2   Pioppo: aspetti generali e avversità

La coltivazione del pioppo occupa un ruolo centrale nel sistema legno italiano: il legno di pioppo, infatti, rappresenta circa un terzo del legno tondo utilizzato dall’industria, mentre in rapporto alla provenienza tale quota equivale alla metà del legno da lavoro di origine nazionale, nonostante la superficie investita a pioppeto sia solo l’1% rispetto a quella forestale. 
La produzione vivaistica, concentrata soprattutto in Lombardia e in Piemonte, si sviluppa su 46.125 ettari di superficie (dato CREA 2017) e l'industria del legno nel complesso interessa 70.000 aziende. La pioppicoltura dopo un periodo di espansione è andata incontro, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, a una progressiva crisi strutturale con riduzione delle superfici coltivate. 
Anche le piantagioni di pioppo possono ottenere la certificazione forestale, che consiste in una dichiarazione, sempre rilasciata da un Ente indipendente di verifica, attestante la conformità del sistema produttivo dell’azienda rispetto ai requisiti di una norma, o regola tecnica, emessa da un Ente di regolamentazione. In particolare si certifica che le piante di pioppo sono gestite in piantagione secondo Disciplinari di produzione definiti e applicati nel rispetto dei principi ambientali e sociali, che indicano le avversità per le quali sono ammessi trattamenti e per ciascuna di esse il numero massimo degli interventi consentiti nel corso dell’anno con i relativi prodotti fitosanitari autorizzati. Si stima che le perdite di biomassa a causa degli attacchi parassitari siano dell’ordine del 27% [ 20 ] [ 21 ].

    Marciume radicale fibroso da armillaria Armillaria root rot

• Agente causale
Armillaria mellea

• Classificazione
div. Basidiomycota fam. Physalacriaceae

Sintomatologia I sintomi esteriori sono di generica sofferenza: decolorazioni e ingiallimenti delle foglie, disseccamenti di branche, vegetazione stentata. Il decorso della malattia spesso è molto lento, ma può condurre a morte l’ospite. 

Piante ospiti e distribuzione Il marciume radicale da A. mellea è una malattia segnalata su centinaia di specie di alberi e arbusti, forestali e coltivati. È presente in tutte le regioni temperate e tropicali del mondo.  

Diagnostica Poiché si tratta di un patogeno della rizosfera, il suo rilevamento è difficile finché non appaiono i caratteristici corpi fruttiferi alla base della pianta colpita [ 22b ]. La corteccia delle radici più grosse e della parte sotterrata del fusto è depressa, assume un colore più scuro del consueto e si distacca facilmente; scortecciando si possono osservare sia feltri di micelio disposti a ventaglio [ 22a ], di colore biancastro che col tempo vira al bruno e se esposto all’aria al nero, sia caratteristici cordoni di colore rosso-marrone scuro, sottocorticali, sempre di micelio, chiamati rizomorfe [  22c ]. Gli isolamenti su coltura e il successivo esame sono effettuati allo scopo di determinare la specie del patogeno. Le basidiospore sono ialine (in massa bianche o lievemente colorate di giallo), ellittiche, lisce, la loro dimensione è 5-6 × 9 μm. 

Biologia ed epidemiologia Il fungo vive sia come saprofita su materiale legnoso morto sia come parassita su piante vive. Recenti ricerche hanno stabilito che in realtà nel marciume radicale fibroso sono implicate diverse specie strettamente affini, raggruppate comunemente come armillaria (nei nostri climi sono cinque a patogenicità variabile, di cui tre più frequenti, generalmente parassiti da debolezza, e in un caso anche parassita primario su conifere). Si tratta di funghi che sono componenti naturali delle foreste e che possono diventare aggressivi, in particolare su piante debilitate da altre cause. L’armillaria si diffonde tramite le basidiospore rilasciate dai corpi fruttiferi e trasportate dal vento, ma anche tramite il micelio e i cordoni rizomorfici che possono avanzare entro il terreno fino a circa tre metri di distanza, raggiungendo le radici di piante vicine a quella attaccata; i carpofori si formano in autunno con clima umido.  

►Danni Sono assai variabili e la velocità di progressione della malattia dipende molto dal punto attraverso cui il patogeno è penetrato (il decorso è più rapido se l’infezione si è realizzata nella zona delle radici prossima al colletto). Il legno in decadimento passa attraverso una prima fase di marciume acquoso, poi diventa marrone e negli ultimi stadi bianco o giallo chiaro, nonché spugnoso o fibroso. 

• Difesa Non esiste una difesa diretta contro questo parassita fungino; pertanto le piante compromesse vanno estirpate. È necessario anche eliminare ceppaie residui della vegetazione ipogea su cui il fungo può sopravvivere saprofiticamente; un’altra misura di carattere generale consiste nel lasciare aperta per alcuni mesi la buca da dove è stata eradicata la pianta ammalata prima di reimpiantare. Un buon drenaggio del terreno contribuisce a contenere lo sviluppo dell’armillaria.

    Marciume radicale lanoso da rosellinia Rosellinia root rot

• Agente causale
Rosellinia necatrix (anamorfo: Dematophora necatrix) 

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Xylariaceae

Sintomatologia I sintomi esteriori sono aspecifici e analoghi a quelli di A. mellea (a cui si rimanda).  

Piante ospiti e distribuzione Il fungo attacca numerose specie legnose, compresi i fruttiferi. R. necatrix è conosciuta in Europa e in America del Nord; inoltre è segnalata anche nelle regioni tropicali. In Italia è presente da molto tempo ed è risultato un fattore limitante della pioppicoltura nei primi decenni del Novecento e ancora nella seconda metà degli anni ’80. Sono particolarmente suscettibili i pioppi del gruppo P. deltoides e P. euramericana.  

Diagnostica R. necatrix può essere identificata in campo per la presenza sulle radici di una rete micelica a trama larga e con andamento avvolgente, di aspetto lanoso, di colore inizialmente bianco poi progressivamente scuro [  23 ]. I tessuti corticali risultano imbruniti e si sfaldano facilmente, mentre il legno sottostante appare fortemente alterato e generalmente molto scuro. Il patogeno è meglio conosciuto nella forma anamorfica piuttosto che in quella teleomorfica, riportata raramente [ 24 ]. 
Le ascospore sono di aspetto fusiforme con estremità appuntite, di colore marrone anche scuro, con un lato più schiacciato e dimensioni 32-43 × 5,5-6 μm. I conidi sono globosi o ellissoidali, di colore marrone chiaro, misurano 3-5 × 2,5-3 μm.  

Biologia ed epidemiologia Il fungo è presente nel terreno in forma saprofitaria su residui legnosi. Si ritiene che l’infezione nelle piantagioni sia diffusa non tanto tramite le ascospore e i conidi, ma dal micelio o da formazioni simili alle rizomorfe che corrono sotto la superficie del suolo; essa avviene soprattutto in primavera e in autunno, quando le temperature medie e le precipitazioni sono favorevoli allo sviluppo saprofitario del fungo, e quando gli allagamenti del terreno realizzano la dispersione del micelio attaccato a detriti vegetali (può infatti sopravvivere parecchie settimane in acqua in movimento). La moltiplicazione del fungo è prevalentemente di tipo asessuale: Dematophora necatrix è costituita da uno strato di ife originate dal micelio interno, di colore tra il rossastro e il marrone, molto serrate e con andamento parallelo (coremi) che, all’estremità, sfioccano originando ife conidiofore portanti i conidi. Il fungo è un parassita da ferita, in quanto la penetrazione richiede normalmente la presenza di lesioni nella corteccia radicale o nella parte bassa del tronco. Le principali zone di attacco sono le radici principali attorno al colletto e quelle laterali più superficiali; in seguito il patogeno si approfondisce nei tessuti dell’ospite. Una volta avvenuto l’insediamento, la successiva colonizzazione da parte del parassita è favorita dalla debilitazione della pianta (es. in conseguenza di stress idrici aggravati da attacchi di patogeni fogliari).


Danni Risultano più vulnerabili le piante giovani e quelle in senescenza. I danni in arboricoltura consistono in una perdita della biomassa. 

• Difesa La lotta si basa sull’adozione di pratiche colturali intese a minimizzare le probabilità di attacchi: dunque massima attenzione va prestata al momento della costituzione dell’impianto, eliminando ceppaie e portando il più possibile in superficie i residui legnosi in modo che l’aria asciutta possa pregiudicare la sopravvivenza del parassita. Inoltre sarebbe opportuno trattare il terreno con azoto ammoniacale per accelerare la biodegradazione delle parti vegetali. Prima di un nuovo ciclo colturale bisognerebbe anche lasciare libero il terreno da pioppi per almeno due anni e, nel frattempo, investire la superficie con colture erbacee, come il mais, che è di aiuto nell’attività di decomposizione dei substrati biologici di R. necatrix. La scelta clonale deve essere orientata su tipi dotati di un buon equilibrio tra parte epigea e parte ipogea, condizione che mostra minore vulnerabilità al patogeno; in coltivazione occorre provvedere a corretti apporti idrici e a un’adeguata difesa delle più ricorrenti fitopatie.

    Bronzatura del pioppo Marssonina leaf spot 

• Agente causale
Marssonina brunnea (anamorfo) (forma teleomorfica attribuita al gen. Drepanopepiza

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Dermateaceae

Sintomatologia Inizialmente compaiono sulla pagina superiore delle foglie macchioline tonde e brune, di diametro inferiore a 1 mm [ 25 ]; con l’aumentare del numero tendono a confluire, mentre le aree di tessuto colpito si decolorano, ingialliscono e poi imbruniscono: in caso di forte infezione il fogliame appare complessivamente di colore bronzeo. I sintomi, in forma di macchie allungate, possono comparire anche sui piccioli fogliari e sui rametti, e le lesioni necrotiche, interessando i tessuti di conduzione, determinano la caduta anticipata delle foglie. Con elevata umidità relativa si possono generare pustole, che sono gli acervuli del patogeno, dalle quali fuoriescono i conidi ammassati in gocciole di consistenza quasi cerosa.

Piante ospiti e distribuzione Sono soggetti alla malattia in particolare i cloni Populus x euramericana. Il patogeno è presente in Italia da circa 50 anni.  


Diagnostica La diagnosi macroscopica è agevole. Dagli acervuli è possibile isolare i conidi del patogeno: sono ialini, clavati, bicellulari; dimensioni 14 × 5 μm [ 26 ].

Biologia ed epidemiologia Il patogeno sverna sotto forma di piccoli ammassi di micelio (stromi) sui residui della vegetazione o sui rametti, dai quali si differenziano in primavera i propaguli (conidi) che stabiliscono i primi focolai infettivi sulle parti basse del fogliame; la malattia successivamente progredisce e si estende a tutta la chioma. La suscettibilità dell’ospite varia in funzione dello sviluppo fogliare: è massima nella fase di foglia aperta e poi ancora quando le foglie entrano in senescenza, mentre quelle mature sono poco sensibili. L’infezione si sviluppa con temperature comprese tra i 9 e i 25°C e con precipitazioni non inferiori a 10-20 mm di pioggia nelle 48 ore. Nel corso della stagione si possono avere più cicli infettivi con filloptosi, in particolare in estate in coincidenza della minore disponibilità idrica. 

Danni L’attività patogenetica di M. brunnea determina un aumento della traspirazione e anche una compromissione dell’attività fotosintetica delle foglie (il danno da riduzione della funzione clorofilliana è ovviamente aggravato se c’è anche filloptosi). Tutto ciò si traduce in un minore sviluppo vegetativo, con incompleta lignificazione degli apici dei germogli che possono poi soffrire di danni causati dal gelo. 

• Difesa Nell’impiego di mezzi chimici per il controllo della malattia attualmente è possibile fare riferimento ai principi della lotta guidata, intervenendo in funzione delle piogge infettanti e al superamento di soglie (indicativamente 8-10 macchie per cm² di superficie fogliare). Il prodotto fitosanitario attualmente disponibile elencato nei Disciplinari di produzione integrata contro la marssonina del pioppo è la dodina. Una gestione ecocompatibile dei pioppeti non può prescindere da aspetti relativi all’adeguatezza dell’ambiente pedologico e climatico, dalla scelta del tipo di pioppo in funzione della destinazione del prodotto, dall’impiego di cloni rustici che mostrano una maggior resistenza alle malattie e, infine, dalla limitazione di impianti monoclonali a favore di piantagioni a mosaico (policlonali). Interventi agronomici di lavorazione, per l’interramento di foglie e residui caduti a terra, contribuiscono a una sensibile riduzione dell’infezione.

    Ruggine del pioppo Poplar rust

• Agente causale
Melampsora spp. 

• Classificazione
div. Basidiomycota fam. Melampsoraceae

Sintomatologia I sintomi iniziali consistono in piccole macchie clorotiche sulla pagina superiore delle foglie [ 27a ], in corrispondenza delle quali, sulla faccia inferiore. si formano gli uredosori del patogeno di colore giallo-arancio. Nel corso della stagione le foglie assumono un aspetto crostoso e un colore marrone: queste alterazioni indicano il passaggio del fungo alla fase svernante del suo ciclo.

Piante ospiti e distribuzione L’ospite primario è costituito da Populus spp., quello secondario può variare in rapporto alle diverse specie di Melampsora (conifere, liliacee). Tali specie, responsabili di ruggini nel pioppo, sono diffuse a livello mondiale.  


Biologia ed epidemiologia Le specie più comuni in Italia sono M. larici-populina e M. alii-populina (la prima, di cui sono note le razze fisiologiche, è la più frequente ed è quella che causa maggiori danni). Ricordiamo ancora M. pinitorqua, o ruggine curvatrice dei rami del pino, dannosa soprattutto per l’ospite secondario, il pino appunto; inoltre in Europa è stata segnalata anche M. medusae di origine nordamericana. Il ciclo completo prevede la fase teleutosporica (svernante) che si ha verso fine stagione sulle foglie che cadono a terra e dalla quale in primavera partono le infezioni sugli ospiti secondari dove si realizza la fase ecidiosporica; le ecidiospore trasportate dal vento trasferiscono nuovamente il patogeno sul pioppo dove si susseguono cicli infettivi sostenuti dalla fase uredosorica [ 27b ]. 
I patogeni possono però svernare sia in forma di uredospore sulle foglie del pioppo cadute a terra, costituendo sorgente diretta di inoculo, sia come micelio quiescente sui rametti del pioppo. I fattori che favoriscono lo sviluppo delle ruggini sono: temperature medie sopra i 20 °C, frequenti piogge, elevata U.R., formazione di rugiada per periodi prolungati. 


Diagnostica La diagnosi di campo è agevole; con l’esame microscopico si evidenziano le uredospore [ 27c ]. Le dimensioni delle uredospore variano leggermente in rapporto alla specie (es. quelle di M. allii-populina misurano 24-38 × 12-19 μm). 

Danni In caso di attacchi severi si può avere defoliazione precoce con indebolimento della pianta, minore accumulo di carboidrati e conseguente minor vigore vegetativo l’anno successivo; se gli attacchi sono reiterati negli anni si ha una riduzione delle fibre e i pioppi risultano maggiormente esposti a patogeni opportunisti quali Cytospora sp., agente di cancri.  


• Difesa I Disciplinari di produzione integrata ammettono un solo trattamento all’anno da effettuarsi non oltre il mese di agosto, alla comparsa dei primi uredosori. Attualmente l’unica sostanza attiva con azione stoppante curativa registrata per il pioppo è la dodina.

    Afide lanigero del pioppo Woolly poplar aphid

• Fitofago
Phloeomyzus passerinii 

• Classificazione
ord. Hemiptera fam. Aphididae

Descrizione Adulto: femmina alata ovipara [ 28 ], corpo nero-verdastro, ali trasparenti con nervature scure; femmina attera virginopara di colore verdastro, con capo non distinto dal torace. 

Piante ospiti e distribuzione L’afide vive a spese esclusivamente del pioppo. È distribuito attorno al bacino Mediterraneo, in Europa occidentale, America settentrionale, Cina e altre regioni asiatiche.  

Biologia P. passerinii sverna allo stadio giovanile riparato nelle anfrattuosità della corteccia del tronco e delle radici. Le virginopare attere comunque sono già presenti in primavera e si moltiplicano per partenogenesi generando neanidi che risalgono il tronco per fissarsi nelle screpolature dei rami delle prime impalcature; le zone di insediamento sono facilmente visibili per l’abbondante secrezione cerosa prodotta. I cicli riproduttivi sono molto intensi: nel corso dell’annata possono attuarsi oltre 10 generazioni, che si svolgono essenzialmente in primavera in quanto con l’estate l’attività dell’afide si arresta e le neanidi iniziano a cercare i ricoveri invernali. 

►Danni L’afide lanigero è il fitogafo più pericoloso per il pioppo potendone provocare anche la morte, in caso di violenta infestazione, a causa della tossicità della saliva iniettata con le punture di alimentazione. Questa determina la morte dei tessuti corticali e anche degli elementi di conduzione sottostanti, con grave compromissione della circolazione dell’acqua e delle soluzioni nutritive all’interno della pianta. I cloni di pioppi caroliniani, appartenenti alla specie Populus deltoides, presentano un’elevata resistenza all’afide, mentre i cloni canadesi derivati da incroci tra i pioppi neri europei, Populus nigra, e i pioppi neri americani, Populus deltoides, sono assai sensibili.  

• Difesa Si interviene con trattamenti insetticidi a base di olio bianco, attivato con insetticida neurotossico alla comparsa delle prime neanidi e quando le colonie non sono ancora completamente ricoperte di secrezione cerosa (indicativamente dopo la prima metà di maggio). Prima del trattamento, come avvertenza, si avrà cura di sfalciare le erbe fiorite sotto le piante per non danneggiare l’entomofauna utile.

APPROFONDIMENTO 11

La crisomela del pioppo e gli allomoni

La Melasoma populi (Poplar leaf beetle), Coleottero Crisomelide, è piuttosto comune e si nutre delle foglie del pioppo su cui può causare danni sensibili nei vivai e nei giovani impianti. Caratteristica comune fra i crisomelidi è la capacità di utilizzare le sostanze prodotte dalle piante ospiti (salicacee) per difendersi da antagonisti, predatori e competitori; le larve infatti, emettono un secreto contenente molecole di tali sostanze che hanno un odore talmente acre da allontanare gli altri insetti. Questo tipo di segnale chimico, utile per chi lo emette e sgradevole per chi lo riceve, è dovuto a sostanze chiamate allomoni (da allos = diverso e ormao = eccitare). Gli allomoni sono sostanze allelochimiche usate per una sorta di linguaggio interspecifico (i feromoni invece sono messaggeri chimici intraspecifici). I parassitoidi naturali della crisomela sono: Pteromalus sieboldi (Imenottero Pteromalide); Meigenia bisignata (Dittero Tachinide).

    Ifantria americana Woolly poplar aphid

• Fitofago
Hyphantria cunea 

• Classificazione
ord. Lepidoptera fam. Arctiidae 

Descrizione Adulto: ali anteriori candide (nei maschi si possono avere macchioline tonde nere) [ 31 ], antenne filiformi nella femmina e pettinate nel maschio, lunghezza di 11-15 mm, apertura alare di 30-35 mm. Larva: da giovane grigiastra con scarsa peluria più chiara, a maturità di colore variabile dal grigiastro al verde scuro, con striscia nera sul dorso e fasce gialle lungo i fianchi munite di due serie di tubercoli giallo-aranciati dorsali, portanti ciuffi di setole molto lunghe (10-12 mm) non urticanti, lunghezza a maturità 35-40 mm [ 30 ]. Uovo: di colore bianco-grigio, diametro 0,5 mm, ovature monostratificate. 

Piante ospiti e distribuzione Attacca molte essenze forestali, più frequente su noce, sambuco, salice, pioppo e altre ancora. È originaria del Canada e dell’America del Nord; in Europa è presente dal 1940 e in Italia dal 1980.  

Biologia L’ifantria americana sverna allo stadio di crisalide e gli sfarfallamenti si prolungano per buona parte della primavera; dopo gli accoppiamenti le femmine depongono complessivamente 600- 800 uova in gruppi fitti monostratificati, incollati sulla pagina inferiore delle foglie [ 32 ]. Le larve compaiono in capo a 2-3 settimane e, nelle prime fasi della loro vita, sviluppano comportamenti gregari; poi iniziano a nutrirsi erodendo le foglie, dopo averne riunite alcune con filamenti sericei in modo da costituire una sorta di nido. L’incrisalidamento avviene dopo che esse hanno raggiunto la quinta-sesta età larvale, entro i bozzoli che costruiscono nelle screpolature della corteccia oppure tra residui vegetali a terra o in altri ripari attorno agli alberi. 
Lo stadio di crisalide dura 10-15 giorni, gli adulti delle 2e generazioni compaiono in piena estate; le larve di 2a generazione sono attive fino a settembre per poi incrisalidarsi. Talvolta può aversi una 3a generazione che però non completa il ciclo. 

Danni H. cunea è un lepidottero defogliatore: le foglie sono divorate fino a che ne rimane il solo scheletro. Nel pioppo il danno si ripercuote sulla perdita di massa legnosa (sulle pomacee le larve possono produrre anche erosioni superficiali dei frutti). 

• Difesa La lotta all’ifantria si basa su interventi con mezzi chimici o microbiologici. Nei trattamenti con insetticidi chimici si possono impiegare piretroidi da eseguire trattando dopo 2-3 settimane dalle ovodeposizioni estive (indicativamente prima metà di agosto), per colpire le larve neonate di 2a generazione (opportuno sfalciare le erbe in fiore sottostanti a salvaguardia dell’entomofauna utile). Negli interventi con preparati microbiologici si impiega Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki: i trattamenti anche in questo caso sono diretti contro le larve di 2a generazione e vengono dunque effettuati nel periodo a cavallo della schiusa delle uova (indicativamente a metà agosto). Sono disponibili in commercio trappole a feromone per seguire l’andamento dei voli, da piazzare nella seconda decade di aprile in numero di 2-3 per ettaro (gli erogatori vanno rinnovati secondo le indicazioni del produttore).

    Punteruolo del pioppo Poplar and willow borer

• Fitofago
Cryptorrhynchus lapathi 

• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Curculionidae

Descrizione Adulto: corpo grigio-nerastro maculato di bianco sporco-giallo [ 33 ], munito di alcuni ciuffi di setole nere ed erette, rostro molto incurvato verso il basso [ 34 ], lunghezza 6-9 mm. Larva: apoda, biancastra con capo nocciola-bruno, dimensioni 10-12 mm a maturità [ 35 ]. Uovo: sferoidale, liscio, di colore biancastro. 

Piante ospiti e distribuzione L’ospite principale è il pioppo (in particolare gli ibridi euro-americani e i caroliniani, resistente invece il pioppo bianco), ma il curculionide può attaccare anche il salice e qualche altra latifoglia come betulla ontano. È distribuito lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale. In Italia è presente in tutte le regioni.  

Biologia Sverna come larva. Gli adulti compaiono tra primavera e inizio estate (nell’ambiente padano verso giugno), si alimentano producendo piccole incisioni corticali e dopo gli accoppiamenti le femmine depongono le uova entro cellette scavate nella suberosità della corteccia, di solito all’inserzione delle gemme su fusti e rami di diametro inferiore a 15 cm. Le uova si schiudono prima dell’inverno, ma le larve, dopo essere penetrate negli strati superficiali della corteccia, generalmente iniziano l’attività trofica solo a partire dalla primavera; entro la stessa primavera completano lo sviluppo, scavando gallerie che dall’alburno si approfondiscono nel legno più vecchio fino al midollo, quindi risalgono verso l’esterno dove si procurano una apertura che provvisoriamente tappano e poi si impupano indietreggiando nelle stesse gallerie in una cella appositamente costruita. Infine, dopo 20-30 giorni, fuoriescono gli adulti (la metamorfosi richiede un paio di settimane, ma l’adulto resta ancora una settimana dentro la cella). 

►Danni Sono attaccati i pioppi di 1-3 anni: dunque i danni sono limitati ai vivai e alle giovani piantagioni [ 36 ]: nel primo caso le pioppelle non sono più commerciabili, mentre nel secondo le piante possono subire rotture. Sui pioppi adulti il punteruolo può causare danni sui rami, ma di entità trascurabili. 

►Antagonisti 
ParassitoidiPimpla roborator (Imenottero Icneumonide); Bracon immutator (Imenottero Braconide). 

• Difesa Il punteruolo non è in grado di compiere apprezzabili spostamenti in campo, pertanto la prima linea di difesa consiste nell’impiego di materiale sano all’atto della costituzione dell’impianto. La lotta chimica è importante fino al terzo anno di età dei pioppi ed è sufficiente un unico trattamento all’anno, correttamente eseguito, per eliminare le larvette neonate che si annidano nella corteccia; dunque il momento ottimale è alla ripresa vegetativa delle piante, quando le gemme si schiudono (indicativamente tra metà marzo e inizio aprile). I fusti vanno irrorati fino a sgocciolamento. Le sostanze attive consigliate sono i piretroidi (esfenvarelate cipermetrina, deltametrina: se il trattamento è eseguito a fine inverno il dosaggio va aumentato del 20%). Prima del trattamento, se effettuato in un periodo con sovrasuolo coperto da erbe fiorite, è necessario provvedere al loro sfalcio per evitare danni all’entomofauna utile.

    Saperda maggiore del pioppo Large poplar longhorn beetle 

• Fitofago
Saperda carcharias 

• Classificazione
ord. Coleoptera fam. Cerambicidae  

Descrizione Adulto: il corpo è nero, ma è fittamente ricoperto di pubescenza giallo-grigio chiaro e il dorso è macchiettato di nero con il risultato che l’insetto appare pepe e sale, più chiaro che scuro; antenne lunghe, anch’esse giallo-grigio chiaro, con la porzione distale di ciascun segmento di colore scuro; lunghezza 25-30 mm [ 37 ]. Larva: apoda, segmenti ben evidenziati, di colore tra il biancastro e il giallognolo con capo marrone, lunghezza 40-50 mm a maturità [ 38 ]. Uovo: ovoidale, bianco. 

Piante ospiti e distribuzione La saperda maggiore attacca le piante del genere Populus (è segnalata anche su salice). È presente in Europa, compresa la nostra Penisola, dove è più frequente nel Settentrione.  

Biologia Il cerambicide sviluppa il ciclo biologico biennale ripartito in tre anni solari. È presente come adulto da luglio fino all’inizio dell’autunno, si nutre di foglie e corteccia dei rametti. I maschi sono buoni volatori per andare alla ricerca delle femmine, ma muoiono qualche giorno dopo l’accoppiamento. Le femmine fecondate incidono la corteccia per deporvi isolatamente le uova, complessivamente da 30 a 50. Le incisioni sono realizzate per mezzo delle mandibole e nelle piante giovani sono posizionate generalmente nella parte basale del fusto, mentre su quelle di oltre 4-5 anni si rilevano anche su tutto il fusto: esse sono profonde 2-3 mm e lunghe 5-6 mm; i tessuti circostanti si rigonfiano e sollevano leggermente, permettendo di individuarne a vista la presenza. La maggior parte delle uova si schiude solo nella primavera successiva e le larve vivono inizialmente entro la corteccia espellendo rosura scura; dopo circa un mese e mezzo cominciano l’attività di escavazione di gallerie approfondendosi nel legno e raggiungendo, a volte, anche la zona midollare: le gallerie hanno direzione ascendente e si ingrandiscono progressivamente con la crescita della larva; questa attività è svelata dalla rosura sempre più chiara e grossolana che fuoriesce dai fori. Il loro sviluppo richiede mesi, così che l’impupamento avviene solo a inizio estate dell’anno successivo: la metamorfosi richiede 10-12 giorni, ma l’adulto rimane in sito ancora circa venti giorni per irrobustirsi e poi esce. 


Danni La presenza di gallerie riduce la qualità del legno e pone le piante a rischio di cedimento e schianti. 

Antagonisti 
ParassitoidiEuderus caudatus (Imenottero Eulofide, oofago). 

• Difesa In via generale l’adozione di pratiche colturali che favoriscono un buon sviluppo vegetativo è utile a rafforzare i pioppi contro gli attacchi della saperda maggiore. Sono di aiuto anche tutti quegli interventi di tipo agronomico, intesi a eliminare possibili condizioni favorevoli al ciclo dell’insetto, quali l’eliminazione delle erbe infestanti alla base dei tronchi (ripari che facilitano la deposizione di uova) e il mantenimento in pioppeto di piante spezzate su cui nidifica il picchio rosso, buon cacciatore di insetti xilofagi [ 39 ]. I trattamenti insetticidi vanno effettuati tra fine maggio e metà giugno; in alternativa è possibile eseguire pennellature del foro di ingresso cercando di far entrare il più possibile il prodotto dentro la galleria: si usano le stesse sostanze attive riportate per il punteruolo (nelle pennellature a dosaggi maggiorati).

PIOPPO - ALTRE AVVERSITÀ

 1  Identificazione 

Macchia bruna (Bark splitting) necrosi corticale non parassitaria. 
Note È una fisiopatia legata a squilibri fisiologici (in precedenza chiamata impropriamente “batteriosi”), non infrequente in piantagione su cloni di pioppi a rapida crescita. È spesso associata a parassiti da debolezza. La malattia si manifesta inizialmente con vescichette di 8-10 mm di diametro, contenenti un liquido trasparente che poi si versa con la successiva rottura delle vescichette: in questo stadio l’aspetto sintomatico è dato da macchie necrotiche bruno-rossicce (vedi immagine a fianco). Sui cloni a corteccia suberosa i sintomi consistono in fessurazioni senza formazione delle vescichette. Successivamente la pianta reagisce cicatrizzando le lesioni. Fattori predisponenti la fisiopatia sono: abbassamenti repentini della falda acquifera, anomalie della piovosità, concorrenza radicale sulla disponibilità dell’acqua nel terreno, carenze nutrizionali, malattie fogliari. 
Danni Sono sostanzialmente irrilevanti se la lesione interessa solo lo strato corticale, mentre se raggiunge il cambio si producono alterazioni cromatiche a carico del legno più o meno estese e profonde, che rimangono incluse nel legno con l’accrescimento in diametro del fusto. 
Difesa Non esistono interventi curativi contro la macchia bruna: pertanto la difesa si basa su tutti quegli accorgimenti atti a limitare le condizioni che favoriscono la malattia e, nel caso in cui le alterazioni siano estese e le lesioni tendano ad assumere un aspetto canceroso, conviene procedere all’abbattimento anticipato (ossia quando ancora le alterazioni cromatiche sono relativamente superficiali e dunque una parte sostanziale del legno ancora vendibile).  

 2  Identificazione 

Defogliazione primaverile del pioppo (Poplar leaf blightVenturia populina div. Ascomycota fam. Venturiaceae (forma anamorfica Pollaccia elegans). 
Note Si ritiene che il fungo patogeno sopravviva da una stagione all’altra per mezzo del micelio svernante sui germogli disseccati. In primavera da tale micelio si originano i conidi che diffondono l’infezione, mentre raramente si formano gli elementi di riproduzione sessuata (ascospore). La malattia non provoca la morte della pianta, anche qualora essa venga completamente defogliata, ma ne arresta temporaneamente lo sviluppo (occorrono 2-4 settimane prima che il pioppo riprenda a germogliare). Le condizioni di sviluppo della malattia sono legate alla fase fenologica della pianta (la massima recettività è nei 4-5 giorni successivi al dispiegamento fogliare), alle condizioni ambientali (elevata e persistente umidità atmosferica, piogge di 8-10 mm con temperatura minima sugli 8-10 °C con optimum intorno a 15-20 °C). 
Danni Il fungo attacca in particolare il pioppo nero e gli ibridi euro-americani di tipo canadese, disseccando il fogliame e i giovani germogli con defogliazioni anche del 30%. I germogli colpiti necrotizzano e si ripiegano in modo caratteristico a uncino; le foglie possono cadere a terra ancor prima di essere del tutto disseccate. 
Difesa Il controllo della malattia non è facile in quanto, pur essendo disponibili prodotti fitosanitari efficaci contro questo patogeno, la lotta chimica è di difficile realizzazione a causa principalmente dell’impossibilità di prevedere con anticipo lo scoppio epidemico; anche la lotta agronomica (irrigazioni e concimazioni equilibrate, lavorazioni del terreno) incide scarsamente sulle infezioni; maggiori speranze di successo si hanno invece col miglioramento genetico e con la selezione di varietà resistenti.  

 3  Identificazione 

Necrosi corticale (European poplar cankerCryptodiaporthe populea div. Ascomycota fam. Incertae sedis (forma anamorfica Discosporium populeum). 
Note Le infezioni possono avere luogo tutto l’anno, ma i sintomi esterni si evidenziano a fine inverno dell’anno successivo, con formazione di macchie livide e depresse che poi essiccano e si presentano di colore rugginoso-ocraceo. Le alterazioni si espandono sino ad abbracciare rami e fusticini su cui compaiono l’anno successivo le fruttificazioni (picnidi) del patogeno sotto forma di pustole. Queste erompono e liberano i conidi. 
Danni Consistono in necrosi corticali e accentuate defogliazioni. 
Difesa Mantenere le piante in buone condizioni vegetative con pratiche colturali razionali e idratazione delle pioppelle prima del trapianto.  

 4  Identificazione 

Gemmaiola del pioppo (European poplar shoot borerGypsonoma aceriana ord. Lepidoptera fam. Tortricidae
Note Gli adulti, di abitudini crepuscolari, sono di colore grigio scuro con apertura alare di circa 13 mm. Le larve mature sono di colore nocciola chiaro, lunghezza circa 10 mm. Compie due generazioni all’anno. Sverna come giovane larva in un piccolo bozzolo (ibernacolo) posto di solito lateralmente a una gemma o in una anfrattuosità della scorza. A primavera le larve che hanno svernato abbandonano gli ibernacoli e si dirigono verso le gemme in apertura e i giovani germogli, dove scavano una galleria di alimentazione; ciò comporta il rigonfiamento e la fuoriuscita di escrementi bruni. Raggiunta la maturità, le larve si incrisalidano imbozzolate nel suolo. Gli adulti della prima generazione compaiono tra fine maggio e la metà di giugno. Dalle uova deposte nascono le larve che all’inizio scavano gallerie nelle nervature, specie in quella principale, e successivamente si dirigono verso i germogli minando la parte midollare. Gli adulti della seconda generazione sfarfallano da fine luglio a fine agosto; le successive larve sono destinate a svernare. 
Danni I germogli apicali vengono danneggiati; ciò comporta l’accorciamento degli internodi e l’emissione di rami laterali cui segue la formazione del caratteristico “scopazzo”. I danni si verificano in genere da marzo ai primi di luglio. 
Difesa La lotta chimica in vivaio viene effettuata con deltametrina contro le giovani larve.  

 5  Identificazione 

Tarlo-vespa del pioppo (Dusky clearwingParanthrene tabaniformis ord. Lepidoptera fam. Sesiidae
Note L’adulto del tarlo-vespa è in realtà una farfalla apparentemente simile a una vespa, aspetto che scoraggia gli aggressori (mimetismo batesiano). Compare da maggio ad agosto, ha dieta glicifaga. Dopo l’accoppiamento le femmine depongono uova nere, della grandezza di una capocchia di spillo, in modo isolato, vicino a ferite e a lesioni della corteccia dei rametti. Le larve, che a maturità raggiungono 20 mm di lunghezza, penetrano attraverso le lesioni (talvolta attaccano anche direttamente i germogli erbacei) e scavano gallerie sinuose nel legno. Lo sviluppo larvale è fortemente influenzato dal clima e dalla qualità del nutrimento e si può completare nell’arco della stagione oppure in due anni. A maturità la larva si porta verso l’esterno dove si incrisalida. 
Danni Possono risultare importanti nei vivai in quanto le pioppelle attaccate non sono commerciabili. 
Difesa In vivaio la difesa si realizza con 3-4 trattamenti insetticidi a partire indicativamente dalla seconda/terza decade di giugno, intervallati di 15 giorni. Il primo intervento può essere posizionato in modo più accurato monitorando i voli con trappole a feromone sessuale. Questo insetto attacca anche altre essenze legnose ed è dannoso in particolare sul castagno, in quanto le larve erodono il punto d’innesto con conseguente disseccamento della marza. In natura è parassitizzato dagli Imenotteri: Apanteles laevigatus (Braconide); Meniscus setosus (Icneumonide).

 6  Identificazione 

Platipo del pioppo (Grand forest borerPlatypus mutatus ord. Coleoptera fam. Platypodidae
Note Questo fitofago rappresenta una nuova temibile minaccia per la pioppicoltura a causa della sua elevata dannosità e scarsa vulnerabilità. È originario dell’America del Sud (Argentina) e attualmente in Italia sono presenti alcuni focolai circoscritti in provincia di Caserta. Gli adulti, che misurano 7,5-9 mm, sfarfallano in giugno: prima compaiono i maschi che iniziano a scavare gallerie radiali nel tronco di piante di diametro non superiore a 15 cm, quindi richiamano le femmine mediante l’emissione di un feromone sessuale e, dopo gli accoppiamenti, la coppia allunga la galleria con direzione irregolare; infine le femmine depongono centinaia di uova in brevi bracci laterali della galleria principale. In un primo tempo le larve si nutrono del micelio di funghi, detti “ambrosia”, che si sviluppano nelle gallerie e con cui l’insetto è in simbiosi, poi erodono il legno. A maturità si impupano all’interno delle gallerie, ma i nuovi adulti fuoriescono tutti da uno stesso foro. Il platipo compie una sola generazione all’anno. È inserito nella lista di allerta della EPPO dal marzo 2007. 
Danni Consistono nelle gallerie all’interno del tronco, prodotte soprattutto dagli adulti, che possono compromettere anche la stabilità della pianta con rotture in occasione di venti forti. Il legno risulta incommerciabile, anche per gli imbrunimenti provocati dal fungo dell’ambrosia. 
Difesa È assai difficoltosa per la scalarità degli attacchi e la poca efficacia dei trattamenti insetticidi preventivi sul tronco. Si ripongono concrete speranze nell’identificazione chimica e nella sintesi del feromone sessuale maschile per impostare una lotta secondo la tecnica della cattura massale.

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE