4   Prodotti fitosanitari: aspetti normativi e tecnici

Vengono definiti prodotti fitosanitari (in precedenza chiamati fitofarmaci e poi agrofarmaci) “i preparati contenenti una o più sostanze attive, destinate a proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o a prevenirne gli effetti; influire sui processi vitali dei vegetali, senza peraltro fungere da fertilizzanti; conservare i prodotti vegetali, sempreché tali sostanze o prodotti non siano disciplinati da disposizioni speciali in materia di conservanti; eliminare o controllare l’accrescimento delle piante indesiderate o infestanti”
L’attuale legislazione distingue i prodotti fitosanitari da altre due tipologie di preparati utili per la difesa delle piante, i corroboranti e le sostanze di base
1. i corroboranti (es. il propolis o gli oli vegetali come quello di garofano, di semi di canapa) sono sostanze di origine naturale che migliorano le capacità delle piante di opporsi agli organismi nocivi e le proteggono da danni non parassitari; sono iscritti in una apposita lista aggiornata dal MiPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali); 
2. le sostanze di base (es. gli estratti dai macerati di equiseto e di ortica) sono preparati che, pur non essendo specificamente diretti a fini fitosanitari, possono nondimeno essere di aiuto in tal senso; vengono inscritte in un apposito elenco e consentite per gli usi autorizzati. 
Col termine di biocidi si indicano infine quei prodotti atti a contrastare organismi molesti o portatori di malattie (es. scarafaggi, zanzare). I prodotti fitosanitari (per comodità in luogo dell’espressione si usa l’acronimo PF) come da legge (D.lgs n. 150/2012 art. 3) sono dunque destinati a: 
• proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi dannosi o prevenirne gli effetti (insetticidi, acaricidi, fungicidi, ecc.); 
• favorire o regolare i processi vitali dei vegetali (fitoregolatori), con esclusione dei fertilizzanti; 
• conservare i prodotti vegetali, con esclusione dei conservanti specificamente disciplinati; 
• controllare le piante infestanti, indesiderate o dannose presenti all’interno della coltura (erbicidi); 
• eliminare parti di vegetali, frenare o impedire un loro indesiderato accrescimento (eccetto alghe). 
Essi sono soggetti ad autorizzazione ministeriale e devono essere impiegati esclusivamente per la cura delle piante e comunque solo per gli usi riportati in etichetta. Sono costituiti dalla sostanza attiva, da coadiuvanti (i quali possono essere autorizzati) atti ad ottimizzare l’attività della molecola attiva, e da coformulanti (diluenti e sostanze inerti). 
Generalmente i PF vengono distribuiti sui vegetali e la loro attività si esplica sull’organismo nocivo presente sulla pianta, oppure, in formulazioni solitamente granulari, vengono impiegati per eliminare patogeni e/o parassiti animali presenti nel terreno (geodisinfestanti); altri possono invece stimolare la pianta a produrre difese (es. acibenzolar-Smetile, sostanza che agisce sul fenomeno della SAR = resistenza sistemica acquisita). Le modalità di distribuzione sulla pianta consistono nei tradizionali trattamenti sulla parte aerea con irroratrici (soluzione liquida) o con impolveratrici (trattamenti polverulenti), ma è possibile somministrate il prodotto per via radicale con irrigazione o appositi pali iniettori (es. funghi antagonisti che colonizzano le radici). Infine esistono interventi a mezzo di iniezioni di soluzioni fitoiatriche inserendo aghi dentro al tronco (trattamenti endoterapici). In relazione al loro comportamento sulla pianta, i prodotti fitosanitari si dicono: 
di copertura: sono i prodotti che si limitano a rimanere sulla superficie delle parti su cui sono stati applicati; 
citotropici: sono i prodotti che riescono a penetrare nei primi strati tissutali; 
translaminari: se la citotropicità è tale da consentire alla sostanza attiva di attraversare le foglie da una pagina all’altra; 
sistemici: se vengono distribuiti in tutta la pianta attraverso i vasi linfatici; quando la sistemicità, o sistemia, si realizza tramite linfa grezza sarà ascendente, o acropeta, mentre se il principio attivo viene trasportato con la corrente degli elaborati la sistemia sarà discendente, o basipeta (in genere i prodotti fitosanitari sistemici tendono a essere caratterizzati, perlomeno in modo prevalente, da un solo tipo di sistemia). Si può operare un’ulteriore distinzione in rapporto al sito di applicazione sulla pianta dei prodotti sistemici: la penetrazione può avvenire per via fogliare e/o per assorbimento radicale.

     Caratteristiche del prodotto fitosanitario
La composizione di un prodotto fitosanitario comprende sostanze attive (a volte anche in miscela tra loro) e coformulanti. 
1. la sostanza attiva (s.a.) (termine oggi introdotto nella legislazione in sostituzione del precedente ed equivalente principio attivo p.a.), ossia la sostanza che produce l’effetto sull’organismo nocivo, può essere una molecola naturale o di sintesi oppure un microrganismo (virus, fungo, battere): essa è sempre dichiarata con il nome tecnico assieme alla percentuale presente nel formulato (vi sono prodotti che contengono anche più di una s.a.); 
2. i coformulanti, intendendo estensivamente con questo termine tutte le altre sostanze presenti nel prodotto, sono suddivisibili in: 
- sostanze che servono a stabilizzare e migliorare l’efficacia della s.a. (coadiuvanti, non vengono dichiarati in etichetta); 
- sostanze inerti che fungono da solventi o diluenti (spesso detti anche semplicemente coformulanti, non vengono dichiarati in etichetta). 
Per formulazione si intende invece come viene allestito e si presenta il prodotto. Essa è sempre indicata (es.: L = liquidi; SC = sospensione concentrata; WG = granuli idrodisperdibili; PB = polvere bagnabile, ecc.) e spesso nella denominazione commerciale è aggiunta una sigla che la richiama. 
Le informazioni di carattere tecnico sono inerenti alla compatibilità con altri prodotti fitosanitari, all’eventuale fitotossicità, all’elenco delle colture e delle avversità per le quali il prodotto è stato autorizzato con specifico decreto del Ministero della Salute (i cui estremi sono riportati), ai dosaggi e agli intervalli di sicurezza (tempo o periodo di carenza) per la raccolta riferiti alle varie colture, ai tempi di rientro dopo il trattamento e alle distanze minime da mantenere da corsi d’acqua. 
Non c’è data di scadenza; tuttavia deve essere riportato il lotto di fabbricazione con la data di produzione: indicativamente si assume che un prodotto, non aperto e riparato in scaffale, mantenga la sua validità per 2-3 anni; i formulati polverulenti in linea di massima si conservano meglio di quelli in soluzione, in quanto la perdita di efficacia nel tempo non è tanto dovuta ad alterazione della s.a., ma a quella della stabilità dei componenti della preparazione.

     Aspetti normativi
L’attuale normativa ha radicalmente modificato i precedenti criteri di classificazione dei PF che tenevano in considerazione essenzialmente la tossicità per l’uomo, ed erano suddivisi in tre categorie, acquistabili e impiegabili solo se dotati di una apposita abilitazione, detta “patentino”; identificati come “molto tossico”, “tossico”, “nocivo” e ulteriori categorie non sottoposte a restrizioni (“irritante”, “manipolare con prudenza”, assenza di simbolo). Attualmente, infatti, si tiene conto anche di altri parametri, come la dannosità verso l’ambiente o i pericoli e i rischi di varia natura che vengono rappresentati in etichetta con simboli, apposite icone, frasi, consigli di prudenza, informazioni mediche e diciture per esteso. 
La legge impone e definisce i termini di etichettatura dei prodotti fitosanitari; per la nostra sicurezza e l’impiego corretto del prodotto è bene leggere attentamente l’etichetta, che appare sulla confezione. 
I riferimenti di base sono il Regolamento (CE) n. 1107/2009 relativo a “Immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari” (recepito in Italia con il Decreto Legislativo 14 agosto 2012 n. 150) e il Regolamento (UE) n. 547/2011, relativo all’etichettatura dei PF (entrato in vigore il 20/01/2009 e noto come CLP (Classification Labelling Packaging) che stabilisce la disciplina comunitaria in materia classificazione, etichettatura e imballaggio dei PF; il CLP è armonizzato a livello mondiale. Vi è inoltre tutta una serie di disposizioni relative a commercializzazione, acquisto, stoccaggio, trasporto, smaltimento, macchine e mezzi irroranti, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. 
La produzione normativa è nell’insieme sostanzialmente ispirata a una maggior sicurezza, una più dettagliata informazione e a un uso sostenibile dei PF ({ vedi pag. 182).

     Etichetta e Scheda di Sicurezza

L’Etichetta CLP contiene molte informazioni in forma scritta e attraverso Avvertenze, Indicazioni di pericolo (frasi H, frasi EUH), Consigli di prudenza (frasi P), Pittogrammi [ 26 ]. 
Avvertenze e frasi Le avvertenze indicano il grado di pericolo e consistono nelle parole, in crescente grado del pericolo stesso, ATTENZIONE e PERICOLO. 
Le frasi H (= Hazard ) sono relative al tipo di rischio e sono espresse da un codice alfanumerico di pericolo preceduto dalla lettera H (H 200 - pericolo fisico; H 300 - pericolo per la salute; H 400 - pericolo per l’ambiente. Esempio: H 304 - pericolo in caso di aspirazione). Le frasi EUH (European Union Hazard ) sono codici di pericolo supplementari (es. EUH 114 - reagisce violentemente con l’acqua). 
Le frasi P (= Precautionary), anch’esse in forma alfanumerica, sono cinque e riguardano gli ambiti Generale - Prevenzione - Risposta - Immagazzinamento - Smaltimento (es.: P 103 - leggere l’etichetta prima dell’uso; P 223 - evitare qualsiasi contatto con l’acqua; P 308+P312 - in caso di esposizione o possibile esposizione, consultare un medico; P 405 - conservare sotto chiave; P 502 - chiedere informazioni al produttore o al fornitore per il recupero/riciclaggio). 
Per soddisfare le esigenze di quanti impiegano PF per uso domestico (non professionale) sono stati ammessi un certo numero di prodotti che ubbidiscono a dati criteri in relazione ai rischi per l’uomo e per l’ambiente, a formulazione e confezionamento, etichettatura e canali di vendita. 
Per gli utilizzatori non professionali non è previsto l’obbligo di formazione e il certificato di abilitazione all’acquisto e utilizzo dei PF (c.d. patentino). Tali prodotti portano in etichetta la sigla PFnPE (Prodotto Fitosanitario non Professionale per piante Edibili) o PFnPO (piante Ornamentali). 
Pittogrammi I sette simboli del precedente sistema di etichettatura sono stati sostituiti da nove pittogrammi, che sono simili alla cartellonistica stradale, ma a forma di losanga, su fondo bianco con contorno rosso, e al cui interno vi è un disegno che identifica visivamente il tipo di pericolo [ 27 ]. 
Come anticipato in precedenza, l’etichetta deve poi contenere obbligatoriamente tutta una lunga serie di informazioni inerenti al produttore, la composizione del prodotto, il tipo di formulazione (es.: WG: granuli idrodispersibili, EC: concentrato emulsionabile), gli usi autorizzati su colture e organismi nocivi e relativi dosaggi, l’intervallo di sicurezza dalla raccolta e di rientro nella zona trattata, la miscibilità, lo smaltimento, le informazioni per il medico [ 28 ]. 
Scheda di Sicurezza (SDS) È un documento che descrive il prodotto in rapporto ai rischi per l’uomo e l’ambiente, e fornisce le misure appropriate per la prevenzione e la protezione. È suddivisa in sei aree tematiche e sedici sezioni. 
La prima area contiene indicazioni sul produttore e sulle sostanze del PF con relativi pericoli; la seconda le proprietà chimico- fisiche del prodotto; la terza informazioni circa la salute umana, i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), le misure di soccorso. La quarta l’impatto ambientale e le modalità di conservazione del prodotto. La quinta le misure di emergenza e lo smaltimento. La sesta disposizioni sul trasporto e varie.
     Tossicità di una sostanza attiva
La tossicità rappresenta, in termini generali, la proprietà di alcuni composti di interferire in modo negativo con il metabolismo degli organismi, determinando in questi l’insorgenza di avvelenamenti o di fenomeni di sofferenza cronica. 
Distinguiamo una tossicità acuta, cronica e subcronica: 
tossicità acuta: è l’effetto tossico che una sostanza esercita su un organismo nel corso di un’unica somministrazione o, al massimo, nel corso di varie somministrazioni che si ripetono entro 24 ore. 
tossicità subcronica e cronica: si definisce tossicità subcronica l’effetto tossico che una sostanza esercita su un organismo se la somministrazione si protrae per un certo periodo (in genere, si considera un periodo pari a circa il 10% della vita dell’organismo stesso); la tossicità cronica esprime qualsiasi effetto tossico che una sostanza ha su un organismo in periodi di tempo molto prolungati. Fenomeni di tossicità cronica si osservano, ad esempio, in individui che vivono in luoghi di lavoro in cui sono presenti agenti contaminanti e che, pertanto, assumono concentrazioni di tali agenti anche molto piccole, ma in modo continuativo (è il caso delle malattie professionali e ambientali). La continua esposizione può causare l’insorgenza di forme tumorali (effetto cancerogeno) o anomalie della funzione riproduttiva, con conseguenti forme di sterilità e insorgenza di malformazioni nel feto (effetto teratogeno della sostanza tossica). Vi può anche essere un’interferenza con i processi di gametogenesi, con i quali si formano le cellule riproduttive, nelle quali possono comparire mutazioni (effetto mutageno della sostanza tossica).

     Norme pratiche per l’uso dei prodotti fitosanitari
I prodotti fitosanitari devono essere impiegati osservando dovute norme di prudenza. 
Si somministrano generalmente per irrorazione sulla chioma o sulle foglie: alcuni possono essere distribuiti per irrigazione con l’acqua di bagnatura, altri sono prodotti specifici per disinfestare il terreno da parassiti, altri ancora sono autorizzati per endoterapia; tali impieghi, comunque, sono esplicitati chiaramente. Quando si utilizzano prodotti fitosanitari per cui occorre il patentino, è obbligatorio l’uso di appositi DPI (Dispositivi di Protezione Individuali), ma anche con quelli non particolarmente pericolosi è bene operare almeno muniti di guanti di gomma, cappello, occhiali, maschera e idoneo abbigliamento (▶ A16). 
Durante il trattamento non si deve fumare, mangiare, bere e non è consentito interrompere l’attività per svolgerne altre; alla fine è necessario lavare bene il tutto oppure, qualora si tratti di un prodotto monouso, destinarlo allo smaltimento. 
Il prodotto, una volta diluito (meglio prediluirlo a parte e poi aggiungerlo alla restante quantità di acqua), deve essere utilizzato subito dopo la preparazione o nel giro di qualche ora (prima di riusarlo si rimescola la soluzione o sospensione). 
Non si sbaglia se all’acqua da impiegare per la soluzione si lascia il tempo di prendere la temperatura dell’ambiente (certe s.a. in acqua troppo fredda potrebbero dar luogo a problemi di fitotossicità). 
Nel caso di miscele con più s.a. occorre tener conto della loro compatibilità; inoltre conviene preparare separatamente le soluzioni e poi aggiungerle e miscelarle nella soluzione finale. 
La confezione aperta deve essere richiusa bene e conservata in luogo sicuro, fresco, asciutto, areato e buio. 
Nel limite del possibile, si tratta in giornate non ventose e nelle ore meno calde, di prima mattina o verso sera. 
Occorre evitare apparecchi di irrorazione non idonei: la qualità delle attrezzature si traduce in appropriata distribuzione del prodotto e quindi maggiore efficacia di quest’ultimo [ 29 ]. 
La normativa sui prodotti fitosanitari si estende a ogni altro aspetto collaterale, come la registrazione dei trattamenti, lo stoccaggio in azienda, lo smaltimento dei contenitori vuoti, le precauzioni di impiego in campo. 
Vi è infatti l’obbligo per l’agricoltore professionale di tenere un apposito registro dei trattamenti fitosanitari, conosciuto comunemente come “Quaderno di campagna” (contenente l’indicazione di carico e scarico dei prodotti e degli interventi fitoiatrici eseguiti), di custodire i prodotti in luoghi sicuri con cartelli di avvertimento e di esporre similari cartelli attorno alle parcelle trattate (in quest’ultimo caso la disciplina viene regolata dai singoli Comuni). I prodotti fitosanitari si configurano come rifiuti pericolosi e quindi, se non sono usati, devono essere trattati come tali per lo smaltimento;i contenitori vuoti devono essere sciacquati tre volte (bonificati), raccolti e imballati a parte con una etichetta identificativa, e conferiti come rifiuti speciali.

APPROFONDIMENTO 16

Dispositivi di sicurezza individuali (DPI)

Il tipo di Dispositivo di Protezione Individuale da utilizzare per i trattamenti è indicato nella sezione 8 della Scheda di Sicurezza collegata a ogni singolo prodotto commerciale. Prendendo ad esempio una tradizionale poltiglia bordolese, al punto 8.2 si legge, oltre a raccomandazioni generiche (non fumare, non mangiare, ecc.), di: utilizzare occhiali di protezione ermetici UNI EN 166; proteggere le mani con guanti da lavoro resistenti alla penetrazione (categoria III, rif. Direttiva 89/686/CEE e Norma EN 374); indossare abiti da lavoro con maniche lunghe e calzature di sicurezza per uso professionale (categoria III, rif. Direttiva 89/686/CEE e Norma EN 344); in caso di superamento del valore di soglia (TLV-TWA) di una o più delle sostanze presenti nel preparato, riferito all’esposizione giornaliera nell’ambiente di lavoro o a una frazione stabilita dal servizio di prevenzione e protezione aziendale, indossare una maschera con filtro di tipo P, la cui classe (1, 2 o 3) dovrà essere scelta in relazione alla concentrazione limite di utilizzo (rif. Norma EN 141). 

Come si comprende dai riferimenti normativi citati, oggi chi esercita professionalmente l’attività agricola deve conoscere appieno il significato delle norme e la tipologia dei dispositivi di protezione, nozioni che si approfondiscono nei corsi per il conseguimento dell’apposita abilitazione (“patentino”) all’impiego dei prodotti fitosanitari.

     Efficacia dei prodotti fitosanitari
Ci sono ulteriori aspetti tecnici da analizzare che riguardano l’efficacia dei prodotti fitosanitari
Ne definiamo alcuni in particolare per evidenziare il ruolo dei coadiuvanti, del formulato e dei mezzi di distribuzione. 
Il tragitto che deve compiere, ad esempio, una molecola fungicida per arrivare a contatto con il bersaglio e sviluppare la sua azione tossica si presta ad alcune considerazioni. Intanto, prendendo a riferimento il tipico trattamento fogliare, non tutto il prodotto va necessariamente a depositarsi sulle foglie a causa di fenomeni di deriva provocati dalla forma della pianta e delle foglie o dalle condizioni atmosferiche (si definisce deposito la quantità di prodotti fitosanitari che effettivamente viene applicata sulla pianta al netto delle perdite); inoltre, le goccioline possono concentrarsi o distribuirsi in modo disomogeneo o, semplicemente, l’anticrittogamico può essere più o meno facilmente dilavabile da eventuali piogge successive al trattamento. 
Nella composizione del prodotto commerciale solitamente si aggiungono coadiuvanti atti a migliorarne l’adesività, la capacità bagnante, l’effetto anti-deriva (importante per trattamenti a bassi volumi o con mezzi aerei). 
La finezza delle goccioline, necessaria per una buona copertura (a parità di volumi impiegati è proporzionale al quadrato del diametro della goccia), e la corretta regolazione dei volumi di impiego della miscela fitoiatrica [ 30 ] sono garantite invece grazie all’utilizzo di adeguate macchine irroratrici. 
Una valida distribuzione è ovviamente fondamentale per gli anticrittogamici di copertura. Una volta distribuito, ciò che è stato depositato nel tempo si perde e degrada. Si dice infatti residuo la quantità di prodotto, in un dato momento, rispetto a quella presente subito dopo il trattamento (tale parametro è condizionato da diversi fattori, soprattutto climatici, quali pioggia, umidità, vento, temperatura, luce). 
Il decadimento dei prodotti fitosanitari di copertura può essere rappresentato tramite algoritmi in grafica (curve di decadimento): il rame, ad esempio, ha una buona adesività e la sua concentrazione sulle foglie si riduce in modo piuttosto costante nel tempo, mentre i formulati da distribuire in polvere tendono generalmente a decadere con curva esponenziale. 
Lo studio del decadimento, se per un verso è utile per comprendere il perdurare dell’efficacia protettiva di un prodotto fitosanitario, dall’altro serve a capire il suo destino (anche perché, aspetto non secondario, la legge impone limiti nella percentuale di residui di prodotti fitosanitari sui prodotti destinati al consumo), nonché la natura chimica e l’eventuale pericolosità dei suoi prodotti di degradazione nel tempo e nell’ambiente. 
Si dice periodo di emi-vita, o tempo medio di dimezzamento (in sigla DT50), il tempo, espresso in giorni, necessario affinché la quantità del prodotto si riduca della metà. Per la meccanica della distribuzione dei prodotti fitosanitari si veda anche quanto riportato nel Fascicolo digitale.

     Mezzi di lotta chimici: operatività dei regolamenti
L’impiego dei mezzi chimici è destinato comunque a ridursi per effetto dell’evoluzione della normativa comunitaria che recepisce il nuovo modo di considerare il ruolo dell’agricoltura [ 31 ]. 
La produzione legislativa in fase di attuazione è improntata a questa nuova filosofia. Già con la Direttiva del 1999 si era inteso ridefinire classificazione e modalità di impiego dei prodotti fitosanitari [ 32 ]; in seguito la nuova Direttiva Quadro UE del 2009 ha tracciato obiettivi e richieste comuni per un uso sostenibile dei pesticidi [ 33 ] e il conseguente Regolamento attuativo CE ha reso più severe le regole di autorizzazione dei prodotti fitosanitari [ 34 ]. Viene così promosso il concetto di difesa integrata delle colture (IPM = Integrated Pest Management) sottolineando che: 
• occorre promuovere un impiego limitato e sostenibile dei prodotti fitosanitari attraverso la difesa biologica e integrata; 
• nella scelta delle strategie di difesa la priorità va data alle alternative a basso rischio e a prodotti a basso impatto sulla salute umane e sull’ambiente; 
• si dovrà assicurare una formazione agli agricoltori sui sistemi di monitoraggio e di supporto alle decisioni (es. servizi di previsione e avvertimento); 
• i criteri generali dell’IPM dovranno essere applicati dagli utilizzatori a partire dal 2014.

Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture
Agricoltura sostenibile, biologica e difesa delle colture