App 1 Le meraviglie dell’istinto negli insetti “Il processionale del pino”

APPROFONDIMENTO 1

Le meraviglie dell’istinto negli insetti 
“Il processionale del pino”

Jean-Henri Casimir Fabre (1823-1915) è stato un grande naturalista ed entomologo francese. I suoi Racconti sono assai piacevoli da leggere e Fabre denota [ 27 ], oltre all’acutissima capacità di osservare la natura e i suoi fenomeni, anche un grande talento narrativo. Ecco qualche stralcio “illustrato” di uno dei più famosi racconti dedicati alla processionaria del pino … 

I montoni del mercante Dindenaut seguivano quello che Panurgo aveva maliziosamente gettato in mare, e l’uno dopo l’altro si precipitavano, giacché, dice Rabelais [ 28 ]: “la natura del montone, il più sciocco e inetto animale del mondo, è di sempre seguire il primo, in qualunque parte vada” [ 29 ].

Il bruco del pino non per inettitudine, ma per necessità, è ancora più pecoresco: dove è passato il primo, passano tutti gli altri in fila regolare, senza intervalli vuoti. Camminando sopra una sola riga, a cordone continuo, ciascuno toccando con la testa la parte posteriore del precedente. Le sinuosità complesse, descritte, nei suoi vagabondi capricci, dal bruco che apre la marcia, sono scrupolosamente descritte da tutti gli altri. Giammai teoria antica recantesi alle feste d’Eleusi fu meglio coordinata. Di qui il nome di processionale dato al roditore del pino [ 30 ].

… 

Il bruco che si trova in testa alla processione… sbava il suo filo senza interrompersi e lo fissa sulla via che gli fanno prendere le sue mobili velleità… Ma il secondo arriva sulla sottile passerella e la raddoppia del suo filo; il seguente la triplica: tutti gli altri, finché ve n’ha, amalgamato così bene è0il getto delle loro filiere che, quando la processionaria è sfilata, rimane, come traccia del suo passaggio, uno stretto nastro la cui splendente bianchezza luccica al sole. 


A che tanto lusso?... Io vedo… due ragioni. È di notte che i processionali vanno a pascolare il fogliame del pino. Escono dal nido situato alla sommità di un ramo; discendono seguendo l’asse denudato fino alla prossima ramificazione non ancora brucata e sempre più bassa, a misura che i consumatori hanno tosato i piani superiori; risalgono lungo questo ramo intatto e vi si sparpagliano sopra gli aghi verdi. 

Presa la refezione e giunta la troppo viva freschezza notturna, si tratta di riguadagnare il ricovero del domicilio… Inutile invocare la vista come guida in questo tragitto così lungo e mutevole… Altrettando inutile pensare all’odorato… È il tatto che li informa… La vista e l’odorato esclusi, che resta per guidare il ritorno al nido? Resta il cordone filato in cammino. All’ora di ritirarsi, ciascuno ritrova comodamente il suo proprio filo, sia uno di quelli dei fili vicini, distribuiti a ventaglio dal gregge divergente; a mano a mano la tribù dispersa si riunisce in una sola fila sul nastro comune, la cui origine è al nido, e in tal modo la carovana sazia risale nel suo maniero [ 31 ]. 


Di giorno… si fanno delle spedizioni lontane… Queste sortite non hanno per scopo la ricerca dell’alimento… Gli escursionisti non hanno altro scopo che una passeggiata igienica, un pellegrinaggio di esplorazione dei dintorni, forse un esame dei luoghi in cui più tardi avverrà il seppellimento nella sabbia per la metamorfosi… Per riguadagnare la via già percorsa, occorre che descrivano un laccetto… Più frequentemente ancora il sinuoso laccetto incontra di primo colpo il nastro conduttore. Appena la rotaia è tra le zampe del primo bruco, ogni esitazione cessa: il branco s’incammina verso il nido a passi affrettati. Sotto un secondo aspetto, è evidente l’utilità di questo marciapiede di seta. Per garantirsi dalle asprezze dell’inverno… il bruco del pino si tesse un ricovero nel quale trascorrerà le ore cattive… Una dimora solida, alla prova della neve… esige il concorso di un gran numero. Coi nulla sovrapposti dell’individuo, la società fa un impianto spazioso e durevole [ 32 ]. 

… 

In testa di ogni processione, lunga o corta, cammina il primo bruco che io chiamerò capomarcia, capofila, benché il termine di capo… sia qui un po’ fuori posto. Niente lo distingue, infatti, dagli altri… Le sue funzioni temporanee gli danno un’attitudine a parte. Mentre gli altri passivamente seguono ben allineati, egli, capitano, si agita, e con movimento brusco proietta la parte anteriore del corpo ora di qui, ora di là. Sempre progredendo, sembra informarsi… I subordinati seguono, tranquillissimi, rassicurati dal cordone che tengono tra le zampe. 

La soppressione del capofila non conduce a nulla di saliente… Il secondo bruco, diventato capitano, conosce di primo acchito i doveri del suo grado… Tolgo un bruco verso il mezzo della fila… taglio il pezzo di nastro che occupava e ne cancello il minimo filo. Per questa rottura, la processione acquista due capifila, indipendenti l’uno dall’altro. È possibile che quello posteriore raggiunga la fila anteriore… allora le cose ritornano allo stato di prima. È ancora più frequente che le due parti non si rinsaldino. In questo caso, vi sono due processioni distinte, che errano ciascuna a suo piacere… Nonostante tutto, l’una e l’altra sapranno ritornare al nido, ritrovando… il nastro direttore, di qua dalla rottura. Queste due esperienze sono di mediocre interesse. Ne ho meditato un’altra…Mi propongo di far descrivere ai bruchi un circuito chiuso, dopo aver distrutto i nastri che vi si riallacciavano e che possono condurre a un cambiamento di via… I processionali… si manterranno sulla medesima pesta, persisteranno a percorrere una via che non termina mai [ 33 ]?


Nel penultimo giorno di gennaio 1896… sorprendo un branco numeroso… uno in fila all’altro, i bruchi scalano il grosso vaso, ne raggiungono l’orlo, e vi si avanzano in regolare processione [ 34 ]


Aspetto che il cordone si richiuda, che cioè il capofila, sempre seguendo il cercine circolare, sia tornato al punto di entrata. In un quarto d’ora è fatto. Ecco magnificamente realizzato il circuito chiuso… Un grosso pennello spazza l’eccesso degli ascensionisti; una spazzola rude… sfrega con cura i fianchi del vaso e fa sparire ogni filo… Terminati questi preparativi, ci aspetta un curioso spettacolo. 

Nella processione circolare ininterrotta, non c’è più capofila. Ogni bruco è preceduto da un altro, che segue, che pedina esattamente… è seguito da un compagno che lo stringe d’appresso con la stessa precisione… Nessuno comanda… tutti obbediscono… Che cosa faranno i bruchi su questo fallace sentiero chiuso? Se ne andranno senza fine in tondo, fino all’esaurimento delle forze? La vecchia scolastica ci parla dell’asino di Buridano… che, messo tra due profende di avena, si lasciava morire di fame… Si è calunniata la degna bestia [  35 ]

Non più sciocco di un altro, l’asino risponderebbe alla trappola facendo pasto di entrambe le profende. 

Avranno i miei bruchi un po’ del suo spirito? 

Lo credevo e avevo torto… La serie senza testa non ha più libertà, più volontà; è diventata meccanica. E ciò dura per ore e poi per altre ore… La giornata raggiunge la sua fine e nessuna modificazione si è ancora prodotta nell’impianto della pesta… L’ora del pascolo è venuta… Lascio gli affamati alle dieci e mezza, persuaso che la notte porterà consiglio e che l’indomani tutto sarà rientrato nell’ordine [ 36 ]

Errore da parte mia… All’alba, li ho visitati. Sono allineati come alla vigilia, ma immobili. Tornato un po’ di calore, scuotono il loro torpore, si rianimano, si rimettono in marcia. La processione circolare ricomincia… La notte questa volta è rude…

Che faranno i bruchi…? Andiamo a vedere… Li trovo raggruppati in due mucchi, senz’ordine alcuno. Così ammonticchiati… hanno sofferto il freddo un po’ meno [  37 ].

La sventura a qualche cosa serve… Per ogni gruppo rianimato… sta per essere trovato un capofila, che non avendo da seguire un bruco che lo precede… potrà far deviare la serie… Sorvegliamoli… Riusciranno a uscire dal cerchio stregato? A vedere la loro grossa testa nera che oscilla, inquieta, per un momento lo credo. Ma sono tosto disingannato. Dilatando le file, i due pezzi della catena si ricongiungono, il cerchio si ricostituisce. I capi di un momento ridiventano semplici subordinati, e per tutto il giorno ancora i bruchi sfilano in tondo [ 38 ]

… 

Quando verrà dunque la liberazione? Io non vedo che due mezzi di scongiurare la sorte e di liberarsi dal circuito. Questi due mezzi sono due prove penose. Strano concatenamento degli effetti e delle cause: dal dolore, dalla miseria, deve risultare il bene. … La stanchezza aumenta la confusione. Numerose sono le zoppicanti; le serie si spezzano in brani, aventi ciascuno il suo capo…Tutto sembra annunciare la disgregazione dalla quale nascerà la salvezza [ 39 ]

La mia speranza è ancora ingannata.

… 

Chi avesse voglia di sapere come è andata a finire, può cercare nelle librerie il Volumetto: J.H. Fabre, Le meraviglie dell’istinto negli insetti 

[Casa Editrice Sonzogno - Milano, ristampa del 1957]


 40  (a) Copertina del volume con il racconto del processionale. (b) Cartellonistica di avvertimento. Trappole a collare: con serbatoio di raccolta (c) e con colla entomologica (d).

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
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