1   Aspetti generali del verde sostenibile

Le piante sono associate all’uomo sotto molteplici aspetti. In primo luogo, ovviamente, ci sono quelli legati ai bisogni primari, nutrimento, salute, costruzioni; tuttavia le piante hanno soddisfatto fin da tempi antichi esigenze legate alla sfera spirituale e psicologica come ornamento floreale per cerimonie e feste, e poi hanno svolto un ruolo importante anche sotto un aspetto più ampio di godibilità dell’ambiente in cui si vive [ 1 ].

Inizialmente gli sforzi si indirizzarono verso la coltivazione delle piante necessarie ai bisogni essenziali, e si ebbe quindi lo sviluppo dell’agricoltura, parallelamente aumentò l’attenzione verso le piante con poteri curativi; successivamente, anche grazie all’aumentato benessere che nel tempo andò estendendosi a fasce sempre più ampie di popolazione, si sviluppò l’interesse per il verde ornamentale: dalla floricoltura, vivaismo e piante ornamentali in genere, al verde delle città, dei parchi e del paesaggio.
In epoca rinascimentale vennero istituiti, contestualmente alla costituzione dei giardini ornamentali, i primi orti botanici destinati all’esame e coltivazione delle specie vegetali che arrivavano sempre più numerose anche dalle nuove Terre scoperte ed esplorate, e alla conservazione e studio delle erbe medicamentose; questi orti avevano anche uno scopo didattico ed erano collegati alle Università. Quello che attualmente è l’Orto botanico di Roma 
- che si può considerare l’erede del Giardino dei Semplici presente ai tempi di Bonifacio VIII (a cavallo tra Duecento e Trecento), dove si coltivavano appunto piante officinali 
- fu creato nel Cinquecento, in particolare per volontà di papa Alessandro VI, e successivamente fu dotato anche di un vero e proprio Giardino botanico dove potevano accedere docenti e studenti universitari. 
Tra i custodi dell’Orto botanico di Roma merita una particolare menzione Liberato Sabbati, al quale si deve una importante opera di catalogazione e illustrazione delle piante [ 2 ].

Fiori e verde ornamentale hanno sempre destato interesse nell’uomo, impiegati prima in cerimonie, ma già in epoca romana come abbellimento di dimore. 
Comprende indirizzi produttivi diversificati e un amplissimo ventaglio di specie coltivate nei settori della floricoltura, del vivaismo e delle alberature urbane. Un altro importante ambito del verde non agro-alimentare è quello della arboricoltura da legno e della selvicoltura
La coltivazione delle piante a uso ornamentale vale il 5% della produzione agraria nel complesso. Altri settori assimilabili al comparto agrario sono poi quelli dell’arboricoltura da legno e, più in generale, alla gestione delle foreste che contribuiscono ulteriormente all’economia basata sulle piante. Lo scopo del presente volume è fornire allo studente un primo e generale orientamento sulle problematiche fitosanitarie di tali settori produttivi, i quali offrono sbocchi professionali a quanti scelgono indirizzi di studio nell’ambito del verde agricolo-forestale. 
Nel presente volume, pensato a corredo e completamento del corso di Sostenibilità e Difesa delle colture (centrato sul settore agro-alimentare), prenderemo dunque in considerazione il florovivaismo (con qualche accenno alle piante di interesse officinale), il verde urbano-paesaggistico, l’arboricoltura da legno e la selvicoltura.

     Gestione delle problematiche fitosanitarie per un verde sostenibile
     FLOROVIVAISMO
A fronte dei cambiamenti climatico-ambientali, sociali ed economici, anche il settore del verde non agro-alimentare guarda avanti in direzione della sostenibilità. Nell’ambito della floricoltura sono stati avviati nel terzo millennio progetti tesi a una produzione trasparente, rispettosa dell’ambiente e corretta anche sotto il profilo socio-economico. 
Una prima iniziativa nata nel 2007 fu “Fiore Giusto”, diretta allo scopo di produrre fiori italiani in modo sostenibile, tracciabile e nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, con l’idea di collegarsi a livello internazionale con il progetto FFP (Fair Flowers Fair Plants) fondato un anno prima; sfortunatamente non vi fu il successo sperato e anche l’etichetta FFP [ 3 ] cessò di esistere nel 2017. 
Non così tuttavia l’idea di fondo che ha trovato nuove vie. Nel 2013 è sorta una nuova iniziativa denominata Floriculture Sustainability Initiative che intende promuovere la sostenibilità della floricoltura attraverso lo scambio di informazioni tra le principali organizzazioni e imprese del settore.
Attualmente il progetto è denominato FSI 2025 [ 4 ] ed è in continuità con ciò che è stato l’obiettivo dei membri sin dall’inizio: produzione e commercio responsabili, condotta corretta e rendicontazione integrata, quadro di governance che fornisca un approccio completo alla sostenibilità della catena di approvvigionamento.

 4  Gli obiettivi di FSI vengono perseguiti secondo stardard relativi alla tracciabilità, alle buone pratiche agricole (GAP = Good Agricultural Practices), al rispetto dell’ambiente e degli aspetti socio-lavorativi, alla corretta rendicontazione e informazione.
Tra gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale merita una menzione l’obiettivo di ottenere la riduzione del carbon footprint (= impronta di carbonio, cioè l’emissione di CO2) [ 5 ]. 
Circa gli aspetti fitosanitari, occorre premettere che nell’ambito del florovivaismo e, in particolare, nel settore più propriamente floricolo, compreso il verde da mazzeria e le piante da interno, si riscontrano modalità di coltivazione molto varie che comportano altrettante diversificate problematiche fitosanitarie, in ordine alle avversità e al loro controllo. Le piante infatti possono essere coltivate all’aperto o in ambiente protetto di varia tipologia, su terreno o fuori suolo (su substrato, in coltivazione idroponica e aeroponica, a ciclo chiuso o aperto) e addirittura sotto la luce artificiale. 
Nel florovivaismo è comunque possibile un approccio alle problematiche fitosanitarie secondo la strategia IMP (Integrated Pest Management = gestione integrata delle avversità).

La strategia IMP viene schematicamente rappresentata come una piramide [  6 ], in cui sono indicati in ordine decrescente dall’alto in basso, rispetto all’impiego preferibile, mezzi e metodi di controllo disponibili contro patogeni, parassiti e infestanti. 
Lo scopo dell’approccio IPM non è solo quello di ridurre i trattamenti con prodotti chimici ma, più in generale, di riuscire a controllare le avversità a costi più bassi, sia diretti (costo dei prodotti) sia indiretti (rischi e costi per la salute umana e ambientale).

Sinteticamente si articola in cinque passi [ 7 ]: identificazione e monitoraggio dall’agente causale, valutazione sulla sua dannosità per la coltura, valutazione dell’esistenza di metodi preventivi adatti, messa in atto di interventi sufficienti per ridurre il danno sotto una soglia economica tollerabile, ulteriore monitoraggio di verifica dell’idoneità dei provvedimenti presi.
A titolo esemplificativo prendiamo in considerazione una coltivazione idroponica in ambiente protetto (tipicamente in serra di vetro-ferro/alluminio), modalità diffusa in questo comparto produttivo (oltre 4.000 ettari). 
La serra costituisce un sistema agricolo di tipo chiuso e sotto il profilo fitosanitario presenta peculiarità rispetto a quello dell’ambiente esterno: le colture sono protette da danni per eventi meteorici (vento, rovesci di pioggia e grandine); l’ambiente confinato permette poi un più preciso monitoraggio dei parassiti e se la serra è climatizzata è possibile agire su un lato del triangolo della malattia [ 8 ].

 7  Mappa illustrativa della strategia IMP.

CHE COS’È IPM?

La gestione integrata dei parassiti è un approccio scientifico che combina una varietà di tecniche. Studiando i loro cicli di vita e il modo in cui i parassiti interagiscono con l’ambiente, i professionisti IPM possono gestire i parassiti con i metodi più attuali per migliorare la gestione, ridurre i costi e i rischi per le persone e l’ambiente. 


Gli strumenti IPM permettono di: 

- Modificare l’ambiente circostante 

- Aggiungere insetti/organismi utili 

- Coltivare piante che resistono ai parassiti 

- Prevenire lo sviluppo di parassiti 

- Interrompere lo sviluppo di parassiti 

- Utilizzare prodotti fitosanitari specifici

Per contro, essendo la climatizzazione generalmente regolata per forzare la crescita delle piante, con aumento di temperatura e umidità, può essere facilitato lo sviluppo di patogeni e favorita la permanenza di fitofagi, ma parallelamente verso questi ultimi si possono introdurre strategie mirate di lotta biologica con il vantaggio di operare in un ambiente chiuso [ 9 ].
 9  Le mosche bianche (Trialeurodes vaporariorum, Bemisia tabaci) sono fitomizi che possono facilmente infestare le serre e il controllo può essere realizzato: dotando le aperture delle serre di reti anti-insetto a maglia fine, disinfestando le strutture, controllando i materiali vegetali che entrano in serra, evitando l’impiego di contenitori e indumenti di colore giallo (colore attrattivo utilizzato anche come trappola collata). In ambiente confinato risulta efficace la lotta biologica con parassitoidi quali Encarsia formosa ed Eretmocerus eremicus: (a) poinsettia fortemente infestata; (b) adulto di mosca bianca; (c) e (d) prodotti commerciali per la lotta biologica (nel riquadro indicazioni del prodotto con mix delle due specie sorpacitate); i parassitoidi sono confezionati in strisce da appendere alla vegetazione contenenti pupari parassitizzati, dai quali il parassitoide sfarfalla e va a inserire le proprie uova nel pupario della mosca bianca: la larva neonata si svilupperà cibandosi del corpo dell’aleuroide.

Nella coltivazione tradizionale il terreno svolge tre principali funzioni: ancoraggio e protezione delle radici da fattori esterni (es. insolazione); apporto di nutrienti e di acqua; ecologica per la biocenosi che si instaura tra apparato radicale e le forme di vita presenti nel suolo. Queste funzioni nella coltivazione fuori suolo devono essere perciò necessariamente sostituite o surrogate. Infatti, la funzione di ancoraggio viene persa, anche laddove si impieghi un substrato in quanto esso deve essere di materiale poroso e la sua quantità in volume è ridotta perché l’apparato radicale non ha bisogno di espandersi alla ricerca di acqua e minerali, dunque occorre provvedere con fili e sostegni; il substrato è inoltre inerte dal momento che acqua e nutrienti vengono forniti con la circolazione della soluzione; la crescita delle piante su un substrato asettico annulla la biocenosi ed evita la possibilità dell’apparato radicale di entrare in contatto con patogeni o parassiti del terreno. 
Per questo ultimo aspetto occorre tuttavia considerare che le radici vengono pervase dalla soluzione circolante che dovrebbe essere anch’essa sterile, ma in questo caso possono sorgere problemi fitopatologici anche seri, proprio perché non esiste una biocenosi in grado di attutire l’eventuale impatto di organismi nocivi, i quali inoltre vengono più velocemente diffusi con il flusso della soluzione. 
Le problematiche fitosanitarie che si incontrano nelle coltivazioni fuori suolo possono essere anche differenti in rapporto alla tecnica scelta: ad esempio nel sistema detto floating system, in cui le piante crescono in contenitori alveolati di supporto in vasche impermeabili contenenti una soluzione nutritiva che viene arieggiata con ricircolo a intermittenza, può succedere che si sviluppino alghe e anche patogeni non facilmente controllabili. 
Il sistema largamente più usato è quello della coltivazione su substrato con soluzione circolante, e il ciclo può essere aperto oppure chiuso.


In questo secondo caso la soluzione viene riciclata previa reintegrazione e disinfezione. Può infatti accadere che vengano introdotti accidentalmente nella soluzione patogeni, soprattutto oomiceti (Phytophthora, Pythium), i quali producono zoospore capaci di muoversi nell’acqua e rimanere vitali per un giorno intero; esse sono in grado di riconoscere per chemiotattismo i tessuti radicali e dunque di infettare le piante riuscendo a riprodursi e diffondersi a un ritmo elevatissimo. Sono stati riscontrati inoltre altri funghi patogeni non zoosporici, come Fusarium oxysporum che presenta forme specializzate (formae speciales) in rapporto all’ospite [ 10 ] il cui sviluppo è favorito dal “vuoto biologico” della coltivazione idroponica. 
È stato poi osservato che a volte si tratta di specie patogene specifiche delle colture idroponiche oppure poco virulente nella coltivazione su suolo.
Nei sistemi a ciclo chiuso la severità dell’infezione è aggravata dall’uniformità genetica della pianta ospite, dalle condizioni ambientali generalmente favorevoli allo sviluppo del patogeno, dalla rapidità di diffusione dell’agente di malattia tramite il riciclo. 
Vi sono vari metodi per disinfettare la soluzione circolante: calore, impiego di sostanze a potere ossidante, irraggiamento con UV, ultrasuoni, prodotti chimici, filtrazione tramite membrane o su sabbia [ 11 ] [ 12 ] [ 13 ] [ 14 ]. 
Anche nel vivaismo è possibile applicare i principi della sostenibilità e la strategia IPM. 
Come esempio sul controllo delle infestanti, riportiamo una problematica non marginale in questo settore. L’alternativa all’uso diserbanti, che peraltro costituiscono un rischio di contaminazione ambientale, è l’impiego di adeguata pacciamatura. Essa è un mezzo di difesa essenzialmente di tipo meccanico in quanto crea una barriera contro le infestanti, impedendone l’emergenza attraverso meccanismi fisici e in qualche misura anche biologici (intercetta le radiazioni luminose, può esercitare una inibizione chimica); ha inoltre effetti benefici sulla crescita delle piante migliorando le condizioni idriche.


 14  Nella filtrazione lenta su sabbia (a) il passaggio della soluzione avviene per semplice gravità attraverso uno strato di sabbia (granulometria di 0,2-2 mm, spessore intorno ai 100 cm) e deve avvenire molto lentamente (100-300 litri per ora per m2 di superficie filtrante). Quando il sistema entra in funzione, si forma sulla superficie del filtro una pellicola (filter skin) costituita da materiale inorganico e organico e microrganismi (batteri del gen. Pseudomonas e funghi del gen. Trichoderma antagonisti di svariati patogeni). Nella filtrazione rapida (b) la circolazione viene forzata per mezzo di pompe temporizzate: questo sistema ha fornito un buon controllo dei marciumi radicali da Pythium sp. su poinsettia in prove eseguite negli USA.

1 Filtro a sabbia 
2 Strato filtrante 
3-4-5 Strati di drenaggio con granulometria di grandezza da 2-3 mm a 20-40 mm 
6-7 Tubo di uscita con filtro 
8-9 Valvole e misuratori di flusso 
10-11 Serbatoio della soluzione effluente dal filtro e pompa 
12-13-14 Sistema di raccolta dell’acqua di scarico 
15 Disco per rimuovere particelle organiche provenienti dalle coltivazioni 
16 Valvola di ingresso 
17 Diffusore 
18 Ingresso soluzione traboccante

Presso il CREA di Pescia (PT) sono state effettuate prove (progetto 3S Econursery, 2017) utilizzando vari pacciamanti organici su diverse specie arbustive coltivate in vaso [ 15a ]. Nella scelta dei prodotti si è scelto quelli organici (in quanto eco-compatibili) e di provenienza locale (evitando ad esempio quelli a base di fibre di cocco poiché il trasporto da Paesi terzi implica un consumo energetico con emissione di CO2) [ 15 b,c ]. 
Dopo le prove preliminari, si è passati a quelle di campo che hanno mostrato [ 15d ] una notevole capacità dei pacciamanti di controllare le malerbe (in media il 75% in peso rispetto al testimone, valore anche superiore a quello ottenuto col diserbo chimico di confronto). Questa tecnica inoltre non ha influito sulla crescita della pianta, che anzi è apparsa migliore, e nemmeno sullo sviluppo del suo apparato radicale, i pacciamanti selezionati inoltre non hanno mostrato effetti fitotossici.

     VERDE URBANO
Circa le problematiche fitosanitarie del verde alberato e paesaggistico in questa introduzione accenneremo qualcosa limitatamente alle alberate cittadine (l’argomento sarà più estesamente ripreso nel Capitolo 2). Dal punto di vista fitopatologico infatti c’è differenza tra un tiglio che cresce in ambiente forestale o anche in un grande parco periurbano e un tiglio piantumato in un contesto cittadino densamente abitato e trafficato. 
In città gli alberi devono sopportare stress di varia natura (terreno e approvvigionamento idrico inidonei, inquinamento, danneggiamenti specie da automezzi), anche perché i progetti di arredo urbano spesso vengono messi in atto da personale non sufficientemente qualificato che in genere bada più al possibile esito estetico senza curarsi troppo degli aspetti tecnici, botanici e di habitat per le specie piantumate. A questi errori si aggiungono danni da erronee operazioni di manutenzione e attacchi di organismi nocivi [ 16 ]. Di questi ultimi solo alcune decine sono veramente dannosi per la pianta [ 17 ], e a volte anche pericolosi o di disturbo per la popolazione, come nel caso delle processionarie (pino, quercia) che rilasciano peli fortemente urticanti, o del tingide del platano che provoca colature rendendo praticamente impossibile la permanenza sotto la chioma. 

Per la lotta contro le parassitosi occorre tenere presente due aspetti: 
• salvo nei casi in cui esse sono endemiche e ricorrenti (es. tingide del platano, cameraria dell’ippocastano), è possibile programmare interventi di routine
• l’impiego di prodotti fitosanitari è attualmente fortemente ristretto dalle disposizioni derivanti dall’attuazione della Direttiva 2009/128/CE relativa al loro utilizzo nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili. Dunque la difesa va impostata su un attento monitoraggio anche mediante trappole e preferendo soluzioni o tecniche di somministrazione dei prodotti fitosanitari compatibili con le prescrizioni legislative (mezzi e metodi biologici, trattamenti endoxilematici).
Per ridurre i rischi connessi agli stress ambientali resta fondamentale l’impiego, già in sede di progettazione, di piante caratterizzate da rusticità, possibilmente accompagnato dall’utilizzo dei wildflowers (fiori di campo, [  18a ]), cioè specie erbacee indigene di buone caratteristiche ornamentali le quali contribuiscono a offrire una potenzialmente utile biodiversità [ 18b ] e un corridoio ecologico verso l’ambiente verde esterno e l’agrosistema.


 18  (a) Wildflowers al bordo di una strada asfaltata; (b) schema dei benefici offerti dall’utilizzo dei wildflowers (fonte: ISPRA - Ministero dell’Ambiente).

     PIANTE DA LEGNO E FORESTE
La coltivazione delle piante da legno è un settore del tutto assimilabile alle colture agrarie, e dunque va valutata con la stessa logica, in rapporto alla sostenibilità e alle strategie di difesa. 
Per la silvicoltura invece il concetto di eco-sostenibilità è declinato nei termini di riforestazione di ogni metro quadro abbattuto. A tal proposito esistono organizzazioni internazionali no-profit che certificano l’approccio ecologico e sostenibile [ 19 ].

Inoltre, la silvicoltura sostenibile si occupa di aspetti collegati, come la tipologia degli attrezzi da disboscamento in rapporto al combustibile impiegato, la gestione generale del mercato del legno e dell’occupazione nel settore in base al principio che la sostenibilità sociale si interfaccia con quella ambientale. 
Le foreste custodiscono complessivamente l’80% della biodiversità della Terra e in Europa coprono il 43% del territorio. 
La loro salvaguardia è un fattore essenziale nella lotta al cambiamento climatico, in quanto esse assorbono quasi il 9% delle emissioni di gas serra europee prodotte ogni anno, dunque rappresentano un fattore importante per il raggiungimento della neutralità carbonica. 
Il Parlamento europeo ha richiesto alla Commissione di avviare iniziative di promozione della gestione sostenibile delle foreste presenti nella UE, e contestualmente di eliminare nella catena di forniture da Paesi terzi verso la UE i prodotti che contribuiscono alla deforestazione; nelle relazioni si insiste sul nesso tra gestione sostenibile delle foreste e gli obiettivi europei di Green deal (Accordo sul verde), From farm to fork (Dalla fattoria alla tavola), Biodiversity Strategy (Strategia della biodiversità) [ 20 ].

 20  Il Green deal europeo è stato presentato dalla Commissione europea l’11/12/2019: esso propone una roadmap di azioni intese a promuovere l’uso efficiente delle risorse per passare a una economia pulita e circolare, contribuire a bloccare il cambiamento climatico, invertire la perdita della biodiversità, ridurre l’inquinamento.

Accenniamo in chiusura a possibili collegamenti delle problematiche fitosanitarie tra ambiente forestale e verde cittadino e periurbano. Delle principali avversità di natura animale riscontrabili sulle alberature delle città [  21 ], quella certamente più pericolosa anche per uomo e animali è la processionaria Thaumetopoea pityocampa, legata in particolare al pino nero, ma anche ad altre conifere presenti in parchi e giardini pubblici e privati.

Altre specie di insetti molto dannosi che si possono trovare sia in ambito forestale che in quello urbanizzato sono la tortricide della quercia Tortrix viridiana e il bombice dispari Lymantria dispar [ 22 ] si tratta di lepidotteri defogliatori la cui presenza è soggetta a gradazioni, ossia a comparse periodiche in massa. 
A causa della sua pericolosità e dannosità, in particolare su pino nero, contro T. pityocampa è attivo un Decreto di Lotta Obbligatoria (D.M. 30 ottobre 2007) e dunque la sua presenza viene monitorata anche perché a seguito dei cambiamenti climatici si è osservata una accelerazione dei cicli e la colonizzazione di nuovi ambienti specie in pinete montane. 
A titolo esemplificativo, citiamo il monitoraggio effettuato in Valle di Aosta nel periodo 2014-2015 (fonte delle immagini: Regione Autonoma Valle di Aosta - Corpo Forestale VDA). Il monitoraggio è stato eseguito con modalità visiva nel periodo invernale con il conteggio dei nidi per pianta (in ambiente urbano con il conteggio delle piante attaccate), stabilendo una scala valori che nei casi di minore presenza davano una media di 1 nido ogni 3 piante fino ad arrivare, nei casi più gravi, fino a oltre 5 nidi per pianta.

 22  La larva di Lymantria dispar è lunga a maturità 60-70 mm; è riconoscibile dalla presenza di una doppia serie di tubercoli lungo il dorso: i primi cinque partendo dal capo sono bluastri e gli altri di color rosso scuro (a). Sul capo è presente un caratteristico disegno formato da due fasce frontali oblique di colore nero (b). I peli generalmente non sono urticanti (possono causare inconvenienti a persone sensibili. (c) Maschio adulto appoggiato a uno specchio.
Si è rilevato che gli attacchi hanno interessato complessivamente il 29% delle pinete sia pure con diversificata entità di attacco [ 23 ]. 
Le dimensioni dei nidi variavano e di conseguenza anche il numero delle larve conteggiate in media al loro interno: 10 cm = 90 larve; 11-20 cm = 360 larve; oltre 11 cm = 950 larve.
Durante il periodo estivo il monitoraggio è invece stato effettuato con trappole attivate al feromone attrattivo per i maschi, rimaste in foresta da metà giugno a metà settembre. Mediamente si è avuta una cattura di 650 esemplari per trappola (per inciso avendo i maschi una vita breve di 24-48 ore le catture hanno fatto diminuire il numero di accoppiamenti), con picco tra fine giugno e prima decade di luglio [ 24 ].

È stata quindi effettuata un’analisi delle colture ed è stato constatato che esse aumentavano in ragione della quota [ 25 ].

 25  (a) Posizionamento delle trappole lungo la valle: m (s.l.m.) dall’analisi dei dati (b) è stato osservato che le catture medie per trappole aumentano con l’innalzarsi della quota, in particolare oltre i 1.000 metri s.l.m.
Nel periodo di osservazione non sono stati registrati casi di mortalità e i danni primaverili si è presunto fossero transitori a motivo della buona ripresa vegetativa; tuttavia la defogliazione ha provocato una minore attività fotosintetica della pianta che si è riflessa sulla crescita in diametro del fusto nelle pinete che hanno sofferto le infestazioni [ 26 ].

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE