4   Avversità delle piante da fiore: da recidere, in vaso, per aiuole

    Verticilliosi del pelargonio Geranium verticillium wilt

Agente causale
Verticillium non alfaalfa, Verticillium spp.
• Classificazione
div. Ascomycota fam. Pseudosphaerellaceae

Sintomatologia I sintomi sono quelli generici di sofferenza da malattie della parte ipogea: clorosi e ingiallimento fogliare, avvizzimento e disseccamento anche del fusto che diventa di colore scuro a partire dalla base [ 54 ].
▶ Piante ospiti e distribuzione Una malattia largamente presente in una gran varietà di piante comprese quelle da fiore è dovuta a funghi del genere Verticillium, agenti di tracheomicosi. Su pelargonio, oltre a V. dahliae (assai diffuso su molte altre ornamentali) e V. alboatrum è stata identificata una nuova specie per la prima volta in Italia nel 2015, Verticillium nonalfalfae.

▶ Diagnostica La pianta mostra generici sintomi di sofferenza. La sezione trasversale del fusto mostra imbrunimento dei vasi di conduzione e al microscopio sono visibili rami conidiofori e conidi ialini [ 55 ].
▶ Biologia ed epidemiologia Il patogeno è presente nel terriccio contaminato ma può passare anche da un vaso all’altro sotto forma di conidi o frammenti di micelio con schizzi di acqua, oppure diffondersi con l’acqua di irrigazione.
▶ Danni Le piante attaccate facilmente vanno incontro a morte.

Difesa Impiego di materiale propagativo sano, corrette pratiche agronomiche, pronta eliminazione delle piante infette e di quelle circostanti, disinfezione dei bancali e attrezzatura varia, sostituzione del terriccio che ha ospitato piante malate oppure la sua disinfezione con vapore surriscaldato. Può essere utile l’impiego di microrganismi antagonisti (Trichoderma spp.).

    Muffa grigia del ciclamino Cyclamen gray mold

Agente causale
Botrytis cinerea
• Classificazione
div. Ascomycota fam. Sclerostiniaceae

Sintomatologia Su ciclamino in particolare può causare perdite rilevanti in poco tempo nel periodo autunno-invernale, manifestandosi con due distinti quadri sintomatologici: marciume alla base dei piccioli e dei peduncoli fogliari [ 56 ]; macchiette sui petali di forma tondeggiante o allungata, contornate da alone di colore più intenso di quello del petalo [ 57 ]; sulle varietà a fiore bianco la macchia è scura e l’alone è traslucido).
▶ Piante ospiti e distribuzione
In ambito floristico questo patogeno risulta pericoloso su rosa e ciclamino colpendo boccioli, petali, germogli e tessuti teneri.
È un fungo ubiquitario.

▶ Diagnostica La diagnosi è visiva. Al microscopio ottico si osservano le caratteristiche ramificazioni e ampolle conidiofore.
▶ Biologia ed epidemiologia Botrytis cinerea è un fungo necrotrofo (uccide i tessuti per ricavarne il proprio nutrimento) che attacca molte piante; è noto soprattutto su vite, da cui deriva il nome, per la sua manifestazione sui grappoli d’uva (il termine greco-latino Botrytis cinerea significa infatti “malattia del grappolo cinereo” per via della sporata fungina, appunto di color cenere). La muffa grigia in condizione di elevata umidità fruttifica producendo molti conidi (portati come grappolini sulle ramificazioni terminali dei conidiofori) che si disperdono molto facilmente nell’aria e diffondono l’infezione (optimum 15-20 °C). Il fungo si perpetua come sclerozio o micelio sui residui, oppure in forma saprofitaria su tessuti vegetali deperienti; quando le condizioni climatiche sono favorevoli riprende a vegetare formando una massa feltrosa.
▶ Danni Collasso della parte superiore quando colpisce la pianta alla base, macchie e necrosi dei fiori quando si manifesta sui tali organi (la pianta sopravvive ma le alterazioni ne pregiudicano la commerciabilità).

Difesa La malattia può essere prevenuta controllando il tasso di umidità, evitando di bagnare le foglie, distanziando le piante per favorire la circolazione dell’aria. Il controllo chimico prevede trattamenti con fungicidi ad azione anti-botritica (es. boscalid, fludioxonil) con l’accortezza di alternare le molecole per diminuire il rischio insorgenza di resistenza nel patogeno.

    Ruggine dell’alcea Hollyhock rust

Agente causale
Puccinia malvacearum
• Classificazione
div. Basidiomycota fam. Pucciniaceae

Sintomatologia I sintomi sono dati da macchioline gialle sulla faccia superiore delle foglie a cui corrispondono in quella sottostante pustole che a maturità sono di colore bruno (le pustole possono comparire anche sulla pagina superiore).
▶ Piante ospiti e distribuzione Gli ospiti sono piante afferenti alle Malvaceae: abutilon, hibiscus, lavatera, malvastro, sphaeralcea, malva [ 58 ]. La malattia ha distribuzione ubiquitaria.

▶ Diagnostica La malattia è di immediata diagnosi visiva [ 59a ]. Microscopicamente si possono osservare le spore [ 59b ].
▶ Biologia ed epidemiologia Le ruggini sono una categoria di patogeni molto importanti e largamente diffusi anche sulle piante ornamentali. Sono parassiti obbligati con cicli vitali spesso complessi, con presenza fino a 5 tipi di spore diverse; quello che attacca l’alcea (malvarosa) si chiama Puccinia malvacearum, svolge il ciclo solo sull’ospite e presenta solo due stadi sporigeni: teliospore e basidiospore.
Le prime si formano in pustole che erompono dalla superficie delle foglie e sono in grado di conservare l’inoculo potendo sopravvivere sui residui; le basidiospore, che prendono origine dalla germinazione di teliospore in condizione di umidità, sono responsabili dell’infezione, diffondendosi con le correnti aeree. Come accade in generale nelle malattie da ruggini, l’infezione ha un periodo di latenza prolungato (da pochi giorni a settimane, in funzione delle condizioni climatiche) prima di manifestarsi sintomatologicamente.
Danni È prevalentemente estetico, ma gli attacchi possono essere severi.

Difesa Il controllo della malattia si attua adottando gli opportuni accorgimenti colturali: spaziatura; rimozione foglie infette; evitare l’irrigazione sovrachioma; eliminazione a fine stagione delle piante infettate e dei residui; per ridurre il rischio di diffusione dell’infezione trattare l’alcea come pianta biennale eliminando le piante dopo il secondo ciclo. L’impiego di fungicidi registrati per le ornamentali deve essere preventivo, i trattamenti perciò vanno iniziati quando le prime foglie cominciano ad espandersi.

    Licenide dei gerani Pelargonium butterfly

Fitofago
Cacyreus marshalli
• Classificazione
ord. Lepidoptera fam. Lycaenidae

Descrizione Gli adulti [ 60a sono piccole farfalle di dimensioni di 18-27 mm la femmina e 15-23 mm il maschio.
La parte dorsale delle ali è di colore marrone scuro, con macchie bianche sui margini; quella ventrale è variegata con colori tra il grigio e il terroso e maculature bianche; le ali posteriori mostrano alla base due appendici e maculature nere contornate di bianco.
Le uova, misuranti 0,6 x 0,3 mm sono di colore bianco giallastro.
La larva [ 60b ] è di regola verde, talora giallastra, corredata di ciuffi di setole bianche; nelle ultime due età presenta bande longitudinali di color rosa; la pupa è di colore giallastro marrone con screziature marroni, è irsuta con peli più o meno verdi e misura in lunghezza fino a 8-10 mm.
▶ Piante ospiti e distribuzione
C. marshalli è di origine Sudafricana ed è giunta in Italia nel 1996 nei pressi di Roma, presumibilmente attraverso il trasporto aereo; successivamente si è espansa in tutta Europa e in Africa settentrionale [ 61 ].
Trova le migliori condizioni di vita nei Paesi a clima mediterraneo. Ha come ospiti le piante dei generi Geranium e Pelargonium.

▶ Biologia Questa farfallina presenta più generazioni all’anno, assenza di diapausa allo stadio larvale (se la temperatura lo consente), endofitofagia precoce. Il ciclo è influenzato dall’andamento termico con accavallamenti di generazioni: gli adulti compaiono al più tardi a maggio e sono presenti fino all’autunno; i danni sono osservabili dopo qualche settimana dallo sfarfallamento. Le uova vengono deposte di preferenza sui boccioli e sui loro peduncoli, le larve neonate penetrano entro il bocciolo oppure erodono o minano le foglie e successivamente scavano all’interno dei fusti dirigendosi verso il basso per poi fuoriuscire. Questa attività è rivelata dalla presenza di fori in prossimità degli internodi [ 62a ]. Infine, verso la maturità, si portano su foglie e fiori con più ampie erosioni [ 62b ]. Lo sviluppo larvale attraversa quattro stadi e a 20 °C di temperatura si compie in un mese circa, mentre se la temperatura è più bassa l’intero ciclo dura mediamente un paio di mesi.
▶ Danni L’attività del licenide può essere letale per la pianta.
A causa della notevole dannosità C. marshalli è stato inserito nella lista di quarantena EPPO A2.

Difesa Nel corso dei primi anni 2000 sono state effettuate in Italia diverse prove di lotta con mezzi chimici, cui si sono aggiunte osservazioni e ricerche di antagonisti. A partire dal 2005 sono stati identificati gruppi diversi di antagonisti: batteri, funghi, insetti: tra questi menzioniamo Trichogramma evanescens (un imenottero calcidoideo, parassitoide oofago), e Aplomya confinis (un dittero braconide indigeno, parassitoide solitario endolarvale) [ 63a ]. Nel 2007 il CRA-FSO di Sanremo ha segnalato l’attività di predazione su uova e giovani larve da parte del Rincote Miride Macrolophus caliginosus (questo predatore è disponibile come ausiliare prodotto dalle biofabbriche). Gli interventi chimici possono essere posizionati a fine estate contro le ultime generazioni, che generalmente sono quelle più attive (da ripetersi tre volte con cadenza settimanale con spinosad, Bacillus thuringiensis var. kurstaki), e/o indirizzati contro le uova e le larve endofitiche con insetticidi endoterapici (sulfoxaflor). Per uso hobbistico sono disponibili bastoncini da inserire nei vasi a base di acetamiprid (il prodotto viene assorbito dalle radici e traslocato) oppure trappole cromoattrattive di colore verde abbinate con attrattivo semiochimico [ 63b ].

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE