2   Platano: avversità

    Cancro colorato Canker stain

• Agente causale
Ceratocystis fimbriata f.sp. platani

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Ceratocystidaceae

Sintomatologia Sulla chioma si manifestano microfillia e successiva filloptosi con deperimenti [ 33 ] che possono assumere un decorso cronico oppure acuto con disseccamenti repentini (colpo apoplettico).

Sugli organi legnosi compaiono fessurazioni e se la corteccia è chiara si osserva una colorazione bruno-nocciola con sfumature violacee; sollevando la corteccia in corrispondenza dei cancri, il legno sottostante appare di colore caffè-latte o quasi nero [ 34 ]; le zone scure hanno contorno irregolare e sono ben distinte dalle parti sane, non di rado con distribuzione a macchia di leopardo; si possono avere, ma non sempre, lesioni di aspetto canceroso. Lungo il fusto e alla sua base si possono formare ricacci che poi disseccano quando il patogeno li raggiunge [ 35 ]. Un aspetto sintomatologico caratteristico del cancro colorato è l’assenza di cercini cicatriziali attorno alle lesioni, fatto dovuto alla grande aggressività del patogeno che rallenta i processi di cicatrizzazione. In sezione i rami e il tronco delle piante infettate mostrano imbrunimenti che si estendono in direzione radiale verso il centro [  36 ].


Piante ospiti e distribuzione Il patogeno aggredisce esclusivamente essenze del genere Platanus. C. fimbriata è originario del Nord America. È giunto in Europa presumibilmente durante la seconda guerra mondiale. In Italia il cancro colorato fu segnalato per la prima volta a Caserta nel 1954 e si è successivamente esteso in quasi tutta la Penisola.

Diagnostica La diagnosi del cancro colorato viene abitualmente confermata in laboratorio con la tecnica della camera umida e/o isolamento del patogeno su substrato. C. fimbriata in condizioni favorevoli produce corpi fruttiferi sessuati in forma di periteci che generano ascospore dalla caratteristica foggia a cappello con ala [ 37 ]. Normalmente il fungo si riproduce tramite conidi di tre tipi: cilindrici e ialini (fialoconidi, i più comuni e frequenti, misurano 5-40 x 3-6 μm), a barilotto di color marrone chiaro, a parete spessa di colore scuro (clamidoconidi).

Biologia ed epidemiologia Il patogeno sopravvive 1-2 settimane sulle ferite e 105 giorni o più nel terreno durante la stagione invernale; sopporta infatti temperature di -17 °C, ha un intervallo di crescita tra i 10 e i 45 °C (optimum a 25 °C), soccombe invece a temperature del suolo di 35-40°C. L’infezione, che si sviluppa senza apparente periodo di incubazione, si realizza a seguito della penetrazione del patogeno attraverso qualsiasi soluzione di continuità della corteccia che esponga il legno vivo all’ambiente esterno, in genere lesioni più o meno accidentali provocate dall’uomo e principalmente dai tagli di potatura. 
Il fungo si può trasmettere anche tramite anastomosi radicali tra platani contigui e può essere diffuso con le acque correnti che possono veicolare frammenti di legno infetto provenienti da alberi ammalati situati vicino a corsi d’acqua o fossati; ha invece scarse capacità di sopravvivenza fuori dall’ospite e di diffusione tramite vento o insetti. Sulla superficie dei tagli di potatura il patogeno allunga i tempi di cicatrizzazione e produce molti conidi cilindrici che aumentano la massa di inoculo: da lì l’infezione si estende ai vasi di conduzione, ai tessuti legnosi e ai raggi midollari. C. fimbriata invade le cellule passando dall’una all’altra attraverso le punteggiature, i porocanali ed esercitando un’azione patogenetica di tipo necrotossico per mezzo di proteine enzimatiche (ceratoplatanina), con conseguente distruzione dei tessuti dell’ospite.

►Danni La malattia è letale portando generalmente a morte nel giro di 3-4 anni alberi di 35-40 cm di diametro.

• Difesa Il patogeno è stato incluso tra gli organismi nocivi da quarantena (EPPO 1986) ed è oggetto di provvedimenti di Lotta Obbligatoria (D.M. n. 412 del 03/09/87, D.M. 17/04/98, D.M. 29/02/2012). 

La lotta è solo di tipo preventivo, diretta a contrastare la diffusione del patogeno e a eliminare in sicurezza gli alberi morti o compromessi dalla malattia. Sono vietate potature di platani in aree dove è presente il cancro colorato e, dove sia necessario procedere a tagli (es. per evitare rischi di rotture di branche), sono previste cautele per evitare il più possibile la contaminazione: dunque va praticata la disinfezione e, inoltre, se possibile, è bene non effettuare scavi nelle zone attorno agli alberi per evitare di provocare ferite all’apparato radicale e, qualora accidentalmente siano recise le radici, esse devono essere rifilate e trattate come i tagli di potatura. 
Nell’abbattimento dei platani ammalati e di quelli a essi attigui, il D.M. 29/02/2012 richiede di attenersi a un preciso protocollo che prevede quanto segue:
• procedere dalle piante di rispetto verso quella/e infetta/e;
• eseguire l’intervento nei periodi di minore attività del patogeno;
• operare in giornate non ventose, impiegando attrezzature aspiranti a causa dell’elevata capacità della segatura di diffondere il fungo;
• delimitare l’area e stendere teli di plastica irrorati con disinfettanti o sostanze attive autorizzate per raccogliere segatura e residui [ 38a ];
• estirpare le ceppaie con quante più radici possibile [ 38b ] disinfettandola buca oppure tagliarle a raso, devitalizzando ceppo e radici affioranti su indicazione del Servizio Fitopatologico Regionale; al termine tutti gli attrezzi vanno disinfettati con idonea soluzione;
• raccogliere tutto il materiale derivante dall’abbattimento e trasportarlo al più presto in veicolo telonato nel luogo deputato alla distruzione (incenerimento). In alternativa è possibile eliminare tale materiale secondo altre ben definite modalità (trasformazione previo speciale trattamento termico, essiccamento del legname con la procedura Kiln dried, smaltimento in discariche autorizzate).

    Antracnosi del platano Sycamore antrachnose

• Agente causale
Apiognomonia veneta

• Classificazione
div. Ascomycota fam. Gnomoniaceae

Sintomatologia I sintomi sono variabili in rapporto alle condizioni ambientali. Sulle foglie consistono in aree necrotiche ampie e di forma irregolare, distribuite lungo le venature [ 39 ] e a volte espanse verso i margini della lamina con distorsioni.
Sui rametti la malattia si manifesta con imbrunimenti e disseccamenti che possono coinvolgere le foglioline emergenti; su rami e branche si formano cancri localizzati. In caso di infezione severa si ha perdita delle foglie a cominciare dalla parte bassa dell’albero.

Piante ospiti e distribuzione La malattia è presente in Europa occidentale, America settentrionale, Cile, Corea, Sudafrica, Nuova Zelanda. Ha come ospite il platano nelle sue specie (P. acerifolia, P. occidentalis, P. orientalis).

Biologia ed epidemiologia Il patogeno supera l’inverno sulle foglie cadute come teleomorfo producendo periteci scuri e quindi ascospore, mentre sui rametti di un anno si conserva come anomorfo in pseudopicnidi. In primavera,quando la temperatura arriva a circa 15 °C e l’andamento climatico è piovoso, si ha sporulazione e i propaguli vengono diffusi dal vento, dagli schizzi di pioggia e anche da insetti come il tingide del platano. Sulla vegetazione il fungo si moltiplica come anamorfo (Discula nervisequa = Gloeosporium nerivisequum), producendo lungo le nervature del fogliame acervuli e conidi [ 40 ]. Raggiunti e superati i 20°C, l’infezione rallenta e si arresta. La penetrazione avviene attraverso microferite, aperture stomatiche e lenticelle dei rametti, e anche attivamente per perforazione della cuticola fogliare.

Danni L’antracnosi non è considerata una malattia importante in quanto i danni generalmente non vanno oltre l’aspetto estetico.

• Difesa La difesa può rendersi consigliabile in vivaio con rameici in autunno e fungicidi sistemici in primavera al germogliamento. 

    Carie del legno Wood decay

• Agente causale
Ganoderma spp.
Vedi Approfondimento a pagina seguente

• Classificazione
div. Basidiomycota 
fam. Ganodermataceae, Polyporaceae

Sintomatologia Gli alberi colpiti da carie mostrano sintomi generici di sofferenza e deperimento progressivo fino a che compaiono i carpofori del fungo [ 41 ]. Foglie di taglia ridotta, una colorazione chiara accompagnata da un aspetto chiazzato del legno, sono segni della presenza del patogeno.

Piante ospiti e distribuzione Il gen. Ganoderma è diffuso in tutte regioni dell’emisfero settentrionale del mondo e attacca la generalità delle latifoglie e qualche conifera.

Diagnostica È effettuata con le metodiche del VTAGanoderma applanatum, una tra le specie più comuni, produce corpi fruttiferi spesso localizzati alla base dell’albero, di consistenza fibroso-legnosa, di forma appiattita a mensola, con la parte superiore liscia e marrone mentre quella inferiore è bianca e porosa [ 42 ] che tende a diventare scura con l’età o se strofinata. La carie è bianca (demolizione della lignina). L’identificazione della specie avviene tramite esame microscopico delle basidiospore.

Biologia ed epidemiologia Il patogeno penetra attraverso ferite e lesioni e, una volta all’interno, colonizza lentamente l’albero. I carpofori compaiono dopo parecchi anni dall’infezione. Nel corso della progressione della malattia, cronica e poliennale, il legno di molte specie diventa bianco e circondato da un alone di colore marrone scuro e, quando il processo di delignificazione è completato, diventa bianco con screziature e spugnoso. Le spore, molto leggere, sono facilmente disperse e diffuse dal vento, anche a chilometri di distanza, dal carpoforo che le ha prodotte; esse sono molto resistenti nello stadio quiescente.

►Danni Il patogeno può causare nel tempo infezioni mortali. Gli alberi affetti da carie risultano maggiormente esposti ad altre fitopatie. Anche le radici possono essere compromesse con il rischio di schianti improvvisi. 
Le essenze da legno pregiato attaccate dal fungo perdono irrimediabilmente valore e risultano invendibili come legno da ebanisteria.

• Difesa I provvedimenti di lotta di tipo agronomico sono intesi a rimuovere o prevenire le condizioni favorenti la malattia (evitare di mettere a dimora le piante in terreni costipati o di approfondirle nella buca, migliorare il drenaggio, eliminare e distruggere parti infette e residui di piante attaccate e morte); quelli di tipo chimico consistono nella disinfezione con rameici delle ferite e, soprattutto nella parte basale del fusto, in trattamenti della chioma e/o per irrigazione nel terreno con metalaxil.

APPROFONDIMENTO 7

Funghi agenti di carie

I funghi agenti di carie sono numerosi e, come già menzionato, vengono usualmente suddivisi in patogeni che attaccano soprattutto la lignina (carie bianca) e patogeni che, viceversa, attaccano la cellulosa (carie bruna).In considerazione delle fasi dell’attacco enzimatico, possono invece essere suddivisi in: funghi che agiscono inizialmente su lignina e pentosani e, successivamente, sulla cellulosa; funghi che, al contrario, disgregano prima la cellulosa e i pentosani e poi la lignina assieme ai pentosani non associati alla cellulosa; funghi che attaccano contemporaneamente lignina e cellulosa, ma in proporzioni diverse. Ad esempio, Polyporus pergamenus svolge su pioppo l’azione riassunta in tabella [ 44 ].

Nelle piante forestali i funghi agenti di carie sono Basidiomycota, appartenenti prevalentemente ai generi Ganoderma, Fomes, Polyporus, Coriolus (= Trametes), Phellinus e altri. Generalmente sono piuttosto polifagi, ma alcuni sono specifici, come Piptoporus betulinus e Inonotus hispidus.


 44  Attività e alterazioni di Polyporus pergamenus su pioppo.

    Tingide del platano Sycamore lace bug

• Fitofago
Corythuca ciliata

• Classificazione
ord. Hemiptera, Heteroptera
fam. Tingidae

Descrizione Adulto: forma appiattita con caratteristiche espansioni toraciche di aspetto fogliaceo a forma di rene, bianche, reticolate a maglie quadrangolari o pentagonali che ornano anche il capo e le ali membranose;il corpo però è di colore nero lucente;lunghezza di circa 4 mm. Neanidi nife: hanno corpo quasi interamente nero con zampe e antenne gialline. Le uova sono affusolate e di colore nero lucido.

Piante ospiti e distribuzione Questo tingide vive soprattutto su piante del genere Platanus, ma è segnalato anche su altri ospiti (gelso da carta, noce americano, frassino, tiglio e Chamaedaphne). Originario dell’America del Nord, in Italia è presente dal 1964.

Biologia C. ciliata supera l’inverno come adulto [ 45 ] riparato nelle screpolature della corteccia, ma anche negli  infissi delle abitazioni, per poi riprendere l’attività, tra fine aprile e inizio maggio, quando i platani si rivestono. La deposizione delle uova, inserite nel tessuto della pagina inferiore delle foglie lungo le nervature principali, avviene dopo una decina di giorni dalla comparsa degli adulti. Dopo 20-30 giorni nascono le neanidi [  46 ], che completano lo sviluppo in circa un mese e mezzo (gli adulti di prima generazione fanno la loro comparsa a fine giugno); nel corso dell’estate-autunno si susseguono altre 2 generazioni.

►Danni Il tingide vive in tutti i suoi stadi sulla pagina inferiore della foglia che punge per nutrirsi dei succhi cellulari: di conseguenza si ha una forte depigmentazione e l’intera chioma può presentarsi ingiallita e debilitata già a inizio estate; le foglie tendono a seccare e cadere e quelle che rimangono attaccate sono sporche di escrementi di aspetto bituminoso, situazione che comporta la perdita del valore ornamentale delle alberate. Inoltre la presenza degli insetti può risultare fastidiosa alla popolazione. La distruzione dei pigmenti clorofilliani si ripercuote negativamente sullo sviluppo dell’albero.

Antagonisti naturali 
PredatoriOrius laticollis (Rincote Antocoride).

• Difesa Attualmente il controllo delle infestazioni, in particolare in ambiente urbano, viene effettuato con interventi in endoterapia.

      3   Ippocastano: avversità

    Antracnosi Leaf blotch of horse chestnut

• Agente causale
Guignardia aesculi  

• Classificazione
div. Ascomycota 
fam. Botryosphaeriaceae  

Sintomatologia La manifestazione della malattia è fogliare, con maculature irregolari e sparse sulla lamina (con localizzazione internervale), che poi nel corso della stagione possono confluire e provocare la caduta della foglia; dapprima esse appaiono scolorite, ma progressivamente assumono un colore rugginoso con contorno giallo [ 47 ] e seccano. In casi di infezione violenta, la pianta può presentarsi abbondantemente defogliata già a fine estate. Sulle aree fogliari colpite si formano, in date condizioni climatiche, corpiccioli scuri (picnidi). Le macchie da antracnosi sono simili a quelle causate da una fisiopatia nota come “bruciore non parassitario”, la quale colpisce frequentemente gli ippocastani delle alberate cittadine soggetti a stress idrico e inquinamento. 

Piante ospiti e distribuzione Il patogeno colpisce le varie specie di ippocastano. La distribuzione mondiale segue quella della diffusione della pianta ospite (in pratica dall’America settentrionale all’Europa e all’Asia).

Biologia ed epidemiologia Il patogeno sverna nelle foglie cadute in forma di pseudoteci. In primavera, nel periodo corrispondente all’apertura gemme/germogliamento, si realizza l’infezione primaria per mezzo delle ascospore emesse dagli pseudoteci; nel corso della stagione si possono avere infezioni secondarie tramite i conidi liberati dai picnidi sulle foglie (sono osservabili due tipi di conidi: microconidi ascritti all’anamorfo Leptodothiorella aesculicola e macrocoidi riferiti all’anamorfo Phyllosticta sphaeropsoidea).

Danni Sono estetici e, in ogni caso la malattia, anche se di forte intensità, non pregiudica la sopravvivenza della pianta.  

• Difesa Dove possibile è bene raccogliere ed eliminare le foglie cadute per ridurre il potenziale di inoculo della malattia. Sulle piante in vivaio si eseguono trattamenti, intervallati di 10-15 giorni, alla ripresa vegetativa, completando con un ulteriore intervento a titolo estintivo a caduta foglie.

    Cameraria dell’ippocastano Horse chestnut leaf-miner

• Fitofago
Cameraria ohridella

• Classificazione
ord. Lepidoptera famGracillariidae

Descrizione Adulto: farfallina complessivamente di colore nocciola con ombre brune, ali anteriori con strisce trasversali argentee mentre quelle posteriori sono grigio scuro e frangiate, zampe chiare con bande nerastre, lunghezza di circa 5 mm [ 48 ]. Larva [ 49a ]: quella delle prime età e di primo tipo è apoda, dopo alcune mute passa al secondo tipo ed è munita di zampe toraciche e pseudozampe addominali. Uovo: biancastro, di forma lenticolare.

Piante ospiti e distribuzione La cameraria infesta solo l’ippocastano, preferendo quello a fiori bianchi. È stata trovata per la prima volta in Macedonia nel 1985 nei pressi del lago Ohrid (da cui il nome specifico) e si è poi estesa progressivamente nei Paesi limitrofi; è giunta nel Triveneto verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso, per poi diffondersi ulteriormente nella nostra Penisola.

Biologia Gli adulti compaiono in maggio concentrandosi numerosi sui tronchi e attorno alle piante; talora entrano anche dentro le abitazioni causando fastidio. Le femmine depongono uova isolate sulla pagina superiore delle foglie nuove, infestando prima il fogliame dei rami più bassi poi salendo verso la parte alta della chioma. Le larve scavano gallerie all’interno delle foglie: la larva di prima età e tipo è apoda e scava una mina circolare (stigmatonomio rotondo); poi, con la prosecuzione dell’attività trofica del parassita, diventa irregolare, lunga fino a 4 cm. Esaminando le foglie in controluce sono visibili il disegno della mina riempita di escrementi dalla larva e la larva stessa. Forti attacchi determinano una quasi completa defogliazione già in agosto e l’ippocastano talvolta può essere indotto a rifiorire una seconda volta a fine estate/inizio autunno. Raggiunta la maturità, la larva si costruisce un ricovero di seta all’interno della mina dove si incrisalida. In Italia settentrionale svolge 4-5 generazioni all’anno e sverna nello stadio di crisalide nelle foglie cadute al suolo.

Danni In caso di forti attacchi più mine confluiscono, la foglia mostra ampie aree disseccate e cade precocemente; infestazioni gravi e ripetute provocano una riduzione di sviluppo e compromettono la vitalità dell’ippocastano.

• Difesa Contro la cameraria si attuano diverse strategie di difesa, tra loro anche integrabili. Una semplice misura di contenimento agronomico delle popolazioni del fitofago consiste nella raccolta e distruzione delle foglie cadute a terra dove il fitofago sverna. In primavera è possibile seguire l’andamento dei voli mediante trappole a feromone.

La lotta larvicida può essere effettuata con trattamenti chimici alla chioma (se praticabili) in rapporto alla collocazione e alle dimensioni delle piante, il prodotto più consigliabile e usato è l’azadiractina, in coincidenza con il 1° e il 2° volo del lepidottero, oppure con la tecnica endoterapica (si inietta abamectina). I trattamenti vanno comunque eseguiti in post-fioritura e non tutti gli anni. 

È presumibile che nel tempo aumenterà anche il controllo naturale di specie antagoniste, in particolare di parassitoidi che vivono a spese delle larve e delle crisalidi: a partire dal 1991, per 5 anni l’Università di Torino condusse una ricerca sugli antagonisti della cameraria che portò all’identificazione di 11 specie di parassitoidi con un tasso di parassitizzazione del 6,6%; essi appartenevano agli Hymenoptera Eulophidae, e la specie più comune era Minotetrastichus frontalis, ma tra di esse ve ne era anche una esotica, Cirrospilus (= Zagrammosomatalitzkii [  49b ], segnalata per la prima volta in Italia nel 2005 da ricercatori dell’Università di Bologna.

DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE
DIFESA E GESTIONE DELLE PIANTE