuta sensibilità dei consumatori disposti a spendere di più per prodotti più salubri, si sono andate affermando: 
tecniche di produzione integrata
tecniche di agricoltura biologica.

     Tecniche di produzione integrata
Si tratta di un insieme di strategie di intervento mirate a ottenere produzioni rispettando i costi ecologici, sociali ed energetici e impiegando in maniera integrata quanto di meglio a questo scopo ci offrono l’industria chimica, il miglioramento genetico, la meccanica agraria, le biotecnologie. 
Alla modalità di difesa delle coltivazioni attuata applicando questi principi si dà il nome di lotta integrata
Tali pratiche, introdotte a livello comunitario nel Reg. 2078/1992, prevedono un’integrazione di tutte le tecniche conosciute per ridurre l’impatto sull’ambiente, tecniche definite e aggiornate dai Disciplinari di produzione integrata, la cui funzione prioritaria è proprio quella di favorire, attraverso uno strumento tecnico, i processi di riconversione produttiva delle aziende agricole. 
Questa visione è stata raccolta poi dal Reg. 1257/1999; infatti, con l’istituzione dei Piani di Sviluppo Rurali (PSR) si sono introdotte specifiche misure F, finalizzate all’introduzione di tecniche di produzione integrata. Non ultimo, le misure F dei PSR specificano anche le prescrizioni da seguire, contenute nel Codice della buona pratica agricola e nella Direttiva comunitaria 91/676, o direttiva Nitrati (▶ A18).

     Tecniche di agricoltura biologica
Si tratta di un insieme di tecniche produttive che evitano l’impiego di sostanze chimiche di sintesi, in maniera da produrre derrate alimentari prive di residui di pesticidi a tutela della salute del consumatore. Si tende a costituire un agroecositema più simile agli ecosistemi naturali in cui si mantiene la biodiversità e non si mira alla distruzione degli agenti patogeni, ma al loro controllo, intervenendo quando si supera la soglia di danno utilizzando solo alcuni prodotti fitosanitari di seguito riportati in tabella. 
Il Regolamento CE 834/2007 del Consiglio del 28/06/2007, e successive modificazioni e integrazioni, detta le norme fondamentali relativamente alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici [ 87 ]. 
L’Articolo 12 del citato regolamento, ai punti g e h recita: [...] “g) la prevenzione dei danni provocati da parassiti, malattie e infestanti è ottenuta principalmente attraverso la protezione dai nemici naturali, la scelta delle specie e delle varietà, la rotazione delle colture, le tecniche colturali e i processi termici; [...] h) in caso di determinazione di grave rischio per una coltura, l’uso di prodotti fitosanitari è ammesso solo se tali prodotti sono stati autorizzati per essere impiegati nella produzione biologica” [...] (vedi anche allegato I - Concimi, ammendanti, nutrienti), (vedi anche allegato II - Prodotti antiparassitari/fitosanitari ai sensi dell’Art. 5 del Reg. CE 889/2008 ed Art. 2 del D.M. 18/07/2018). 
L’applicazione dei regolamenti è rimandata alla legislazione dei singoli Paesi membri dell’Unione Europea. Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) ha autorizzato diversi soggetti giuridici, con propri decreti, ad esercitare attività di controllo sul metodo di produzione biologica, ammettendo a partecipare alle attività di controllo anche sei associazioni in rappresentanza dei consumatori. Ogni Regione possiede poi una sua specifica normativa. 
Per la difesa delle colture in agricoltura biologica sono consentiti agenti di lotta biologica, cioè prodotti compresi tra quelli fitosanitari di origine naturale e prodotti chimici di tradizione, come lo zolfo e i rameici; tuttavia, alcuni di essi sono utilizzabili solo in casi riconosciuta necessità.

FOCUS

REGOLAMENTO CE N. 834/2007

“Secondo questa normativa europea, la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare, basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione: sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale”. 

“Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti derivati od ottenuti da OGM sono incompatibili con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici. Essi non dovrebbero quindi essere utilizzati nell’agricoltura biologica o nella trasformazione di prodotti biologici”.

APPROFONDIMENTO 18

I Disciplinari di Produzione Integrata (DPI)

Sono redatti dalle Regioni in conformità con il Piano Regionale di Sviluppo Rurale (Reg. CE 1257/1999 e successivi aggiornamenti) e dettano una serie di prescrizioni e vincoli al fine di permettere l’introduzione di tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale. 

Questi piani contengono tutte le norme tecniche di produzione, fino alla raccolta del prodotto, e sono costituiti da due parti: la prima presenta norme generali che raccolgono le indicazioni comuni a tutte le colture e le indicazioni (vincoli e consigli) in merito agli adempimenti aziendali di registrazione (schede di registrazione e manuale di compilazione); la seconda illustra le prescrizioni tecniche agronomiche e di difesa specifiche per coltura. In generale, il Disciplinare è divisibile in 8 sezioni come indicato in tabella seguente.


1. L’ambiente pedoclimatico: per consigliare il luogo più adatto alla coltivazione di ogni specifica coltura.
2. I rapporti tra ecosistemi e agroecosistemi: per l’impianto di siepi e alberate nell’azienda agricola e per aumentare il grado di biodiversità, indispensabile non solo per un miglior inserimento paesaggistico dell’azienda, ma anche per permettere la permanenza di quella zoofauna utile a controllare i parassiti delle piante dell’azienda stessa.
3. Le successioni colturali: per favorire le migliori successioni al fine di ridurre la stanchezza del suolo e realizzare un maggior controllo delle infestanti.
4. La gestione del suolo: per favorire interventi che, oltre a non avere un elevato impatto ambientale, favoriscano una buona regimazione delle acque così da ridurre i fenomeni erosivi.
5. La scelta delle sementi e/o delle cultivar con i relativi portainnesti: per consigliare la migliore densità di semina e di impianto in relazione anche alle epoche di maturazione.
6. La scelta del miglior piano di concimazione: per ottimizzare l’uso dei fertilizzanti in relazione al minor impatto possibile su quella specifica coltura e sul suolo.
7. Le tecniche di controllo delle infestanti e dei parassiti: per consigliare i migliori interventi integrati, utili da una parte a controllare i parassiti e dall’altra a provocare il minor impatto possibile.
8. Le tecniche per la raccolta e per gli interventi postraccolta: utili a consigliare le migliori tecniche di raccolta, di conservazione e di trasformazione, a patto che siano anch’esse integrate, al fine di ridurre l’inquinamento del prodotto.

Nota Bene - La tabella, a scopo didattico/esemplificativo, riepiloga tutta una serie di prodotti molti dei quali soggetti a continue revisioni e verifiche di autorizzazioni da parte degli Enti preposti e per questo vanno sempre verificate, prima dell’utilizzo, le prescrizioni di legge più aggiornate. A tal proposito riportiamo qui di seguito le ultime note aggiornate dei REGOLAMENTI DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE (UE): 1 n. 2164/2019 del 17 dicembre 2019 che modifica il Regolamento (CE) n. 889/2008 recante modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all’etichettatura e al controllo dei prodotti biologici; 2 n. 421/2020 del 18 marzo 2020, che modifica il Regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 per quanto riguarda la proroga dei periodi di approvazione delle sostanze attive abamectina, Bacillus subtilis (Cohn 1872) ceppo QST 713, Bacillus thuringiensis sottospecie aizawai ceppi ABTS-1857 e GC-91, Bacillus thuringiensis sottospecie israeliensis (sierotipo H-14) ceppo AM65-52, Bacillus thuringiensis sottospecie kurstaki ceppi ABTS351, PB 54, SA 11, SA 12 e EG 2348, Beauveria bassiana ceppi ATCC 74040 e GHA, clodinafop, clopiralid, Cydia pomonella Granulovirus (CpGV), ciprodinil, diclorprop-P, fenpirossimato, fosetil, Lecanicillium muscarium (precedentemente «Verticillium lecanii») ceppo Ve 6, mepanipyrim, Metarhizium anisopliae (var. anisopliae) ceppo BIPESCO 5/F52, metconazolo, metrafenone, Phlebiopsis gigantea ceppi FOC PG 410.3, VRA 1835 e VRA 1984, pirimicarb, Pseudomonas chlororaphis ceppo MA 342, pirimetanil, Pythium oligandrum ceppo M1, rimsulfuron, spinosad, Streptomyces K61 (precedentemente «S. griseoviridis»), Trichoderma asperellum (precedentemente «T. harzianum») ceppi ICC012, T25 e TV1, Trichoderma atroviride (precedentemente «T. harzianum») ceppi IMI 206040 e T11, Trichoderma gamsii (precedentemente «T. viride») ceppo ICC080, Trichoderma harzianum ceppi T-22 e ITEM 908, triclopir, trinexapac, triticonazolo e ziram (Testo rilevante ai fini del SEE - Spazio Economico Europeo).

Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture
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