7   Pinacee: avversità

    Carie o Marciume radicale delle conifere Root rot conifers

• Agente causale
Heterobasidion annosum

• Classificazione
ord. Basidiomycota fam. Bondarzewiaceae

Sintomatologia Il patogeno è agente di carie e marciumi radicali con decadimento progressivo degli alberi colpiti. La sua presenza si rende visivamente manifesta quando si formano i corpi fruttiferi a mensola [ 77 a,b ] e come alterazioni e disfacimenti nella sezione dei tronchi di piante colpite [  77c ].

Piante ospiti e distribuzione Il patogeno è presente in tutta la fascia temperata settentrionale del mondo, in Marocco, alcune aree asiatiche, nella parte orientale dell’Australia. Attacca le conifere e in misura minore anche le latifoglie.

Biologia ed epidemiologia Inizialmente si riteneva che l’agente eziologico della malattia fosse unico, ma si è poi accertato che in realtà esistono gruppi intersterili specializzati in rapporto all’ospite, di cui tre specie presenti in Europa, due in Nord America, altre in Asia e in Oceania (come saprofita ad es. su Araucaria). L’infezione si realizza con le basidiospore, generate sui corpi fruttiferi e trasportate attraverso l’aria sulle ceppaie delle piante abbattute (recettive per non oltre 2-4 settimane dal taglio) e talora su ferite nel tronco o nelle radici, le quali germinano (intervallo termico: 5-35 °C) mentre il micelio colonizza i monconi penetrando nelle radici; su questi residui il fungo è in grado di vivere a lungo. La malattia si diffonde attraverso contatti o anastomosi tra radici di una pianta ammalata, oppure di un ceppo infettato, con una sana [ 78 ], con allargamento dell’infezione in campo a macchia d’olio. Il patogeno inizialmente ha una azione necrotrofica sull’alburno, tuttavia in seguito si sviluppa nel duramen producendo una ampia gamma di tossine. L’infezione si estende nell’albero con una velocità fino a 1-2 metri all’anno in rapporto al contenuto di umidità dell'alburno e dell'età e della vitalità dell'albero. Il patogeno produce anche conidi sia eterocarioti che omocarioti, specialmente in coltura artificiale (rara è invece la presenza in natura), il cui contributo nella dispersione del fungo è tuttavia ritenuto irrilevante.

Danni Il fungo attacca i costituenti della parete cellulare in sequenza: prima l’emicellulosa e successivamente la lignina. Marciume radicale e decadimento del legno provocati dalle specie afferenti al genere Heterobasidion sono causa di danni economicamente rilevanti sulle conifere in Europa e in America settentrionale. Le piante colpite sono a rischio di schianto. 


• Difesa Le strategie per il controllo della malattia includono l’uso di sostanze chimiche, agenti di controllo biologico e pratiche selvicolturali. Si possono impiegare sostanze chimiche, come urea e borati atti a interdire la germinazione delle spore, in applicazione sui ceppi dopo l’abbattimento, mentre il controllo biologico si realizza con un fungo saprofitico, Phlebiopsis gigantea (sempre distribuito sulle ceppaie; non commercializzato in Italia), antagonista di H. annosum. In esperienze condotte in Valle d’Aosta è stato osservato che trattando i ceppi con prodotti a base di urea al 30% si ottiene una protezione praticamente totale se l’applicazione viene effettuata nei periodi di minore diffusione delle basidiospore (da maggio fino a luglio), parziale ma utile se l’intervento viene effettuato nel resto dell’anno. Tra le pratiche selvicolturali atte a limitare l’incidenza dell’avversità si suggerisce di piantare specie con bassa suscettibilità e di costituire popolamenti misti, inoltre è opportuno evitare il diradamento nei periodi di dispersione delle basidiospore.

    Ruggine dell’abete bianco Fir broom rust

• Agente causale
Melampsorella caryophillacearum

• Classificazione
ord. Basidiomycota fam. Pucciniastraceae

Sintomatologia I sintomi della malattia sono dati da pustole giallastre che compaiono in luglio sugli aghi [ 79a ]; ingrossamento iperplastico di un breve tratto di asse dei rami, in corrispondenza del quale emergono getti anomali con corti internodi e aghi tozzi e giallastri (scopazzi, [ 79b ]). L’attività patogenetica del fungo può inoltre dar luogo a ingrossamenti cancerosi che cingono il tronco [ 80a ]. 

Piante ospiti e distribuzione In Italia la malattia è presente soprattutto nel Nord-Est, nelle aree a elevata piovosità e nei fondovalle dove è maggiore l’umidità atmosferica. Questa ruggine attacca diverse specie di abete. 

Biologia ed epidemiologia Si tratta di una ruggine eteroica che si alterna tra abete e cariofillacee del sottobosco (cerastio, stellaria). Nel ciclo di vita essa genera cinque tipi di spore di cui due, gli spermazi e le ecidiospore, sono prodotte sull’abete; le altre (uredospore, teliospore, basidiospore) si formano sull’ospite alterno. L'infezione sull’abete si verifica per via aerea in condizioni meteorologiche umide e con temperatura mite, e in sincronia tra il rilascio delle basidiospore infettanti e lo sviluppo dei germogli sull’abete. La fase di incubazione della malattia è molto lunga e il micelio fungino si stabilisce permanentemente sull’abete; verso la fine dell’estate dell’anno successivo all’infezione si ha la formazione delle ecidiospore grazie alle quali il patogeno si trasferisce con le correnti di aria sugli ospiti alterni. 


►Danni Gli alberi fortemente attaccati, con formazione di rigonfiamenti sul tronco, possono avere cedimenti [ 80b ]; il danno commerciale è dato dai possibili scarti prima della lavorazione. 

• Difesa Si basa su misure agronomiche atte a contenere le infezioni e a eliminare gli alberi non commerciabili: 

• rimozione degli scopazzi; 
• rimozione degli abeti con cancri sul tronco che cingono più di un terzo della circonferenza del fusto; 
• rimozione di tutti gli alberi morti; 
• eliminazione degli ospiti secondari.

    Ruggine del ginepro Cedar apple rust 

• Agente causale
Gymnosporangium spp. 

• Classificazione
ord. Basidiomycota fam. Pucciniaceae 

Sintomatologia Il fungo si manifesta sul ginepro in forma di escrescenze tentacolari di consistenza gelatinosa e di colore arancione [ 81 ]. 

Piante ospiti e distribuzione Il fungo è presente in tutto il mondo. 

Biologia ed epidemiologia Il genere Gymnosporangium ha un ciclo eteroico svolgendo la fase dicariotica (con cariogamia, divisione meiotica e formazione delle basidiospore) su cupressacee (ospite primario) e quella aploide asessuata e l’avvio del dicarion con l’emissione delle ecidiospore su rosacee (ospite secondario). Esso è presente in diverse specie, come G. sabinae (= G. fuscum), che ha come ospite secondario il pero, e G. clavariiforme che si alterna su biancospino e altre rosacee. Il fungo sverna sul ginepro che viene raggiunto dalle ecidiospore diffuse dal vento. L’infezione rimane latente in gonfiori sulla corteccia lesionata dei rametti, poi in primavera si sviluppa una galla scura da cui emergono le escrescenze gelatinose di un colore che, a seconda della specie, va dal giallo- brunastro all’aranciato vivo. Questa massa rappresenta la fase teliosporica [ 82a ] che provvede a generare per via sessuata le basidiospore le quali vanno a infettare l’ospite secondario dove si svolge la fase ecidiosorica [ 82 b,c ]. 

 82  (a) Teliospora: queste spore dichiarotiche (è ancora in uso il vecchio termine di teleutospora) sono lunghe mediamente poco più di 100 μm, e sono formate da due elementi di forma tronco-conica uniti per la base, parte in cui germinano le basidiospore di forma ellissoidale grandi all’incirca 14 × 10 μm. (b) Ecidiosori, di forma mammellonare, sulla pagina inferiore di foglia di pero in fase di maturazione avanzata; a seguito del rilascio delle ecidiospore (c) le protuberanze coniche assumono l’aspetto di lanterne.
Danni Nella dicariofase su ginepro la dannosità è insignificante, mentre sull’ospite secondario, se questo è una pianta di interesse agrario come il pero, può provocare caduta anticipata delle foglie. 


• Difesa Su pero i trattamenti anti-ticchiolatura primaverili sono efficaci anche contro le infezioni da G. sabinae.

    Cocciniglia della corteccia del pino marittimo Maritime pine scale

• Fitofago
Matsucoccus feytaudi

• Classificazione
ord. Hemiptera fam. Margarodidae 

Descrizione Adulto: femmina attera, rossastra, con apparato boccale atrofizzato, lunghezza 2,5-3 mm [ 84 ]; maschio di colore scuro, alato, munito di raggi cerosi bianchi all’estremità dell’addome, lunghezza 2 mm, apertura alare 4 mm. Neanide di 1a età: colore gialliccio, forma ovale, munita di zampe e antenne, dimensioni 0,3-0,4 mm; neanide di 2a età femminile: cistiforme, colore blu-ardesia, diametro circa 3 mm (quella maschile è più piccola e allungata). Uovo: color crema, ovoidale, contenuto in ovisacco candido, dimensioni 0,35 x 0,15 mm.

Piante ospiti e distribuzione La cocciniglia ha come unico ospite il pino marittimo (Pinus pinaster). M. feytaudi è originario degli areali atlantici del pino marittimo (Marocco, Spagna, Portogallo, Francia), si è diffuso a partire dagli anni ’50 del secolo scorso prima nel Sud-Est della Francia, poi in Liguria (inverno 1977-78) e quindi in Toscana e in Corsica [ 85 ]. 

Biologia La cocciniglia compie una sola generazione all’anno. Sverna come neanide di 2a età incistata nelle screpolature della corteccia: le neanidi destinate a generare maschi alati si rinchiudono, allo stadio di 3a età o in quello precedente lo stadio ninfale, in una sorta di bozzoletto intessuto con candidi fili sericei, mentre quelle della linea femminile tra gennaio e febbraio evolvono in femmine attere che vengono poi fecondate dai maschi neosfarfallati (il picco dei voli si ha in febbraio). Le femmine adulte, presenti a partire da marzo, depongono ciascuna circa 300 uova nelle fessure della corteccia, singolarmente custodite entro un ovisacco sericeo di colore bianco candido. Dopo l’ovideposizione le femmine muoiono, mentre le neanidi di 1a età, osservabili da metà aprile, iniziano a vagabondare per 5-6 giorni alla ricerca di un sito su cui fissarsi. Le neanidi mobili rappresentano lo stadio più pericoloso dell’insetto perché possono essere diffuse facilmente dal vento o da altri mezzi: in caso di forte pullulazione rappresentano una sorta di biomassa ad alto potenziale infestante. 
Dopo essersi fissate nelle fessure della corteccia e dopo un periodo di accrescimento esse estivano; all’inizio dell’autunno perdono le zampe e assumono un aspetto cistiforme (neanidi di 2a età destinate a svernare). 

Danni Il danno diretto è causato dagli stadi giovanili, in quanto gli adulti non sono provvisti di un apparato boccale funzionante. M. feytaudi si insedia sulla parte vitale della corteccia della pianta ospite (sul tronco, sui rami e anche sulle radici affioranti) e vive sottraendo linfa elaborata e immettendo con la saliva sostanze fitotossiche. Le piante infestate deperiscono, emettono resine, mostrano ingiallimenti, filloptosi e disseccamenti dei cimali [ 86 ]. Negli areali di origine l’insetto convive con le piante ospiti (alcuni studi hanno confermato l’esistenza di genotipi resistenti di pini di origine marocchina e spagnola), mentre nelle regioni italiane provoca gravi morie di pini. 
La colonizzazione della singola pianta avviene prima sulla parte alta (neanidi disperse con il vento); in seguito le neanidi discendono verso il basso per fissarsi sul tronco e una parte di esse risale successivamente alla ricerca di nuovi punti per effetto dell’aumento dei livelli di popolazione nella zona di insediamento. Invece, a livello di popolamento arboreo, si ha una prima fase asintomatica di infiltrazione, cui segue la fase dei focolai sparsi (prime manifestazioni di arrossamenti in senso acropeto) e, infine, la fase della generalizzazione con ingiallimenti, disseccamenti e moria. Il declino finale dei pini è dovuto soprattutto ad attacchi di insetti xilofagi che si insediano su piante fortemente indebolite dalle infestazioni della cocciniglia. 

• Difesa 

Il controllo di questa pericolosa cocciniglia è molto difficile e, se il fronte di avanzata è ampio, il suo contenimento è praticamente impossibile: pertanto la lotta in ambiente forestale si basa sul monitoraggio visivo e sull’utilizzo di trappole a feromone, per individuare per tempo l’eventuale presenza di focolai, cui seguono tagli della superficie boschiva colpita dall’insetto. Sono state condotte sperimentazioni con utilizzo di biotecniche basate sull’impiego del feromone sessuale attrattivo per i maschi, con funzione di monitoraggio, ma anche di cattura di massa (mass-trapping). Inoltre, sono state realizzate prove di lotta secondo la tecnica della enemy aggregation, una forma di lotta biologica in cui i nemici naturali vengono attratti e concentrati nelle zone infestate mediante erogatori di cairomone (in questo caso feromoni prodotti da M. feytaudi, e specie consimili, che segnalano la presenza della preda agli organi di senso dei predatori). Contro M. feytaudi esiste un Decreto di Lotta Obbligatoria (D.M. 22/11/1996) che prevede appunto tagli da effettuare almeno due volte all’anno, preferibilmente in ottobre e in aprile, distruzione col fuoco delle piante abbattute, della corteccia e delle ramaglie (il materiale in alternativa può essere reso ecocompatibile con altri metodi stabiliti dai Servizi Fitosanitari). 
Il Decreto prevede anche misure relative alla commercializzazione di legno proveniente da zone infestate (deve essere scortecciato nella zona di produzione) e adempimenti comunicativi delle segherie che ricevono legno di pinastro. Al di fuori delle popolazioni naturali di pino marittimo, si può tentare di eliminare la cocciniglia su singoli soggetti trattando con olio bianco attivato con insetticida neurotossico, preferibilmente in coincidenza con il periodo di nascita delle neanidi di 1a età.

    Processionaria del pino Pine processionary caterpillar

• Fitofago
Thaumetopoea pityocampa

• Classificazione
ord. Lepidoptera fam. Thaumetopoeidae

Descrizione Adulto: ali anteriori grigie con presenza, non sempre ben marcata, di 2-3 striature trasversali e bordo più scuri, ali posteriori quasi bianche con due macchioline grigio scuro sul margine posteriore; antenne filiformi nella femmina, mentre nel maschio sono bipettinate, apertura alare 35-50 mm. 
Larva: dorsalmente color ardesia con fianchi, ventre e zampe giallastri, munita di tubercoli con ciuffi di peli di colore rugginoso, lunga 40 mm a maturità; a partire dalla terza età le larve sono provviste di cavità poste sul dorso dei primi 8 segmenti addominali, dette specchi, contenenti peli urticanti. Uovo: di forma sferoidale, colore argenteo, 1 mm di diametro; le ovature sono disposte a spirale attorno a una coppia di aghi [ 87 ].

Piante ospiti e distribuzione T. pityocampa attacca i pini, in preferenza P. nigra e P. sylvestris; segnalata anche su larice cedro. Diffusa nell’area del bacino Mediterraneo, in Ungheria e Bulgaria; in Italia è presente in tutte le regioni. 

Biologia La processionaria è un lepidottero defogliatore che compie una sola generazione all’anno [ 89 ]. Gli adulti sfarfallano nel corso dei mesi centrali estivi, con picchi a luglio; sono animali crepuscolari e hanno vita breve. Dopo l’accoppiamento le femmine ovidepongono riunendo due aghi attorno ai quali dispongono a manicotto numerosissime uova (70-300) ricoprendole con squame argentee addominali. Le larve sgusciano circa un mese dopo e si nutrono degli aghi scheletrizzando i rami; esse hanno comportamento gregario, si costruiscono un primo nido provvisorio (pre-nido) vicino all’ovatura, poi nel corso dell’autunno si spostano fabbricandosi altri nidi sericei sulle parti della chioma meglio esposte al sole. Infine, con i primi freddi, costruiscono il nido invernale dove si rifugiano [ 88 ]. Di notte escono dai nidi purché la temperatura sia superiore allo zero e, camminando in fila indiana, si muovono lungo i rami alla ricerca di nuove parti di vegetazione da mangiare. A seconda delle condizioni climatiche, tra fine febbraio e aprile, lasciano il nido invernale per completare l’ultima parte del loro ciclo vitale: sempre in fila indiana [ 90 ], si dirigono verso il terreno finché trovano un luogo adatto per interrarsi a una profondità di 5-20 cm; quindi si incrisalidano ed entrano in diapausa anche per più anni (infatti, la dinamica delle popolazioni presenta solitamente una graduazione ciclica). 

 89  Rappresentazione schematica del ciclo biologico della processionaria del pino.
 90  (a) Adulto di processionaria. (b) Nido di processionaria parzialmente aperto. (c) Le larve e i bruchi, migrano scendendo lungo i tronchi in perfetta fila indiana; ogni individuo tocca con la testa la coda di chi lo precede.
Danni Le infestazioni sono più frequenti sugli alberi che crescono in aree soleggiate e si manifestano per lo più con una ciclicità di 5-7 anni. 
I danni causati dalla processionaria sono compatibili con la sopravvivenza dell’ospite, che tuttavia viene fortemente indebolito e così può essere maggiormente soggetto ad altri attacchi parassitari. Vanno però considerati, specie nelle aree antropizzate, i possibili inconvenienti - anche seri nelle persone particolarmente sensibili - derivanti dalla dispersione dei peli urticanti presenti nelle larve, dopo che queste hanno raggiunto la terza età: questi sono sottili, lunghi 0,1-0,2 mm, prodotti in gran numero (si stima che negli esemplari maturi ce ne siano 600.000), si staccano facilmente e vengono trasportati dal vento. Possono provocare forti allergie, infiammazioni alle prime vie respiratorie e irritazioni agli occhi. 

►Antagonisti 
PredatoriCalosoma sycophanta (Coleottero Carabide); 
ParassitoidiTrichogramma spp., Conomorium eremita (Imenottero Pteromalide); Meteorus versicolor (Imenottero Braconide); Phryxe caudata (Dittero Tachinide); Villa brunnea (Dittero Bombilide). 

• Difesa La lotta alla processionaria è obbligatoria per legge fin dal 1998 (aggiornata con il D.M. 30/10/2007). Per contrastare questo lepidottero occorre intervenire in diversi momenti dell’anno: nei mesi più freddi quando le larve sono al riparo nei nidi invernali si possono tagliare e bruciare tali nidi, facendo peraltro molta attenzione perché il periodo immediatamente precedente l’apertura del nido coincide con quello in cui le larve sono più fortemente urticanti. A livello privato si possono utilizzare insetticidi (abamectina) in trattamento endoxilematico; solitamente esso viene effettuato verso ottobre-novembre, quando le larve iniziano a costruire i nidi invernali e la pianta è meno attiva (ciò allo scopo di evitare che l’emissione di resina ostacoli la buona riuscita dell’intervento). 

A fine estate, indicativamente nella seconda metà di settembre, il bersaglio della lotta è costituito dalle giovani larve contro le quali sono efficaci i preparati biologici a base di Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki (la dose è di 100-150 g di prodotto diluiti in 100 litri di acqua per le larve di prima e seconda età, per larve più grosse usare sempre la dose massima consentita). I trattamenti vanno eseguiti nelle ore serali e in assenza di vento, bagnando la chioma in modo uniforme ed eventualmente ripetendo l’intervento dopo 4-5 giorni in caso di forte infestazione e/o pioggia successiva al primo trattamento (B.t. è un prodotto biologico che perdura attivo nell’ambiente per poco tempo). Le strategie di difesa possono essere integrate con tecniche di cattura massale dei maschi tramite trappole a feromoni sessuali [ 91 ], da piazzare nei parchi pubblici in numero di 6-8/ha e a distanza di 40-50 metri l’una dall’altra, nei punti meglio soleggiati; in pineta invece la collocazione migliore delle trappole è attorno al perimetro dell’area boschiva, lungo le vie di accesso, a una distanza di circa 100 metri tra loro, appese su rami medio-alti con esposizione Sud-Ovest.

    Grande ilobio dei pini Large pine weevil 

• Fitofago
Hylobius abietis 

• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Curculionidae 

Descrizione L’adulto misura circa 1,5 cm di lunghezza, è di color pece con chiazze giallastre [ 92 ]. La larva è apoda, biancastra con capo marrone, lunga a maturità quanto l’adulto. 

Piante ospiti e distribuzione Il curculionide è presente in Europa (soprattutto in alcune aree centrali e settentrionali), e in qualche zona asiatica (Russia, Cina e Giappone); in Italia si trova in numero limitato nelle Regioni settentrionali. 

►Biologia Lo sfarfallamento si verifica in primavera inoltrata; gli adulti di giorno stanno nascosti alla base dell’albero per poi portarsi di notte in volo verso le parti alte arrampicandosi quindi sui rami. Si nutrono della corteccia prediligendo le piante giovani: per effetto dell’erosione si ha fuoriuscita di resina che poi si solidifica in grumi. Dopo un adeguato periodo di alimentazione avviene l’accoppiamento che continua fino a tutto luglio; le femmine con l’aiuto del rostro infiggono le uova sulle radici affioranti. Le larve iniziano a scavare gallerie longitudinali nel legno delle radici fino a ricavare alla fine una nicchia che tappezzano con rosura e nella quale entrano in pausa invernale; l’impupamento e la metamorfosi avvengono nella primavera dell’anno successivo, 2-3 settimane prima dello sfarfallamento che si realizza previa apertura di un foro circolare [ 93 ]. Gli adulti possono vivere per 4 anni e durante l’inverno si rifugiano nel terreno. 
Danni H. abies è specie polifaga in grado di attaccare parecchie specie sia conifere, sia alberi decidui: tra gli ospiti preferenziali si segnalano alcune specie di pino e la Douglasia. Il danno è prodotto soprattutto dagli adulti che si nutrono della corteccia di rami e fusto a cui si accompagna quello delle larve che scavano gallerie sulle radici. A causa dell’attività, in particolare degli adulti, il curculionide è pericoloso in vivaio e sulle giovani piante nei programmi di rimboschimento, in quanto la rimozione di tessuto floematico con la corteccia può comportare l’interruzione del trasporto linfatico e la morte della piantina [ 94 ]; gli adulti possono inoltre masticare giovani aghi e germogli a cui possono conseguire deformazioni nella crescita della pianta. 

• Difesa Per ridurre il numero dei punteruoli si suggerisce di formare mucchietti con pezzettini freschi di corteccia di pino o abete rosso irrorati con insetticida sotto cui tendono a ripararsi questi insetti. In Svezia e Polonia sono state sviluppate trappole con attrattivo alimentare. In vivaio si può ricorrere a trattamenti insetticidi. In Irlanda sono state effettuate prove di lotta combinando funghi e nematodi entomopatogeni [ 95b ].

      8   Latifoglie: avversità

    Croste nere dell’acero Tar spot 

• Fitofago
Rhytisma acerinum

• Classificazione
ord. Ascomycota fam. Rhytismataceae

Sintomatologia Sulle foglie compaiono macchie prima clorotiche poi crostose di colore nero, solitamente circondate da un alone giallo che rappresenta il residuo della clorosi iniziale [ 96a ]. 

Piante ospiti e distribuzione La malattia è presente in Europa, in Nord America e ovunque siano presenti piante ospiti. Le specie più suscettibili appartengono al genere Acer (A. saccharinum, A. platanoides, A. pseuplatanus). 


Biologia ed epidemiologia Il fungo sverna nelle foglie cadute a terra e genera apoteci che rilasciano le ascospore che vengono diffuse dal vento. L’infezione avviene tramite penetrazione stomatica. I primi sintomi consistono in macchie clorotiche che nel corso della stagione evolvono nelle caratteristiche macchie catramose date dalla massa di micelio stromatico entro cui si formano gli apoteci. Sulle croste compaiono acervuli che rappresentano la forma anamorfica del fungo (Melasmia acerina) e che rilasciano [ 96b ] conidi bastoncellari di piccole dimensioni (lunghezza 5-6 μm); questi elementi non sono infettivi e il loro ruolo nella biologia del fungo non è conosciuto. 

Danni Sono principalmente di ordine estetico. 

• Difesa È utile raccogliere e distruggere le foglie cadute a terra per diminuire la carica di inoculo. In vivaio può rendersi necessario intervenire con rameici a titolo preventivo.

    Mal bianco della quercia Oak powdery mildew

• Agente causale 
Microsphaera alphitoides

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Erysiphaceae

Sintomatologia Inizialmente sulle foglie si osservano aree decolorate, poco dopo compare la tipica e abbondante efflorescenza biancastra, di consistenza farinosa [ 97 ], costituita dal micelio vegetativo (che vive sulla superficie fogliare) e dalle fruttificazioni conidiche (il gen. Microsphaera cui appartiene è in effetti caratterizzato da un micelio molto appariscente). Le foglie colpite tendono a deformarsi, finiscono per disseccare e cadere. Anche i germogli vengono deformati, crescono stentatamente e possono essere completamente distrutti. Gli attacchi del mal bianco possono anche indurre a produzione soprannumeraria di rametti e ad accorciamento degli internodi, con formazione di scopazzi (ossia i rami, dopo la caduta delle foglie, assumono un aspetto di scopa). 

Piante ospiti e distribuzione Il fungo attacca le diverse specie di quercia, in particolare Quercus robur (farnia) e Q. petraea (rovere); tra i possibili ospiti figurano anche faggiocastagno acero. La malattia è diffusa nell’Emisfero settentrionale. In Italia è comparsa all’inizio del secolo scorso (1908).

Diagnostica La diagnosi visiva è molto agevole. I conidiofori sono eretti, brevi, settati, con i conidi disposti a catenella; i conidi sono di forma sub-cilindrica, ialini, vacuolati, di dimensioni 28-36 x 17-22 μm. 

►Biologia ed epidemiologia Il fungo sverna come micelio tra le perule delle gemme apicali o in altre anfrattuosità della pianta e in forma di cleistotecio (si ritiene tuttavia che questa seconda modalità di perpetuazione sia meno importante nell’epidemiologia del patogeno). In primavera il micelio riprende la crescita, si moltiplica asessualmente a mezzo di conidi che diffondono la malattia; anche i cleistoteci sono fonte di inoculo per le infezioni primarie, favorite da condizioni di umidità e da temperature fresche, che generalmente si hanno nel periodo del germogliamento. Comunque, come tutti i mal bianchi, anche M. alphitoides si rivela poco esigente in fatto di condizioni ambientali, cosa che rende difficile effettuare valutazioni predittive sui rischi di attacchi. 

►Danni Rivestono importanza nelle giovani piante. M. alphitoides colpisce specialmente i ricacci che costituiscono un’importante fonte di conservazione dell’inoculo. 

• Difesa È giustificata nei vivai. Si interviene trattando le piante con prodotti fitosanitari antioidici.

APPROFONDIMENTO 15

Insetti galligeni

Passeggiando per ambienti forestali e boschivi, è frequente imbattersi e osservare sulle piante caratteristiche galle (o cecidi) prodotte da insetti o acari e che si presentano con fogge assai curiose. Sulla quercia se ne possono trovare di vario tipo (su rametti e foglie) e si presentano con l’aspetto di veri e propri frutti.


 98  Nelle immagini, alcune fra le più comuni galle su Quercus spp.: (a) Cinips quercus-tozae; (b) Andricus kollari; (c) Andricus caput-medusae.

    Grafiosi dell’olmo Dutch elm disease

• Agente causale
Ceratocystis ulmi (anamorfo: Graphium ulmi)

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Cerastocystidaceae

Descrizione Il sintomo più appariscente è dato dall’arrossamento, seguito da disseccamento, di parti della chioma, manifestazione che si estende nel tempo coinvolgendo l’intera pianta fino alla sua morte [ 99 ]. Tali arrossamenti compaiono più spesso in estate, in concomitanza con la minore disponibilità idrica; certe volte il decorso della malattia è fulminante.

Piante ospiti e distribuzione Il fungo attacca l’olmo nelle sue diverse specie. È di probabile origine asiatica, rinvenuto in Europa nel 1920 su olmo di provenienza olandese (da cui il nome della malattia in inglese: dutch = olandese). In Italia è presente dal 1930, dove a una prima epidemia ne seguì una seconda negli anni ’60 del Novecento sostenuta da un ceppo del patogeno ancora più aggressivo, forse arrivato con legname proveniente dal Canada, che si rivelò devastante e a tutt’oggi non controllabile, tanto da far temere la progressiva scomparsa dell’olmo nel contesto agricolo e urbano (salvo sporadica sopravvivenza in aree forestali). 

►Diagnostica L’attività patogenetica a carico dei vasi di conduzione può essere rilevata scortecciando le branche a monte delle zone su cui si sono manifestati gli arrossamenti e/o i disseccamenti; la sezione trasversale mostra imbrunimenti parziali o completi localizzati sulle cerchie più esterne dello xilema. 
Nella patogenesi sono implicate tossine prodotte dal fungo costitute chimicamente da glicopeptidi idrosolubili che sconvolgono la funzionalità degli elementi vascolari. Il fungo si moltiplica comunemente tramite un tipo di fruttificazione agamica formata da uno stelo sormontato da una capocchia fertile (coremio) che produce conidi unicellulari, ialini, misuranti circa 3,2 x 1,7 μm. 

Biologia ed epidemiologia Il patogeno viene usualmente veicolato da insetti coleotteri scolitidi che scavando gallerie all’interno del legno di piante infette, si imbrattano dei propaguli (conidi) del patogeno, poi migrano su piante sane per compiere nuove escavazioni inoculando il patogeno [ 100 ]. La trasmissione può anche realizzarsi tramite anastomosi radicali, modalità ritenuta prevalente e più pericolosa in quanto, colpendo fin dall’inizio l’apparato radicale, può condurre rapidamente a morte la pianta per apoplessia. 
Dal punto di inoculo il fungo si diffonde negli anelli più esterni dello xilema, provocando alterazioni dei tessuti di conduzione tramite tossine (ceratoulmina) e intasamenti per crescita del micelio; inoltre la pianta reagisce con produzione di tilli e gomme nel tentativo di bloccare l’avanzata del parassita con ulteriore aggravamento della circolazione linfatica. 
Il quadro è dunque quello di una tracheomicosi con la manifestazione dei sintomi sopra descritti e ulteriore diffusione all’interno della pianta per mezzo di una particolare forma di conidi (generati dalle fruttificazioni agamiche a forma di pennello, detti coremi), in grado di muoversi con la corrente linfatica. 
I rametti disseccati presentano gli apici tipicamente ripiegati a uncino. L’infezione diventa letale quando il patogeno arriva a colonizzare le radici o il tronco dell’olmo ospite. 

Danni Come si è già anticipato il fungo si è rivelato mortale [ 101 ]. 

• Difesa La principale linea di difesa consiste nell’ostacolare la diffusione della malattia. Gli interventi curativi infatti possono essere tentati solo su piante ancora vitali, sufficientemente lontane da altri olmi, in cui l’infezione è circoscritta: in tal caso si taglieranno le branche ammalate fino al tronco e si brucerà il materiale asportato (sono in fase di studio trattamenti con fungicidi mediante iniezioni endoterapiche). Gli interventi a carattere preventivo consistono in misure di tipo generale quali il mantenimento in buona salute delle piante e la disinfezione degli attrezzi di potatura prevedendo anche: 

1. eradicazione degli olmi compromessi; 
2. distruzione delle ramaglie e scortecciamento delle grosse branche e dei tronchi in modo da renderli inospitali nei confronti di possibili insediamenti di scolitidi; 
3. isolamento, laddove possibile e opportuno, degli alberi sani mediante trincee allo scopo di evitare anastomosi radicali; 
4. monitoraggio e cattura massale con trappole degli insetti vettori. 
È consigliabile la piantumazione di olmi resistenti al patogeno (ad esempio ibridi e cloni ottenuti dall’olmo siberiano Ulmus pumila).

    Afidi galligeni dell’olmo Elm balloon-gall aphid, Elm sack gall aphid, Elm currant aphid

• Fitofago
Schizoneura (= Eriosoma) lanuginosum, Tetraneura ulmi e Tetraneura spp., Eriosoma ulmi

• Classificazione
div. Hemiptera Homoptera fam. Aphididae

Descrizione Questi afidi provocano sulle foglie di olmo la formazione di galle [ 102 a,b,c,d ], di forma e colore variabile in funzione della specie di afide (ma anche di quella dell’olmo), entro cui si rinvengono soprattutto le forme attere dell’afide [ 102 e,f,g,h ]. S. lanuginosum è un afide lungo 2-4 mm, a seconda delle forme che si alternano nel ciclo, ricoperto di cera polverulenta; le alate migranti sono di colore tra il verde scuro e il nero; le forme attere, anch’esse provviste di cerosità, sono di forma ovaleggiante e di colore verdastro. Esso produce galle più o meno tondeggianti, di colore inizialmente verde pallido che poi vira al rosso, la superficie appare corrugata e provvista di una fine peluria entro cui si sviluppano le diverse forme, infine la galla necrotizza e secca. Tetraneura è presente in Italia nelle specie T. ulmi, T. nigriabdominalis (e anche T. akinire), molto simili tra loro. Queste specie si alternano tra olmo e graminacee spontanee (da cui il nome inglese Elm-grass root aphid per T. ulmi). Le vivipare alate di T. ulmi sono di aspetto complessivamente scuro, le fondatrici, che inducono la formazione delle galle, appaiono di colore verde chiaro/azzurrognolo con bande trasversali scure, mentre le attere radicicole sono giallo-arancio e di aspetto globoso-piriforme; le fondatrici di T. nigriabdominalis sono di colore verdognolo e cosparse di polvere cerosa, le radicole sono meno globose rispetto a quelle della specie precedente e sono di colore più chiaro e meno definito. In generale le dimensioni delle varie forme di tali afidi sono dell’ordine di 2-3 mm. 
Le galle di T. ulmi sono di forma oblungo-conica o a “fagiolo”, attaccate alla foglia per mezzo di una sorta di breve peduncolo, il loro colore è giallo-verde (a maturità tende al rosso), mentre quelle della consimile T. nigriabdominalis (chiamata Oriental grass root aphid) hanno forma più allungata, sovente con apice appuntito [ 103 a,b ], e a maturità sono bicolori verde e rosato. Le galle di T. akinire sono affusolate e di forma piuttosto irregolare. Eriosoma ulmi si alterna tra le radici del ribes e l’olmo, pianta su cui produce pseudo-galle informi, arrotolando parte del lembo fogliare; gli adulti alati sono grigiobluastri, le forme giovanili hanno colore variabile. Il colore delle galle può variare in rapporto alla specie di olmo, e alcune a distanza sembrano frutti [ 103 c ]. Su una stessa fronda possono esserci galle miste [ 103 d ]. 

Piante ospiti e distribuzione Questi afidi sono presenti ovunque cresce l’olmo. Hanno ciclo eteroico: S. lanuginosum si alterna tra olmo e pero, Tetraneura spp. tra olmo e poacee. 

 103  (a), (b), (c) Galle di diversa foggia su olmo campestre. (d) Aspetto di galla di Tetraneura sp. su Ulmus minor (nei tondi: sopra T. ulmi su Ulmus procera e sotto di T. nigriadominalis su Ulmus rubra). (e), (f), (g), (h). Esemplari atteri rinvenuti all’interno di vari tipi di galle (la neanide a fianco dell’afide di (g) probabilmente è di un tripide).
Biologia S. lanuginosum sverna come uovo durevole sull’olmo. In primavera dalla schiusa emergono le fondatrici che si portano sulle foglie e con le loro punture determinano una ipertrofia delle cellule parenchimatiche con formazione delle galle. Dalle fondatrici prendono avvio due generazioni di fondatrigenie all’interno delle galle; vengono quindi originate le alate migranti che si portano sulle radici del pero e altre rosacee dove il ciclo continua con 5-6 generazioni di virginopare attere; verso l’autunno compaiono le sessupare che si riportano sull’olmo e dalla quali nascono gli anfigonici che si accoppiano con deposizione delle uova invernali. Anche T. ulmi sverna come uova durevoli sull’olmo e da cui nascono le fondatrici, protette da una leggera cerosità e senza sifoni, che producono le galle entro le quali si sviluppa la progenie. All’interno si rinvengono esuvie, gocce di melata ricoperte di cera che proteggono gli afidi dai loro escrementi. A inizio estate, le neanidi di tale generazione si trasformano, dopo 4 mute, in forme alate le quali si spostano su piante erbacee di cui colonizzano le radici con sviluppo di parecchie generazioni di esuli (da cui il nome in America di Elm-grass root aphid per indicare l’alternanza tra le due categorie di ospiti). In autunno compaiono le sessupare che si riportano sull’olmo e dalle quali, infine, nascono maschi e femmine con fecondazione, ovideposizione e chiusura del ciclo. 


Danni L’attacco di questi afidi di solito non produce danni apprezzabili. 

• Difesa Non sono previsti provvedimenti di lotta. 

    Cimicetta dell’olmo Seed bug

• Fitofago
Arocatus melanocephalus

• Classificazione
ord. Hemiptera fam. Lygaeidae 

Sintomatologia Adulto: capo e rostro neri, pronoto nero bordato di rosso e macchia trasversale di forma allungata sempre rossa (forma austera) oppure rossa con due sottili linee oblique nere laterali convergenti al centro e macchia nera a forma di “M” allargata (forma melanocephalus) [ 104 ], emielitre con clavo (area laterale allo scutello, che è la prominenza triangolare - nell’immagine è nera - collegata al pronoto) bordato di nero (forma austera) oppure di rosso (forma melanocephala), addome rosso-aranciato. Ninfa: testa, torace e abbozzi alari neri, addome di colore rosso-mattone. Uovo: allungato, ellissoidale, bianco appena deposto e rosso in prossimità della schiusa. 

Piante ospiti e distribuzione L’insetto è collegato all’olmo dei cui frutti si nutre; occasionalmente è presente su altre latifoglie. È diffuso in Europa centro-meridionale, Russia e Turchia; in Italia è segnalato ormai in varie regioni del Nord. 

►Biologia Questo ligeide compie una sola generazione all’anno. I primi adulti compaiono nella prima metà di marzo e si portano sugli olmi nel periodo della fruttificazione; poi, dopo un periodo di alimentazione, iniziano ad accoppiarsi. Le femmine depongono le uova nei calici fiorali e i nuovi adulti sfarfallano a fine maggio. Neanidi e ninfe sono state trovate sulle samare, di cui si nutrono, ai piedi degli olmi; gli adulti iniziano a muoversi verso i rifugi di svernamento con l’inizio di giugno (sono stati osservati voli in cerca dei ripari già a metà maggio, ma si ritiene che siano degli adulti della generazione che si è riprodotta). L’adulto di A. melanocephalus tende a nascondersi nelle anfrattuosità della corteccia degli olmi e anche in nidi di ragni abbandonati, però durante l’estate entra in una forma di stasi che lo porta a riunirsi, in grandi numeri, presso e dentro le abitazioni e in qualsiasi cosa che offra riparo (es. nei letti e sulla biancheria stesa ad asciugare). 

►Danni A. melanocephalus non è in realtà un insetto dannoso per le piante, tuttavia la sua intensa pullulazione, verificatasi in questi ultimi anni, ha destato allarmismo e sicuramente anche disagi e fastidio, in quanto tende a rifugiarsi in massa all’interno degli edifici abitati. Dal punto di vista entomologico gradazioni anche imponenti dei livelli delle popolazioni non sono una novità: ad esempio una specie simile, ma legata al platano, Arocatus roselii, diede luogo anch’essa a pullulazioni intense in Provenza negli anni 1966-1969, per poi praticamente scomparire. 

• Difesa L’insetto non causa danni alle piante, ma risultando molesto per la sua invadenza nell’ambiente abitato dall’uomo, pone l’esigenza di qualche misura di contenimento. Non si ritiene opportuno intervenire con insetticidi contro gli adulti sulle piante, anche in ragione delle possibili fluttuazioni dei livelli delle popolazioni di cui si è detto; si sono invece rivelati utili semplici accorgimenti come la predisposizione di cannicciati cartoni ondulati nei pressi delle case che fungono da zona di rifugio del rincote ligeide, che può quindi essere raccolto in massa e poi eliminato, anche con l’impiego di insetticidi (piretroidi) abbattenti, ma in modo localizzato e mirato. 

    Tortricide della quercia Green oak tortrix, European oak leaf roller

• Fitofago
Tortrix viridana 

• Classificazione
ord. Lepidoptera fam. Tortricidae

Descrizione Adulto: farfalla di forma trapezoidale, ali anteriori di colore verde chiaro smeraldino, ali posteriori di colore grigio con frangia, 20-24 mm di apertura alare [ 105 ]. Larva: di colore verdognolo punteggiato di nero e con capo nero, lunghezza 8-10 mm a maturità [ 106 ]. Uovo: di forma lenticolare, di colore ambrato appena deposto e con lo sviluppo embrionale virante all’arancione e al brunastro. 

Piante ospiti e distribuzione T. viridana attacca le querce e occasionalmente altre latifoglie. È diffuso in Europa (tranne alle latitudini più elevate), compresa tutta l’Italia, nelle regioni attorno al bacino del Mediterraneo e in Asia Minore. 

Biologia T. viridana è specie univoltina e sverna come uovo deposto sui rametti delle piante ospiti. La nascita delle larve avviene ad aprile, quando le querce emettono i nuovi germogli. Le larve sono presenti fino a tutto maggio, nutrendosi prima dei germogli e poi delle foglie sviluppate. L’incrisalidamento avviene tra i residui delle foglie erose, entro un bozzolo sericeo biancastro, e in capo a 8-12 giorni sfarfallano gli adulti della 1ª generazione dell’anno i quali sono attivi di giorno e di notte. Le femmine fecondate depongono mediamente 50 uova, disposte a coppie sulla parte più alta della chioma e sui rametti di non più di 2 mm di diametro in prossimità di una gemma. 

►Danni Le larve erodono i germogli in accrescimento e in seguito divorano le foglie, rispettando le nervature, dopo averle ripiegate per un lembo che arrotolano verso la pagina inferiore e dopo averle legate con fili sericei in modo da farsi un riparo da cui sporgono il capo per rosicchiare (ogni larva nel corso del suo sviluppo mangia una decina di foglie). 

►Antagonisti 
ParassitoidiApanteles emarginatus (Imenottero Braconide). 

• Difesa Normalmente in ambiente forestale non si interviene contro i parassiti. Eventuali provvedimenti di lotta biologica, mediante impiego di Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki, vanno valutati in rapporto alle singole circostanze (ubicazione, valore, età delle piante, ecc.).

    Processionaria della quercia Oak processionary moth

• Fitofago
Thaumetopoea processionea

• Classificazione
ord. Lepidoptera fam. Thaumetopoeidae

Descrizione Adulto [ 107a ]: ali anteriori grigie, quelle posteriori più chiare, con una sfumatura tendente al giallastro in prossimità del bordo posteriore; sul capo è presente un rilievo arrotondato; apertura alare circa 35 mm. Larva: dorso di un colore tra il grigio e il blu, fianchi biancastri, ogni segmento porta 8 tubercoli giallo-bruni provvisti di lunghi peli grigio chiaro, inoltre a partire dalla terza età si formano tra i segmenti addominali 4 cuscinetti vellutati di colore tra il rossastro e il bruno scuro (detti specchi), muniti di peli urticanti; lunghezza a maturità 30-40 mm. Uovo: oblungo, appiattito ai poli, liscio, di colore latteo, ricoperto di sostanza squamosa, dimensioni 1 × 0,75 mm; ovature ricoperte di squame e fissate ai rametti. 

Piante ospiti e distribuzione T. processionea è fitofago delle querce. Presente in Europa centro-meridionale e in tutta l’Italia. 

►Biologia Lo svernamento è sostenuto dalle larve neonate che rimangono in diapausa all’interno del guscio delle uova deposte in ovature allungate a piazzola, ricoperte di squame mimetiche, fissate sulla corteccia. In primavera, quando le querce riprendono l’attività vegetativa, le larve si portano sulle giovani foglioline che divorano ancor prima che siano completamente distese. Esse hanno un comportamento gregario che si manifesta fin dalla nascita; in particolare, dopo la terza età, si muovono in lunghe file alla ricerca di nuove foglie di cui alimentarsi e quando poi raggiungono la quinta età costruiscono, lungo il tronco e all’ascella delle branche principali, nidi a forma di sacco [ 107b ], lunghi anche più di un metro, da cui le larve escono in processione nelle ore notturne continuando l’opera di defogliazione. Lo sviluppo larvale si completa dopo 6 stadi, indicativamente agli inizi di luglio; l’incrisalidamento avviene nel nido o tra i detriti vegetali ai piedi dell’albero. I nuovi adulti, che sfarfallano circa un mese dopo (luglio, agosto), hanno abitudini crepuscolari, vivono solo uno o due giorni, giusto il tempo per accoppiarsi e deporre le uova [ 108 ]. La processionaria della quercia è soggetta a gradazioni nel livello delle popolazioni con cicli di 3-5 anni. 
Danni Le giovani larve si possono trovare raggruppate su getti e foglioline. In caso di forte infestazione a volte le larve formano dei manicotti grigiastri che avvolgono la pianta e riescono anche a spogliare e scheletrizzare l’intero albero. L’erosione delle foglie avviene durante le ore notturne (salvo durante le primissime età larvali). Attacchi ripetuti possono indebolire seriamente e rallentare la crescita, in particolare delle querce più giovani. I peli urticanti [  109 ], che le larve abbandonano dopo le mute e quando si incrisalidano, sono pericolosi perché si diffondono nell’aria nelle vicinanze degli alberi infestati e provocano irritazioni alla pelle [ 110 ], agli occhi e alle mucose della bocca e delle prime vie respiratorie delle persone. 

Antagonisti 
Predatori: Calosoma sycophanta (Coleottero Carabide) [ 111 ]; Rhinocoris iracundus (Rincote Reduvide); 
Parassitoidi: Trichogramma spp. (Imenottero Tricogrammatide); Phryxe semicaudata (Dittero Tachinide). 

• Difesa La lotta contro la processionaria della quercia è condotta con l’impiego di insetticidi microbiologici che agiscono selettivamente sulle larve dei lepidotteri e quindi non sono tossici per uomo e animali e non danneggiano l’entomofauna utile e gli antagonisti naturali. I trattamenti con Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki vanno effettuati a inizio primavera (indicativamente a cavallo tra aprile e maggio) contro le larve delle prime due età prive di peli urticanti; data la grandezza delle piante si devono impiegare atomizzatori di una certa potenza (su foreste l’irrorazione può essere fatta con un mezzo aereo; tuttavia questa modalità in Italia è rigidamente disciplinata e occorrono specifiche autorizzazioni ministeriali rilasciate caso per caso). Questo tipo di intervento è utile anche se effettuato più tardi (primavera inoltrata-inizio estate), ma dopo il trattamento è bene non avvicinarsi all’area per alcuni giorni perché dalle larve morte si liberano i peli urticanti. A fine estate - inizio autunno è utile e opportuno rimuovere e distruggere i nidi (operando con i necessari Dispositivi di Protezione Individuale).

    Tarlo asiatico del fusto Citrus longhorned beetle

• Fitofago
Anolophora chinensis 

• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Cerambycidae 

Descrizione Adulto: di colore nero, con macchie irregolari bianche sulle elitre, lunghezza 25 mm (maschi) e 35 mm (femmine), antenne molto lunghe (30-70 mm) a bande di colore alterno bianco e nero [ 112 ]; entrambi i sessi sono buoni volatori. Larva: apoda, bianco-crema con capo scuro, lunga a maturità 45-55 mm. Uova: ovoidali, di circa 5 mm, di colore bianco-crema alla deposizione e poi di colore giallo brunastro. Di questo insetto sono state descritte due specie: A. chinensis e A. glabripennis, morfologicamente simili. A. melosiaca si ritiene sia invece una forma di A. chinensis

Piante ospiti e distribuzione Questo cerambicide vive nelle regioni originarie dell’Estremo Oriente su un centinaio di specie arboree e in Cina è considerato il maggior pericolo per gli agrumi; in Italia è stato osservato su diverse essenze forestali (fagacee, corilacee, acero, ippocastano, platano, pioppo e altre), ma anche arbustive (lauroceraso, rosa, giuggolo). È presente in Europa dall’inizio degli anni 2000 (in Lombardia, con danni seri; nel luglio 2008 è stato accertato un focolaio circoscritto nel Comune di Roma e nel 2009 un nuovo focolaio in provincia di Treviso). È stato inserito nella Lista di allerta della EPPO ed è attualmente oggetto di Lotta Obbligatoria.

►Biologia Si ritiene che nel Nord Italia A. chinensis svolga tendenzialmente il proprio ciclo biologico nell’arco di due anni (una piccola parte della popolazione anche in uno solo). In Italia (Lombardia) gli sfarfallamenti avvengono da giugno ad agosto e gli adulti si alimentano rodendo la corteccia dei giovani rami delle piante ospiti. La femmina ovidepone nella zona del colletto o sulle radici superficiali, producendo con le mandibole piccole incisioni nella corteccia (lunghe 3-4 mm, trasversalmente all’asse degli organi legnosi) nei punti dove deporrà singolarmente le uova (nel complesso anche più di 70); essa inserisce l’ovidepositore perpendicolarmente al taglio e, per effetto di questa azione, la corteccia subisce un’ulteriore piccola lacerazione così che il punto di ovideposizione assume la caratteristica forma a “T” rovesciata. Le larve neonate penetrano nel legno dove scavano gallerie superficiali, per poi approfondirsi successivamente, ma sospendendo l’attività nel periodo invernale. Si impupano all’interno del legno. L’adulto emerso, dopo avere atteso circa una settimana nella camera pupale per far indurire l’esoscheletro, esce dal legno aprendo un foro di sfarfallamento perfettamente tondo di circa 20 mm di diametro [ 113 ]. 
Danni Sono conseguenti all’attività trofica delle larve a carico del legno della parte basale del fusto e delle radici. La pianta mostra un deperimento e un indebolimento strutturale con rischi di schianto; inoltre i fori di sfarfallamento costituiscono una potenziale via di ingresso di altri patogeni.


• Difesa La lotta diretta contro A. chinensis è difficile sia per la sua attitudine ad attaccare numerose essenze, sia per la difficoltà di individuarne precocemente gli attacchi, nonché per la limitata efficienza di agenti biologici naturali di controllo presenti nell’ambiente. Prove di lotta chimica hanno dato risultati insoddisfacenti: dunque le uniche soluzioni sono l’abbattimento e la distruzione delle piante colpite allo scopo di tentare di eradicare il fitofago nei focolai di introduzione. In alcuni Paesi sono in corso di sperimentazione modalità di controllo mediante impiego di microrganismi entomopatogeni (Beauveria brongniartii). 

Contro questo parassita è stato emesso un Decreto di Lotta Obbligatoria (D.M. 09/11/2007, G.U. n. 40 del 16/02/2008) che prevede: 

• il divieto, ai privati, di introdurre piante sensibili originarie di Paesi terzi non europei (art. 3); 

• il monitoraggio dell’eventuale presenza, da effettuarsi a cura delle strutture fitosanitarie in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e dei Servizi Forestali Regionali; 

• la comunicazione ai Servizi Fitosanitari competenti per territorio dell’introduzione e dei commerci di piante sensibili (art. 4); 

• l’obbligo di segnalazione ai Servizi Fitosanitari competenti per territorio da parte di chiunque rilevi la presenza di insetti adulti o piante con sospetto di attacco (art. 5).

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE