3   Selvicoltura e piante forestali

 Il bosco è un sistema ecologico costituito da una associazione di specie arboree forestali che interagiscono con l’ambiente e altre componenti di natura biologica [ 40 ]. Del bosco esiste anche una definizione legislativa: in terreni con copertura non inferiore al 20% di alberi (spontanei o piantumati) in vari stadi di sviluppo; l’estensione non deve essere inferiore ai 2.000 m2 e deve avere una larghezza media di almeno 20 metri. La disciplina che si occupa dello studio di tali ecosistemi, nonché delle tecniche colturali atte a conservare l’equilibrio dinamico delle biocenosi, è la selvicoltura, il cui scopo è preservare la funzionalità delle fitocenosi forestali in modo da assicurare all’uomo “la perpetuità dei molteplici servigi che esse sono in grado di esplicare e l’uso razionale di questi” (Ciancio, 1981). La selvicoltura soddisfa primariamente la necessità di produzione del legno, ma ogni intervento deve contemperare l’utilizzo dei boschi con la loro conservazione. Dunque al taglio deve accompagnarsi la coltivazione del bosco (tutte le pratiche tese a migliorare la produzione del legno come il diradamento) e la rinnovazione, cioè una gestione del bosco tale da garantirne la perpetuazione, sia che avvenga in modo naturale sia trapiantando alberi allevati in vivaio. La disciplina dei beni forestali demaniali e il monitoraggio sul loro stato di salubrità sono affidati alle Regioni [ 41 ]. 

 41  La Regione Friuli Venezia Giulia monitora l’ambiente forestale e il suo stato fitosanitario dal 1994 attraverso un programma denominato Bausinve: (a) danni in un bosco della Carnia dovuti alla tempesta Vaia (nota anche come Adrian) del 28-29-30 ottobre 2018, che devastò il patrimonio forestale delle Alpi orientali abbattendo 9 milioni di metri cubi di legname; (b) la tempesta vista dal satellite il 29/10/2018 alle ore 18:00 (lo sting jet è un vento violentissimo che nasce all’interno della depressione e scende da alta quota); (c) grafico a torta con suddivisione in percentuale dei danni in relazione all’agente, rilevati in base a un campionamento periodico; (d) grafico dei rilevamenti Bausinve dal 1994 al 2018, anno quest’ultimo della tempesta Vaia (in blu danni da agenti biotici, in giallo da eventi meteorici; in ordinata il numero delle schede dei campionamenti). 
     Selvicoltura e pianificazione forestale 
Il Decreto legislativo n. 34/2018 (Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali) rappresenta la legge quadro di indirizzo e coordinamento in materia di selvicoltura e filiere forestali [ 42 ], le cui finalità riguardano l’aggiornamento della normativa nazionale di settore (in abrogazione del D.lgs. n. 227/2001) e, in particolare, a: “migliorare il potenziale protettivo e produttivo delle risorse forestali del Paese e lo sviluppo delle filiere locali a esso collegate, valorizzando il ruolo fondamentale della selvicoltura e ponendo l’interesse pubblico come limite all’interesse privato”
La pianificazione forestale è indispensabile per tutelare e valorizzare le funzioni ecosistemiche di ogni bosco in una ottica di lungo periodo. I beni forestali fanno parte di sistemi socioecologici assai complessi e la pianificazione costituisce un importante strumento per consentirne il governo in termini di sostenibilità ecologica, economica e sociale. Il Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali considera la pianificazione forestale al centro della nuova strategia forestale nazionale, al fine di favorire la tutela, la conservazione e la gestione integrata e multifunzionale di boschi pubblici e privati. L’articolo 6 del Testo Unico regola la programmazione e pianificazione forestale multilivello: 
• primo livello, di tipo programmatico, mediante il Programma Forestale Regionale (PFR); 
• secondo livello, di pianificazione a scala territoriale (comprensoriale/sovraziendale) e strategica tramite il Piano Forestale di Indirizzo Territoriale (PFIT); 
• terzo livello, a scala aziendale e operativo mediante il Piano di Gestione Forestale (PGF). 
Il primo livello spetta alle amministrazioni regionali; il secondo può essere promosso su iniziativa regionale o da parte di associazioni, enti o proprietari per ambiti territoriali omogenei e vasti; l’attuazione del terzo livello deriva dall’iniziativa di un singolo proprietario forestale o del soggetto gestore oppure di un consorzio di proprietari in modo coordinato con quanto previsto ai livelli superiori. Le norme e regolamenti in materia di pianificazione forestale presentano notevoli differenze attuative e applicative tra le diverse Regioni [ 43 ] [ 44 ] [ 45 ]. 

 44  Stato normativo della pianificazione forestale in Italia (fonte: rielaborazione RaF Italia, 2019). DGR = Deliberazione della giunta regionale, PMPF = Prescrizioni di massima e polizia forestale. 
     Programma Forestale Regionale (PFR)
Il Programma Forestale Regionale (PFR) è lo strumento della politica forestale regionale che stabilisce gli obiettivi e le azioni prioritarie per quanto concerne l’attuazione di norme e atti di indirizzo emanati a livello nazionale, dell’Unione Europea e degli accordi internazionali e in relazione alle specifiche esigenze ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche e del territorio di competenza, nonché alle necessità di prevenzione del rischio idrogeologico e di incendio, di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico. 
Alcune regioni dotate di PFR stabiliscono la durata, perlopiù pari a 10 anni, con un minimo di 5 anni fino a un massimo di 12 anni. Il PFR riguarda l’intera superficie della Regione e ha i seguenti obiettivi principali: 
• la promozione della gestione forestale sostenibile e la multifunzionalità delle foreste; 
• la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale pubblico e privato; 
• lo sviluppo delle filiere del legno; 
• la promozione dell’impiego del legno come materia prima rinnovabile; 
• l’incentivazione della gestione associata delle foreste; 
• il miglioramento delle condizioni socioeconomiche delle aree rurali; 
• la promozione della crescita e la qualificazione della professionalità delle imprese boschive e degli addetti forestali; 
• l’incremento delle conoscenze scientifiche e tecniche in campo forestale promuovendo ricerca e innovazione; 
• la crescita della sensibilità e della consapevolezza sociale circa il valore culturale, ambientale ed economico delle foreste e degli alberi forestali. 
La carta forestale regionale e il sistema informativo forestale regionale sono i principali strumenti del Piano Forestale Regionale. 
     Piano Forestale di Indirizzo Territoriale (PFIT) 
Le Regioni possono emanare Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (PFIT) per l’individuazione, il mantenimento e la valorizzazione delle risorse silvo-pastorali e il coordinamento delle attività necessarie alla loro tutela e gestione, nonché per il coordinamento dei PGF [ 46 ]. La durata prevista per questo tipo di piani è prevalentemente di 10 o 15 anni. 
Ogni PFIT indica la ripartizione delle superfici silvo-pastorali presenti sul territorio di competenza del piano in aree omogenee per destinazione d’uso e, per quanto riguarda le superfici boschive o superfici assimilate a bosco, in aree colturalmente omogenee (per categoria forestale e tipo colturale). Il PFIT determina la priorità degli interventi di gestione per la tutela e la valorizzazione del territorio. Per ciascuna area boschiva omogenea dal punto di vista colturale viene indicato l’indirizzo di gestione espresso in termini di funzioni prevalenti qui di seguito richiamate. 
• Funzione di protezione diretta come definita all’articolo 3, comma 2, lettera r) del d.lgs. 3 aprile 2018, n. 34, ovvero protezione di persone, beni e infrastrutture da pericoli naturali quali valanghe, caduta massi, scivolamenti superficiali, lave torrentizie e altro, impedendo l’evento o mitigandone l’effetto. 
• Funzioni naturalistiche e per la conservazione della biodiversità e del paesaggio che riguardano prioritariamente aree protette o riserve naturali di vario tipo ai sensi della l. n. 394/1991, habitat prioritari, alberi monumentali e boschi vetusti inclusi nell’elenco di cui all’art. 7, comma 3, l. n. 10/2013. 
• Funzione produttiva per legname e altri prodotti, orientata alla fornitura diretta di beni e alla produzione di legname. Afferiscono a questa funzione tutti i boschi in cui le utilizzazioni non sono significativamente condizionate dalle esigenze protettive o dall’intento di conseguire altre destinazioni d’uso, indipendentemente dalle loro capacità di accrescimento (vi si comprendono anche gli impianti specializzati di specie a rapido o a rapidissimo accrescimento). Si possono riconoscere vari tipi di destinazione produttiva oltre a quella legnosa, per esempio: la produzione di seme, come nel caso delle formazioni iscritte nel libro nazionale dei boschi da seme; la produzione di frutti, come nel caso dei castagneti da frutto e per i soprassuoli di pino domestico destinati alla raccolta dei pinoli; varie produzioni di genere diverso come avviene per resina, tannino, corteccia o altro; la stessa funzione del suolo o del sottobosco può essere riconosciuta per la raccolta dei tartufi o per altri casi di produzioni del sottobosco (funghi, frutti o altro). 
• Funzione sociale e culturale, che riguarda la valorizzazione della fruizione turistica o ricreativa (aree la cui gestione è primariamente rivolta a garantire lo svolgimento delle attività ricreative come avviene per i parchi turistici, per le aree boscate attrezzate per la sosta, per i punti panoramici, le piste da sci o altro) o di finalità artistiche, terapeutiche, scientifiche, didattiche, educative. 
Le funzioni descritte possono essere anche più di una, e in contemporanea, per singola area: 
• protettiva diretta, per la protezione di manufatti, infrastrutture, insediamenti abitativi; 
• naturalistica, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio; 
• produttiva, per legname e altri prodotti; 
• sociale e culturale, con finalità di tipo turistico-ricreativo, artistiche, terapeutiche, scientifiche, didattiche, educative. 
A titolo di esempio, per il Piemonte la cartografia di riferimento del PFIT è composta da: 1) carta forestale e carta delle altre coperture del territorio; 2) carta delle destinazioni funzionali prevalenti; 3) carta degli interventi; 4) carta gestionale; 5) carta della viabilità. Per la Lombardia la cartografia di riferimento del PFIT è costituita da: 1) carta delle destinazioni selvicolturali; 2) carta delle trasformazioni ammesse; 3) carta delle infrastrutture di servizio; 4) carta delle superfici destinate a compensazioni; 5) carta dei piani di assestamento forestale; 6) carta delle azioni di piano e delle proposte progettuali; 7) carta dei modelli colturali. 

     Piano di Gestione Forestale (PGF)
Il Piano di Gestione Forestale (PGF) è lo strumento di programmazione e gestione a breve e medio termine degli interventi selvicolturali delle proprietà forestali (pubbliche, private o collettive, singole o associate) e delle opere connesse. La redazione del PGF è promossa dalle Regioni, in armonia con i PFIT esistenti, con gli indirizzi e gli obiettivi del PFR. La durata dei PGF varia, indicativamente, da 10 anni a 20 anni. È stato stabilito il livello minimo dei documenti e degli elaborati previsti per i PGF [ 47 ]. Per il Piano di Gestione Forestale sono stabiliti i requisiti in termini di struttura e contenuti minimi dei documenti di piano: relazione tecnica, prospetto dell’unità di base della pianificazione (registro particellare), prospetto degli interventi selvicolturali e piano dei tagli della gestione pascoliva, prospetto degli interventi infrastrutturali e di miglioramento, registro degli eventi e degli interventi. La cartografia minima obbligatoria a corredo del PGF è composta da: carta dei vincoli gravanti sulle superfici oggetto di pianificazione; carta delle unità di base della pianificazione (carta assestamentale); carta della viabilità forestale e silvo-pastorale esistente; carta degli interventi selvicolturali programmati; carta degli interventi infrastrutturali e dei miglioramenti programmati; carta degli interventi di miglioramento dei pascoli programmati; carta catastale. 

 47  Sintesi della metodologia e dei documenti previsti per i PGF delle diverse Regioni italiane. 
     Strumenti equivalenti al PGF

Al Piano di Gestione Forestale possono essere associati strumenti equivalenti (pianificazione di terzo livello). Lo strumento equivalente è di norma adottato per beni silvo-pastorali di proprietà pubblica e/o privata di superficie inferiore a 100 ettari, come disposto dai regolamenti comunitari per lo sviluppo rurale. La durata può variare da un minimo di 10 anni a un massimo di 20 anni. I requisiti minimi nazionali degli strumenti equivalenti al PGF prevedono la relazione tecnica, il prospetto degli interventi selvicolturali, il registro degli eventi e degli interventi, oltre alla cartografia in formato digitale: carta delle proprietà catastali; carta degli interventi selvicolturali previsti nel periodo di validità dello strumento equivalente al PGF; carta assestamentale delle unità di base della pianificazione e della viabilità permanente.

 48  Classificazione dell’accessibilità forestale (fonte: Hippoliti, 1977). 

 49  Nomenclatura della viabilità forestale. (*) Consigliate per le strade di nuova realizzazione e per le strade oggetto di adeguamento, possono non essere presenti o con misure di larghezza più contenute nelle strade esistenti; (**) Misurato a centro carreggiata; (***) Può essere previsto un allargamento in relazione al raggio di curvatura e ai mezzi previsti per la categoria di viabilità. (+) Solo in casi eccezionali per il contenimento dell’erosione e la stabilità dei versanti e/o per la sicurezza al transito veicolare specializzato, pedonale e animale. Per i tracciati di prevalente interesse pastorale oltre il limite altitudinale del bosco si possono derogare i parametri di larghezza e curvatura previsti in tabella. 

 50  Caratteristiche selvicolturali delle principali specie forestali. 

 51  (a) Pino marittimo (Pinus pinaster); (b) Sughera (Quercus suber); (c) Carpino bianco (Carpinus betulus); (d) Abete odoroso (Pseudotsuga meziesii); (e) Cembro (Pinus cembra). 

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE