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 Susino

SUSINO - PLUM TREE
INQUADRAMENTO BOTANICO
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Rosaceae
Genere Prunus
Specie Prunus domestica, P. salicina

     

 Importanza economica, diffusione e classificazione botanica


Il principale produttore mondiale di susine è la Cina, seguita da Romania, USA, Serbia, Cile e Turchia. La Romania è anche il più importante produttore europeo seguita da Italia e Spagna. In Italia si coltivano sia i susini cino-giapponesi (Prunus triflora e Prunus salicina) con frutti maggiormente adatti al consumo fresco, sia i susini europei (Prunus domestica) con drupe idonee all’essiccazione e alla trasformazione industriale. Al Nord il susino è coltivato in Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto; al Centro è diffuso in Campania, Lazio, Abruzzo e Toscana mentre al Sud è presente in Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. La superficie coltivata si aggira sui 13 mila ettari, mentre la produzione nazionale ha raggiunto, e superato negli ultimi tempi, le 220 mila tonnellate annue. A Vignola (Mo) e nei comuni limitrofi c’è una lunga tradizione di coltivazione delle susine. Dal 1992 si è costituito un consorzio per la valorizzazione delle susine, 3/4 delle quali cino-giapponesi.
La produzione complessiva è di circa 10.000 tonnellate all’anno.
Il susino appartiene all’ordine Rosales, famiglia Rosaceae, sottofamiglia Prunoideae, genere Prunus. Le diverse specie sono raggruppate per zona geografica di origine in:
asiatico-europee: suddivise in europee (Prunus domestica), siriache (Prunus insititia), mirabolane (P. cerasifera);
cino-giapponesi: la più importante è il Prunus salicina;
americane: Prunus americana, P. nigra, P. angustifolia, P. watsoni.
Le specie europee, esaploidi (2n = 48), comprendono diversi tipi: Regina Claudia, Prugne vere, Imperatrice e Lombarde.
Le specie asiatiche, anche queste esaploidi, comprendono le Damaschine ovali e sferiche, le Mirabelle, le Sangiuliane. I mirabolani sono invece diploidi (2n = 16).
I susini americani sono diventati interessanti per gli ibridi derivati, per esempio Shiro. Il centro di origine e domesticazione della specie è l’Asia, nello specifico la zona del Caucaso; da qui la coltivazione si è diffusa dapprima in Siria e successivamente (circa nel 150 a.C.) circa nell’area del Mediterraneo grazie ai Romani. Furono però i Cavalieri della prima Crociata a diffonderne la coltivazione in tutta l’Europa intorno al 1200 d.C.

     

 Morfologia, biologia e fisiologia


Il susino europeo è un albero a portamento assurgente, in grado di raggiungere un’altezza fino a circa 9 m, se lascito crescere liberamente. Il susino cino-giapponese, invece, ha un portamento più espanso, tendenzialmente ombrelliforme e con rami penduli.
Radici, fusto e rami Il susino ha un apparato radicale piuttosto superficiale, pertanto può essere posto a dimora anche in terreni poco profondi.
È una pianta mediamente vigorosa, dotata di grande attitudine pollonifera.
Il susino europeo fruttifica prevalentemente su dardi fioriferi, in minor misura su rami misti e brindilli. Il susino cino-giapponese, invece, produce prevalentemente su rami misti, ma anche su dardi e brindilli.
Foglie Le foglie del susino europeo hanno una lamina estesa, piuttosto spessa, con pagina superiore verde scuro e opaca e pagina inferiore più chiara e leggermente tomentosa.
Le cultivar asiatiche, invece, sono allungate, completamente glabre, di colore verde, spesso con sfumature rossastre.
Fiori Sono di colore bianco e hanno l’aspetto tipico dei fiori delle drupacee. Sui rami, sono distribuiti in modo isolato nel susino europeo oppure riuniti a gruppi di 2-3 nel susino cino-giapponese.
Frutto È una drupa. Le susine cino-giapponesi si distinguono da quelle europee per la maggiore pezzatura, per la forma sferica, globosa, per la buccia assai pruinosa e con colorazioni molto vivaci. Le susine europee hanno forma ovoidale o ellissoidale oppure a fiasco, più raramente sono globose. Il sapore è per lo più dolce, anche se alcune varietà si presentano aspre e necessitano di essere cotte con zucchero per essere commestibili.
La polpa è deliquescente e aderente al seme nelle cultivar cino-giapponesi mentre è soda e spiccagnola (cioè si stacca facilmente dal nocciolo) in quelle europee.
Fisiologia e fenologia Il susino ha un ciclo fenologico analogo a quello delle altre drupacee. Il susino europeo presenta di solito cultivar parzialmente o totalmente autofertili, il susino cino-giapponese è, generalmente, autoincompatibile.

     

 Propagazione e portinnesti


L’innesto è il metodo principale per la propagazione delle cultivar di susino. La propagazione per innesto è eseguita, in genere, a gemma vegetante tra la fine del mese di maggio e giugno, oppure a gemma dormiente da fine luglio a metà settembre. Nella scelta del portinnesto è importante verificare bene l’affinità tra i due simbionti.

Portinnesti del susino
1. Mirabolani: sono i portinnesti più diffusi in Italia per la buona affinità con il susino cino-giapponese ed europeo, per l’adattabilità ai vari tipi di suolo e per la facilità di gestione vivaistica. Il mirabolano da seme è ancora piuttosto diffuso, ma si consigliano i mirabolani clonali in cui si conosce con esatezza il comportamento vegeto-produttivo.
Mirabolano 29C (selezione clonale di Prunus cerasifera): è il più diffuso per la sua larga affinità con le cultivar e adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche.
Mirabolano B (selezione clonale di Prunus cerasifera): è il più vigoroso tra i mirabolani.
2. Peschi: eccellenti portinnesti, sia del susino cino-giapponese che di quello europeo; conferiscono precocità di fruttificazione, migliorano la dimensione dei frutti e anticipano di qualche giorno la maturazione rispetto al mirabolano; di contro, sono più esigenti in termini di suolo:
Montclar: è tra i migliori franchi clonali di pesco.
Missour: è con il Montclar tra i migliori franchi clonali.
P.S. A5: è un franco clonale di pesco che riduce la taglia della pianta e anticipa la maturazione dei frutti di 3-4 giorni.
3. Susini europei: adatti a terreni pesanti, tendenzialmente asfittici:
Penta: tollerante ai nematodi galligeni, poco suscettibile a Phytophthora cactorum e Armillaria mellea.
Tetra: resistente ai nematodi galligeni, poco suscettibile a P. cactorum e A. mellea.
Torinel: di media vigoria, idoneo per terreni fertili, irrigui, con cultivar vigorose.
4. Ibridi: numerosi sono gli ibridi interspecifici utilizzabili quali portinnesti del susino:
GF677 (ibrido di Prunus salicina x Prunus persica): dà piante molto vigorose e produttive; i frutti sono di dimensioni maggiori rispetto a quelli prodotti su mirabolano.
Marianna GF8/1 (ibrido di mirabolano x P. munsoniana): è il portinnesto più tollerante nei confronti dell’asfissia radicale.
Julior® Ferdor (ibrido di P. insititia x P. domestica): interessante per la buona produzione indotta e gli ottimi standard pomologici. È abbastanza pollonifero.
Ishtara® Ferciana: ibrido di (mirabolano x susino CG) x (mirabolano x pesco): seminanizzante (20-25% meno vigoroso del mirabolano), molto positivo per produttività, pezzatura e qualità dei frutti.
Sensibile alla siccità e delicato in fase di trapianto.
S. Giuliano, soprattutto il clone A selezionato a East Malling, ha buona affinità e riduce lo sviluppo troppo vigoroso di certi soggetti.
     

 Coltivazione e gestione della coltura


Esigenze climatiche e pedologiche I terreni più idonei a questa coltura sono quelli mediamente profondi, ben drenati, con tessitura di medio impasto. Il susino tuttavia è una specie assai rustica, capace di adattarsi anche a terreni più compatti, argillosi e calcarei (i susini cino-giapponesi tollerano il calcare meno di quelli europei), oppure anche a quelli umidi, purché senza prolungati ristagni idrici.
Così come l’albicocco, anche il susino è particolarmente sensibile a condizioni di elevata umidità: durante la fioritura, favorisce lo sviluppo di patologie fungine, e alla maturazione dei frutti, ne provoca la spaccatura.
Le cultivar di susino europeo sono resistenti al freddo anche perché fioriscono tardi; quelli cino-giapponesi, che anticipano la fioritura, prediligono zone più calde (7.56).
Forme e sistemi di allevamento I recenti indirizzi di coltivazione sono orientati verso l’intensificazione colturale con impianti più densi e con minori interventi di potatura di allevamento nei primi anni, al fine di anticipare la messa a frutto. Le forme di allevamento classiche sono il vaso e la palmetta nelle loro diverse versioni, ma è diffuso anche il fusetto (7.57).
VASO CLASSICO La struttura scheletrica è costituita da un tronco da cui, all’altezza di 70-80 cm dal suolo, si dipartono 3-4 branche primarie sulle quali sono inserite le branche secondarie di vario ordine, a distanze diverse in funzione della vigoria degli alberi.
Rispetto all’asse verticale, le branche primarie sono disposte radialmente a 120° (se tre) o a 90° (se in numero di quattro) l’una dall’altra e inclinate di circa 35-40°. Sulle branche secondarie sono inserite le branchette di sfruttamento con i rami fruttiferi (dardi, rami misti e brindilli). I sesti di impianto variano dai 6 ai 5 m tra le file e dai 6 ai 4 m sulla fila.
VASETTO RITARDATO Struttura scheletrica formata da 4-5 branche che si dipartono da un asse centrale tagliato a 100 cm da terra. Le distanze di impianto sono mediamente di 3,5-4 m sulla fila e 5,5-6 m tra le file.
PALMETTA IRREGOLARE È costituita da un asse centrale con varie branche laterali inclinate di 50° verso l’alto e posizionate in modo irregolare lungo l’asse. Le distanze di impianto sono mediamente di 3-3,5 m sulla fila e 4-4,5 m tra le file.
VASO CALIFORNIANO Adatto alla raccolta meccanica. È costituito da tre corte branche primarie che biforcandosi creano sei branche secondarie (radialmente equidistanti e inclinate di 25-30° rispetto alla verticale) sulle quali sono inserite le branchette fruttifere.
Sesto d’impianto: 5-6 x 5-6 m.
FUSETTO Adatto per cultivar a portamento assurgente. Presenta un asse centrale con 5-7 branche distribuite a spirale, se possibile distanziate di circa 60-70 cm e di lunghezza decrescente dalla base verso l’apice. Richiede terreni di buona fertilità. Le distanze di impianto sono, mediamente, circa 2 m sulla fila e 5-5,5 m tra le file.
Potatura Sulle piante in produzione la potatura è indispensabile per assicurare l’equilibrio vegeto-produttivo e il rinnovo delle strutture produttive. Viene realizzata considerando la diversa presenza dei rami fruttiferi prevalenti:
sul susino cino-giapponese, che ha una fioritura abbondante e fruttifica sia sui dardi sia sui rami misti, la potatura è più intensa e consiste sia nel rinnovo dei rami misti, che hanno già fruttificato, sia nell’asportazione dei rami che portano dardi esauriti;
sul susino europeo, che ha una fioritura meno abbondante e che fruttifica solo sui rami misti, la potatura si limita a un periodico rinnovo.

7.58 ALLEVAMENTO E POTATURA

Diradamento dei frutti Nelle zone sensibili alla presenza di funghi responsabili di seccumi e cancri rameali (Cytospora e Fusicoccum) la potatura secca va effettuata a fine inverno, poco prima della fioritura.
La potatura invernale è generalmente completata con una potatura verde necessaria per rimuovere polloni, succhioni e diradare i frutti. Il diradamento è consigliabile per la maggior parte delle cultivar cino-giapponesi poiché queste producono un elevato numero di frutti. Per le cultivar europee il diradamento è meno intenso e in alcune cultivar (Bluefree, President) non è necessario.
Il diradamento va eseguito dopo la cascola post-allegagione e prima dell’indurimento del nocciolo. L’intensità del diradamento dipende da numerosi fattori (cultivar, portinnesto, andamento stagionale, fertilità del terreno, tecniche colturali, ecc.) e in alcune cultivar può interessare anche il 40-50% dei frutticini.

     

 Gestione del suolo


La tecnica di gestione del suolo più diffusa prevede l’inerbimento degli interfilari; il controllo delle malerbe lungo la fila può essere realizzato mediante diserbo oppure lavorazioni meccaniche. In assenza di irrigazione e in terreni siccitosi è, invece, da preferire la lavorazione completa del frutteto.
Concimazione Nella concimazione di fondo, prima dell’impianto è utile un apporto di sostanza organica, meglio se rappresentata da letame maturo (40-60 t/ha). Per quanto riguarda la concimazione minerale, con la concimazione di fondo bisogna apportare principalmente fosforo e potassio in termini di circa 200-250 kg/ha di P2O5 e 300-350 kg/ha di K2O. Per quanto riguarda la concimazione di allevamento, al fine di garantire un favorevole sviluppo delle piante, si apportano: al 1° anno 40 kg/ha di N, 15 kg/ha di P2O5, 20 kg/ha di K2O; al 2° anno 60 kg/ha N, 25 kg/ha P2O5, 40 kg/ha K2O.
Nella concimazione di produzione (in media 20-30 t/ha) indicativamente si apportano ogni anno circa: 100-120 kg/ha di N, 50-70 kg/ha di P2O5, 150-170 kg/ha di K2O.
È consigliabile frazionare la distribuzione dell’azoto come segue: 30-40% prima della fioritura, 20-40% all’indurimento del nocciolo, 30-40% a fine estate. In genere la concimazione fosfo-potassica è eseguita in autunno o a fine inverno, con interramento dei concimi.
Irrigazione L’irrigazione dei frutteti si rende necessaria solo quando esiste il rischio di stress idrici prolungati. Il sistema migliore di irrigazione è mediante impianti microirrigui. Nella coltivazione del susino cino-giapponese, considerata la sua precocità di fioritura, può essere utile prevedere anche un sistema irriguo per aspersione soprachioma ai fini di difesa antibrina.

     

 Raccolta e conservazione


La raccolta delle susine avviene in modo scalare da giugno a fine settembre a seconda delle cultivar (7.61). L’epoca di raccolta influenza la qualità complessiva e la serbevolezza del prodotto; per definire il momento ottimale in cui staccare i frutti dalla pianta si impiegano, al pari degli altri frutti, gli indici di maturazione quali il residuo rifrattometrico (°Brix), il colore della buccia, l’acidità e la durezza della polpa. L’indice rifrattrometrico, a seconda delle cultivar, può variare da valori di 10 °Brix fino a valori di circa ≥ 18 °Brix.
La produzione media è di circa 15-18 t/ha, con punte di 40-50 t/ha in impianti a elevata densità. Le susine europee sono utilizzate per l’essicazione, per la produzione di sciroppo e, in minima parte, per il mercato fresco.
Le susine cino-giapponesi sono destinate al mercato fresco, non sono idonee all’essiccazione né alla produzione di succhi. Considerata la notevole deperibilità della maggior parte delle cultivar, è necessario pre-refrigerare i frutti fino a +4-5 °C quanto più vicino possibile al momento della raccolta. Il tempo intercorrente tra raccolta e inizio pre-refrigerazione non dovrebbe superare le 8-10 ore.

     

 Avversità


Per le avversità che interessano la coltura (7.62), si rimanda al quadro di sintesi proposto a fine Capitolo.

     

 Cultivar


Le cultivar di susino coltivate sono organizzate in due raggruppamenti.

Cultivar cino-giapponesi
Maturazione precoce
1. Shiro: Buona produttività e rusticità, valido come impollinatore. Cultivar di riferimento, epoca di raccolta 15 luglio.
2. Sorriso di Primavera: (-15 giorni da Shiro al Nord, -16 al Centro, -11 al Sud), caratterizzata da buona produttività e rusticità. Utilizzata soprattutto come impollinatore.
3. Dofi-Sandra: (-6 giorni al Nord, -10 al Centro, -15 al Sud), buona produttività.
4. Carmen Blu: (-5 giorni al Nord, -8 al Centro, -2 al Sud), buona produttività.
Maturazione intermedia
1. Anne Gold: (+4 giorni da Shiro al Nord, +7 al Centro, +6 al Sud), buona produttività e pezzatura.
2. Blackamber: (+10 giorni al Nord, +10 al Centro, +11 al Sud), pezzatura buona, produttività sufficiente.
3. Black Gold: (+15 giorni al Sud), buona pezzatura, valide caratteristiche organolettiche dei frutti.
4. Black Diamond: (+24 giorni al Nord, +23 al Centro, +17 al Sud), pezzatura di grosse dimensioni, presenta ottime caratteristiche organolettiche dei frutti.
5. Laroda: (+26 giorni al Nord, +28 al Centro, +29 al Sud), buone caratteristiche organolettiche dei frutti.
6. Fortune: (+30 giorni al Nord, +29 al Centro, +28 al Sud), buona produttività, valida pezzatura dei frutti.
Maturazione tardiva e molto tardiva
1. Golden Plumza: (+32 giorni da Shiro al Nord, +29 al Centro, +31 al Sud), valide caratteristiche organolettiche.
2. Friar: (+35 giorni al Sud, +31 al Centro, +26 al Sud), produttività non sempre costante.
3. Green Sun: (+42 giorni al Nord, +40 al Centro, +45 al Sud), discreta produttività, ottimo sapore dei frutti.
4. T.C. Sun: (+48 giorni al Nord, +42 al Centro, +49 al Sud), produttività elevata, buone caratteristiche organolettiche dei frutti.
5. Angeleno: (+65 giorni al Nord, +64 al Centro, +69 al Sud), buona pezzatura e valida conservabilità dei frutti.
6. Autumn Giant: (+71 giorni al Nord, +70 al Centro, +77 al Sud), buona produttività e pezzatura dei frutti.

Cultivar europee
Maturazione precoce e intermedia
1. Precoce d’Ersinger: (-40 giorni da Stanley), precoce di media vigoria, parzialmente autofertile con frutto di pezzatura medio-piccola.
2. Valerie: (-35 giorni da Stanley), precoce a elevata vigoria e frutto di pezzatura grande.
3. Firenze 90: (-35 giorni da Stanley al Centro, -43 al Sud), assai precoce, rustica e produttiva, buona pezzatura dei frutti.
Maturazione tardiva
1. Stanley: media vigoria, con produttività elevata e costante, duplice attitudine. Cultivar di riferimento, epoca di raccolta 24 agosto.
2. Empress: (come Stanley), di media vigoria a duplice attitudine autoincompatibile, frutto grande, soggetta all’alternanza.
3. Emperor: (-10 giorni al Nord, -11 al Centro, -13 al Sud), buona produttività e valide caratteristiche organolettiche.
4. D’Ente 707: (-3 giorni al Nord, -2 al Centro, -7 al Sud), elevata vigoria con pezzatura media e buone caratteristiche qualitative dei frutti, adatta per l’essiccazione.
5. President: (+9 giorni al Nord, +8 al Centro, +13 al Sud), medie caratteristiche organolettiche, buona produttività.
Miglioramento genetico Tende a sviluppare nuove cultivar cino-giapponesi di origine italiana, con maturazione precoce e con caratteri pomologici di pregio (consistenza, pezzatura e variabilità cromatica).
È anche interessante la selezione di “linee di prodotto”, cioè di genotipi con le medesime caratteristiche estetico-qualitative e che maturano in epoche differenti per consentire un ampio periodo di commercializzazione.
Per quanto riguarda il susino europeo, si punta alla costituzione di cultivar in grado di prolungare il calendario di maturazione e migliorare gli standard qualitativi delle prugne, in termini di pezzatura e caratteristiche organolettiche.

     

 Aspetti qualitativi


Le norme di commercializzazione per le prugne (susine) fanno riferimento al Reg. (CE) 1021/2008 e al Reg. (UE) 543/2011. In tutte le categorie, tenuto conto delle disposizioni particolari previste per ogni categoria e delle tolleranze ammesse, le prugne devono essere:
intere;
sane; sono esclusi i prodotti affetti da marciume o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo;
pulite, praticamente prive di sostanze estranee visibili;
praticamente esenti da parassiti;
praticamente esenti da danni provocati da attacchi di parassiti;
prive di umidità esterna anormale;
prive di odore e/o sapore estranei.
Le prugne devono essere state raccolte con cura. Esse devono presentare un grado sufficiente di sviluppo e maturazione (7.66, 7.67, 7.68, 7.69). Le prugne sono classificate nelle tre categorie seguenti:
a) Categoria Extra. Le prugne di questa categoria devono essere di qualità superiore. Devono presentare la forma, lo sviluppo e la colorazione tipici della varietà. Devono essere:
praticamente ricoperte di pruina secondo la varietà;
con polpa resistente.
Non devono presentare difetti, ad eccezione di lievissime alterazioni superficiali, che non devono tuttavia pregiudicare l’aspetto generale, la qualità, la conservazione e la presentazione nell’imballaggio del prodotto.
b) Categoria I. Le prugne di questa categoria devono essere di buona qualità. Devono presentare le caratteristiche della varietà.
Sono ammessi i seguenti leggeri difetti, purché non pregiudichino l’aspetto generale, la qualità, la conservazione o la presentazione nell’imballaggio del prodotto:
un lieve difetto di forma;
un lieve difetto di sviluppo;
un lieve difetto di colorazione;
difetti della buccia di forma allungata, che non superino, in lunghezza, 1/3 del diametro massimo del frutto;
altri difetti della buccia, la cui superficie totale non superi 1/16 della superficie del frutto.
c) Categoria II. Questa categoria comprende le prugne che non possono essere classificate nelle categorie superiori, ma che corrispondono alle caratteristiche minime sopra definite.
Possono presentare i seguenti difetti, purché questi non pregiudichino le caratteristiche essenziali di qualità, conservazione e presentazione: difetti di forma, difetti di sviluppo, difetti di colorazione, difetti della buccia la cui superficie totale non superi 1/4 della superficie del frutto.
La calibratura è determinata dal diametro massimo della sezione normale all’asse del frutto. La determinazione del calibro minimo viene effettuata secondo lo schema di tabella 7.68:

SCHEDA TECNICA
SUSINO

Lavorazione del suolo fresature, lavorazioni superficiali o inerbimento
Sesto d’impianto
a seconda della forma di allevamento
Concimazione
• N: 100-120 kg/ha
• P2O5: 50-70 kg/ha
• K2O: 150-170 kg/ha
frazionamento dell’azoto:
30-40% prima della fioritura
20-40% a indurimento nocciolo
30-40% a fine estate
Irrigazione
3.000-5.000 m3/ha quando necessario
Raccolta
10 giugno - 25 settembre
Produzione
20-30 t/ha
Cultivar
Cultivar cino-giapponesi: Sorriso di Primavera, Dofi-Sandra, Carmen Blu,
Shiro, Anne Gold, Blackamber, Black Gold, Black Diamond, Laroda, Fortune,
Golden Plumza, Friar, Green Sun,T.C. Sun, Angeleno, Autumn Giant
Cultivar europee: Firenze 90, Emperor D’Ente 707, Stanley, President, Precoce
d’Ersinger, Valerie, Empress
Difesa Vedi Schema di riepilogo e note a pagina 333

PRODUZIONI VEGETALI 
PRODUZIONI VEGETALI 
Volume B - Arboree