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 Albicocco

ALBICOCCO - APRICOT TREE
INQUADRAMENTO BOTANICO
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Rosaceae
Genere Prunus
Specie Prunus armeniaca

     

 Importanza e diffusione


L’albicocco è coltivato prevalentemente nelle zone mediterranee: i principali produttori sono la Turchia, l’Iran, l’Italia, la Spagna e la Francia. I principali Paesi esportatori sono la Spagna, la Francia e l’Italia. In Italia, le regioni più vocate alla coltvazione dell’albiccco sono la Campania, l’Emilia-Romagna e la Basilicata. La maggior parte della produzione italiana è destinata al consumo fresco. Vi è tuttavia una crescita della quantità destinata alla trasformazione industriale (succhi, confetture, frutti sciroppati). Le albicocche essiccate provengono quasi tutte da Paesi in cui la manodopera è a più basso costo (per esempio la Turchia).

     

 Botanica, morfologia e biologia


L’albicocco (Prunus armeniaca L.) appartiene alla famiglia Rosaceae. Il genere Prunus, oltre all’albicocco, comprende le specie P. sibirica, resistente alla siccità e al freddo, P. holosericea, P. mandshurica, P. mume, P. ansu proveniente dalle regioni umide della Cina orientale e del Giappone, P. brigantiaca diffuso nelle Alpi della Savoia, e P. dasycarpa che è un ibrido naturale tra albicocco e mirabolano.
Il centro di origine dell'albicocco è la Cina Nordorientale; da qui si è esteso lentamente verso Ovest attraverso l'Asia centrale fino all’Armenia (da cui deriva il nome della specie).
In Italia sembra essere stato introdotto dai Romani attorno al 70-60 a.C.,e poi diffuso nel bacino del Mediterraneo dagli arabi. L’albicocco è una pianta di medio sviluppo che può raggiungere un’altezza di circa 6-8 m.
Radici, fusto e rami L’albicocco possiede radici profonde, pertanto richiede un franco di coltivazione di almeno 80-100 cm. La chioma è tendenzialmente sferica e compatta, con rami sottili, dalla corteccia rosso scura, soprattutto nei giovani germogli.
Foglie Sono glabre e hanno un aspetto cuoriforme con apice più o meno acuminato, margine crenato o bicrenato, talora seghettato.
Sono disposte in modo alterno sui rami e sono provviste di stipule alla base del picciolo. Il colore è verde con alcune sfumature rossastre.
Fiori I fiori, uno per gemma, hanno sepali rossi e petali bianchi, talvolta lievemente rosati. La fioritura avviene prima di quella del pesco, ma è successiva a quella del mandorlo.
Frutto È una drupa di colore giallo-arancione, con tonalità ed eventuali sfumature rossastre diverse a seconda della cultivar. La buccia è leggermente tomentosa e la polpa è soda, dolce, di colore giallo o bicolore giallo-arancio, oppure con sovracolore rosso più o meno esteso o quasi totalmente rossa. Commercialmente oggi sono più richieste le albicocche bicolore e tra queste sono preferite quelle tendenzialmente rosse. La forma è ovale o leggermente sferica.

     

 Fisiologia e fenologia


L’albicocco ha un ciclo fenologico simile a quello del pesco. Anch’esso è una specie proterantequindi i fiori sbocciano prima dell’emissione delle foglie. In genere, quasi tutte le cultivar sono autocompatibili, anche se da qualche tempo sono apparse nuove varietà autoincompatibili o parzialmente autofertili.
APPROFONDIMENTO
     

Riepilogo delle principali fasi fenologiche dell’albicocco

Riepilogo e descrizione in sequenza delle fasi fenologiche
1 Le gemme brune e coniche sono completamente chiuse. 2 Le gemme si gonfiano e cominciano ad arrotondarsi. 3 Le gemme rigonfie si allungano, le perule si aprono lasciando intravedere i sepali di colore rosso cupo. 4 I sepali si aprono e lasciano vedere i petali di colore bianco ancora chiusi alla sommità delle gemme. 5 I petali iniziano ad aprirsi lasciando intravedere gli stami. 6a Almeno il 50% dei fiori sono completamente aperti. 6bprimi petali cominciano a cadere e gli stami si piegano. 7a Cadono gli ultimi petali, gli stami sono piegati, la base del calice comincia ad essiccarsi. 7b Gli ovari si ingrossano ed i frutticini formati spingono verso l’alto il collaretto disseccato del calice. 7c Il collaretto essiccato del calice si distacca dal frutticino e cade. 7d Il nocciolo del giovane frutto offre resistenza meccanica al taglio. 8a I frutti cominciano ad ingrossarsi. 8b I frutti hanno raggiunto la dimensione tipica della cultivar. 9 I frutti hanno assunto il colore caratteristico della cultivar e raggiunto la maturazione di raccolta. 10 Le foglie cominciano a cadere.

     

 Propagazione e portinnesti


Il metodo di propagazione più impiegato per l’albicocco è l’innesto a gemma dormiente. La scelta del portinnesto da impiegare deve essere fatta tenendo conto sia delle caratteristiche pedoclimatiche dell’area nella quale viene realizzato il frutteto sia delle varietà prescelte.
Nel caso dell’albicocco è altresì importante valutare l’affinità tra i bionti; infatti, mentre l’albicocco è affine a tutte le cultivar, il mirabolano non sempre manifesta un’ottima affinità e, a volte, si ha scollamento, anche diversi anni dopo l’innesto.
Tra i portinnesti (7.40, 7.41) più usati si ricordano:
Franco comune: è da utilizzare esclusivamente nei terreni sciolti, freschi e profondi.
Si adatta bene alla coltura in asciutto ed è resistente ad elevati livelli di calcare attivo. Mostra, in genere, buona affinità con la maggior parte delle cultivar. Conferisce agli alberi elevata vigoria e buona produttività; la sua elevata suscettibilità alla verticilliosi e al marciume radicale da Armillaria mellea ne limita l’utilizzo là dove risulta elevata l’incidenza di questi patogeni.
Mirabolano 29 C: possiede un buon adattamento a condizioni pedologiche non particolarmente favorevoli e ha evidenziato una minore suscettibilità (rispetto al franco) nei confronti della verticilliosi e del marciume radicale. L’affinità d’innesto risulta in generale sufficientemente buona. Conferisce alle piante una buona vigoria e precoce entrata in produzione.
Marianna G.F. 8/1: ibrido di Prunus cerasifera x Prunus munsoniana. Risulta il migliore portinnesto per l’adattamento a caratteristiche pedologiche poco favorevoli per la coltivazione dell’albicocco. È scarsamente suscettibile alla verticillosi e al marciume radicale. Induce negli alberi elevato vigore e buona produttività, anche se la messa a frutto risulta ritardata. L’affinità d’innesto rappresenta l’elemento limitante la sua utilizzazione, in quanto non sempre è sufficiente.
Pesco franco: può essere utilizzato esclusivamente nei terreni di medio impasto, tendenzialmente sciolti, con contenuto in calcare attivo superiore all’8% e con disponibilità irrigue. Imprime alle piante elevato vigore, buona produttività e precoce messa a frutto. L’affinità d’innesto risulta discretamente buona con la maggior parte delle cultivar provate.
Ishtara: ibrido di Prunus belsiana (Prunus cerasifera x P. salicina) x (Prunus cerasifera x Prunus persica), adatto per terreni pesanti, freschi o irrigui, induce vigoria inferiore rispetto al mirabolano da seme, dotato di buona affinità e contenuta attività pollonifera.
Montclar: induce elevata vigoria, precoce entrata in produzione, elevata e costante produttività, anche in terreni calcarei e pesanti. Conferisce ai frutti buona colorazione e pezzatura. Buona l’affinità di innesto.
Mr.S. 2/5: ibrido spontaneo di Prunus cerasifera x Prunus spinosa, adatto per terreni di medio impasto, irrigui. Induce precoce ed elevata produttività.

     

 Coltivazione dell’albicocco


L’albicocco è una specie caratterizzata da andamenti produttivi irregolari; necessita quindi di una razionale tecnica colturale per regolarizzare le produzioni e innalzarne il livello quali-quantitativo.
Esigenze climatiche e pedologiche L’albicocco preferisce l’ambiente di collina, con buona esposizione alla luce e all’aria, con terreni ciottolosi, sciolti, senza problemi di ristagno idrico. È bene evitare la coltivazione dell’albicocco in terreni con tessitura molto fine, a lento drenaggio, con pH < 5,4 o superiore a 8,8 e calcare attivo superiore al 12%.
Prunus armeniaca sopporta bene i grandi freddi invernali (anche -20 °C) e le elevate temperature estive; è invece molto sensibile alle gelate primaverili: anche abbassamenti di 30-60 minuti a pochi gradi sotto lo 0 (-2 °C) possono distruggere irrimediabilmente i fiori, specialmente se l’umidità dell’aria è piuttosto elevata.
Le gelate tardive sono assai dannose per l’albicocco in quanto molte cultivar si caratterizzano per una precoce epoca di fioritura (7.42).
L’eccessiva umidità dell’aria è un fattore gravemente limitante questa coltura, perché favorisce lo sviluppo di malattie crittogamiche, quali la moniliosi dei fiori e il corineo, che nel giro di poco tempo sono capaci di distruggere l’intera produzione.
Forme e sistemi di allevamento Le tendenze di allevamento attuali sono orientate verso impianti a più elevata densità, con forme di allevamento più libere che consentono una più rapida entrata in produzione, ma che prevedono un ciclo produttivo più breve.
VASO SEMILIBERO A 4-5 BRANCHE È da preferire al più tradizionale vaso a 3 branche, che rimane valido esclusivamente nelle zone ventose. L’impalcatura è a 50-60 cm dal suolo.
Le distanze d’impianto variano da 6 x 6 m a 4,5 x 3 m.
VASETTO RITARDATO Questa forma è utilizzata soprattutto in alcune aree collinari dell’Emilia-Romagna. Per la sua realizzazione si usano, in genere, astoni lasciati interi e provvisti di rami anticipati già da un’altezza di 40-50 cm. È consigliabile impiegare varietà di media vigoria a portamento molto espanso. Con la potatura invernale del terzo anno si procede alla spuntatura dell’asse centrale a un’altezza di 80-100 cm dal suolo. Si ottengono così piante formate da 4-5 branche principali disposte a spirale. Le distanze d’impianto, sono di 4,5-5 x 3-4 m.
PALMETTA Questa forma di allevamento è da preferire soprattutto in pianura, dove si rende possibile l’utilizzo dei carri raccolta che agevolano notevolmente questa onerosa operazione colturale. In genere si realizzano 3 palchi di branche (talvolta anche 4) con una struttura di sostegno costituita da pali e da 3 ordini di fili. Le distanze adottate sono di 4-5 x 3-4 m.
IPSILON TRASVERSALE O TATURA TRELLIS Questa forma a elevata densità utilizza distanze di 4,5-5 x 1-2 m. Risulta costituita da un corto tronco (40-50 cm) dal quale si dipartono due branche opposte, perpendicolari al filare, aperte a 45° rispetto alla verticale e appoggiate a dei sostegni modellati a V. Le branche primarie non sono disturbate nel loro sviluppo, ma ne viene favorito l’accrescimento. I rami laterali vengono assicurati a fili.
Questa forma, oltre a garantire un’ottima esposizione alla luce, offre ulteriori vantaggi, quali una messa a frutto precoce, un rendimento elevato e la facilitazione della raccolta e delle altre principali operazioni colturali. L’inconveniente maggiore di questa forma è legato all’elevato costo d’impianto.

     

 Potatura


Le cultivar di albicocco presentano una gamma di habitus vegetativi molto diversificati, da portamenti assurgenti ad altri aperti ed espansi.
In genere l’habitus è correlato al modo di fruttificare: i tipi assurgenti producono prevalentemente sui dardi fioriferi (mazzetti di maggio), mentre i tipi espansi, oltre che sui dardi e brindilli, producono anche sui rami misti. Le gemme a fiore dei dardi fioriferi risultano in genere più fertili e danno origine a frutti con pezzatura maggiore, mentre quelle portate dai rami misti hanno un’epoca di fioritura più tardiva con produttività e pezzatura dei frutti inferiori.
È sempre opportuno assecondare l’habitus naturale della pianta adottando forme di allevamento piuttosto libere e potature che favoriscano l’apertura delle branche verso l’esterno. Durante la fase di allevamento sono indispensabili gli interventi al “verde” che, secondo la forma di allevamento, non comportano ritardi nell’entrata in produzione delle piante.
La potatura di produzione costituisce una pratica fondamentale per assicurare una minore alternanza produttiva tipica di questa specie e consentire il rinnovo delle strutture produttive.
La potatura delle cultivar a portamento assurgente consiste nel rinnovare di anno in anno circa il 30% delle branche di sfruttamento, in modo da avere sempre dardi fioriferi di 2-3 anni.
Nelle cultivar a portamento espanso si procede a diradare i rami misti e le femminelle in eccesso, favorendo la formazione di lunghi rami rivolti verso l’esterno che, a loro volta, produrranno germogli fruttiferi. La potatura verde si esegue in pre e post-raccolta.
Gli interventi di potatura verde in pre-raccolta si effettuano normalmente in maggio e in giugno, e consistono nell’asportazione dei germogli vigorosi (succhioni) e nel diradamento di quelli mal posizionati, allo scopo di favorire una razionale intercettazione dell’energia radiante in tutta la chioma e una migliore lignificazione dei rami con la potatura verde in post-raccolta si praticano tagli di ritorno e di sfoltimento.
Diradamento dei frutti L’epoca ottimale d’intervento è variabile a seconda della cultivar, ma deve precedere la fase di indurimento del nocciolo.
Le conseguenze pratiche della sua regolare esecuzione sono: incremento più o meno considerevole della pezzatura dei frutti, anticipo dell’epoca di raccolta, maggiore uniformità di maturazione dei frutti e attenuazione dell’alternanza produttiva.
L’intensità del diradamento dipende dalla potenzialità di allegagione della pianta e dal calibro medio dei frutti che si vuole ottenere. Per ottenere una valida produzione dal punto di vista qualitativo, si rende necessario il diradamento manuale, da effettuare circa 20-30 giorni dopo la fioritura. Dal punto di vista operativo, tenendo presente il numero complessivo dei frutti per pianta, vengono mantenuti 1 o 2 frutti al massimo per dardo o brindillo e 1 frutto ogni 8-10 cm di ramo misto.

     

 Gestione del suolo


Una forma di gestione del suolo è il suolo nudo lavorato meccanicamente, soprattutto nelle aree meridionali di coltivazione.
La pratica dell’inerbimento, in alternativa alle lavorazioni, si va diffondendo prevalentemente nelle regioni settentrionali dove c’è una maggiore disponibilità idrica.
I vantaggi legati a tale pratica sono notevoli: miglioramento della struttura del suolo, dovuto a un aumento della sostanza organica, maggiore velocità d’infiltrazione dell’acqua, riduzione dell’erosione del suolo, soprattutto nei terreni collinari, e dall’azione battente della pioggia. L’apporto nutrizionale del cotico erboso non si limita alla sostanza organica, ma riguarda anche notevoli quantità di sostanze minerali. È stato stimato che un ettaro di terreno inerbito può fornire annualmente 193 kg di N, 53 kg di P2O5, 185 kg di K2O, e 13 kg di MgO. Per contro, l’inerbimento porta, in genere, a un più rapido esaurimento delle riserve idriche del terreno.
Concimazione L’alimentazione minerale è un fattore indissociabile dagli altri interventi colturali per ottenere buone produzioni sotto il profilo sia quantitativo sia qualitativo. Prima dell’impianto è utile un apporto di sostanza organica, meglio se rappresentata da letame maturo (40-60 t/ha).
Per quanto riguarda la concimazione minerale, con la concimazione di fondo o preimpianto bisogna apportare principalmente fosforo e potassio nella misura di circa 200-250 kg/ha di P2O5 e 300-350 kg/ha di K2O.
Per le concimazioni azotate, orientativamente, per un albicoccheto in piena produzione dovranno essere somministrate quantità variabili da 90 a 120 kg di azoto/ha, frazionando gli apporti azotati prima della fioritura (30-40%); un secondo apporto (20-40%) va fornito durante la fase di indurimento del nocciolo e un’ultima somministrazione (il restante 30-40%) va effettuata a fine estate, in modo da contribuire al mantenimento di un buono stato vegetativo degli alberi e alla costituzione di riserve che saranno utilizzate durante il risveglio vegetativo. Nell’albicocco le asportazioni annuali di potassio risultano molto elevate. Per i suoli normalmente provvisti si prevedono al primo e al secondo anno rispettivamente 15 e 25 kg/ha di P2O5, 20 e 40 kg/ha di K2O, da aumentare progressivamente fino ad arrivare a 50-80 kg/ha di P2O5 e 140-150 kg/ha di K2O nel caso di piante adulte in produzione. Le concimazioni fosfo-potassiche vanno effettuate a fine inverno e devono essere seguite da una lavorazione leggera che ne favorisce l’approfondimento nel terreno.
Irrigazione Nel passato, l’albicocco è stato considerato una specie con poca o nessuna esigenza idrica. Diverse esperienze hanno invece accertato che l’insufficienza idrica è in buona parte responsabile dell’alternanza produttiva, della maggiore sensibilità alle malattie e della modesta pezzatura dei frutti.
D’altro canto, un intervento irriguo eccessivo e in prossimità della maturazione dei frutti può diminuirne il tenore zuccherino e la consistenza, mentre se effettuato correttamente, durante la fase di accrescimento dei frutti, contribuisce a mantenere una buona attività fotosintetica che garantisce la presenza e l’accumulo degli zuccheri. I periodi critici per l’albicocco risultano essere aprile-maggio, dall’indurimento del nocciolo alla raccolta; quest’ultima è la fase più delicata e in questo periodo una insufficienza idrica si traduce in un cattivo accrescimento dei frutti e in una conseguente riduzione della pezzatura.
L’irrigazione favorisce anche la differenziazione a fiore delle gemme e, quindi, la costanza produttiva. A tal proposito risultano di notevole effetto una o due irrigazioni post-raccolta. La distribuzione dell’acqua (2.000 m3/ha) può essere fatta in aprile e in settembre per aspersione (generalmente sottochioma) oppure localizzata (per esempio a goccia).

     

 Raccolta, conservazione e qualità


Per individuare il momento più opportuno per la raccolta bisogna fare riferimento a parametri oggettivamente rilevabili.
Gli indici di maturazione utilizzabili per questa specie sono i seguenti:
colorazione del frutto: è l’indice maggiormente utilizzato e, in genere, si considera (come minimo) il colore corrispondente allo stadio virante (passaggio del colore del frutto dal verde al giallo). Per conseguire i migliori risultati, e quindi raccogliere i frutti a uno stadio corrispondente alla loro maggiore qualità, bisognerebbe confrontare per le diverse cultivar le scale di colori corrispondenti all’optimum commerciale;
durezza della polpa: è un dato molto variabile sia nella cultivar sia nei diversi anni, in quanto è influenzata notevolmente dalla carica produttiva, dall’andamento climatico e dalla tecnica colturale;
indice rifrattometrico e acidità: per questi due parametri vale quanto detto per la durezza della polpa e un loro efficace impiego sussiste solo se si fa riferimento a valori prestabiliti e differenziati per le singole cultivar.
A seconda delle varietà e della forma di allevamento, la produzione può variare da 15 a 22 t/ha.
L’epoca di raccolta, in funzione del grado di precocità variabile, può andare da fine maggio ai primi di giugno (precoci) fino a settembre (tardiva).
Operazioni post-raccolta Dopo la raccolta i frutti risultano particolarmente delicati e possono andare incontro a una serie di alterazioni fisiologiche e parassitarie con notevole danno al prodotto commercializzato. Considerata la notevole deperibilità delle albicocche, associata alle elevate temperature ambientali nel periodo estivo, è quanto mai necessario ridurre al minimo il tempo intercorrente tra la raccolta e la consegna allo stabilimento di lavorazione presso cui è utile effettuare la pre-refrigerazione dei frutti (fino a una temperatura di +4-5 °C).
I sistemi più usati sono quelli ad acqua e ad aria. La pre-refrigerazione ad aria forzata è quella più indicata perché permette il raffreddamento del prodotto in 2-4 ore (7.47).
Le fasi di lavorazione e di confezionamento dei frutti devono essere effettuate in tempi brevi al fine di mantenere elevati standard qualitativi e l’intervallo raccolta/consumo non deve superare i 5-7 giorni, considerato che le albicocche vanno incontro a veloci fenomeni di disfacimento interno.

     

 Avversità


Per le avversità che interessano la coltura (7.48), si rimanda al quadro di sintesi proposto a fine Capitolo.

     

 Cultivar

Le varietà di albicocco coltivate in Italia sono tuttora molto numerose. Fino a una cinquantina di anni fa il panorama varietale italiano era ancora più ricco, contando oltre un centinaio di varietà autoctone, molte delle quali con una diffusione limitata al territorio di singoli comuni. Le cultivar più idonee alla coltivazione nel nostro territorio sono quelle di origine italiana; le numerose cultivar proposte dai genetisti stranieri, infatti, pur dotate di elevate caratteristiche commerciali (resistenza a trasporti, pezzatura, esteso sovracolore), manifestano una scarsa produttività, legata sia alle elevate esigenze in freddo sia alla autoincompatibilità.

Cultivar a maturazione precoce
1. Antonio Errani: di elevata vigoria, a portamento assurgente, produttività media ma costante e con parziale autoferilità. Fruttifica quasi esclusivamente su brindilli e mazzetti di maggio. Frutto di media-elevata pezzatura.
2. Aurora: di elevata vigoria, androsterile, portamento espanso, distribuzione delle gemme a fiore sui mazzetti di maggio e sui rami di un anno e buona produttività. Frutto di media pezzatura. Adatta per le aree settentrionali.
3. Carmen Top: cultivar parzialmente autocompatibile, di vigoria elevata; frutti di grossa pezzatura, di colore giallo-arancio, senza sovracolore, con polpa di elevata consistenza.
Caratterizzata da precoce entrata in produzione e produttività.
4. Flopria: media vigoria, autofertile. Frutto di media pezzatura, colore di fondo giallo intenso, sovracolore rosso-rosa esteso sul 30-40% della superficie, sapore dolce ma con una leggera percezione acida.
5. Nirosa 1: frutto ovale di colore arancio con sovracolore rosso esteso e sapore dolce ed aromatico. Buona la shelf-life.
6. Nirosa 2: bicolore con precoce messa a frutto e autocompatibile. Media vigoria. Frutto rotondo con colorazione di fondo arancio e sovracolore rosso.
7. Ninfa: portamento tendenzialmente espanso, poco vigoroso, buona produttività costante ed epoca di fioritura media; frutto di media pezzatura. Idonea alle aree del Sud Italia e per la coltivazione in coltura protetta.
8. Perle Cot: di medio-buona vigoria, fioritura semi-precoce, parzialmente autofertile, buona produttività. Il frutto è di buona pezzatura, con polpa di elevata consistenza.
9. Pricia* Carmingo®: media vigoria, autofertile. Frutto di buona pezzatura, colore di fondo arancio, sovracolore rosso esteso sul 80-90% della superficie e con sapore tendenzialmente acido.
10. Tsunami® EA5016: pianta vigorosa, non autofertile. Frutto di medio-elevata pezzatura, colore di fondo arancio, sovracolore rosso ben esteso, forma leggermente allungata, sapore dolce.
11. Wonder Cot: caratterizzata da autosterilità e buona vigoria. Il frutto è di notevole pezzatura con polpa consistente.

7.49 ALBICOCCHE: VARIETÀ TRADIZIONALMENTE USATE, OGGI POCO DIFFUSE

(a) Cafona; (b) Cassino; (c) Boccuccia; (d) San Castrese; (e) Reale di Imola; (f) Precoce di Imola.

Cultivar a maturazione intermedia
1. Bella d’Imola: di vigoria medio-elevata, portamento assurgente, costante ed elevata produttività; fruttifica su mazzetti di maggio e rami di un anno. Frutto di pezzatura mediogrossa.
2. Ceccona: originaria della zona vesuviana, di vigoria elevata. Il frutto è di grossa pezzatura.
3. Delice Cot: medio-elevato vigore, autofertile. Frutto di pezzatura medio-grande, colore di fondo aranciato, sovracolore rosso sul 50% della superficie, forma rotondo-allungata, sapore dolce e aromatico.
4. Fracasso: di origine napoletana, di media vigoria, portamento espanso, produttività media e costante. Fruttifica su mazzetti e rami di un anno. Frutto di media pezzatura. Adatta per le zone del Centro e del Sud Italia.
5. Goldrich: di media vigoria, portamento assurgente, di media produttività e autoincompatibile o parzialmente autofertile con necessità di impollinatori quali Bella d’Imola, Portici e Sabbatani. Fruttifica su mazzetti di maggio e brindilli. Il frutto è di grossa pezzatura; adatta principalmente per la coltivazione in areali del Nord e del Centro Italia.
6. Giulia: di elevata vigoria, portamento assurgente-espanso mediamente sensibile al freddo. Idonea alla coltivazione negli areali del Sud Italia. Il frutto è di grossa pezzatura.
7. Harcot: di vigore medio-alta e con portamento mediamente espanso. Autoincompatibile, necessita di varietà impollinatrici come Hargrand, Harogem, Noemi, Pisana e Dulcinea. Fruttifica prevalentemente sui mazzetti di maggio e sui brindilli. Il frutto è di media-grossa pezzatura.
8. Kioto: vigoria media, autofertile. Frutto di medio-elevata pezzatura, colore di fondo arancio, sovracolore rosso luminoso sul 30-40% della buccia, forma rotonda, sapore equilibrato.
9. Monaco Bello: cultivar della zona vesuviana, di elevata vigoria, di notevole e costante produttività. Idonea agli ambienti del Centro e del Sud Italia.
10. Monabri Rougemont: medio-elevata produttività. Medio-elevata vigoria. Frutto di pezzatura medio-grande, forma oblunga con colorazione rossa intensa.
11. Lady Cot: media vigoria, autofertile. Frutto di elevata pezzatura, colore di fondo arancio, sovracolore rosso sul 50% della superficie, forma tonda-allungata, sapore dolce.
12. Orange Rubis® Coloumine: medio vigore, autofertile. Frutto di elevata pezzatura, colore di fondo giallo-verde, sovracolore rosso ben esteso, forma leggermente allungata e sapore dolce con bassa acidità. Ottima per filiere corte e non adatta alla raccolta in cassoni.
13. Palummella: cultivar della zona napoletana, di buona vigoria e con portamento intermedio, di elevata produttività e con fruttificazione prevalente sui dardi e sui rami misti. Il frutto è di media pezzatura.
14. Portici: di media vigoria e con portamento assurgente, caratterizzata da produttività elevata; fruttificazione prevalente sui mazzetti di maggio e sui rami misti. Il frutto è di media-grossa pezzatura.
15. San Castrese: proveniente dalla zona vesuviana, di elevata vigoria, a portamento espanso, con costante produttività. Fruttificazione sia sui rami misti che su quelli di un anno. Frutto di grossa pezzatura.
16. Sweet Cot: di buona vigoria, portamento semi-espanso o aperto. Fruttifica in prevalenza sia sui dardi che sui rami misti. Autoincompatibile. Frutto di notevole pezzatura.
17. Tonda di Costigliole: mediamente produttiva, di elevata vigoria, fruttifica prevalentemente sui rami misti. Frutto di media pezzatura. Adatta alla coltivazione negli areali del Nord.
18. Vitillo: di notevole vigoria e con portamento intermedio. Produttività elevata. Fruttifica prevalentemente sui rami misti. Frutto di grossa pezzatura. Adatta alla coltivazione negli areali del Sud Italia.

Cultivar a maturazione tardiva
1. Bergeron: di notevole vigoria, autocompatibile. Frutto di pezzatura media. Durante i primi anni fruttifica sui rami misti e vigorosi e successivamente anche sui brindilli. Adatta alle zone di pianura e di alta collina caratterizzate da un maggior numero di ore di freddo invernale.
2. Boccuccia liscia: di vigoria elevata, portamento espanso, di notevole produttività. Fruttificazione su mazzetti di maggio e rami di un anno. Frutto di grossa pezzatura. Adatta a coltivazioni negli areali del Centro e del Sud Italia.
3. Boccuccia spinosa: cultivar della zona vesuviana, di forte vigoria e produttività notevole.
Fruttificazione su dardi e rami misti. Frutto di media-grossa pezzatura. È adatta a coltivazioni negli ambienti del Centro e anche del Sud Italia.
4. Dulcinea: di medio-scarsa vigoria, a portamento espanso, fruttifica sui dardi fioriferi e rami misti. Epoca di fioritura tardiva, per cui riesce a sfuggire alle gelate primaverili.
Frutto di pezzatura media.
5. Faralia* Carmingo®: media vigoria, parziale autofertilità. Frutto di elevata pezzatura, forma leggermente allungata, colore di fondo giallo intenso, sovracolore rosso esteso sul 30-40% della superficie, sapore mediamente dolce e con bassa acidità.
6. Farbaly: di vigoria elevata, portamento semi-eretto; fruttificazione sia sui rami lunghi che corti; autofertile.
7. Farbaly* Carmingo®: media vigoria, autofertile. Frutto di elevata pezzatura, colore di fondo giallo intenso, sovracolore rosso esteso sul 30-40% della superficie, forma leggermente oblunga, sapore dolce.
8. Farbela* Carmingo®: vigorosa, autofertile. Frutto di elevata pezzatura, colore di fondo arancio, sovracolore rosso esteso sul 50% della superficie, forma oblunga, sapore tendenzialmente dolce.
9. Farlis* Carmingo®: pianta di medio vigore, autofertile. Frutto di media pezzatura, colore di fondo giallo intenso, sovracolore rosso esteso sul 40-50% della superficie, forma leggermente allungata, sapore tendenzialmente dolce.
10. Farclo* Carmingo®: media vigoria, autofertile. Frutto di media pezzatura, colore di fondo giallo intenso, scarso sovracolore rosso, forma leggermente allungata, sapore mediamente dolce.
11. Marietta: di media vigoria, a portamento espanso, epoca di fioritura tardiva. In prevalenza fruttifica su dardi da branchette di 3 o più anni. Sensibile alle gelate primaverili.
Il frutto è di media pezzatura.
12. Pellecchiella: di elevata vigoria, fruttifica sia sui dardi che sui rami misti. Frutto di pezzatura media-grossa. Adatta a coltivazioni negli areali del Sud Italia.
13. Pisana: di media vigoria, portamento intermedio; fruttifica prevalentemente sui dardi fioriferi. Autocompatibile (non necessita di impollinatori).
Frutto di grossa pezzatura (7.50).
14. Swired: buon vigore, autofertile. Frutto di medio-grande pezzatura, forma ovale, colore di fondo aranciato, sovracolore rosso intenso sul 40% della superficie, sapore molto dolce.
Miglioramento genetico I principali obiettivi del miglioramento genetico sono:
adattabilità all’ambiente e produttività: l’albicocco è caratterizzato da scarsa adattabilità delle cultivar ai diversi ambienti di coltura che si manifesta, per lo più, in un’insufficiente produttività, cascola di gemme e, talvolta, in una limitata attività vegetativa. Particolare attenzione è dedicata alla costituzione di cultivar capaci di sfuggire alle gelate primaverili;
biologia fiorale: nel germoplasma italiano quasi tutte le cultivar sono autocompatibili, ma da alcuni anni i genetisti offrono nuove varietà impollinanti autoincompatibili oppure parzialmente autofertili;
estensione del calendario di maturazione: fino a una decina di anni fa era molto ristretta (circa 40 giorni) mentre oggi si è allungata fino a quasi 100 giorni, da metà maggio a fine agosto;
struttura dell’albero: l’obiettivo è quello di costituire cultivar a taglia ridotta che richiedono limitati interventi di potatura per il rinnovo della vegetazione e per regolare la qualità e la quantità della produzione;
resistenza alle avversità biotiche: si mira a costituire cultivar resistenti alle più gravi fitopatie dell’albicocco, in particolare moniliosi, sharka, accartocciamento clorotico, Pseudomonas e Xanthomonas spp.;
qualità del frutto: l’orientamento è quello di costituire cultivar a lenta evoluzione della maturazione.

     

 Aspetti qualitativi


Ai sensi del Reg. (CE) 1221/2008 e del Reg. (UE) 543/2011 in tutte le categorie, tenuto conto delle disposizioni particolari previste per ciascuna categoria e delle tolleranze ammesse, le albicocche devono essere: intere; sane (sono esclusi i prodotti affetti da marciume o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo); pulite, praticamente prive di sostanze estranee visibili; praticamente esenti da parassiti; praticamente esenti da danni provocati da parassiti; prive di umidità esterna anormale; prive di odore e/o sapore estranei.
Le albicocche devono essere state raccolte con cura. Devono presentare un grado sufficiente di sviluppo e maturazione. Lo sviluppo e lo stato devono consentire il trasporto e le operazioni connesse, nonché l’arrivo al luogo di destinazione in condizioni soddisfacenti.
Le albicocche sono classificate nelle seguenti categorie:
1. Categoria «Extra». Devono essere di qualità superiore. Devono presentare la forma, lo sviluppo e la colorazione tipici della varietà, tenuto conto della zona di produzione. Non devono presentare difetti, ad eccezione di lievissime alterazioni superficiali della buccia, purché queste non pregiudichino l’aspetto generale del prodotto, la sua qualità, la sua conservazione e la presentazione nell’imballaggio.
2. Categoria I. Devono essere di buona qualità. Devono presentare le caratteristiche della varietà, tenuto conto della zona di produzione. La polpa non deve essere deteriorata. Possono tuttavia presentare i seguenti lievi difetti, che non devono pregiudicare l’aspetto globale, la qualità, la conservazione e la presentazione nell’imballaggio del prodotto: lieve difetto di forma o di sviluppo, lieve difetto di colorazione, lievi ammaccature, lievi bruciature, lievi difetti della buccia che non superino 1 cm di lunghezza nel caso di difetti di forma allungata e 0,5 cm2 di superficie totale per gli altri difetti.
3. Categoria II. Comprende le albicocche che non possono essere classificate nelle categorie superiori, ma che corrispondono alle caratteristiche minime sopra definite. Le albicocche possono avere difetti della buccia, purché essi non pregiudichino le caratteristiche essenziali di qualità, di conservazione e di presentazione, nei limiti seguenti: 2 cm di lunghezza per i difetti di forma allungata e 1 cm2 di superficie totale per gli altri difetti.
La calibratura è obbligatoria per le categorie sia “Extra” che “I” che deve essere indicata sull’etichetta della confezione. Il calibro è determinato dal diametro massimo della sezione normale all’asse del frutto. Esistono delle regole di minima da applicare: calibro minimo per le categorie: “Extra” 50 mm, “I” 40 mm e differenza massima tra i frutti dello stesso imballaggio: “Extra” 5 mm, “I” 10 mm.

SCHEDA TECNICA
ALBICOCCO

Lavorazione del suolo fresature, lavorazioni superficiali o inerbimento
Sesto d’impianto
a seconda della forma di allevamento
Concimazione
• N: 90-120 kg/ha
• P2O5: 50-80 kg/ha
• K2O: 140-150 kg/ha
frazionamento dell’azoto:
30-40% prima della fioritura
20-40% a indurimento nocciolo
30-40% a fine estate
Irrigazione
2.000-4.000 m3/ha quando necessario
Raccolta
• da maggio-giugno ad agosto-settembre
Produzione
18-22 t/ha
Cultivar
Precoci: Antonio Errani, Aurora, Carmen Top, Flopria, Nirosa 1, Nirosa 2,
Ninfa, Perle Cot, Pricia* Carmingo®, Tsunami® EA5016, Wonder Cot
Intermedie: Bella d’Imola, Ceccona, Fracasso, Goldrich, Giulia, Harcot, Monaco
Bello, Palummella, Portici, San Castrese, Sweet Cot, Tonda di Costigliole,
Vitillo, Monabri, Rougemont, Orange Rubis, ®Coloumine, Delice Cot, Lady Cot
Tardive: Bergeron, Boccuccia liscia, Boccuccia spinosa, Dulcinea, Marietta,
Pellecchiella, Pisana, Faralia, *Carmingo, Swired, Farbaly, Farbela, Farlis, Farclo
Difesa Vedi Schema di riepilogo e note a pagina 332

PRODUZIONI VEGETALI 
PRODUZIONI VEGETALI 
Volume B - Arboree