3   Piante acidofile: avversità

    Marciume del colletto e delle radici Root and crown rot

Agente causale
Phytophthora cinnamomi
• Classificazione
div. Oomycota fam. Peronosporaceae

Descrizione I sintomi di imbrunimento e marciume iniziano dalle radici più sottili, per estendersi all’intero apparato radicale e poi al colletto; in conseguenza del danno alla parte ipogea, le foglie prima intristiscono diventando grigio-verdi, poi appassiscono facendo assumere alla pianta un aspetto di ombrello chiuso [ 46 ], e infine possono avvizzire e staccarsi.
Tutta la parte aerea mostra sofferenza e deperimento e la pianta può morire.
▶ Piante ospiti e distribuzione
P. cinnamomi è uno pseudofungo capace di aggredire piante appartenenti a numerosi generi di diverse famiglie oltre al gen. Rhododendron (es. camelia, cipresso, tasso, araucaria). La malattia è nota in tutto il mondo.

▶ Diagnostica La diagnosi abitualmente è visiva. Il patogeno può essere isolato e identificato in coltura oppure con metodi sierologici o molecolari. Vi sono altre specie di Phytophthora che possono causare marciumi radicali, anche sulle acidofile, analoghi a quelli prodotti da P. cinnamomi.
▶ Biologia ed epidemiologia P. cinnamomi è un patogeno tellurico che si conserva come micelio, oospore, clamidospore.
Inoltre Phytophthora spp. è in grado di vivere saprofiticamente nel terreno. Le fitoftore sono patogeni che disgregano le lamelle pectiche che tengono assieme le cellule e anche le parti lignificate. La diffusione si realizza attraverso zoospore e conidi che infettano l’ospite a livello dell’apparato radicale penetrando nei peli radicali e nel colletto tramite microlesioni; in seguito il patogeno si diffonde nei tessuti corticali interni delle radici e nel fusto. La malattia è favorita da ristagni idrici ed elevata umidità di cui le zoospore hanno bisogno per germinare.
▶ Danni Il deperimento e la perdita di foglie costituiscono un danno estetico importante. Nei vivai si può avere moria delle giovani piantine.

Difesa La malattia deve essere fondamentalmente prevenuta evitando eccessi di bagnatura, provvedendo a un buon drenaggio sia in piena terra sia nei contenitori, impiegando compost di corteccia di conifere (che ha un effetto repressivo nei confronti del patogeno) e, infine, adottando tutte quelle misure, specialmente in vivaio, atte a impedire la sopravvivenza e la propagazione di Phytophthora spp. (pulizia e disinfezione di bancali, contenitori e attrezzi da lavoro, impiego di terriccio sano, distruzione di piante e residui infetti, concimazioni azotate razionali e moderate). La lotta chimica consiste in trattamenti preventivi con fosetil-Al, da somministrare con l’acqua di irrigazione o come soluzione in cui immergere le radici delle piantine prima del travaso; possono essere utilizzati anche prodotti fitosanitari a base di propamocarb, una sostanza attiva che prima è assorbita dalle radici, poi viene traslocata e ha azione elettiva contro pseudofunghi dei generi Pythium e Phytophthora.
Le diverse varietà di azalea e rododendro mostrano differente suscettibilità alla malattia. È possibile ricorrere all’impiego dell’ascomicete Trichoderma viride per il controllo biologico del patogeno.

APPROFONDIMENTO 3

Marciume basale da Phytophora
Note Schimmia japonica è una pianta arbustiva sempreverde presente per un 5% sul totale delle acidofile coltivate. Tra i patogeni a cui è suscettibile ci sono le fitoftore, come Phytophthora nicotianae (segnalata su questo ospite per la prima volta in Italia nel 2003). Si tratta di patogeni che attaccano l’apparato ipogeo con marciume radicale e conseguente sofferenza della parte epigea [ 47 ]; i sintomi iniziali sono infatti dati da clorosi, ingiallimenti, crescita stentata; sradicando la pianta si noterà imbrunimento nella zona del colletto/radici. La pianta può morire senza che le foglie cadano. Le condizioni favorevoli alla malattia sono le alte temperature come quelle che si verificano quando in vivaio le piante sono allevate su vasi di plastica neri e su pacciamatura anch’essa nera.
Difesa La difesa con mezzi chimici prevede l’impiego di fungicidi sistemici (metalaxil, fosetil-Al) somministrati per irrigazione o mescolati al substrato.

    Marciume dei fiori  Camellia flower blight

Agente causale
Ciborinia camelliae
• Classificazione
div. Ascomycota fam. Sclerotiniaceae

▶ Sintomatologia L’attacco produce un marciume secco che si espande dal punto di insediamento del patogeno verso la base dei petali e infine fa marcire l’intero fiore che diventa di un colore bruno-rugginoso [ 48 ]. Rimuovendo i petali dei fiori marciti si può osservare un anello di muffa di color grigiobiancastro dato dal micelio del fungo [ 49 ].
Piante ospiti e distribuzione La prima segnalazione fu in Giappone nel 1919 e successivamente negli USA; a partire dagli anni ’90 del Novecento, è presente in Europa e in Nuova Zelanda. Il patogeno è organismo da quarantena negli USA dal 1949 e attualmente anche in Europa; ha come piante ospiti solo specie di camelia.

▶ Diagnostica Il fungo cresce facilmente su terreno di coltura formando un micelio che da bianco passa al crema e infine al grigio, producendo masserelle di microconidi e sclerozi di color nero.
Esiste anche un protocollo diagnostico europeo (EPPO PM07/15 - 2003).
▶ Biologia ed epidemiologia Ciborinia camelliae è un fungo ascomicete che, pur non essendo pericoloso per la pianta, è in grado di arrecare danni gravi ai fiori di tutte le specie, cultivar e ibridi di camelia e per questo motivo è annoverato tra i patogeni da quarantena con misure di lotta obbligatoria (D.M. 31/01/1996).
L’elemento infettante è dato dalle ascospore generate negli apoteci (organi di fruttificazione a forma di coppa caratteristici della famiglia Sclerotiniaceae) [ 50 ]. Negli ambienti di coltivazione professionale lombardo-piemontesi della camelia le infezioni avvengono tra dicembre e aprile; la perpetuazione del patogeno si realizza per mezzo di sclerozi, organi di resistenza che si formano sui petali entro una quindicina di giorni da quando sono caduti a terra.
▶ Danni L’attacco provoca la perdita dei fiori.

Difesa
È imperniata sulla rimozione e distruzione dei fiori sintomatici.

    Oziorrinco Black vine weevil

• Fitofago
Otiorrhynchus sulcatus (Otiorrhynchus spp.)
• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Curculionidae

Descrizione Adulto: lunghezza 8-10 mm, colore nerastro con peli dorati raccolti in tacche variamente distribuite, rostro profondamente solcato, zampe brune o rossastre, elitre segnate da evidenti solcature [ 51 ]. Larva: bianca con capo scuro, apoda, arcuata, misura 10-12 mm [ 52 ]. Uovo: sferico, misura 1 mm, colore che nel corso dello sviluppo embrionale passa dal latteo all’aranciato.
▶ Piante ospiti e distribuzione
O. sulcatus danneggia numerose piante di interesse agrarioornamentale (fragola, lampone, lauroceraso, ecc.); vi sono altre specie di oziorrinchi dannosi alle ornamentali, come O. rugosostriatus (che ha anch’esso molti ospiti), alla fragola e anche a diverse piante da fiore (ciclamino, begonia, ecc.). Entrambe le specie sono comuni in tutte le nostre Regioni.

▶ Biologia O. sulcatus è una specie partenogentica (in Italia la razza anfigonica è segnalata solo in alcune aree dell’Appennino centro-settentrionale). Le femmine compaiono a partire da maggio, nelle ore notturne salgono sulle piante su cui compiono erosioni fogliari, mentre durante le ore diurne si nascondono nel terreno alla base delle piante. La maturazione degli ovari avviene dopo un mese di alimentazione e il periodo di ovodeposizione dura tutta l’estate. Le uova vengono deposte nel terreno vicino alle radici e, dopo un’incubazione di una decina di giorni, nascono le larve che si nutrono delle radici delle piante (dapprima le più sottili, poi quelle più grandi) e anche della corteccia del fusto nella zona sottostante al colletto. Lo svernamento, come larva nel terreno, è sostenuto dalle larve stesse che a primavera riprendono ad alimentarsi per arrivare a maturità e si impupano in una cella terrosa: dopo una ventina di giorni gli adulti sono pronti a uscire, ma aspettano qualche giorno dentro alla cella per fare indurire i tegumenti. Nelle serre l’oziorrinco è presente come adulto praticamente quasi tutto l’anno, con sovrapposizione dei diversi stadi di sviluppo.
Danni I danni degli adulti consistono in erosioni dei margini fogliari di forma semicircolare o irregolare [ 53 ]. Nelle piante ornamentali, ad esempio quelle utilizzate come verde da fronda nelle composizioni floreali, anche un danno limitato ne pregiudica l’estetica e la commerciabilità; erosioni di una certa entità ovviamente comportano un danno per la pianta stessa. I danni delle larve sono altrettanto seri, se non più seri: le piante con le radici infestate deperiscono e possono anche morire.

Difesa La lotta all’oziorrinco può essere diretta sia contro gli adulti sia contro le larve.
Contro i primi sono impiegati insetticidi attivi per contatto e ingestione entro le primissime settimane dalla comparsa delle femmine adulte, in modo da eliminarne il più possibile prima che inizino a deporre le uova. La difesa contro le larve su piante allevate in serra si attua con misure preventive sul substrato colturale, mentre per le piante all’aperto, in vaso o in piena terra, offrono buoni risultati i nematodi entomopatogeni (Heterorhabditis spp., Steinernema spp.) da somministrare in sospensione acquosa alla base delle piante e dopo l’irrigazione del terreno o dopo una pioggia.

PIANTE ACIDOFILE - ALTRE AVVERSITÀ

 1  Identificazione  Mal bianco dell’ortensia (Hydrangea powdery mildew) Microsphaeria polonica, Erysiphe polygoni div. Ascomycota fam. Erysiphaceae
Note L’ortensia è suscettibile al mal bianco da Microsphaeria polonica (= Pseudoidium hortensiae, che colpisce anche l’acanto) ed Erysiphe polygoni (il quale ha come ospiti altre piante da fiore come il Delphinium, la gardenia, la ginestra, la calendula, il limonio). Si manifesta sulle foglie (raramente su fiori e rami), inizialmente con macchie clorotiche che ben presto si ricoprono con la tipica patina bianca polverulenta. L’infezione è favorita da elevata U.R. ma con fogliame asciutto, e dalla successione di notti fresche e giornate tiepide. Il patogeno viene facilmente diffuso con le correnti di aria. Esso stabilisce con l’ospite un rapporto trofico invadendo con austori le cellule parenchimatiche; l’attività parassitica del fungo provoca una diminuzione della fotosintesi che si ripercuote con rallentamenti nella crescita, scarsa fioritura; le foglie possono disseccare.
In serra il mal bianco è attivo per tutto l’anno, mentre nella coltivazione outdoor il patogeno sverna come spora o micelio (talvolta compaiono cleistoteci, organi di resistenza).
Difesa Il controllo del mal bianco si attua essenzialmente trattando con fungicidi anti-oidici.
 2  Identificazione  Bolla del rododendro (Leaf gall) Exobasidium rhododendri div. Basidiomycota fam. Exobasidiaceae
Note Malattia fungina che compare a inizio primavera, specialmente su azalea, comune su rododendro selvatico (più suscettibile delle varietà coltivate). I sintomi sono rappresentati da evidenti deformazioni fogliari e ingrossamenti in forma di galla, di colore variabile nel corso della sua evoluzione dal bianco al verde opaco fino al vinoso e al marrone.
Difesa La bolla raramente provoca danni apprezzabili, per cui di norma non sono giustificati trattamenti anticrittogamici. Nel caso in cui i sintomi siano presenti su poche piante, è possibile raccogliere e distruggere le parti colpite.

 3  Identificazione  Ruggine del rododendro (Needle rust) Chrysomyxa rhododendri div. Basidiomycota fam. Coleosporiaceae
Note Chrysomyxa rhododendri è una ruggine che svolge il proprio ciclo tra due ospiti, il rododendro e Picea abies, su cui si manifesta in forma anamorfica, asessuata (gen. Aecidium); in effetti le ruggini del genere Chrysomyxa (Needle rust) sono meglio note in ambiente forestale (emisfero boreale) e frequenti su Pinacee. Su rododendro i sintomi consistono in pustole di colore aranciato sulla pagina inferiore delle foglie che poi ingialliscono e cadono.
Il danno è costituito dalla perdita di foglie.
Difesa In caso di infezione si può intervenire con anticrittogamici a largo spettro di azione (es. triazoli).

 4  Identificazione  Maculature fogliari (Leaf spots) div. Ascomycota: Septoria sp., Cercospora handelii fam. Mycosphaerellaceae, Phyllosticta sp. fam. Botryosphaeriaceae, Colletotrichum azaleae fam. Glomerellaceae, Pestalotiopsis sydowiana fam. Amphisphaeriaceae
Diversi sono i patogeni responsabili di maculature fogliari (leaf spot), appartenenti ai generi sopraelencati (forma anamorfica).
Note I sintomi sono rappresentati da maculature fogliari. Si tratta di patogeni che si diffondono a mezzo di conidi, i quali germinano sulla foglia e generano ife che invadono il mesofillo producendo necrosi attorno al punto di penetrazione.
Difesa Usualmente non sono necessari trattamenti con anticrittogamici (all’occorrenza si possono impiegare rameici) quelli del gruppo dei triazoli. Rappresentano buone misure preventive: non bagnare le piante per irrorazione sovrachioma e rimuovere le foglie cadute.

 5  Identificazione  Tingidi: tingide del rododendro (Rhododendron lace bug) Stephanitis rhododendri ord. Hemiptera fam. Tingidae; tingide dell’azalea (Azalea lace bug) Stephanitis pyrioides; tingide del pero (Pear lace bug) Stephanitis pyri
Note Delle tre tingidi S. rhododendri è esclusiva di Rhododendron (si distingue dal colore giallo-nocciola). S. pyrioides è specie diffusa e temuta in particolare negli USA ed è stata segnalata in Italia nel 2004; quella del pero invece vive su diverse piante da frutto e arbusti ornamentali. Le prime due hanno abitudini similari: svernano come uovo, le femmine infliggono le uova nello strato cuticolare della foglia e le sigillano con un materiale scuro simile a vernice per cui spiccano di nero brillante. Adulti e neanidi (queste ultime hanno un aspetto setoloso) vivono sulla pagina inferiore delle foglie dove si alimentano pungendo il parenchima.
Compiono normalmente tre generazioni all’anno.
Difesa I danni sono provocati dalle punture di nutrizione. La pagina superiore delle foglie appare finemente puntinata e si schiarisce assumendo un colore tra il giallastro e il grigio-argentato; la pagina inferiore viene anche imbrattata dagli escrementi. Se l’attacco è forte, le foglie finiscono per cadere e si ha rallentamento vegetativo. I trattamenti insetticidi vanno eseguiti in caso di effettiva necessità con estratto di piretro (oppure olio minerale).

 6  Identificazione 
Cocciniglia cotonosa delle ericacee
(Azalea bark scale) Eriococcus azaleae ord. Hemiptera fam. Eriococcidae
Note Vi sono in realtà diverse cocciniglie che attaccano le acidofile e quelle più comuni appartengono al gen. Eriococcus. Queste ultime sono munite di un ovisacco di aspetto cotonoso che avvolge il corpo della femmina. Le cocciniglie cotonose vivono su rametti, parti verdi e boccioli, succhiando la linfa con emissione di melata e conseguenti imbrattamenti. La cocciniglia sverna come ninfa immatura.
In serra e in clima mite svolge alcune generazioni nel corso dell’anno.
Difesa Le cocciniglie provocano deperimento a causa delle punture e della sottrazione di linfa, oltre che danni estetici a causa delle incrostazioni di colonie, delle secrezioni cerose e della melata. Si combattono con olio minerale attivato con un insetticida (es. acetamiprid, tau-fluvalinate). Da non trascurare la prevenzione agronomica che consiste nell’arieggiamento della chioma tramite potature e nell’aerazione delle serre.

 7  Identificazione  Minatrice o tigna dell’azalea (Azalea leafminer) Caloptilia azaleella ord. Lepidoptera fam. Gracillariidae
Note Le femmine depositano le uova (da una a cinque per foglia) sul lato inferiore delle foglie lungo la nervatura mediana; le larve neonate penetrano nella lamina e si nutrono scavando nel mesofillo con rispetto delle epidermidi, superiore e inferiore.
A maturità la larva esce, sceglie una foglia non danneggiata che arrotola per formare un rifugio in cui impuparsi in un bozzolo bianco, ma continua ancora per qualche tempo ad alimentarsi rodendo la foglia stessa. Le aree minate necrotizzano e appaiono imbrunite. Nel corso dell’anno si susseguono almeno tre generazioni. Sverna come larva o pupa.
Difesa La minatrice dell’azalea è un fitofago da temere in vivaio, ma può anche attaccare le piante in giardino. Il controllo è effettuato indirettamente, provvedendo a raccogliere e distruggere le foglie con presenza di mine.

 8  Identificazione  Ragnetto dell’azalea (Southern red mite) Oligonychus ilicis ord. Acari fam. Tetranychidae
Note È un ragnetto di colore rosso-arancione simile, per comportamento, al ragnetto rosso di fruttiferi e ornamentali; ma ha come ospiti essenzialmente le Ericacee e le Aquifoliacee. Vive quasi esclusivamente sulla pagina inferiore delle foglie, addensandosi prima lungo la nervatura mediana e poi nutrendosi pungendo e svuotando dei succhi le cellule. L’infestazione procede dalle parti basse a quelle alte della pianta. Lo sviluppo di O. ilicis è favorito da temperatura relativamente calda, accompagnata da bassa umidità.
Sverna come uovo nella pagina inferiore delle foglie.
Difesa Le foglie infestate assumono la caratteristica decolorazione puntiforme, di tonalità variabile a seconda dell’intensità dell’attacco, dal grigio-verde al bronzeo. I danni per alterazione della funzionalità delle foglie possono risultare anche seri. In caso di forte infestazione, si può ricorrere ad acaricidi registrati per le ornamentali.

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE