5   Gestione del bosco e assestamento forestale

La pianificazione forestale in Italia si è sempre basata sul piano di assestamento forestale, finalizzato all’individuazione delle modalità gestionali e delle azioni di valorizzazione e tutela degli ecosistemi forestali e della loro programmazione nel tempo e nello spazio, a livello di singola azienda o di proprietà forestale [ 64 ]. 
I piani di assestamento costituiscono il principale strumento di gestione delle foreste, in quanto stabiliscono l’organizzazione nello spazio e nel tempo degli interventi da compiere per assicurare la migliore convenienza e continuità nell’erogazione di beni e servizi che la società umana richiede alle foreste. 
     Le fasi del processo di piano
La sequenza delle fasi principali nelle quali il processo di piano si articola è la seguente: 
• identificare gli obiettivi da perseguire; 
• raccogliere le informazioni utili già disponibili; 
• suddividere la foresta in particelle e sottoparticelle; 
• descrivere le situazioni ecologico-selvicolturali esistenti in ciascuna particella e sottoparticella; 
• aggregare particelle e sottoparticelle in classi colturali; 
• definire gli schemi di inquadramento assestamentale da adottare in ciascuna classe colturale; 
• raccogliere i dati dendrometrici che consentono di applicare gli schemi assestamentali prescelti; 
• elaborare gli scenari di strategia gestionale tecnicamente proponibili per il futuro; 
• scegliere gli scenari che consentono il migliore conseguimento degli obiettivi di piano, coinvolgendo nella decisione finale il committente del piano o gli altri soggetti da esso indicati; 
• redigere gli elaborati tecnici che concretizzano, in un programma di interventi da attuare in applicazione del piano, le strategie decise; 
• sottoporre il piano alle procedure di collaudo e approvazione previste dalle norme regionali. 
Obiettivi di piano Le linee programmatiche identificano l’indirizzo selvicolturale di fondo da applicare, il livello di dettaglio richiesto all’elaborato assestamentale, i disciplinari o i programmi esecutivi o di indirizzo da approntare in rapporto alle esigenze specifiche, i criteri di rilievo dendroauxometrico, i capitoli e gli altri elaborati che devono costituire il progetto assestamentale. 
Le linee programmatiche possono essere modificate in corso d’opera, qualora se ne manifesti l’esigenza, in accordo col committente. 
Il tecnico assestatore raccoglie preliminarmente tutto il materiale documentario e bibliografico relativo al complesso silvo-pastorale da assestare, alla sua storia, ai vincoli che gravano su di esso, nonché agli eventuali progetti o indagini preesistenti che interessino in qualche modo l’area in esame. 
Compartimentazione della foresta La prima fase di impostazione tecnica del piano consiste nell’istituire le particelle [ 65 ] ed eventualmente le sottoparticelle che, successivamente, verranno aggregate in classi colturali. L’insieme delle operazioni di costruzione del particellare e di classificazione colturale va sotto il nome di compartimentazione della foresta. 
Particelle o sottoparticelle Le unità base della compartimentazione sono costituite dalle particelle (che non è necessario suddividere internamente) e dalle sottoparticelle eventualmente istituite internamente a particelle più grandi. Le particelle e le sottoparticelle sono le unità tecniche elementari di gestione della foresta, cioè costituiscono la porzione minima di territorio sulla quale si organizza: 
• la raccolta ordinata dei dati che classificano e descrivono le condizioni del bosco e del luogo e che guidano le operazioni di elaborazione del piano; 
• l’edizione su carta di tutte le informazioni che servono a programmare ed eseguire correttamente gli interventi; 
• il controllo sull’applicazione del piano, la registrazione degli interventi che vengono effettuati e quella dei fatti imprevisti e importanti che si verificano. Le particelle hanno limiti appoggiati a linee fisiografiche riportate su mappa e immediatamente riconoscibili sul terreno: può trattarsi di corsi d’acqua, linee di compluvio, crinali, strade, sentieri, elettrodotti, ecc. I limiti di proprietà aziendale, anche se non fisiografici, chiudono dall’esterno la rete dei poligoni particellari; anche i limiti amministrativi che attraversano la proprietà (comune, regione o altro) costituiscono linee sulle quali attestare necessariamente le particelle. Il termine “particellare” si riferisce all’intero reticolo di compartimentazione del piano di assestamento. 
Identità colturale È la combinazione di quattro elementi determinanti per la gestione del bosco: 
1. Il tipo di formazione presente (formazioni arboree, arbustive, erbacee). 
2. La composizione specifica del bosco, adottando i seguenti criteri ai fini della standardizzazione informativa: 
- boschi monospecifici, quando una sola specie occupa almeno l’80% della copertura arborea; 
- boschi misti a prevalenza di una specie, quando la specie principale è presente per un’aliquota variabile fra il 50% e l’80%; 
- boschi misti a prevalenza di due specie, quando le due specie principali sono presenti entrambe con aliquote variabili fra il 20% e il 50% e nessuna delle altre supera il 20%; 
- boschi misti a prevalenza di tre specie, quando le tre specie principali sono presenti con aliquote variabili fra il 20% e il 50% ciascuna e nessuna delle altre supera il 20%; 
- boschi misti a partecipazione di più di tre specie negli altri casi. 
3. La selvicoltura applicabile nel prossimo futuro: 
- governo a ceduo; 
- conversione ad alto fusto di un bosco di origine agamica; 
- coesistenza fra ceduo e alto fusto (tipicamente ceduo composto o ceduo coniferato); 
- trattamento a taglio raso o tagli successivi;
- trattamento a taglio a scelta; 
- arboricoltura specializzata da legno o da frutto o per produzioni non legnose; 
- bosco-parco a fini turistico-ricreativi; 
- interventi selvicolturali di impatto minimo suggeriti dall’evoluzione spontanea del bosco nell’intento di raggiungere un livello più elevato di stabilità ecologico-vegetazionale; 
- evoluzione naturale incontrollata senza interventi selvicolturali. 
4. La funzione caratteristica assegnabile alla particella o sottoparticella: 
- produzione di legno; 
- prodotti non legnosi degli alberi (frutti, corteccia o altro); 
- prodotti del suolo o del sottobosco (funghi o altro); 
- protezione idrogeologica; 
- funzioni naturalistiche o conservative; 
- funzioni ricreative; 
- funzioni scientifiche. 
Delimitazione di particelle e sottoparticelle La superficie da assegnare alle unità di compartimentazione è variabile, ma è sempre orientata a costituire efficienti unità elementari di gestione del bosco. Le formazioni soggette a regimi selvicolturali estensivi possono avere dimensioni ampie, solitamente non eccedenti 20 ha o al massimo 30 ha; dove invece si pratica una selvicoltura intensiva le unità sono più piccole, ma non è opportuno scendere a meno di 2 ha. I confini di particella e sottoparticella vengono tracciati in bosco con vernice indelebile. I confini di sottoparticella possono essere restituiti solo su mappa, posizionando sul terreno solo i vertici di incrocio col poligono fisiografico di particella. 
Classi colturali Una classe colturale, o compresa, è costituita da tutte le particelle o sottoparticelle che, avendo sia esigenze selvicolturali analoghe sia finalità gestionali simili, possono partecipare a un’unica strategia di piano per quanto riguarda l’assetto assestamentale da raggiungere (continuità, regolarità e massimo livello nei ritmi di erogazione dei benefici e servizi) e la programmazione degli interventi (scadenze, luoghi dove effettuarli e modalità di attuazione). Nella maggior parte dei casi la classe colturale è costituita da particelle o sottoparticelle comprendenti boschi di analoga composizione specifica e assoggettabili a forme di governo e trattamento specificamente definite (es. una compresa per i cedui di specie mesofile, una per le fustaie miste a prevalenza di abete bianco e rosso e trattate a scelta, una per le faggete a finalità protettive, ecc.). 
Raccolta dei dati di campagna Consiste sia nella raccolta dei dati ecologico-selvicolturali che caratterizzano l’unità di compartimentazione, operazione nota come descrizione particellare, sia nell’eventuale esecuzione dei rilievi di inventariazione del bosco, comunemente indicati come rilievi dendro-auxometrici. Può servire anche il rilevamento di dati riguardanti la viabilità o altri fattori gestionali. 
Descrizione di particelle e sottoparticelle La descrizione accurata di ogni particella o sottoparticella è necessaria in qualunque circostanza e costituisce il momento dell’analisi più approfondita della foresta. 
Dati associabili all’unità di compensazione Per ogni particella non suddivisa internamente e per ogni sottoparticella i dati indispensabili da raccogliere sono: 
• informazioni anagrafiche (codice identificativo dell’unità di compartimentazione, luogo, data del rilevamento); 
• orografia (altitudine, pendenza, esposizione, posizione fisiografica); 
• superficie totale (inclusi produttivi e non produttivi, netta, superfici catastali); 
• vulnerabilità del sito (dissesti per erosione, frane o altro); 
• limitazioni colturali legate alle caratteristiche del suolo (superficialità del terreno, rocciosità, ristagni d’acqua); 
• danni (da animali domestici o selvatici, fitopatogeni o parassiti, agenti meteorici, movimenti di neve, incendi, utilizzazioni o esbosco, attività turistico-ricreative, ecc.); 
• accessibilità per le operazioni di gestione selvicolturale; 
• esistenza di condizionamenti alla gestione (eccesso di animali selvatici, contestazioni di proprietà, ecc.); 
• situazioni particolari (pascolo in bosco, emergenze storico-naturalistiche, usi civici, sorgenti, ecc.); 
• opere e manufatti (strade, piste camionabili, piazzali di carico, edifici, opere di sistemazione, elettrodotti o altro). 
Dati associabili alla formazione avente propria identità colturale I dati più importanti da raccogliere sono i seguenti: 
• nei boschi sottoposti a gestione selvicolturale non specializzata: forma di governo, composizione specifica, tipo forestale, età, densità, grado di copertura e sue interruzioni per chiarie o radure, novellame, struttura e stadio evolutivo del piano arboreo, specie e diffusione degli strati arbustivo ed erbaceo, interventi selvicolturali passati, funzioni assegnabili al soprassuolo, possibile orientamento selvicolturale per il futuro e conseguenti ipotesi di intervento; 
• negli impianti specializzati di arboricoltura da legno: composizione specifica, stadio evolutivo, finalizzazione dell’impianto, anno di impianto, anno di possibile cambio di destinazione, distanza o sesto di impianto, vigoria, fallanze, qualità del fusto, trattamento subito, ipotesi di intervento; 
• nei castagneti da frutto: stadio evolutivo, stato colturale e condizioni di gestione, età, densità, vigoria e stato fitosanitario, sesto di impianto, ipotesi di intervento; 
• negli impianti speciali per la tartuficoltura: struttura e stadio evolutivo, specie legnosa simbionte, specie arborea accessoria, fungo ospite, sesto d’impianto, densità, trattamento subito, ipotesi di intervento; 
• negli arbusteti: composizione specifica, altezza media dell’arbusteto, grado di copertura, ipotesi di intervento; 
• nei pascoli e prati-pascoli: composizione del cotico, densità, presenza di infestanti, modalità del pascolo, specie pascolanti, carico al quale viene sottoposto, disponibilità idrica, presenza e stato degli abbeveratoi, possibilità di meccanizzazione, infrastrutture, ipotesi di intervento. 
Inventario del bosco I dati di massa legnosa sono utili per evidenziare le esigenze selvicolturali e per dare la misura dei prelievi possibili o necessari. Nella gran parte dei casi gli accertamenti si basano sulla misurazione del diametro degli alberi e di alcune loro altezze; può aggiungersi il rilevamento degli incrementi radiali di alcuni fusti. L’inventario assestamentale può seguire metodi diversi e combinabili l’uno con l’altro: 
• inventario per cavallettamento totale: si misura il diametro di tutti gli alberi esistenti in una particella o sottoparticella; 
• inventario per aree di saggio scelte soggettivamente: si esegue identificando i luoghi in cui si verificano le condizioni che caratterizzano zone ampie di bosco e delimitandovi poche aree di una certa estensione (possono comprendere qualche centinaio di alberi) per eseguire i rilevamenti; 
• inventario per campionamento: si istituiscono molte piccole unità di osservazione (ciascuna comprendente pochi alberi), disperse nel bosco in punti imparzialmente identificati a seguito del disegno campionario e non localizzati su libera scelta del tecnico; 
• inventariazioni speditive: possono derivare da stime campionarie semplificate o anche da valutazioni soggettive, basate su esperienze precedentemente verificate in casi simili. 
Inventario per cavallettamento totale Il cavallettamento totale è il metodo più sicuro per inventariare il bosco a scala particellare, anche se l’attendibilità dei risultati non è assoluta. In genere, è da evitare nei terreni disagevoli, poiché i costi sarebbero eccessivi; oppure nei boschi trattati ad alto fusto coetaneo lontani dalla maturità, quando si possono applicare procedure assestamentali che prescindono dalla determinazione accurata delle masse in piedi. La misurazione delle altezze viene effettuata ripartendo equamente le osservazioni fra tutte le classi diametriche, proporzionalmente alle specie presenti. Anche gli incrementi radiali vanno rilevati su tutte le classi diametriche e proporzionalmente alle specie, preferibilmente a carico degli stessi alberi selezionati per le altezze. 
Inventario per aree di saggio scelte soggettivamente I dati dendrometrici caratterizzanti intere comprese o ampie estensioni di bosco possono essere desunti per mezzo di aree di saggio rilevate in popolamenti che si ritiene rappresentino la situazione media o prevalente che si intende analizzare. Le aree di saggio di questo tipo sono localizzate dal tecnico su sua libera scelta. Occorre conoscere la superficie complessiva di bosco alla quale rapportare i dati che si rilevano internamente alle aree di saggio. Le aree di saggio sono estese solitamente da 1.000 a 5.000 m2 a seconda della densità arborea e hanno forma circolare, quadrata o rettangolare in funzione delle situazioni operative. Un’utile soluzione consiste nel tracciare allineamenti (es. lunghi 100 m) e nel rilevare gli alberi presenti entro una certa distanza (es. 10 o 20 m); in alternativa si identificano i limiti esterni delle aree di saggio per mezzo di semplici strumenti topografici, distanziometri o anche soltanto con paline e nastri metrici. Internamente alle aree di saggio si eseguono le stesse osservazioni dendrometriche che caratterizzano il cavallettamento totale. 
Inventario per campionamento Un campionamento che fornisca buoni risultati richiede un numero minimo di alcune decine di osservazioni. Si possono adottare varie tecniche di rilevamento, conseguendo vantaggi più o meno consistenti, a seconda dell’accuratezza con la quale il disegno campionario è progettato e condotto. Il campionamento presenta alcuni vantaggi importanti: 
• si riducono ai livelli minimi le spese da sostenere per inventariare superfici estese; 
• è possibile valutare l’attendibilità statistica dei risultati; 
• è possibile censire i popolamenti sub-particellari dello stesso tipo che si trovino dispersi fra più particelle, stimare la loro estensione complessiva e i valori dendrometrici che li caratterizzano; 
• la georeferenziazione della griglia di punti nei quali si localizzano i rilievi facilita la restituzione cartografica dei fenomeni osservati e consente di realizzare mappe che evidenziano con immediatezza le esigenze gestionali; 
• in ogni punto di osservazione è possibile registrare separatamente gli alberi proposti per l’abbattimento con i prossimi interventi selvicolturali, quantificando in questo modo i prelievi contestualmente alle masse legnose in piedi; 
• il campionamento può essere eseguito contemporaneamente alla descrizione particellare e alle operazioni più semplici di restituzione cartografica. 
Si tratta di risultati apprezzabili in varie circostanze, anche se non sempre si possono conseguire tutti contemporaneamente. Per contro, il campionamento, oltre a essere scarsamente efficiente su piccole superfici, è difficilmente collaudabile. 
Inventari speditivi Il relascopio consente di rilevare direttamente l’area basimetrica per ettaro nel punto di osservazione, senza misurare diametri [  66 ]. È possibile registrare separatamente gli alberi in piedi e quelli indicati per il taglio. Un altro metodo consiste nella stima sintetica della massa in piedi esistente nell’unità di compartimentazione, realizzata per confronto soggettivo con altre particelle o con altri casi noti. 
Mappa assestamentale È realizzata sulla base di una carta tecnica regionale (CTR) in scala 1:10.000, riporta il particellare assestamentale e costituisce lo strumento tecnico-cartografico fondamentale di gestione della foresta. Altre carte aventi finalità particolari (per evidenziare le classi colturali, i tipi strutturali, i tipi di intervento o altro) sono opzionali e possono essere prodotte separatamente a scala di minore dettaglio. 
Mosaicatura delle mappe catastali È realizzata in scala 1:10.000, riporta le particelle, le sottoparticelle assestamentali, i fogli e le particelle catastali con i relativi confini. Il mosaico catastale è obbligatorio quando il piano riguarda un complesso consortile; negli altri casi è opzionale, a discrezione di quanto previsto dalle linee programmatiche. 
Rilievi topografici Possono essere particolarmente onerosi. Nella gran parte dei casi occorre riportare su mappa nuove linee di compartimentazione o tracciati di strade di servizio. La precisione della restituzione cartografica deve essere rapportata alle effettive esigenze pratiche di gestione, per evitare costi di rilevamento non indispensabili. Altri rilievi topografici possono essere richiesti per fare chiarezza sui limiti di proprietà, operazione per la quale il Codice Civile prevede specifiche procedure di confronto fra le parti. 
Viabilità forestale Condiziona fortemente l’attività selvicolturale, pertanto il piano la descrive dettagliatamente e programma, quanto meno nelle linee generali, le eventuali esigenze di ampliamento o risistemazione. La viabilità di interesse più immediato è costituita da strade di servizio, tracciati permanenti per mezzi agricoli, mulattiere e sentieri; si escludono le piste aperte solo temporaneamente per fini di utilizzazione o esbosco oppure per altri motivi. 
La descrizione informativa di un tracciato lo fraziona in tratte omogenee per classificazione tecnica ed esigenze di manutenzione. I dati fondamentali da raccogliere per ogni tratta sono: 
• identificazione (numero e nome del percorso, punto di partenza a valle e punto di arrivo a monte); 
• classificazione amministrativa; 
• classificazione tecnica (strada camionabile principale, strada camionabile secondaria, strada trattorabile o carrareccia, pista camionabile, pista di strascico principale- permanente, tracciato per mezzi agricoli minori, mulattiera, sentiero, vecchio tracciato); 
• da recuperare, proposta di tracciato; 
• possibilità o meno di utilizzare la tratta a causa di ostacoli presenti in un altro punto del tracciato, accessibilità, transitabilità e infine tutte le indicazioni in merito alle necessità di manutenzione, specificando gli interventi necessari e la loro priorità. 
Funzioni del bosco e obiettivi di piano L’analisi delle funzioni che possono essere riconosciute alle varie parti della foresta è alla base della ricerca delle strategie di piano più efficaci. Si possono adottare soluzioni cartografiche (di tipo sintetico) o valutative (di tipo analitico) oppure entrambe, a seconda delle esigenze. Gli obiettivi di piano da raggiungere potrebbero essere i seguenti: 
• conservare aspetti tradizionali del paesaggio; 
• mettere il bosco in condizione di ospitare un numero consistente di visitatori senza essere danneggiato; 
• mettere il bosco in condizione di essere meno esposto al rischio incendi e di subire eventualmente minori danni; 
• semplificare la gestione selvicolturale del bosco e renderne minimi i costi. 
Programmazione dell’attività selvicolturale Questa programmazione è senza dubbio la scelta centrale e più delicata, cioè quella che caratterizzerà la gestione del bosco per tutto il periodo di applicazione del piano e che potrà condizionare, in senso positivo o negativo e per molti decenni a venire, il futuro della foresta. Gli interventi vengono graduati secondo l’urgenza e localizzati particella per particella, allo scopo di rendere costante, perpetua e il più possibile elevata l’erogazione di molteplici benefici e servizi da parte del bosco. Continuità ed elevatezza di erogazione di beni e servizi sono requisiti base dell’assestamento forestale. 
Il processo logico che occorre cercare di mettere in atto può essere sintetizzato nei punti che seguono: 
• elaborare il quadro di sintesi della situazione reale esistente in ciascuna classe colturale; 
• identificare l’assetto ideale (di stabilità biologica e di massima erogazione di beni e servizi) al quale cercare di approssimare ciascuna classe colturale; 
• confrontare la situazione reale di ciascuna classe con il corrispondente assetto ideale; 
• elaborare la strategia di lungo periodo apparentemente migliore per avvicinare ogni situazione reale al proprio assetto ideale; 
• riconsiderare in un quadro di sintesi superiore, a livello dell’intera foresta, le strategie ipotizzate per tutte le classi colturali e definire gli scenari futuri che in questo modo si prospettano per tutta la foresta; 
• giudicare se questi possibili scenari futuri sono accettabili (in questo caso l’elaborazione del programma degli interventi può continuare) oppure no (in questo caso l’elaborazione del programma degli interventi deve essere reimpostata); 
• adottare lo scenario più conveniente e le strategie di classe colturale che lo configurano; 
• redigere il programma degli interventi conseguentemente da adottare durante il periodo di applicazione del piano. 
Le scelte da operare riguardano sia gli assetti di lungo periodo del bosco (stabilire forme di governo e trattamento che garantiscano la sostenibilità della gestione per decenni), sia gli interventi che concretizzano, nei pochi anni di applicazione del piano, tali orientamenti (prescrivere dove, quando, in che misura e con quali modalità eseguire gli interventi selvicolturali). 
L’assestamento non serve semplicemente per trasferire, in un programma di tagli, le necessità di intervento che si manifestano a seguito della ricognizione compiuta in bosco: esigenze di altro tipo potrebbero non essere immediatamente percepibili, ma potrebbero rivelare anch’esse, se fatte opportunamente emergere, un grado di priorità elevato. Infatti la motivazione peculiare del ragionamento assestamentale consiste proprio nel portare alla luce anche le esigenze meno evidenti e non legate alle contingenze del momento. Questo perché, per conseguire gli obiettivi di piano, talvolta l’assestamento deve anticipare o ritardare i tagli di fine ciclo rispetto alle sole esigenze selvicolturali, anche a costo di accettare una riduzione produttiva localizzata o momentanea, ma nell’intento di soddisfare esigenze gestionali aventi valenza più ampia o accortamente proiettate nel tempo. 
Per esempio, una programmazione degli interventi fondata su considerazioni esclusivamente selvicolturali, consente sì di evitare tagli eccessivi in un singolo soprassuolo, ma non permette di valutare se le utilizzazioni di fine ciclo (che si ritiene necessario compiere nei prossimi dieci o venti anni nell’intera foresta) superano i ritmi di accrescimento del bosco. Oppure potrebbero non esistere ragioni esclusivamente selvicolturali per anticipare alcuni tagli di rinnovazione in particelle che si stanno avvicinando alla maturità ma, al tempo stesso, potrebbe prospettarsi un periodo nel quale troppi boschi giungono contemporaneamente alla fine del ciclo produttivo: in tal caso bisognerebbe prevenire utilizzazioni massicce e concentrate nell’arco di pochi anni; al contrario il passaggio di generazione dovrebbe essere rallentato se, nel prossimo futuro, si prospettasse una forte predominanza di soprassuoli giovani. 
Un’altra esigenza potrebbe essere di evitare tagli anche selvicolturalmente corretti, ma consistenti e ravvicinati nel tempo in boschi limitrofi, per non determinare rischi di dissesto idrogeologico. Per fare emergere e valutare problemi di questo tipo serve, in primo luogo, stimare l’ordine di grandezza complessivamente ammissibile per i tagli da eseguire in applicazione del piano; inoltre occorre delineare strategie sostenibili di prelievo, anche per i decenni immediatamente successivi e analizzare la distribuzione spaziale degli interventi previsti secondo vari scenari. 
Nella gran parte delle circostanze è utile confrontare la situazione esistente (bosco reale) e la situazione ideale corrispondente all’ipotetico assetto equilibrato della compresa, vale a dire quello che consentirebbe la massima erogazione con continuità dei beni e servizi (bosco normale). Esistono vari schemi di confronto fra la situazione reale e quella normale, concepiti originariamente per programmazioni assestamentali su base produttiva, che possono essere usati per elaborare scenari di breve o lungo periodo, almeno per i sistemi più tipici di governo e trattamento selvicolturale (alti fusti coetanei, trattati a scelta, cedui). Partendo da questo assunto è possibile verificare se nel bosco reale esiste invece un eccesso di particelle giovani o vecchie; di conseguenza è possibile elaborare ipotesi diversificate riguardanti il ritmo dei tagli di fine ciclo (ripresa reale, Rr) per i prossimi decenni, scegliendo infine la strategia di rinnovazione (entità dei tagli da programmare decennio per decennio) che consente i migliori risultati di piano e contemporaneamente avvicina il più possibile la classe colturale a un assetto gestionale equilibrato. Un’altra possibilità di confronto consiste nel calcolare sia la massa legnosa effettivamente esistente nell’intera compresa (provvigione reale, Pr), sia la massa che la stessa compresa avrebbe se si trovasse nelle condizioni ideali di equilibrio (provvigione normale, Pn). Il principio assestamentale è intuitivo: se Pr è minore di Pn, occorre adottare una strategia selvicolturale di risparmio nei prelievi (Rr minore della ripresa normale, Rn); in caso contrario, i prelievi possono essere più consistenti (Rr maggiore di Rn). In tutti i casi, la strategia degli interventi viene concretizzata in termini di superficie da sottoporre alle utilizzazioni (metodi planimetrici) oppure di massa legnosa da prelevare (metodi provvigionali), talvolta combinando assieme le due modalità. Analogamente, anche il prelievo può essere espresso in termini di ripresa planimetrica o ripresa volumetrica; la ripresa infine può essere distinta in ripresa annua o ripresa periodica (prelievo complessivo del periodo di applicazione del piano). 
Assetto assestamentale del bosco coetaneo Nel bosco normale la compresa trattata con taglio raso o tagli successivi (quindi formata da soprassuoli coetanei) è costituita da un numero di particelle uguale all’età di fine ciclo del bosco o turno T; inoltre tutte le particelle hanno uguali estensione e produttività (e questo implica uguali fertilità e densità); infine sono scalate regolarmente di anno in anno di età, da 1, 2, 3 anni fino a T. Se questi assunti si verificano, le utilizzazioni finali e gli interventi intercalari possono succedersi a ritmo costante da un anno all’altro. 
Nella pratica l’assetto teorico del modello viene semplificato e si cerca, più realisticamente, di raggiungere l’equilibrio fra le classi di età rappresentate nella compresa, solitamente aventi ampiezza di 10 o 20 anni; pertanto si assume che, in situazioni di normalità planimetrica, in tutte le classi vi sia la stessa superficie di boschi, anche se le particelle hanno estensioni variabili e singole classi di età possono non essere rappresentate. Gli schemi assestamentali di questo tipo si adattano alla selvicoltura del bosco coetaneo governato a ceduo o ad alto fusto, nei quali il passaggio di generazione è innescato dal taglio di maturità che si verifica allo scadere del turno e le strutture arboree sono tendenzialmente monoplane. 
I dati planimetrici si ricavano dalle superfici di particella o sottoparticella, quando tali unità di compartimentazione sono sufficientemente uniformi in relazione allo stadio evolutivo dei boschi che vi si trovano racchiusi; in presenza di mosaicature di popolamenti sub-particellari, variamente estesi e distribuiti, le superfici della classi di età sono sommatorie delle superfici di popolamento; i due casi possono coesistere. 
La strategia di assestamento viene perseguita fondamentalmente a livello di compresa: vale a dire che il dato da accertare prioritariamente consiste nella superficie complessiva sulla quale eseguire i tagli di fine ciclo, oppure nella massa legnosa complessiva da asportare. In seguito si identificano le particelle o sottoparticelle (o i popolamenti sub-particellari) che necessitano di intervento, ordinandole secondo l’urgenza fino a totalizzare la ripresa planimetrica o di massa. Infine il piano dei tagli dettaglia le modalità degli interventi. 
Gli schemi essenzialmente planimetrici non richiedono di accertare e confrontare le provvigioni, quindi a rigore si possono evitare i corrispondenti rilievi; per determinare il possibile prelievo di massa legnosa prodotto dagli interventi di fine ciclo (dato utile almeno orientativamente), occorrono appositi rilevamenti dendrometrici nelle particelle o nei popolamenti sub-particellari programmati per il taglio. Il contrario avviene con gli schemi essenzialmente provvigionali, che mirano ad accertare le masse senza fare riferimento esplicito alle superfici. Questi schemi di assestamento non quantificano l’entità dei diradamenti (ripresa intercalare), né in termini planimetrici, né volumetrici. La conoscenza della superficie da percorrere con gli interventi intercalari è comunque indispensabile alla redazione del piano; il dato deve essere ricavato dalle esigenze di diradamento o di altro intervento selvicolturale riconosciuti e localizzati durante le descrizioni particellari o durante l’inventariazione e deve essere razionalmente quantificato, compatibilmente con le possibilità concrete di organizzazione aziendale. 
Assestamento basato su criteri cronologico-planimetrici Uno schema elementare di assetto cronologico-planimetrico può essere esemplificato da una compresa di bosco a rapido accrescimento da utilizzare a raso, estesa 120 ha e assoggettabile a turno di 40 anni: istituendo classi di età di ampiezza decennale, nella situazione di equilibrio cronologico caratterizzante il bosco normale, la superficie di ciascuna classe dovrebbe essere 30 ha; la Rn sarebbe 120/40 = 3 ha all’anno. La situazione reale registra invece un forte squilibrio, con molte particelle aventi età comprese fra 21 e 40 anni (situazione reale all’anno 0 del piano di assestamento). L’esigenza di riequilibrare la distribuzione di età impone di adottare una ripresa più elevata della norma e/o di rinviare il passaggio di generazione su una parte consistente della compresa. Due esempi di strategie adottabili sono sintetizzate nella figura  67  : la prima è orientata al minimo prolungamento del ciclo colturale, la seconda ha come priorità di limitare le superfici da sottoporre al taglio. Secondo la prima opzione, durante il periodo di avvicinamento alla situazione normale alcuni tagli di fine ciclo vengono ritardati fino a circa 50 anni (opzione alla quale si ricorre nei primi tre decenni, quando si interviene su 4 ha all’anno) e altri vengono anticipati a circa 30 (opzione alla quale si ricorre nei secondi tre decenni, quando gli interventi si riducono a 3 ha); la normalizzazione si ottiene solo dopo circa sei decenni; la ripresa normale può essere applicata a partire dal 4° decennio; la superficie al taglio per il decennio del piano è di 40 ha. La seconda opzione adotta immediatamente la ripresa normale di 30 ha e raggiunge rapidamente l’equilibrio in quattro decenni, ma accetta che una parte rilevante della compresa venga messa in rinnovazione all’età di circa 60 anni. 
Nei boschi trattati a tagli successivi il taglio di sementazione avviene allo scadere di T (turno), ma il novellame tarda alcuni anni a insediarsi: allo scopo di comprendere il periodo che intercorre prima dell’effettiva affermazione della nuova generazione, alla prima classe cronologica deve essere assegnata durata maggiore delle altre. È possibile elaborare strategie di equilibrio planimetrico fra le classi di età solo per quanto riguarda l’entità delle superfici sulle quali effettuare i tagli di sementazione, ma non per prevedere le superfici da percorrere con i tagli secondari e di sgombero: evidentemente tali interventi vanno effettuati dove e quando serve, in rapporto alle esigenze del novellame che si sta insediando, per non compromettere il futuro sviluppo del bosco. La massa legnosa ricavabile dai tagli secondari e di sgombero, qualora occorra determinarla, va ricavata con stime da effettuare nelle particelle da assegnare al taglio. 
Assestamento basato su criteri provvisionali La ripresa viene quantificata in termini di massa legnosa per i tagli di fine ciclo complessivamente realizzabili su tutta la compresa; successivamente, gli interventi vengono localizzati particella per particella con criteri di priorità selvicolturale. I metodi provvigionali sono apparentemente semplici e consentono di operare un’efficace azione di riequilibrio sull’insieme della compresa, ma per accertare le provvigioni sono necessari rilevamenti dendrometrici talvolta impegnativi e onerosi; anche le procedure applicative possono essere piuttosto complesse e articolate. In molti casi i metodi provvigionali non vengono impiegati come criterio unico di determinazione della ripresa, ma allo scopo di confermare l’ammissibilità volumetrica delle strategie di prelievo elaborate per via planimetrica. La ripresa volumetrica reale di fine ciclo Rr prelevabile annualmente sull’intera compresa può essere così quantificata: 
• commisurando ripresa e provvigione reali secondo lo stesso rapporto che caratterizza le grandezze corrispondenti del bosco normale: Rr = (Rn/Pn) Pr; 
• in base al turno e al rapporto fra le provvigioni: Rr = (2/T) (Pr/Pn) Pr; 
• semplicemente in base al turno: Rr = (Pr/0,5 T); 
• rilevando l’incremento medio di maturità Im e prevedendo un periodo di conguaglio di durata a anni, durante il quale attenuare e infine annullare la differenza fra le provvigioni: Rr = Im + (Pr - Pn)/a. 
Assestamento basato sulle priorità selvicolturali Il metodo richiede di registrare, particella per particella, le esigenze di intervento; l’entità complessiva dei tagli così ipotizzati viene poi riconsiderata globalmente a livello di compresa, cercando di valutare se l’ordine di grandezza della ripresa costituisce un dato accettabile. La ripresa volumetrica di compresa Rr è calcolata con uno dei metodi già descritti. La massa legnosa prelevabile con gli interventi selvicolturali viene registrata in ogni particella classificandola in funzione delle urgenze di intervento: R1, massa ricavabile dagli interventi urgenti e non rinviabili, che devono essere effettuati inderogabilmente durante il periodo di applicazione del piano; R2, massa ricavabile dagli interventi non urgenti, che possono essere eseguiti durante il periodo di applicazione del piano o rinviati a epoca successiva. 
In funzione di tali priorità possono verificarsi tre casi diversificati: se Rr < R1, come ripresa si adotta R1; se R1 < Rr < (R1 + R2), si adotta Rr; se (R1 + R2) < Rr, si adotta (R1 + R2). 
Qualora, per ragioni operative, sia possibile valutare unicamente R1, il confronto fra R1 e Rr si trasforma in un semplice controllo di ammissibilità assestamentale della ripresa stimata. L’assestamento su base selvicolturale può essere abbinato a un inventario per campionamento, che consente di registrare in ogni unità campionaria sia la massa in piedi sia quella prelevabile. Talvolta Rr non può essere calcolato, in quanto non è possibile identificare un modello di assetto equilibrato di compresa neppure provvisorio o sommario, per esempio per ragioni di degradazione delle formazioni o per la loro particolare eterogeneità; in questi casi non esiste altra possibilità che riorganizzare nel piano dei tagli le esigenze di intervento emerse particella per particella, rinviando al futuro la definizione di un ordinamento assestamentale possibile. 
Assetto assestamentale del bosco trattato a scelta Gli schemi assestamentali orientati al bosco trattato a scelta tendono a fare coesistere in brevi spazi e a differenziare al massimo l’età e gli stadi evolutivi degli alberi. Possono essere adottati sia per le fustaie tipicamente trattate a scelta per alberi singoli o per gruppi più o meno estesi, sia per boschi a minore articolazione strutturale, nei quali si intenda attuare interventi che progressivamente interrompano l’uniformità di copertura e inneschino il processo di rinnovazione naturale permanente che caratterizza il soprassuolo disetaneo. La teoria descrive la particella di bosco disetaneo come una piccola compresa in equilibrio a sé stante: ci sono alberi di tutte le età, ogni anno si utilizza una quantità costante di alberi che hanno raggiunto le dimensioni di fine ciclo e, contemporaneamente, una quantità costante di alberi più piccoli presenti in eccesso, in misura tale che il prelievo uguagli l’incremento di massa legnosa registrato dall’intera particella durante lo stesso anno. 
La regolarità di tale produzione è effetto del tempo, sempre uguale, che gli alberi di una determinata classe di diametro impiegano per passare alla classe successiva; tale tempo di passaggio diventa progressivamente più breve, mano a mano che il diametro dell’albero aumenta. Nella pratica gestionale le utilizzazioni non si succedono annualmente, ma allo scadere di un periodo di curazione opportunamente definito, che solitamente varia da 10 a 15 anni. A livello di compresa la regolarità di produzione è conseguita cercando di assegnare alle particelle superfici inversamente proporzionali alla loro produttività. Il primo passo della programmazione consiste nel fissare la superficie di intervento, coincidente con quella delle particelle che periodicamente cadono al taglio secondo la scadenza del periodo di curazione; quindi viene stabilita l’entità sostenibile delle utilizzazioni da attuare in ciascuna particella allo scopo di rapportare il prelievo alle effettive capacità produttive; infine viene definito in quale misura la ripresa sia a carico di alberi che hanno raggiunto le dimensioni di fine ciclo colturale o di soggetti più piccoli, per mantenere la giusta proporzione fra gli alberi nelle varie classi diametriche [ 68 ]. Non c’è separazione fra massa principale e intercalare, poiché le due aliquote di ripresa sono prelevate contestualmente. La durata del periodo di curazione è stabilita empiricamente, come soluzione di compromesso fra l’esigenza di non effettuare prelievi eccessivi e la necessità di concentrare al massimo le utilizzazioni per ragioni di costi e per ridurre i danni provocati agli alberi e al suolo dall’abbattimento e dall’esbosco. L’incremento corrente è un dato di primaria importanza attorno al quale costruire ipotesi per la determinazione della ripresa, poiché esprime le reali capacità di accrescimento legnoso della particella; l’incremento entra in gioco in vari metodi assestamentali, ma è di difficile rilevamento diretto. 
Assestamento basato sulla distribuzione normale La distribuzione diametrica normale è il cardine attorno al quale alcune procedure assestamentali determinano la ripresa. Dal punto di vista teorico la situazione di equilibrio può essere descritta dalla distribuzione normale in classi diametriche degli alberi presenti nella particella, distribuzione che assume un andamento decrescente caratteristico. 
Il numero di alberi in ogni classe è definito dalla progressione (n, nk, nk2, nk3, nk4, ecc.), nella quale gli alberi aventi la massima dimensione ammessa sono n, quelli della classe immediatamente precedente sono nk, quelli della classe ancora più piccola sono nk2, poi diventano nk3 e così via procedendo a ritroso per tutte le altre. 
Convenzionalmente alle classi è assegnata un’ampiezza di 5 cm, a partire dalla più piccola che è 20 cm. 
Il valore k varia da k = 1,3 nei casi di fertilità elevata, a k = 1,55 in quelli di fertilità scarsa; oppure dipende dalla statura H del bosco (altezza media degli alberi più alti) e dalla composizione specifica, assumendo in particolare il valore k = 4,5/(H1/3) in boschi a forte prevalenza di faggio, 4,3/(H1/3) in boschi di abete bianco e/o abete rosso o misti di faggio e abete bianco o rosso e 4,1/(H1/3) in querceti mesofili. 
La distribuzione normale permette di risalire alla provvigione normale di particella, calcolata sommando le masse legnose di ogni classe diametrica; gli altri elementi indispensabili per determinare il possibile prelievo sono costituiti da provvigione normale, provvigione reale e incremento corrente Ic. 
La ripresa su base annua della particella può essere parametrizzata rispetto al rapporto esistente fra le provvigioni come: 
 
Rr = Ic (Pr/Pn); 

in alternativa, può essere determinata in base allo scarto esistente fra le provvigioni e programmando un periodo di conguaglio a di durata adeguata: 
 
Rr = Ic + (Pr − Pn)/a. 

La ripresa di particella effettivamente conseguibile al termine del periodo di curazione, avente durata d anni, è pari a (Rr × d). 
Lo scarto di provvigione è riducibile e tendenzialmente eliminabile in un tempo a proporzionale all’entità dello scarto: per recuperare deficit consistenti, sono necessari molti decenni. Qualora la provvigione sia particolarmente bassa, la particella viene temporaneamente esclusa dal piano dei tagli. La distribuzione normale è anche una utile guida al trattamento selvicolturale, poiché il confronto con quella reale evidenzia con immediatezza le classi diametriche rappresentate in eccesso o in difetto. Naturalmente gli eccessi, o viceversa le carenze, non possono tradursi meccanicamente in maggiorazioni o riduzioni degli abbattimenti di alberi di dato diametro: la martellata si attiene strettamente a criteri ecologici e selvicolturali; il confronto con la norma serve solo da supporto quando sia possibile operare scelte diversificate. 
Assestamento basato su tassi di utilizzazione Varie procedure assestamentali esprimono la ripresa impiegando i soli dati reali di sintesi del bosco, applicando un tasso percentuale di utilizzazione t alla provvigione reale: 
 
Rr = t × Pr. 

Il valore di t è legato spesso alle situazioni colturali locali ed è ricavato dall’esperienza della selvicoltura adottata in passato: pertanto non è possibile fornire una casistica dettagliata. Come ordine di grandezza t varia, nella maggior parte dei casi, fra 0,5% e 2% ed è soprattutto in funzione di composizione specifica, fertilità o incremento ed entità della massa in piedi. Nella determinazione possono essere assunti anche indicatori di funzionalità ecologica delle cenosi e della sua stabilità, per esempio la quantità di alberi di rilevanti dimensioni, l’abbondanza e vigoria della rinnovazione naturale, la presenza di soggetti deperienti, l’esistenza di situazioni di degradazione o di rischi di vulnerabilità, la differenziazione strutturale; può essere considerata anche l’entità della provvigione normale. Indicatori che rivelano situazioni di buona efficienza ecologica e strutturale giustificano l’adozione di valori t elevati e viceversa. 
Assestamento basato sul controllo dell’accrescimento Il metodo del controllo si basa sulla contabilizzazione della differenza fra le masse rilevate nel corso di due inventari successivi, alla quale si deve aggiungere l’entità delle utilizzazioni effettuate nel frattempo (bilancio di massa). Il principio consiste nell’utilizzare una massa corrispondente alla reale capacità di incremento della particella, una volta che il livello di massima produzione sia stato raggiunto: 
 
Rr = m2 − m1 + mu 
 
dove: 
m2 = massa rilevata all’attualità; 
m1 = massa rilevata all’atto della precedente inventariazione; 
mu = massa utilizzata nell’intervallo fra le due inventariazioni. 
La contabilizzazione dell’incremento è relativamente complessa e deve comprendere anche la mortalità verificatasi nel frattempo e non riportata nel registro delle utilizzazioni. 
Assestamento basato sulle priorità selvicolturali L
’assestamento orientato dalle priorità selvicolturali può essere attuato in maniera simile a quanto precedentemente descritto per i boschi coetanei, determinando Rr con i metodi propri del bosco trattato a scelta. In alcuni casi il ricorso a questa soluzione è praticamente inevitabile, per esempio per fustaie lontane da un assetto assestamentale almeno parzialmente equilibrato. 
Assestamento basato sulle “unità forestali” A partire dal 2009, in Provincia di Trento, sono stati adottati nuovi metodi di pianificazione aziendale-forestale che, mantenendo inalterato l’inquadramento gestionale in particelle (comprese nell’impostazione colturale dei piani), hanno rinnovato le modalità di rilievo e organizzazione dei dati, focalizzando l’attenzione sulle singole unità forestali (popolamenti forestali omogenei o unità di uso del suolo) e facendo uso, per la dendrometria, di sistemi derivati dal telerilevamento combinato, sia con rilievi GPS sia con relascopia. I dettagli di tale tipo di pianificazione sono reperibili sul sito https://forestefauna.provincia.tn.it/Foreste/ Attivita-forestali/Pianificazione. 
La standardizzazione e l’inserimento in un database centralizzato, contenente anche le informazioni sulle utilizzazioni, consentono un più agevole collegamento dei dati della pianificazione forestale con quelli di interesse urbanistico e ambientale. 
Fasi finali del piano di assestamento, collaudo dell’elaborato, controllo della gestione Il piano di assestamento si conclude con la predisposizione di una serie di documenti che raccolgono le analisi compiute dall’assestatore, forniscono le spiegazioni del processo decisionale seguito e descrivono nel dettaglio il complesso forestale e tutte le operazioni e gli interventi pianificati; gli elaborati sono redatti solitamente secondo protocolli definiti dalle Regioni. 
I principali documenti che costituiscono l’incapitolazione del piano sono: 
• relazione (descrizione dell’ambiente e del territorio, presentazione del complesso assestamentale, compartimentazione e rilievi, assestamento delle classi colturali); 
• prospetti riepilogativi delle particelle (descrizioni particellari, prospetti dendrometrici particellari, prescrizioni particellari di intervento); 
• prospetti riepilogativi delle classi colturali; 
• prospetti riepilogativi dell’intero complesso assestamentale (riepilogo generale del complesso, comparazione fra particellare assestamentale e particellare catastale, prospetto storico della gestione trascorsa, rassegna del materiale documentario e bibliografico); 
• programmi di gestione (piano degli interventi, disciplinari e programmi di altro genere); 
• elaborati cartografici (carta assestamentale, mosaico catastale, carta della viabilità, carte tematiche). 
Il registro di gestione è un allegato indispensabile all’elaborato assestamentale e consiste in un prospetto di aggiornamento nel quale, durante il periodo di applicazione del piano, vengono segnati gli interventi effettuati a qualunque titolo nelle singole particelle o i fatti accidentali che si verificano. Il registro di gestione può essere corredato da una carta assestamentale, sulla quale localizzare i fatti annotati. Dopo il collaudo, effettuato con esito positivo, il piano viene approvato e assume valore prescrittivo.

ABBREVIAZIONI

I, incremento: massa legnosa che periodicamente si forma a seguito dell’attività vegetativa del bosco: incremento medio di maturità Im del bosco coetaneo (massa in piedi a fine ciclo colturale divisa per l’età degli alberi abbattuti, ossia il turno); incremento corrente Ic del bosco trattato a scelta (massa che ogni anno si assomma a quella dell’anno precedente). 
P, provvigione: massa legnosa esistente in una compresa o in una particella: provvigione reale Pr (massa effettivamente esistente); provvigione normale Pn (massa che esisterebbe se il bosco avesse un assetto assestamentale equilibrato). 
R, ripresa: entità degli interventi di utilizzazione che segnano la conclusione del ciclo colturale nel bosco coetaneo o la scadenza del periodo di curazione nel bosco trattato a scelta, esprimibile in termini planimetrici (superficie interessata ai prelievi) o volumetrici (massa legnosa oggetto di prelievo); ripresa reale Rr (prelievo effettivamente previsto), ripresa normale Rn (prelievo che sarebbe possibile se il bosco avesse un assetto assestamentale equilibrato), ripresa inderogabile Ri (prelievo irrinunciabile per ragioni ecologico-selvicolturali), ripresa ammissibile Ra (prelievo realizzabile, ma non tassativo), ripresa calcolata Rc (prelievo determinato applicando metodi provvigionali). 
H, statura del bosco: altezza degli alberi più alti presenti in una particella di bosco trattato a scelta, grandezza assunta come espressione delle potenzialità di massima occupazione dello spazio aereo da parte della vegetazione arborea. 
T, turno: età del bosco, quando sottoposto a taglio raso o a tagli successivi coetanei, alla quale si effettuano le utilizzazioni che segnano la fine del ciclo colturale.

APPROFONDIMENTO 12

La gestione della foresta a fini ricreativi

Sempre più persone dotate di tempo libero e di mezzi di trasporto sono alla ricerca di un contatto diretto con la “Natura”. Si pone dunque il problema di: rendere la foresta più accogliente e proteggere la foresta contro i suoi nuovi ospiti. 
Mezzi per rendere la foresta più accogliente 
Come tutti gli spazi naturali selvaggi, il bosco non è adatto alla frequentazione da parte delle masse cittadine: spesso è troppo denso, cespuglioso, privo di vie d’accesso carrozzabili, sentieri e segnalazioni. 
Dunque per portare il pubblico alla pacifica conquista di questo ambiente naturale misterioso bisognerà allestire con attenzione e misura: 
• vie d’accesso carrozzabili e parcheggi da cui partano sentieri; 
• pannelli descrittori dei percorsi, segnalazioni indicatrici, cartelli indicatori di direzione; 
• aree pic-nic, tavole e panche, radure decespugliate, cestini per i rifiuti ed eventualmente servizi igienici. L’insieme delle azioni dovrà integrarsi al meglio con la foresta alterandone il meno possibile l’aspetto naturale che deve restare apparentemente selvaggio. 
Mezzi per proteggere la foresta dai nuovi ospiti 
Il bosco è un ambiente in equilibrio biologico fragile, introdurvi moltitudini umane, incoscienti o imprudenti, fa correre grandi rischi di distruzione. I danni possibili vanno dalla mutilazione degli alberi, il calpestamento del suolo forestale, le raccolte improprie di fiori e frutti, l’incendio per imprudenza. Dunque si rende necessario prevedere misure precauzionali protettive: 
• incrementare i sistemi di prevenzione e protezione dagli incendi; 
• orientare la frequentazione per giungere a un carico di visitatori per ettaro ecologicamente sopportabile; 
• educare il pubblico, e in particolare i bambini, al rispetto della foresta; 
• praticare la chiusura a rotazione di alcune zone permettendo così la rigenerazione dei popolamenti.

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE