Ruggine (Rose rust)

    Ruggine Rose rust

Agente causale
Phragmidium mucronatum (e altre specie del gen. Phragmidium)
• Classificazione
div. Basidiomycota fam. Phragmidiaceae

Sintomatologia Malattia tipicamente fogliare, anche se i sintomi possono manifestarsi su getti, rametti e piccioli; il sintomo iniziale è rappresentato da pustole irregolari di colore arancio. Nel corso dell’estate e in autunno compaiono gli organi di fruttificazione del fungo sulla pagina inferiore delle foglie, sotto forma di pustole polverulente, di 0,5 mm di diametro, con *uredosori di colore aranciato che generano ammassi di *uredospore e successivamente anche *teleutosori con le *teleutospore [ 30 ]; in corrispondenza delle pustole, sulla pagina superiore, si manifestano piccoli aloni clorotici.
▶ Piante ospiti e distribuzione
Il gen. Phragmidium comprende alcune specie che vivono esclusivamente su piante delle famiglia delle rosacee, in particolare Rosa, Rubus, Potentilla. La malattia è conosciuta fin dal 1600 ed è diffusa in tutto il mondo.

▶ Diagnostica Le ruggini sono facilmente diagnosticabili per semplice osservazione.
Al microscopio le uredospore sono di colore giallo-aranciato, verrucose, tondeggianti, dimensioni 14-20 x 12-18 μm; le teleutospore sono allungate, brunonerastre, misuranti 65-120 x 30-45 μm e munite di 5-9 setti trasversali e di un pedicello lungo quanto la lunghezza della spora [ 31 ].
▶ Biologia ed epidemiologia Il patogeno sverna come teleutospora [ 32 sulle foglie cadute o come micelio nella corteccia e nel legno dei rami colpiti. I primi centri di infezione si manifestano in primavera. Condizioni favorevoli alla malattia sono rappresentate da periodi piovosi e nebbie, che facilitano la germinazione delle spore.
▶ Danni La malattia provoca fragilità e deformazioni su rametti, getti, piccioli fogliari e soprattutto sulle foglie che, alla fine, disseccano e cadono.

Difesa Nei mesi invernali è buona norma rimuovere e bruciare le foglie colpite e cadute a terra, oltre ad asportare con la potatura i rami compromessi. I trattamenti anticrittogamici eseguiti contro la ticchiolatura, cui si rimanda, sono validi anche per il controllo della ruggine.

    Tripidi Thrips

Fitofago
Frankliniella occidentalis (nome comune inglese: Western flower thrips; oltre a F. occidentalis su rosa sono segnalati altri tripidi, in particolare del gen. Thrips)
• Classificazione
ord. Thysanoptera fam. Thripidae

Descrizione Femmina adultalunga 1,2-1,4 mm, di colore biondo-castano, zampe gialle, antenne con articoli 2°, 6° e 8° bruni, addome con tergiti di colore giallo-arancio nell’abito estivo e bruno in quello invernale, con fascia anteriore scura e ali sfumate con sottili setole; il maschio è più piccolo e più chiaro [ 33 ]. Neanide: giallina, con
occhi rosso scuro, corpo allungato e segmentato. Uovo: reniforme, perlaceo, misura 0,2 mm.
▶ Piante ospiti e distribuzione
F. occidentalis in Italia è segnalata su più di 250 ospiti, comprendenti piante da fiore e ornamentali, fragola, diverse ortive e fruttiferi, specie erbacee spontanee.
Originario del Nord America, il tripide attualmente è presente nella fascia occidentale dell’America Settentrionale e Centrale, in vaste aree del Pacifico e in Europa; in Italia ormai è diffuso ovunque.

▶ Biologia F. occidentalis supera l’inverno riparato sull’ospite, ma presto riprende l’attività. Le femmine sono in grado di produrre uova fertili senza essere fecondate, dalle quali nascono individui di sesso maschile (da quelle generate previo accoppiamento nascono essenzialmente femmine); la fertilità varia da 40 a 100 uova per femmina, in funzione del tipo di alimento a disposizione (ottimale il polline dei fiori).
Lo sviluppo embrionale e quello delle neanidi sono fortemente influenzati dalla temperatura (a temperature oscillanti tra 25 e 15 °C: da tre giorni a due settimane per la schiusura dell’uovo e da tre giorni a una settimana per lo sviluppo della neanide).
L’impupamento, nel terreno, dura qualche giorno: il ciclo complessivo in definitiva è di 2 settimane a 25 °C, mentre a 18 °C si prolunga a 26-27 giorni, il che significa che nel corso dell’anno F. occidentalis è potenzialmente capace di compiere numerose generazioni, ma nella realtà si stima ne faccia 5-7 in condizioni ambientali favorevoli.
▶ Danni Sono dovuti sia alle punture di ovideposizione sia a quelle di nutrizione con deformazioni dei germogli; inoltre si hanno piccole necrosi e decolorazioni dei tessuti vegetali a causa della saliva: sulla rosa i danni sono a carico dei petali dei fiori, in cui l’insetto è in grado di penetrare anche quando sono ancora in boccio (rammentiamo che, trattandosi di un fitofago, va su molte piante coltivate in pieno campo e in serra, e che è il vettore del virus TSWV, virus dell’avvizzimento del pomodoro, una virosi pericolosa per parecchie ortive e floreali).

Difesa Il controllo di questo tripide è difficile: il monitoraggio può essere eseguito con trappole cromotropiche di colore azzurro [ 35 ]. I prodotti fitosanitari che offrono migliori risultati sono quelli a base di spinosad, acrinatrina e abamectina: i trattamenti vanno diretti contro le neanidi di I e II età, anche se non è detto che il prodotto raggiunga l’insetto, specie se questo si trova nei fiori. La lotta biologica con impiego di ausiliari [ 36 ] trova applicazione con soddisfacenti risultati nelle coltivazioni in serra. Recentemente è stato messo a punto un feromone di aggregazione (in natura emesso dai maschi), che attira individui di entrambi i sessi, da abbinare a trappole cromotropiche blu cosparse di colla.

    Ragnetto rosso bimaculato Two-spotted spider mite

Fitofago
Tetranychus urticae
• Classificazione
cl. Arachnida ord. Acarina fam. Tetranychidae

Descrizione Adulto: colore dal giallo-verdastro al rosso, con due macchie dorsali più scure, quattro paia di zampe, lunghezza 0,3-0,5 mm; in autunno compaiono forme svernanti di colore arancio o rosso-arancio, senza macchie [ 37 ]. È chiamato anche ragnetto rosso telario in quanto è in grado di tessere sottili tele [ 38 ]. Neanide: di colore bianco-giallastro sempre con due macchie scure e tre paia di zampe. Uovo: sferico, di meno di 0,1 mm di diametro, liscio, traslucido, di colore variante dal chiaro al rosso [ 39 ].
▶ Piante ospiti e distribuzione
Il ragnetto rosso bimaculato è un parassita estremamente polifago e assai dannoso su molte piante ornamentali e da fiore, ma anche su piccoli frutti (come il mirtillo e la mora) e fragola. È ampiamente diffuso in Europa e in tutte le zone temperate del mondo.

Biologia Il ragnetto rosso bimaculato vive sulle foglie (pagina inferiore) e sulle parti verdi e tenere che punge per alimentarsi dei succhi cellulari. Le femmine, dopo aver svernato e dopo essersi nutrite, iniziano a deporre moltissime uova. Lo sviluppo di T. urticae ha un optimum tra 23 e 30 °C e con U.R. non inferiore al 50%, mentre la maturazione delle forme giovanili in adulti dipende dalla temperatura e si compie in una sola settimana a 31 °C, per cui nel corso dell’estate si susseguono numerose generazioni. In serra il ragnetto rosso si diffonde passando da una pianta all’altra, se queste sono in contatto, ma anche attraverso il terreno su distanze molto piccole, oppure viene trasportato dall’uomo con gli oggetti o dal vento.
▶ Danni Le punture di alimentazione svuotano le cellule provocando depigmentazione e disseccamento fogliare.
Le foglie attaccate assumono un aspetto spento e appaiono come finemente puntinate, con sfumature argentate o bronzee, a seconda della specie botanica.
Forti infestazioni possono compromettere la vitalità della pianta. Si stima che ogni individuo sia in grado di distruggere 18-22 cellule della pianta ospite al minuto.

Difesa Il controllo del ragnetto rosso non è facile a causa della sua notevole prolificità e dell’elevato numero di cicli che è in grado di svolgere in condizioni ambientali favorevoli, ossia con temperature relativamente alte e andamento stagionale piuttosto asciutto. Si può intervenire con mezzi chimici e in lotta biologica.
Sono parecchie le sostanze attive specifiche contro gli acari, ma nelle scelte fitoiatriche occorre considerare il rischio che si selezionino popolazioni resistenti e/o che si eliminino limitatori naturali. In effetti il ragnetto rosso è diventato un fitofago di primo piano solo a partire dagli anni ’60 del Novecento, principalmente come conseguenza dell’impiego indiscriminato di insetticidi che hanno finito per eliminare i suoi antagonisti naturali meno capaci di sopravvivere all’ambiente chimico.
Gli acaricidi veri e propri possono avere azione adulticida (ovvero contro genericamente le forme mobili) oppure ovicida o anche ovo/larvicida. Tra gli adulticidi registrati su rosa e ornamentali menzioniamo acenoquinocil; tra gli ovo/larvicidi: etoxazole; tra gli ovicidi: clofentezine.
In floricoltura, attualmente, non sono previste modalità di produzione integrata, per cui non esistono protocolli per l’individuazione di soglie di intervento (nella pratica produttiva si tende a trattare alla sola presenza del ragnetto); tuttavia, in generale, può essere ragionevole stabilire una soglia calcolata mediamente in 1-2 forme mobili per foglia.
In lotta biologia è possibile impiegare predatori allevati nelle biofabbriche [ 40 ]. Tra i più attivi ci sono altri acari appartenenti alla famiglia Phytoseiidae (Phytoseiulus persimilis, Amblyseius swirskii, Amblyseius californicus, Amblyseius cucumeris); essi vengono confezionati in buste da appendere e da cui fuoriescono da soli [ 41 ] oppure in recipienti entro un mezzo inerte (es. vermiculite) da spargere sulla vegetazione. Quando si interviene con organismi viventi è necessario operare con tutti i dovuti accorgimenti (indicati anche dai produttori), cominciando ovviamente dalla tempestività della distribuzione una volta ricevuti dalla biofabbrica.
Ad esempio P. persimilis, che ha un ciclo biologico più breve del ragnetto rosso e la cui femmina è in grado di eliminare giornalmente 20 uova oppure 12 forme giovanili o 5 adulti di T. urticae, e quindi è potenzialmente un formidabile antagonista, ha bisogno di molta più umidità della sua preda, per cui occorre ottimizzarne l’attività mantenendo l’U.R. su valori non inferiori al 60-70% mediante nebulizzazioni (situazione microclimatica di per se stessa sfavorevole a T. urticae e che quindi contribuisce al successo della lotta).
Tra gli altri tipi di ausiliari disponibili come prodotti commerciali e attivi contro il ragnetto rosso, ricordiamo: Macrolophus caliginosus (ord. Rhynchota, fam. Miridae), Feltiella acarisuga (ord. Diptera, fam. Cecidomyiidae), Stethorus punctillum (ord. Coleoptera, fam. Coccinellidae).
Tra i prodotti innovativi a basso impatto impiegabili in agricoltura biologica e in floricoltura è disponibile un concentrato solubile a base di maltodestrina. Si tratta di un polisaccaride di origine naturale che agisce per contatto su acari e piccoli insetti in tre modi: bloccandone la mobilità; “incollandoli” sulla superficie vegetale; occludendone gli spiracoli respiratori.

    Coleottero giapponese Popillia japonica

Fitofago
Popillia japonica
• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Rutelidae

Descrizione Gli adulti sono di forma ovaloide, di dimensioni di 8-12 mm di lunghezza per 5-7 mm nel punto più largo [ 42 ]. La parte anteriore del corpo è verde brillante mentre le elitre sono di color bronzeo.
La presenza di ciuffi bianchi ai lati e all’estremità dell’addome permette di distinguerlo da scarabeidi nostrani [ 43 ]. Le larve arrivano a 30 mm di lunghezza, sono biancastre con capo nocciola e zampe toraciche ben sviluppate, e tendono a presentarsi ripiegate a C; vivono approfondite di pochi centimetri nel terreno, specialmente nei prati umidi, nutrendosi di radici.
▶ Piante ospiti e distribuzione L’insediamento di questo coleottero, originario del Giappone, è avvenuto nel 2014 nell’area attorno al Parco del Ticino, tra Piemonte e Lombardia. P. japonica è un insetto estremamente polifago: negli USA, dove è presente da più tempo, si è dimostrato in grado di attaccare da adulto più di 300 specie vegetali; la larva danneggia prati, tappeti erbosi, colture erbacee irrigue.

▶ Biologia La specie presenta un’unica generazione all’anno con comparsa degli adulti tra giugno e luglio, mese quest’ultimo in cui si osserva il picco di volo; successivamente le popolazioni subiscono un forte calo. P. japonica è un buon volatore e si sposta dai prati e dai campi con coltivazioni irrigue (mais, soia) ad altre più appetibili anche di interesse agrario come la vite. Il rischio di reinfestazione di zone già attaccate è elevato. Questi insetti hanno comportamento gregario, dunque l’attacco avviene in massa e in conseguenza la proporzione del danno; le lesioni prodotte su foglie e frutti rilasciano sostanze volatili che richiamano altri adulti. Questi insetti sono attivi in particolare nelle giornate soleggiate; se disturbati alzano la zampa posteriore in difesa e, se la temperatura è superiore a 20-21 °C, volano via, mentre se essa è più bassa si lasciano cadere.
▶ Danni L’adulto scheletrizza il fogliame e danneggia fiori e frutti [ 44 ]; la larva invece erode radici di graminacee e rovina prati e tappeti erbosi. Le Regioni che stanno monitorando e facendo grossi sforzi per contenere questa piaga segnalano un lungo elenco di piante preferite:
- piante selvatiche: enotera, ortica, rovo, salcerella, luppolo, convolvolo, vite canadese, Reynoutria japonica;
- arboree/arbustive: olmo, ciliegio, salicone, biancospino, nocciolo;
- piante da frutto: ciliegio, nettarine, albicocco, susino, melo, cotogno, kaki, actinidia, piccoli frutti, nocciolo, vite;
- pieno campo: soia, mais;
- piante ortive: pomodoro, melanzana, basilico, fagiolino, asparago;
- piante ornamentali: rosa, altea, ibisco, glicine, tiglio, betulla.

Difesa Per la lotta contro questo scarabeide sono state provate diverse strategie: reti antinsetto, impiego di sostanze repellenti o anti-feeding, come il caolino che forma una patina biancastra sulla vegetazione, oppure i prodotti a base di neem; insetticidi (registrati per floreali, ornamentali e tappeti erbosi: deltametrina, acetamiprid); trappole per la cattura massale [ 45 ].
Di queste ultime ne esistono in commercio diversi tipi: a imbuto a feromone e attrattivo floreale (si riempiono velocemente e vanno periodicamente svuotate), a rete piramidale o a ombrello impregnata di insetticida e con attrattivo.
È stato approntato un nuovo tipo di trappola, sempre innescata con attrattivi, ma fatta in modo che l’insetto vi transiti dentro: essa è formata da un imbuto che sormonta una cassetta gialla di legno, al cui interno è disposta una superficie impregnata di spore di un fungo entomopatogeno, Metarrhizium anisopliae, che potenzialmente è in grado di essere disperso con gli esemplari infettati e causare una epidemia.
Contro le larve annidate in tappeti erbosi di giardini, campi da calcio e da golf risultano efficaci, anche se costosi, trattamenti con nematodi entomopatogeni della specie Heterorhabditis bacteriophora distribuiti in settembre contro larve di 2a-3a età (il prodotto va somministrato seguendo scupolosamente le indicazioni sull’etichetta).
Popillia japonica è soggetta a Decreto di Lotta Obbligatoria.

ROSA E ROSETI - ALTRE AVVERSITÀ

 1  Identificazione  Tumore radicale batterico (Crown gall) Agrobacterium tumefaciens div. Proteobacteria fam. Rhizobiaceae
Note È un batterio gram-negativo di forma bastoncellare. La famiglia cui appartiene comprende anche i batteri azofissatori che stabiliscono simbiosi con le piante e a differenza di questo batterio non si comportano da parassiti nei confronti di numerose dicotiledoni, incluse le piante di interesse agrario (es. vite, fruttiferi). La sua capacità infettiva è dovuta alla trasmissione di un segmento di DNA plasmidico, chiamato T-DNA, che si trasferisce nelle cellule ospiti integrandosi nel loro genoma (si forma in pratica un transgene). L’effetto di tale trasformazione genetica è di indurre una proliferazione tumorale delle cellule ospiti (nella porzione del plasmide trasferito si trovano geni che intervengono nel metabolismo di auxine e citochinine, ormoni vegetali regolatori della crescita). A. tumefaciens vive nel terreno, perciò le parti più esposte delle piante sono a livello del colletto e delle radici. La penetrazione avviene attraverso lesioni e ferite; la patogenicità si esprime se associata a eventi traumatici preliminarmente subiti dalla pianta, in quanto solo in questo modo si determinano stimoli biochimici attrattivi verso cui il patogeno si dirige. Dalla disgregazione delle masse tumorali si liberano i germi, in grado di sopravvive nel suolo almeno per due anni e di dare origine a nuove infezioni. Le piante affette da tumore vanno incontro a deperimenti e possono morire. Anche se asportato, il tumore ricresce, nello stesso punto o altrove.
Difesa È solo di tipo preventivo (impiego di terriccio sano, dove possibile, in rapporto al tipo di coltura considerata; per colture diverse dalla rosa si consigliano lunghe rotazioni con graminacee). Risulta utile l’immersione delle radici, prima della messa a dimora delle piante, in una soluzione di poltiglia bordolese al 4-5% per 30 secondi.
 2  Identificazione  Peronospora della rosa (Downy mildew) Peronospora sparsa div. Oomycota fam. Peronosporaceae
Note La peronospora può colpire tutte le parti verdi, ma l’organo più soggetto all’infezione è la foglia. I sintomi possono variare anche molto: quelli più caratteristici consistono in maculature angolose, frequentemente contornate da un alone violaceo, ma a volte ampie e scure; in condizioni favorevoli il patogeno produce le fruttificazioni, che appaiono come una muffetta bianca e lieve sulla pagina inferiore, in corrispondenza delle macchie. Infezione e caduta delle foglie cominciano solitamente da metà stelo. Affinché vi sia germinazione dei propaguli (optimum termico 18 °C), occorrono almeno tre ore consecutive di bagnatura; la penetrazione avviene attraverso gli stomi. Il patogeno si conserva come oospora. Le foglie infettate disseccano e cadono; a volte il decorso può essere fulminante con appassimento e accartocciamenti di germogli e foglie come se fossero stati scottati da acqua bollente.
Difesa La malattia è normalmente contenuta dai trattamenti effettuati contro le altre malattie crittogamiche; tra le sostanze attive più efficaci, anti-peronosporici sistemici, ma sono validi anche i composti rameici. È utile e opportuno raccogliere e distruggere le foglie infette cadute a terra. In serra, al fine della prevenzione, è importante ventilare e regolare l’umidità.

 3  Identificazione  Cancri rameali (Rose cane cankers) Coniothyrium spp. div. Ascomycota fam. Leptosphaeriaceae
Note I sintomi possono variare in rapporto alla specie di Coniothyrium, in linea di massima inizialmente sui rametti appaiono piccole macchie di colore dal giallo al porpora, al rosso-bluastro, che poi si estendono e tendono ad avvolgere i rami provocandone il disseccamento.
Difesa Il controllo della malattia è essenzialmente chimico e si interviene dopo la potatura, nel caso di coltura all’aperto anche dopo eventuali grandinate. È possibile affiancare alla lotta chimica l’impiego di portinnesti che mostrino resistenza o almeno poca suscettibilità verso la malattia. È buona norma procedere alla disinfezione degli attrezzi utilizzati per la potatura e per l’innesto; inoltre è necessario porre attenzione nell’impiegare materiale di moltiplicazione non infetto.

 4  Identificazione  Cicalina gialla della rosa (Rose leafhopper) Edwardsiana rosae ord. Hemiptera fam. Cicadellidae
Note Lo svernamento avviene nello stadio di uova deposte sotto l’epidermide dei tessuti. Le prime neanidi compaiono a marzo, gli adulti di I generazione a maggio, le neanidi di II generazione a luglio e i relativi adulti all’inizio dell’autunno.
Le punture provocano depigmentazioni anche estese. Vi possono essere imbrattamenti da gocce escrementizie.
Difesa Si interviene, dove necessario, contro neanidi di 1 generazione, con piretro o acetamiprid.

 5  Identificazione  Afidone della rosa (Rose aphid) Macrosiphum rosae ord. Hemiptera fam. Aphididae
Note Svolge un ciclo eteroico tra le rose (ospite primario) e le piante erbacee (Dipsacaceae,Valerianaceae). Compare in primavera colonizzando germogli, foglioline e boccioli. Questo afide è in grado di permanere su piante di rose vigorose che emettono germogli per tutta l’estate con anolociclo sostenuto da generazioni partenogenetiche.
I danni sono dovuti alle punture di suzione che provocano rallentamenti vegetativi e produzione di melata.
Difesa Si interviene a vista con sapone molle o aficidi di sintesi autorizzati (fluvalinate, azadiractina).
Antagonisti Predatori: Ditteri Sirfidi, Coleotteri Coccinellidi, Neurotteri Crisopidi. Parassitoidi: Imenottero Braconide (Praon volucre), Imenottero Afidide (Lysiphlebus testaceipes).

 6  Identificazione  Cetonia funesta (White-spotted rose beetle) Oxythyrea funesta ord. Coleoptera fam. Scarabaeidae
Note Sverna come adulto. Ricompare in aprile, nelle ore più calde e soleggiate, portandosi su piante in fioritura. Passa il resto della stagione nel terreno come larva, quindi diventa pupa, infine adulto verso l’autunno, apparendo fugacemente per poi tornare a rifugiarsi nel terreno.
Si nutre degli organi di riproduzione dei fiori deturpandoli e predilige i fiori bianchi.
Difesa Si può ridurne la presenza con cattura a mano e con trappole con pannelli bianchi o azzurri cosparsi di colla entomologica.

 7  Identificazione  Tentredine fasciata delle rose (Coiled rose slug) Emphytus cinctus ord. Hymenoptera fam. Tenthredinidae
Note Sverna come larva matura all’interno dei rametti, si impupa in primavera e sfarfalla a partire da marzo fino ad aprile. Le femmine depongono le uova dentro il mesofillo. Le larve, attive durante la notte, si nutrono delle foglie e a maturità si impupano nei rametti, spesso penetrando attraverso i tagli da potatura. Gli adulti di II generazione compaiono a giugno e le loro larve sono attive fino a inizio autunno.
Difesa I danni da erosione fogliare hanno forma rotondeggiante sulla pagina inferiore con rispetto delle nervature; poi la larva cresciuta bucherella la lamina e infine la divora sempre rispettando le nervature. In caso di forti infestazioni si interviene contro le larve con insetticidi attivi per contatto e ingestione (spinosad, piretroidi).

 8  Identificazione  Tentredine nera delle rose (Antler sawfly) Cladius pectinicornis ord. Hymenoptera fam. Tenthredinidae
Note Gli sfarfallamenti avvengono in aprile mentre le ovideposizioni si verificano più tardi, localizzate nella parte superiore dei piccioli fogliari. Le larve sono visibili sulla pagina inferiore. L’imbozzolamento si ha sulle stesse foglie. Si susseguono due ulteriori generazioni. Le larve compiono piccole erosioni sulla superficie inferiore della foglia e infine sforacchiano la lamina in IV età.
Difesa Difficilmente le infestazioni sono tali da giustificare trattamenti con insetticidi (in questo caso valgono le indicazioni sopra riportate per la tentredine fasciata).
Antagonisti Parassitoidi: Imenottero Icneumonide (Mesoleius sp.), Imenottero Eulofide (Tetrastichus hylotomarum).

 9  Identificazione  Argide della rosa (Large rose sawflyArge pagana ord. Hymenoptera fam. Tenthredinidae
Note Sverna come pupa imbozzolata. L’adulto emerge in piena primavera, accoppiandosi. La femmina depone le uova infliggendole con l’ovidepositore sui giovani getti. Le larve delle prime età hanno il capo nero brillante, in quelle delle ultime età invece è di colore aranciato. Si hanno tre generazioni nel corso dell’anno. Le larve divorano voracemente le foglie. Anche le ferite da ovideposizione comportano danno.
Difesa Si interviene eliminando i rametti con le ovideposizioni mentre contro le larve, all’occorrenza, si tratta con insetticidi (gli stessi segnalati sopra per la Tentredine fasciata).
Antagonisti Parassitoidi: Imenotteri Icneumonidi ed Eulofidi, Dittero Tachinide (Vibrissima turrita).

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE