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 Mandorlo

MANDORLO - ALMOND TREE
INQUADRAMENTO BOTANICO
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Rosaceae
Genere Prunus
Specie Prunus dulcis (o Amygdalus communis)

     
 Importanza economica, diffusione e classificazione botanica

I principali produttori mondiali di mandorle sono gli Stati Uniti (California) e l’Australia. Ampi territori coltivati a mandorlo si trovano anche in Turchia e in Iran, nonché sulle coste settentrionali dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo.
Il mandorlo è una specie sensibile al freddo, pertanto in Europa, la coltivazione è compresa principalmente in Italia, Spagna, Portogallo, Francia del Sud (Provenza e Corsica) e Grecia. In Italia, le regioni più vocate alla coltura del mandorlo sono le Marche, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna.
La mandorla è utilizzata in confetteria, pasticceria, gelateria, gastronomia, cosmesi (olio di mandorla), bevande (per esempio latte di mandorla) e in nutraceutica.
Il mandorlo appartiene all’ordine delle Rosales, alla famiglia delle Rosaceae, genere Prunus, specie Prunus dulcis (Mill.) Webb. (sin. Amygdalus communis = Prunus amygdalus = Prunus communis).
Alla specie Prunus dulcis appartengono tre sottospecie: sativa (con seme dolce ed endocarpo duro, comprende la maggior parte delle specie coltivate); amara (seme amaro); fragilis (seme dolce ed endocarpo fragile).
Il mandorlo selvatico è originario dell’area mediterranea orientale; da qui, i Fenici lo portarono dapprima in Sicilia poi in Francia, Spagna e in quasi tutti i Paesi del Mediterraneo.

     

 Morfologia e biologia


Il mandorlo è una pianta a medio sviluppo, dal portamento assurgente e capace di raggiungere 7-8 m di altezza; possiede radici molto espanse che la rendono adatta anche a crescere in zone siccitose.
Fusto, rami e foglie Il fusto ha una corteccia screpolata di colore scuro, mentre i rami assumono colori grigio-brunastri. Le foglie sono alterne, lanceolate, con margine seghettato e ghiandole all’attacco del peduncolo; si distinguono da quelle del pesco perché lunghe più del doppio del peduncolo stesso. Alcune cultivar, come quelle pugliesi, fruttificano prevalentemente sui dardi mentre altre, come le cultivar californiane, producono per lo più su rami misti e brindilli.
Fiori Sono bianchi o rosati, formati da 5 petali e sono ermafroditi (7.88, 7.89 a, b). La fioritura è molto precoce e avviene tra la fine di marzo e i primi di aprile, a seconda della esposizione, della latitudine e dell’altitudine. L’impollinazione è prevalentemente entomofila e alcune cultivar sono autoincompatibili.
Frutto È una drupa ovoidale o allungata, carnosa, in cui l’epicarpo e il mesocarpo costituiscono il mallo, che si distacca a maturità.
L’endocarpo, legnoso, può contenere 1-2 semi (mandorle) ricchi di olio (7.89 c).

     

 Propagazione e portinnesti


La modalità di propagazione più utilizzata per il mandorlo è l’innesto, eseguito a gemma o a spacco.
La propagazione dei portinnesti avviene per seme, autoradicazione e micropropagazione.
Il mandorlo può essere innestato su franco da seme o clonale, su pesco da seme o clonale, su ibridi clonali pesco x mandorlo e su susino da seme o clonale. L’ibrido più usato è il GF 677 (pesco x mandorlo), ottenuto in Francia, che imprime vigore e tollera bene il calcare.
Altri portinnesti del mandorlo sono Marianna 2624 e Marianna GF 8/1 adatti per terreni argillosi, anche con problemi di drenaggio e con infestazioni di Armillaria mellea.
Recentemente sono stati ottenuti portinnesti nanizzanti da impiegare in impianti superintensivi, quale il Rootpac-20 (Prunus besseyi x Prunus cerasifera).
È un portinnesto idoneo alla realizzazione di impianti ad alta densità per una gestione integrale della meccanizzazione: rustico, adatto a terreni pesanti e zone molto fredde induce precocità di maturazione; vigoria bassa, circa il 40%-50% in meno rispetto al GF677; buona compatibilità, portamento eretto e compatto; altamente produttivo; qualità e pezzatura dei semi molto buone.
     

 Coltivazione del mandorlo


Esigenze climatiche e pedologiche Gli areali migliori per la coltivazione del mandorlo sono quelli a clima temperato poiché la precocità della fioritura rende questa specie molto sensibile alle basse temperature. Il mandorlo si adatta a varie tipologie di terreno, anche in funzione del tipo di portinnesto: se innestato su franco si adatta bene a terreni ciottolosi, asciutti, calcarei, mentre su pesco esige terreni fertili e poco calcarei, ricevendone un grande vigore e una precoce fruttificazione.
Forme e sistemi di allevamento L’impianto del frutteto va realizzato nel periodo invernale, impiegando preferibilmente astoni (7.90, 7.91).
La forma di allevamento più diffusa è il vaso a 3-4 branche, impalcato a circa 70-80 cm da terra, per favorire la raccolta meccanica mediante scuotimento del tronco; nei nuovi impianti le distanze più utilizzate sono 5-6 x 4-6 m, a seconda della natura, giacitura e fertilità del terreno. Per le cultivar autosterili, si rende necessaria la presenza di cultivar impollinatrici pari al 10-15%, intercalate lungo la fila, mentre nel caso di filari monovarietali tale rapporto deve essere almeno del 20%.
Potatura Nei primi tre anni dall’impianto gli interventi di potatura tendono a ottenere un veloce raggiungimento della forma di allevamento, oltre a una rapida entrata in produzione.
La potatura di produzione è finalizzata a mantenere un corretto equilibrio vegeto-produttivo, e prevede il diradamento della chioma, l’eliminazione dei succhioni e il raccorciamento di parte dei rami misti per indurre la formazione dei mazzetti di maggio.
Per il mandorlo non è richiesto il diradamento dei frutti.

     

 Gestione del suolo


In genere, si mantiene un cotico erboso nell’interfile e si esegue il diserbo chimico sul filare.
Concimazione Per quanto riguarda la concimazione, le asportazioni specifiche di piantagione sono riepilogate in tabella (7.91). Nella fase di impianto di un mandorleto, la concimazione di fondo dovrebbe apportare elementi nutritivi minerali in base ai risultati di una preliminare analisi chimica fatta al terreno, prevedendo comunque, in assenza di questa, apporti orientativi di 200-250 kg/ha di P2O5 e 250-300 kg/ha di K2O, oltre a 60-80 t di letame. Con la concimazione di allevamento, si procede ad apportare: al primo anno 15 kg/ha di N, 15 kg/ha di P2O5 e 20 kg/ha di K2O; al secondo anno 30 kg/ha di N; 25 kg/ha di P2O5 e 40 kg/ha di K2O; dal 3° al 6° anno solo 50 kg/ha di N.
La concimazione di produzione consiste nella distribuzione di 80-100 kg/ha di N, 40-60 kg/ha di P2O5 e 100-120 kg/ha di K2O.
Irrigazione Tradizionalmente il mandorlo è una coltura non irrigua, tuttavia è stato verificato che la disponibilità di acqua è positivamente correlata ad un aumento produttivo.
La quantità di acqua da somministrare a un mandorleto in piena produzione varia in funzione del portainnesto, della natura del suolo e della piovosità; mediamente sono impiegati da 1.500 a 2.500 m3/ha a stagione. I sistemi di irrigazione più impiegati sono quello a scorrimento e a pioggia, ma altrettanto efficiente è quello per microirrigazione.

APPROFONDIMENTO
     

Due Drupacee minori

MIRABOLANO (O RUSTICANO)
Nome scientifico: Prunus cerasifera • Divisione: Angiospermae Classe: Dicotyledones • Ordine: Rosales • Famiglia: Rosaceae
Pianta originaria della Penisola balcanica. In Italia è coltivata soprattutto nelle regioni centro-settentrionali fino a una altezza di 800 m. Raggiunge al massimo 10 m d’altezza per le forme arboree e pochi metri nei cespugli arbustivi. Pianta a foglia caduca. Le foglie raggiungono dimensioni di circa 6-7 cm. Le lamine fogliari sono di colore verde lucente nella pagina superiore, mentre quelle inferiori sono più chiare. I fiori sono ermafroditi, isolati o riuniti in piccoli grappoli con una corolla costituita da petali bianchi o rosati. La fioritura avviene fra marzo e aprile, prima della comparsa delle foglie. Il frutto, edule, è una drupa sferica del diametro di circa 2-3 cm che, a maturazione, è di colore giallo-verdastro o rosso. Presenta varietà utilizzate a scopo ornamentale, fra cui la var. pissardii e la var. nigra che hanno rispettivamente foglie color rossastro, rosso scuro e rosso porpora intenso e scuro.

PRUGNOLO
Nome scientifico: Prunus spinosa • Divisione: Angiospermae • Classe: Dicotyledones • Ordine: Rosales • Famiglia: Rosaceae
Specie a larga diffusione in Europa fino al Caucaso e Nord Africa, presente in tutta l’Italia.
È un arbusto a foglia caduca, assai rustico, che si adatta anche a terreni poveri e sassosi. Alto fino a 3-4 m.
Le foglie sono alterne, dentate, con breve picciolo, e compaiono dopo la fioritura. I fiori sono ermafroditi, isolati o raggruppati a piccoli mazzetti, con petali bianco avorio. Fioritura a febbraio-marzo. Il frutto è una drupa sferica, il cui diametro massimo è 15 mm, di colore bluastro tendente al nero in prossimità della piena maturazione, che avviene in pieno autunno. I frutti sono molto aspri, contengono vitamina C e sono prevalentemente utilizzati per preparare liquori, bibite, confetture.

     

 Raccolta e conservazione


La raccolta delle mandorle avviene quando la quasi totalità dei frutti è nella fase di deiscenza (ossia apertura naturale) del mallo; tale fenomeno avviene, in genere dalla fine di agosto a settembre. La produzione di mandorle in guscio è mediamente di 1,2-2,0 t/ha, con una resa in mandorla (seme) tra il 35 e il 45%; in condizioni irrigue e annate favorevoli la produzione a ettaro può raggiungere circa 2,5 t.
Il mandorlo si presta alla raccolta meccanizzata (7.95). Una volta raccolto, si procede alla smallatura, all’essiccazione e alla successiva conservazione delle mandorle in guscio.
Segue il trattamento delle mandorle che consiste nelle operazioni di condizionamento, quali sgusciatura, pelatura, selezionatura e calibratura.

     

 Avversità


Principale nemico del mandorlo, anche in Italia meridionale, è il clima: freddi umidi insistenti all’epoca della fioritura, lunghi periodi siccitosi primaverili-estivi in zone calcaree (Murgia) possono provocare gravi perdite di produzione. Afidi, cocciniglie, qualche lepidottero, sono i più frequenti parassiti animali, mentre bolla, moniliosi e antracnosi sono i funghi più pericolosi. Per ulteriori approfondimenti si rimanda al quadro di sintesi proposto a fine Capitolo.

     

 Cultivar e miglioramento genetico


Le varietà vengono distinte in base all’epoca della fioriturache va dalla 3a decade di gennaio alla metà di marzo; oppure in base alla forma del guscio, che può essere sferoide, cilindroide, amigdaloide. Le principali cultivar sono: Falsa Barese, Fascionello, Ferragnes, Fra Giulio, Pizzuta d’Avola, Tuono, Sannicandro, Supernova, Genco, Rachele, Filippo Ceo, Laterza.
Esistono diverse varietà autoincompatibili, mentre si sono rivelate autocompatibili quelle pugliesi (Tuono, Torre, Ventura, Genco, Patalina, Sannicandro, Laterza).
Con il miglioramento genetico si cerca di costituire nuove cultivar produttive, di buona qualità organolettica e idonee alle richieste del mercato, selezionando in particolare alcuni importanti caratteri, come la fioritura tardiva, l’autofertilità, la bassa produzione di semi doppi e buone rese in sgusciato (comprese tra il 30 e il 40%).
Le cultivar utilizzate per impianti superintensivi sono: Belona, Guara, Soceta e Lauranne, tutte caratterizzate da autofertilità e fioritura tardiva.

APPROFONDIMENTO
     
Il giuggiolo (Zizyphus sativa o Z. vulgaris o Z. jujuba): una Drupacea non appartenente alle Rosacee

È una pianta appartenente alla famiglia delle Ramnaceae originaria della Cina, introdotta in Italia dalla Siria all’epoca dell’Imperatore Augusto.
l giuggiolo è molto diffuso in Cina e nei paesi dell’Asia Centrale, dove rappresenta un’importante fonte alimentare; in Italia è presente in tutte le regioni come pianta ornamentale o nei frutteti familiari.
Si tratta di un piccolo albero o arbusto che di norma non supera i 3-4 m di altezza, a crescita lenta, con portamento da assurgente a espanso. L’apparato radicale è ben sviluppato e la pianta ha attitudine pollonifera.
La chioma è formata da tipiche ramificazioni contorte e spinose da cui si dipartono rametti, all’inizio verdi e poi, una volta lignificati, di colore rosso-brunastro; in corrispondenza di ciasun nodo i rametti portano una coppia di spine di cui una lunga e dritta, l’altra più corta e ricurva. Esistono tuttavia anche varietà inermi come la var. inermis Rehd.
Le foglie sono alterne, ovato-oblunghe, lunghe 3-6 cm, glabre e lucide, leggermente dentate con apice tronco, dotate di un corto picciolo.
I fiori piccoli (5 mm), giallo-verdognoli, riuniti in gruppi di 2-9 all’ascella fogliare di rami fruttiferi penduli.
Il frutto è una drupa con epicarpo indurito che a maturità assume un colore rossastro o bruno; il nocciolo ha una consistenza ossea e una forma allungata. La polpa biancastra, acidula, asciutta, dal sapore simile a un dattero, è ricca in zuccheri, proteine, vitamine (B1, B2, e in particolare C) e fosforo. Piuttosto diffusa è la partenocarpia. I frutti maturano scalarmente tra settembre e ottobre evidenziati dalla tipica invaiatura.
Il germogliamento è tardivo (fine maggio) e così pure la fioritura (giugno) asincrona sullo stesso ramo. L’allegagione non è sempre ottimale per varie cause: breve recettività del polline, fioriture sfasate, autosterilità, bassa fertilità delle cultivar autocompatibili.
Alcune cultivar sono autoincompatibili, pertanto si consiglia la compresenza di più cultivar nello stesso frutteto.
È specie che valorizza luoghi aridi e incolti, mentre rifugge terreni pesanti e asfittici; predilige un clima temperato-caldo, ma non teme freddi invernali e caldi estivi aridi.
Il giuggiolo si propaga per seme (germinabilità lenta), per polloni radicali (la tecnica più diffusa), per talea (semilegnosa prelevata in giugno), con l’innesto (a gemma, in primavera su franco) e anche con la micropropagazione.
In Italia sono diffuse due cultivar, “a frutto lungo” e “a frutto tondo”, quest’ultima di limitato pregio e piccola pezzatura (3-4 g).
Di recente introduzione, dall’ampio patrimonio asiatico, sono le cultivar a frutto grosso (20-40 g) e inermi (per esempio, Li, Lang, Sui Men, Hu Ping Tsao, Hama Tsao, Bu Luo Su, Keumsung, Geumsung, Mooudeung).
Le principali avversità sono rappresentate dalle mosche Carpomya vesuviana e C. incompleta.
Le giuggiole sono in genere consumate fresche ed essiccate o anche trasformate per produrre confetture, sciroppi, dolci e liquori.
Una volta avvizzite le giuggiole si conservano a lungo. Nella farmacopea popolare sono impiegate per le proprietà lenitive, antinfiammatorie, emollienti ed espettoranti.

SCHEDA TECNICA
MANDORLO

Lavorazione del suolo fresature, lavorazioni superficiali o inerbimento
Sesto d’impianto
da 5 x 3,5 m a 7 x 6 m
3,5-4 x 1,2-1,5 (impianti superintensivi)
Concimazione
• N: 80-100 kg/ha
• P2O5: 40-60 kg/ha
• K2O: 100-120 kg/ha
• MgO: 30-40 kg/ha
Irrigazione
quando necessario 1.500-2.000 m3/ha
Portinnesti
franco, pesco, susino, GF 677, Marianna 2624, Marianna GF 8/1, Rootpac-20
Raccolta
agosto - settembre
Produzione
1,5-2 t/ha, e oltre, di mandorle in guscio
Riepilogo cultivar
Falsa barese, Fascionello, Fellamasa, Ferragnes, Fragiulio grande, Francoli, Genco,
Masbovera, Moncayo, Pepparudda, Pizzuta d’Avola, Sannicandro, Supernova,
Trianella, Tuono, Belona, Guara, Soceta, Lauranne
Difesa Vedi Schema di riepilogo e note a pagina 334

APPROFONDIMENTO

PRODUZIONI VEGETALI 
PRODUZIONI VEGETALI 
Volume B - Arboree