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 Sensibilità ambientale e agricoltura

In agricoltura, la sensibilità ambientale (cioè la percezione di ciò che fa bene o male al suolo, all’acqua, all’aria, alla flora e alla fauna) è la guida che indirizza i coltivatori a compiere azioni ecologicamente corrette durante l’intero corso del processo produttivo aziendale.
Manca di sensibilità ambientale quel coltivatore che elimina completamente un’antica siepe di biancospino e prugnolo (anziché potarla periodicamente) al fine di guadagnare una striscia di terreno coltivo invasa dalla normale espansione degli arbusti. La sua azione, dettata dal desiderio di risparmiare tempo e di raccogliere un po’ di prodotto in più, è censurabile dal punto di vista ecologico dato che, eliminando quella siepe dai bellissimi fiori bianchi, distrugge la “casa” di svariati animali (uccelli, ricci, ramarri, lumache, ragni, ecc.) tutti utili per la salvaguardia della catena alimentare e della biodiversità del territorio.
È privo di sensibilità ambientale (e di raziocinio) anche quel coltivatore che, d’estate, irriga una coltura mediante un esagerato adacquamento su un terreno tendenzialmente sabbioso. Questa sua azione è dannosa dal punto di vista ecologico, agronomico ed economico. Il danno ecologico consiste nell’inquinamento della falda acquifera dovuto al percolamento di sostanze indesiderate (per esempio nitrati); il danno agronomico si riferisce alla riduzione del livello di fertilità del suolo provocata dal dilavamento di ioni nutritivi utili per le piante e non per l’acqua di falda; il danno economico è rappresentato dall’inutile spreco di concime, acqua irrigua ed energia.
     

 Agricoltura sostenibile

Nel settore agricolo, la produzione di tipo tradizionale si caratterizza per la notevole specializzazione aziendale, per l’uso prevalente di mezzi chimici, per gli alti consumi energetici, per gli elevati investimenti di capitale e per il basso impiego di manodopera. In questa realtà, l’obiettivo primario di massimizzare i livelli produttivi si scontra con problemi relativi alla riduzione della fertilità agronomica dei terreni, al progressivo impoverimento della biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria, alla salubrità dei prodotti (I.5 e I.6). Fortunatamente, in questi ultimi decenni si sta assistendo a una spinta sempre più forte verso sistemi di produzione agricola sostenibile, capaci di conciliare la quantità con la qualità, la specializzazione colturale del singolo appezzamento con la biodiversità vegetale e animale del territorio circostante, la lotta antiparassitaria con la salute ambientale e la sicurezza alimentare.
I principali sistemi agricoli alternativi a quello dell’agricoltura tradizionale e industrializzata sono l’agricoltura integrata e l’agricoltura biologica, quali forme di agricoltura ecocompatibile ed ecosostenibile, come risulta ai sensi della Direttiva CE n. 128/2009 (agricoltura integrata) e del Regolamento CE n. 834/2007 (agricoltura biologica).
L’agricoltura integrata, nell’ottica del rispetto ambientale e della sicurezza alimentare, ammette un ricorso minimo ai tradizionali mezzi chimici (concimi di sintesi, diserbanti e antiparassitari) privilegiando quelli agronomici, biologici, genetici e fisici.
L’agricoltura biologica è più restrittiva: tende all’annullamento dell’impatto ambientale e alla totale salubrità dei raccolti, utilizzando, durante l’intero processo produttivo, soltanto metodi e mezzi naturali, cioè con la totale esclusione di mezzi chimici di sintesi.

Frutticoltura integrata Nel settore specifico delle produzioni frutticole, la promozione di pratiche agricole sostenibili assume una valenza enorme vista l’esigenza, da parte del consumatore moderno, di acquistare frutti (e loro derivati) integri, sani e gustosi. In questo contesto, il frutticoltore è chiamato a uno sforzo imprenditoriale molto elevato dato che deve soddisfare, attraverso specifiche strategie operative, la richiesta di qualità da parte del mercato senza rinunciare, ovviamente, al successo economico della propria attività.
Nell’ambito della frutticoltura integrata, l’imprenditore si impegna ad attenersi a precise regole di comportamento, tutte complementari tra loro e soggette a verifica da parte degli organismi di controllo:
1. rispettare la presenza (nei dintorni del frutteto) di cespugli, muri a secco e cumuli di sassi, utilizzati spesso come ricoveri per numerosi animali ecologicamente importanti quali uccelli, ricci, ecc. Pertanto queste zone non devono essere bruciate né spianate né irrorate con agrofarmaci (erbicidi e antiparassitari);
2. utilizzare materiale vivaistico sano, virus-esente e geneticamente puro. Il ricorso a materiale di propagazione con questi requisiti (garantiti da apposita certificazione) risulta fondamentale per assicurare la buona riuscita della coltivazione e prevenire la diffusione di organismi nocivi (I.7 e I.8). A tal proposito, l’Unione Europea ha emanato rigorose norme per disciplinare la produzione, la circolazione, l’importazione, l’esportazione e la riesportazione di piante, parti di pianta e semi;
3. scegliere, all’impianto del frutteto, le specie più idonee alle caratteristiche pedoclimatiche della zona in cui si opera, preferendo le cultivar che abbinano alla resistenza e/o tolleranza nei confronti delle principali avversità (brinate tardive, siccità estiva, ecc.) anche il gradimento da parte dei mercati;
4. scegliere, per i filari di piante, forme di allevamento che consentano un’efficace distribuzione dei fitofarmaci, con conseguente risparmio di principio attivo;
5. scegliere, per gli interfilari, l’inerbimento del suolo al fine di favorire la portanza nei confronti dei mezzi meccanici e contenere lo sviluppo delle erbe infestanti;
6. preparare con attenzione il suolo all’impianto, curando in modo particolare le sistemazioni idraulico-agrarie, mirate a evitare i ristagni d’acqua nelle zone pianeggianti e i fenomeni erosivi nelle aree in pendenza;
7. predisporre l’analisi fisico-chimica del terreno volta al dosaggio adeguato degli elementi nutritivi, specialmente azoto, fosforo, potassio, magnesio, ferro e boro;
8. gestire l’irrigazione in modo ottimale per evitare sia l’eccesso sia il difetto d’acqua. Si consiglia di adottare la pratica della fertirrigazione, utile sia per migliorare l’efficienza dei fertilizzanti e dell’acqua sia per ridurre la lisciviazione dei nutrienti;
9. eseguire la difesa contro i parassiti animali e vegetali integrando i mezzi chimici tradizionali con quelli agronomici, biologici e fisici (quali le reti antinsetto).
Le pratiche preventive e/o curative sono alquanto diversificate. Ricordiamo brevemente:
l’adozione della giusta densità di impianto, per consentire il benefico arieggiamento del frutteto ed evitare così gli eccessi di umidità all’interno delle chiome;
la salvaguardia e/o il potenziamento delle popolazioni di importanti organismi utili quali, per esempio, le comuni coccinelle (predatrici di afidi), i fitoseidi (acari predatori di acari dannosi) e gli uccelli insettivori (cinciallegra, pettirosso e upupa) divoratori di numerose specie di larve nocive;
il monitoraggio degli organismi dannosi con metodi e strumenti adeguati quali, per esempio, le trappole sessuali a feromoni, utili non solo per censire la popolazione di una specie nociva, ma anche per diminuire gli accoppiamenti mediante la cattura dei maschi riproduttori;
il ricorso a specifici feromoni (complementari agli insetticidi) atti a disorientare i maschi riproduttori tanto da non riconoscere più le femmine da fecondare (I.9);
l’impiego di fitofarmaci (a bassa tossicità) quanto più possibile selettivi rispetto agli organismi da combattere.
Questi mezzi chimici, approvati da specifici disciplinari, vanno utilizzati solo quando il parassita supera una precisa soglia di infestazione. Nulla viene lasciato all’improvvisazione o all’arbitrio del frutticoltore: il dosaggio, anch’esso stabilito dai Disciplinari di Produzione, è tale da minimizzare i possibili effetti negativi del principio attivo nei confronti dell’uomo, degli organismi non bersaglio e dell’ambiente.
I criteri generali relativi alle pratiche da seguire nell’ambito della frutticoltura integrata sono riportati nei Disciplinari Regionali di Produzione Integrata.
I frutticoltori che aderiscono a questi disciplinari sono obbligati a registrare i vari interventi operativi su un apposito Quaderno di campagna dotato di specifiche schede relative alla difesa fitosanitaria, fertilizzazione e irrigazione. Tale Quaderno potrà essere sottoposto (per campionamento) a verifiche annuali da parte degli Organismi di controllo.
Occorre precisare che tutti i prodotti da frutticoltura integrata devono essere identificati per consentirne la tracciabilità.
Grazie a questa “carta d’identità” è possibile sia distinguerli rispetto ad altre derrate ottenute con modalità produttive diverse sia verificare la loro rispondenza ai requisiti imposti dal Disciplinare, compresi i limiti di legge relativi all’eventuale contenuto di residui chimici derivanti dall’impiego pregresso dei fitofarmaci autorizzati.
FRUTTICOLTURA BIOLOGICA È caratterizzata dall’adozione, nel processo produttivo, di pratiche naturali e dall’esclusione di qualsiasi mezzo di sintesi chimica.
Si prefigge i seguenti scopi:
privilegiare la qualità dei frutti da immettere sul mercato, compreso quello “a chilometro zero”;
mantenere costante la fertilità agronomica del terreno, a vantaggio sia delle piante coltivate sia dei microrganismi presenti nel suolo;
ostacolare gli attacchi parassitari (I.11, I.12);
migliorare la resistenza delle piante, soprattutto nei confronti delle crittogame;
salvaguardare l’ambiente.

QUALITÀ DEI FRUTTI BIO La migliore qualità dei frutti bio (in ordine al contenuto di sostanze nutritive, al sapore, al colore, al profumo, ecc.) dipende dal ridotto vigore vegetazionale della pianta (legato al mancato apporto di concimi chimici con elevato tenore di azoto) che la induce a maturare più lentamente una minore quantità di frutti più ricchi, però, di aromi, vitamine, antiossidanti e zuccheri semplici. Le suddette proprietà organolettiche dipendono anche dall’epoca di raccolta, solitamente posticipata rispetto allo stadio di maturazione fisiologica dei frutti, caratterizzata dal raggiungimento della loro massima dimensione e dal massimo contenuto di amido.

CONSERVAZIONE DELLA FERTILITÀ AGRONOMICA
Relativamente a questo fondamentale obiettivo, il Regolamento bio ammette l’impiego dei seguenti mezzi o pratiche:
concimi minerali naturali, come il fosfato naturale tenero e il sale grezzo di potassio;
concimi organici azotati, come il letame bovino da allevamenti biologici, la cornunghia, il pennone, il cuoio torrefatto;
ammendanti organici, come il compostato verde, il compostato misto e la torba;
correttivi naturali, come il carbonato di calcio, il solfato di magnesio e lo zolfo elementare;
sovescio di colture erbacee a rapida crescitaappositamente seminate per arricchire il terreno con abbondante sostanza organica, capace di liberare gradualmente (nella soluzione circolante) macro e microelementi nutritivi.

LOTTA AI PARASSITI Per la difesa antiparassitaria delle piante da frutto ci si avvale di metodi e mezzi di lotta capaci di completarsi a vicenda nel raggiungimento dello stesso scopo. Tra essi ricordiamo soprattutto gli interventi agronomici preventivi e i mezzi curativi.
Gli interventi agronomici riguardano, per esempio, la raccolta e la distruzione di materiale infetto (come i frutti mummificati), l’assenza di ristagni idrici sul terreno (per ridurre l’insorgenza di marciumi radicali), la scelta di cultivar con fasi fenologiche sfasate rispetto al ciclo biologico del patogeno. I mezzi curativi, invece, comprendono una lunga serie di sostanze e organismi specifici quali:
sostanze di origine vegetale;
sostanze di origine minerale;
fauna utile;
microrganismi;
feromoni (gli stessi utilizzati nella frutticoltura integrata).
Tra le sostanze di origine vegetale, oltre al noto Piretro (da tempo impiegato contro tanti insetti nocivi), ricordiamo l’Azaridactina (contro le larve di insetti, per bloccarne la muta), lo Spinosad (sostanza citotropica, contro le larve defogliatrici), gli induttori di resistenza (estratti di alghe e sostanze tanniche) che riducono l’intensità d’azione delle crittogame in generale.
Le sostanze di origine minerale più note nell’ambito della lotta biologica sono il rame e lo zolfo. A proposito della quantità di rame utilizzabile nei frutteti e vigneti, i Disciplinari di produzione “biologica” e “integrata” hanno fissato un limite massimo per ettaro: 28 chilogrammi di rame metallico nel periodo ininterrotto di 7 anni. Questo valore complessivo consente al frutticoltore di variare elasticamente, in più o in meno, la teorica dose annua media (4 kg/ha) a seconda della maggiore o minore intensità degli attacchi parassitari.
La fauna utile comprende le coccinelle (I.11), i fitoseidi, ecc., in sostituzione (o a complemento delle efficaci reti antinsetto.
Tra i microrganismi, quello più comunemente usato è il Bacillus thuringiensis, capace di combattere le larve giovani di lepidotteri, coleotteri, ecc.

RESISTENZA ALLE AVVERSITÀ PARASSITARIE Fatta eccezione per tutto il materiale vivaistico virus-esente, come le piante madri da cui ottenere portinnesti e marze, questa qualità (cioè poter resistere spontaneamente all’attacco dei patogeni) riguarda oggigiorno solo uno stretto universo di nuove cultivar di piante da frutto appositamente create ricorrendo alle classiche metodologie del miglioramento genetico (selezione, incrocio, ecc.).
Il risolutivo traguardo della “resistenza genetica” richiederà ancora lunghi sforzi per mettere definitivamente al sicuro le varie specie frutticole soprattutto contro l’azione delle crittogame, gli organismi più difficili da combattere, in ambito bio, senza l’impiego estremo di specifiche sostanze chimiche di sintesi, specialmente nei frutteti con varietà tradizionali mai migliorate.
CENNI SUL DISCIPLINARE BIO Il disciplinare relativo alla frutticoltura “biologica” contiene norme più complesse e rigorose rispetto a quello della frutticoltura “integrata”.
Relativamente alla documentazione aziendale, il frutticoltore deve compilare tre registri: il registro “materie prime”, il registro “vendite”, il registro “colturale” (cioè il Quaderno di campagna). Circa i controlli da parte di specifici organismi, il frutticoltore è soggetto ad un certo numero di ispezioni (almeno una all’anno) a seconda della cosiddetta “classe di rischio” che considera, per esempio, la vicinanza del frutteto “bio” a realtà aziendali di tipo tradizionale. Il controllo a vista del frutteto, l’esame meticoloso dei documenti aziendali e i risultati di eventuali campionamenti sul terreno e sulle derrate (volti a scongiurare frodi e a prevenire situazioni anomale) concorrono tutti al rilascio della certificazione “bio” dei prodotti destinati alla vendita sul mercato.

PRODUZIONI VEGETALI 
PRODUZIONI VEGETALI 
Volume B - Arboree