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 Melo

MELO - APPLE TREE
INQUADRAMENTO BOTANICO
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Rosales
Famiglia Rosaceae
Genere Malus
Specie Malus domestica

     

 Importanza economica e diffusione


La mela è il frutto preferito delle zone temperate del mondo, con una produzione in costante aumento. A livello mondiale il principale paese produttore è l’Asia con la Cina in vetta, seguito da Europa e Stati Uniti. In Europa, la Polonia è attualmente il principale paese produttore, seguito da Italia e Francia. In Italia, la coltura è concentrata per il 70% in Trentino Alto-Adige e poi in Veneto, Emilia Romagna, Campania e Piemonte. In particolare, la Val di Non in Trentino e la Val Venosta in Alto Adige (Südtirol) rappresentano i due più importanti areali di coltivazione del melo nel nostro Paese. Grazie al microclima ideale, caratterizzato da ampie escursioni termiche giornaliere, i frutti presentano (a maturazione) colore, croccantezza e serbevolezza unici. Tutti gli anni, a novembre, la melicoltura mondiale ci dà appuntamento a Bolzano per Interpoma, fiera internazionale per la coltivazione, conservazione e commercializzazione delle mele. La maggior parte del prodotto interno è destinato al consumo fresco e la restante viene impiegata dall’industria alimentare per produrre succhi, semilavorati o prodotti essiccati.
Il trend positivo della produzione è in parte da attribuire alla globalizzazione del commercio e all’apertura di nuovi mercati che hanno favorito l’espansione della coltivazione del melo in zone dove le condizioni ambientali sono più favorevoli. Inoltre, l’introduzione di nuove varietà, con maggiore adattabilità alle alte temperature (per esempio Granny Smith, Fuji, Cripps Pink) e la diffusione dell’irrigazione hanno permesso l’estensione della coltura anche in Paesi a clima più caldo. Sia in Europa sia in Italia l’offerta si sta concentrando su poche varietà: l’80% del mercato è rappresentato da 5-6 cultivar, con una significativa flessione delle varietà insediate ormai da molti anni.

     

 Classificazione botanica


Il melo appartiene alla famiglia Rosaceae, alla sottofamiglia Pomoideae e al genere Malus, che comprende specie sia da frutto sia ornamentali. La più importante specie da frutto è la specie Malus communis, che comprende due principali sottospecie: Malus communis silvestris (o Melo selvatico) e Malus communis pumila. Quest’ultima sottospecie comprende a sua volta differenti varietà botaniche tra cui sono importanti Malus paradisiaca o Melo paradiso e Malus praecox gallica o Melo dolcino, perché da essi sono stati selezionati numerosi portinnesti clonali, come per esempio M9. Il progenitore delle attuali varietà coltivate sembra essere la specie Malus domestica Borkhausen, il cui centro di origine, secondo Vavilov, è il Kazakistan; successivamente Ponomarenko estese gli areali di origine alle regioni montuose dell’Asia centrale (6.6, 6.7). La coltivazione del melo risale al 6500 a.C. in Anatolia. In seguito si diffuse largamente grazie ai Persiani (500 a.C.), ai Greci (300 a.C.) e ai Romani (100 d.C.). Nella parte settentrionale dell’Europa il melo si diffuse nel primo Medioevo attraverso i monasteri e i giardini dei castelli. Già nel XVII secolo erano note più di 120 cultivar, che nel 1826 erano aumentate a circa 1.200.

     

 Morfologia e biologia


Il melo è una specie arborea caducifoglia abbastanza longeva; lo sviluppo è acrotono e se lasciato crescere liberamente può raggiungere e superare gli 8-10 m di altezza. La maggior parte delle specie sono diploidi (2 n = 34), mentre altre possono essere triploidi e anche tetraploidi. Alcune specie sono caratterizzate da apomissia (formazione dell’embrione diploide senza fecondazione).
Radici Hanno uno sviluppo tendenzialmente superficiale. L’attività di crescita inizia con una temperatura del terreno superiore a 5 °C e raggiunge l’optimum tra 16 e 24 °C; i momenti di sviluppo più intenso si hanno quindi a primavera e in autunno, dopo l’arresto della crescita dei germogli e lo stacco dei frutti.
Fusto, rami e gemme Il fusto e le branche primarie hanno una corteccia di colore grigio che nel tempo diventa rugosa e può fessurarsi. I rami più giovani hanno una corteccia di colore rosso bruno, liscia e con lenticelle ben evidenti. L’angolo di inserzione delle branche e dei rami nonché la loro vigoria determina la forma della chioma e il portamento della pianta che può essere eretto, espanso, pendulo o colonnare (6.8, 6.9).
Le gemme sono a legno o miste, portate da rami misti, brindilli, lamburde e borse (6.10).
Foglie Sono alterne, hanno piccioli raccorciati e lamina ovale (6.11).
Il margine può essere crenato, dentato o seghettato. Di norma la pagina superiore della foglia è liscia mentre quella inferiore è leggermente tomentosa.
Fiori Si sviluppano da una gemma mista che crea una infiorescenza, il corimbo, e un germoglio. Il corimbo porta 4-9 fiorellini di colore bianco o rosa. Il fiore porta gli organi sessuali sia maschili sia femminili (stami, sacchi pollinici e pistillo), ma è autosterile e quindi necessita sempre del polline di un’altra varietà diploide per essere fecondato (6.13).
Frutto Il frutto è un pomo (falso frutto) con polpa biancastra, dolce o acidula, a volte aromatica (6.14, 6.15, 6.16, 6.17).
La forma, il colore e la dimensione del frutto variano a seconda della cultivar.
Altri elementi distintivi sono la forma della cavità calicina, dove era posizionato il calice, e quella della cavità peduncolare dove si inserisce il peduncolo o picciolo. In sezione longitudinale possiamo riconoscere le seguenti parti:
buccia, di colore variabile a seconda della varietà;
polpa, di colore bianco o giallo chiaro e consistenza variabile;
torsolo, che contiene i semi, di norma 1-2 per ciascuna delle 5 logge. Nei frutti partenocarpici i semi sono assenti.
Le varietà del melo hanno anche una diversa modalità di fruttificazione: per esempio, nella Red Delicious spur prevalgono le lamburde, nella Red Delicious standard e Stayman prevalgono i brindilli e le lamburde, nella Golden Delicious e Granny Smith prevalgono i brindilli e i rami misti, nella Fuji e Braeburn sono presenti (nella stessa proporzione) tutti i tipi di rami a frutto.

     

 Fisiologia e fenologia


Il ciclo fenologico del melo inizia con la ripresa vegetativa primaverile, che per la maggior parte delle cultivar avviene al soddisfacimento di un fabbisogno in freddo da circa 400 a circa 1.000-1.200 ore, a una temperatura uguale o inferiore a +7,2 °C.
L’induzione a fiore inizia da metà giugno e la differenziazione effettiva avviene quando la crescita dei germogli è terminata (fine luglio/inizio agosto).
Il melo è una specie autoincompatibile e la fecondazione deriva dalla impollinazione incrociata fra due varietà intercompatibili. L’impollinazione è entomofila.
Le varietà triploidi (per esempio Stayman, Bella di Boskoop, Jonagold, Gravensteiner) producono polline a scarsa germinabilità, non adatto per l’impollinazione.
In condizioni di temperature elevate durante la fioritura alcune cultivar (per esempio Golden Delicious, Elstar) allegano anche senza fecondazione e sviluppano frutti senza semi (partenocarpia).

APPROFONDIMENTO
     

Stadi fenologici di melo e pero secondo Fleckinger

     

 Propagazione e portinnesti


La propagazione del melo avviene normalmente per via agamica, attraverso l’innesto (6.29 a p. 223), al fine di garantire una discendenza omogenea e identica alla pianta di partenza. La propagazione gamica (per seme) si usa nel miglioramento genetico e nella produzione di portinnesti franchi.
La specie melo presenta una scarsa attitudine rizogena e quindi è necessario ricorrere a combinazioni bimembri con portinnesti di più facile radicazione.
Attualmente è disponibile una vasta gamma di portinnesti con un differente comportamento vegeto-produttivo.
Attraverso la scelta del portinnesto si è in grado di controllare la vigoria della pianta, di utilizzare la forma di allevamento preferita e di adattarsi alle varie condizioni pedoclimatiche.
Il portinnesto influisce sul vigore, sulla produttività, sul calibro, sulla maturazione e colorazione del frutto, sulla compattezza della polpa e sulla serbevolezza.
Un portinnesto deve conferire alla pianta le seguenti caratteristiche:
1. garantire il controllo del vigore della chioma;
2. favorire la precoce entrata in produzione;
3. avere buona radicazione e affinità di innesto;
4. resistere o tollerare malattie e insetti;
5. resistere alla concorrenza delle infestanti;
6. resistere al freddo, precoce o invernale;
7. adattarsi alle condizioni pedoclimatiche.
Alcune combinazioni tra portinnesti e varietà possono dare luogo a fenomeni di disaffinità d’innesto tra i due bionti che si traducono nello scarso attecchimento in vivaio, rottura al punto d’innesto (per esempio, Elstar su M26), senescenza precoce della pianta (P22).

 6.20 Impollinatori raccomandati a seconda della varietà coltivata e dell’epoca di fioritura.

I primi portinnesti clonali vennero selezionati nel 1912 in Inghilterra, presso la stazione di ricerca di East Malling e sono siglati con la lettera M (Malling) seguita da un numero progressivo da 1 a 24. Un secondo programma di miglioramento genetico portò alla serie Malling Merton (MM) anche questa contraddistinta da un numero progressivo da 101 a 115. I portinnesti più diffusi di queste serie sono in ordine di vigoria crescente: M 27, M9, M26, M7, MM106 e MM111 (6.22).
Il portinnesto franco è ottenuto da seme, imprime elevata vigoria, resistenza alla siccità, elevato sviluppo.
Presenta un elevato grado di affinità di innesto.
Per ridurre l’eterogeneità delle piantine si utilizzano donatori di seme di piante madri selezionate, come per esempio Grahams Jubiläumsapfel o Bittenfelder Sämling. Ormai il franco è impiegato quasi esclusivamente per piante ornamentali e nei centri di moltiplicazione per innesti (6.23).
Vediamo di seguito le principali caratteristiche dei portinnesti più diffusi.
M27 (indice di vigore = 60). Debole vigoria, ancoraggio radicale scarso, sensibile alla siccità, particolarmente sensibile ai freddi invernali in vivaio.
Idoneo per impianti fitti con varietà a frutto grosso in terreni di buona fertilità.
P22, Last Minute (indice di vigore = 70).
Vigore debole, sensibile alla siccità, emette polloni radicali, radici friabili. Sensibile a Erwinia amylovora, tollerante a Phytophthora cactorum e Nectria galligena (6.25). Sensibile ai freddi invernali in vivaio, adatto per impianti fitti su terreni fertili.
P16 Lizzy (indice di vigore = 85). Vigoria variabile in funzione della natura del terreno, emissioni di polloni radicali, privo di abbozzi radicali (burr knots), buona affinità con le diverse cultivar. Sensibile a Phytophthora cactorum e a Erwinia amylovora, richiede terreni fertili.
P60 (indice di vigore = 90). Per la sua debole vigoria, induce le cultivar a fruttificare precocemente. Resiste al freddo invernale nei climi continentali, tollera i periodi siccitosi.
M9. Ha origine da una selezione di Malus pumilia paradisiaca (East Malling, GB). È un portinnesto che imprime scarsa vigoria (indice di vigore = 100) e induce una precoce messa a frutto. Attitudine pollonifera scarsa, predilige terreni fertili, permeabili e irrigui.
È interessante per impianti ad alta densità anche quando è innestato con varietà ad habitus vegetativo di tipo standard e vigoria intermedia ed elevata. In seguito a successive selezioni clonali, sono stati ottenuti subcloni di M9, quali M9 FI56, M9 T338, M9 T337, M9 Pajam 1 (Lancep), M9 RN (Nic) 19, M9 EMLA, M9 Burgmer 984, M9 RN (Nic) 29, M9 Pajam 2 Cepiland.
M9 T337 (indice di vigore = 100). Scarsa vigoria, ottima adattabilità alle varie condizioni pedoclimatiche. È però sensibile alla stanchezza del terreno, all’asfissia radicale, alla siccità e alla concorrenza delle piante infestanti. Viene commercializzato in diversi calibri misurati in mm, a 10 cm dal colletto della barbatella: 
a) 3-5 mm: è idoneo per ottenere dei portainnesti ripicchettati. Richiede un anno di coltivazione per ingrossamento e innesto; segue il trapianto in vivaio per la creazione di piante knip;
b) 5-7 mm: è adatto ad un vivaio su terreni fertili;
c) 7-9 mm: è il calibro utilizzato nel vivaio per la produzione di piante con rami;
d) 9-11 mm: è il calibro usato per gli innesti a banco (fatti a fine febbraio e subito messi a dimora in vivaio) o per eseguire l’innesto a chip-budding in campo aperto dopo il trapianto;
e) 11-13 mm ha le stesse finalità del calibro precedente;
f) 13+ è impiegato esclusivamente per innesti a banco oppure a triangolo (subito dopo la messa a dimora).
J-OH-A (indice di vigore = 110). Scarsa vigoria, emissioni di polloni radicali, sfogliatura della corteccia al colletto.
G16 (indice di vigore = 120). Scarsa vigoria, senza emissioni di polloni e abbozzi radicali. Resistente a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum. Valido in ambienti con problematiche relative a stanchezza del terreno e colpo di fuoco batterico.
Sensibile alle virosi latenti.
G11 (indice di vigore = 125). Vigoria medio-scarsa. Tollerante a Erwinia amylovora, notevole resistenza a Phytophthora cactorum. Sensibile alla stanchezza del terreno. Particolarmente indicato per le varietà a crescita compatta e in ambienti a rischio di colpo di fuoco batterico.
Pi80, Supporter 4 (indice di vigore = 130). Vigoria medio-scarsa, resistente ai freddi invernali. Presenta ottima affinità. Adatto per le varietà di tipo spur.
M26 (indice di vigore = 135). Vigoria medio-scarsa, buona resistenza ai freddi invernali, molto sensibile alla stanchezza del terreno. Sensibile a Erwinia amylovora.
G202 (indice di vigore = 140). Vigoria media; resistente a stanchezza del terreno, a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum, all’afide lanigero.
M7 (indice di vigore =160). Di medio-elevata vigoria, è molto pollonifero in frutteto; tollerante a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum. Presenta un buon grado di adattamento ai rigori invernali, oltre a un buon ancoraggio al terreno. Risulta idoneo per impianti meno intensivi e nell’agricoltura biologica.
MM106 (indice di vigore = 170). Di vigoria medio-elevata, non è pollonifero in frutteto.
È stato molto impiegato per la combinazione con varietà di tipo spur. Richiede terreni ben drenati. Purtroppo la notevole suscettibilità al marciume del colletto (Phythophthora cactorum) non ne consente più l’impiego (6.25).
MM111 (indice di vigore =185). Vigore medio-elevato. Presenta un valido ancoraggio al terreno e buona resistenza al freddo invernale.
M25 (indice di vigore = 250). Vigoria elevata. È abbastanza tollerante alla siccità e inoltre ha un buon ancoraggio al terreno. Le specifiche relative all’origine di alcuni fra i più diffusi portinnesti del melo (elencati in ordine di vigoria crescente) sono riportate in tabella 6.30 a pag. 224.

 6.27 Qualità di piante ottenute con varie tecniche vivaistiche.

6.29 INNESTI SU POMACEE

PRODUZIONI VEGETALI 
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Volume B - Arboree